Di fronte agli attentati che hanno colpito Parigi, sarebbe facile, troppo facile, dare sfogo alla rabbia dettata dal dolore che provo in questo momento, ma non cederò all’odio indiscriminato che ho letto sui giornali, scritti da chi è abituato a discriminare, contribuendo a diffondere quell’odio globale, verso tutti i seguaci della religione islamica. Non cederò alla violenza proposta come unico antidoto a se stessa, di chi cavalcando l’umore generale, approfitta ancora una volta della situazione per fare campagna elettorale, proponendo di bombardare l’intero Stato Islamico, come se esso avesse una collocazione geografica precisa, come se ciò non vorrebbe dire uccidere indiscriminatamente donne, uomini, vecchi e bambini che nulla hanno a che fare con gli attentanti di cui sopra. Come se questo non significasse adottare la stessa politica del terrore adottata dai terroristi, come se questo non significasse altre morti, altre stragi, altri attentati da entrambe le parti in guerra. Come se questo non significasse innescare un meccanismo contorto che porterà solo altro terrore, morte, odio, rabbia e desolazione. Non credo che la soluzione a questa delicata situazione sia la violenza, sia adottare il principio dell’occhio per occhio e dente per dente, perché questo ci renderebbe simili a quello che noi consideriamo il nostro nemico.