Il fatto è che di questi tempi si da più importanza all’apparenza che alla sostanza. A chi urla piuttosto che a chi resta in silenzio. A chi si lamenta piuttosto che a chi non esterna continuamente il proprio malessere. A chi amplifica i problemi, trasformando sassolini in macigni, piuttosto che a chi se li accolla e che silenziosamente tenta di risolverli. A chi fa più parole che fatti. A chi fa pesare ogni singola cosa che fa piuttosto che a chi fa mille cose come se nulla gli pesasse.A chi non cerca solo e freneticamente i riflettori perché brilla di luce propria. A chi non ha bisogno di comprare consensi, perché è ben consapevole dei suoi limiti e dei suoi pregi. A chi ha la capacità di far apparire complicate le cose più semplici piuttosto che a chi è in grado di semplificare ogni complicazioneA loro, e solo a loro va il mio silenzioso applauso, perché so quanto sia difficile percorrere quella strada resa tortuosa ed impervia da un mondo che da più importanza alla virtualità delle parole che alla concretezza dei fatti, che continua a credere che delegare e collaborare siano sinonimi. Che continua a confondere la presenza con l’efficienza, che preferisce il clamore fine a se stesso alla silente laboriosità di chi nonostante sia perfettamente consapevole di tutto questo non si adegua ad un sistema che non sente suo e rimane fedele ai suoi principi, anche se con questa sua coerenza si precluderà molte opportunità.