Io credo che anche gli europeisti più convinti si siano resi conto che un U.E. come questa serve a poco, o meglio serve agli interessi di pochi, dei soliti noti. Non è questo il momento dell’inflessibilità, della sprezzante freddezza, dell’intransigenza, questo è il momento in cui l’Unione Europea deve dimostrare di essere innanzitutto una comunità e comportarsi come tale, si deve rendere conto che il periodo dello strozzinaggio è finito, non si possono più sottomettere economicamente intere nazioni pretendendo interessi sempre più esosi sul debito e condizionando sempre più pesantemente la loro politica economica. Se l’U.E. non cambia strategia, se non lo fa ora, in un momento storico così cruciale, credo che essa sia destinata a fallire o a divenire, nella migliore delle ipotesi, un club finanziario a cui sempre meno stati potranno permettersi di appartenere. Io non sono contro l’U.E. io sono contro questa U.E. perché sono convinto che tra il populismo e il servilismo verso di essa vi sia una via di mezzo ed è quella che bisognerebbe perseguire.