Riflessioni

IRRAGGIUNGIBILE ORIZZONTE


 "Invece di affannarci, continuando a rincorrere l'irraggiungibile orizzonte, dovremmo fermarci a contemplare il panorama che ci sta di fronte."Queste parole racchiudono concisamente la frenesia del vivere talmente proiettati nel futuro da perdersi il presente, che è la filosofia dominante di questi nostri tempi che va di pari passo con l’ostentazione di se, dell’apparire piuttosto che dell’essere, del possedere più che del condividere e che stride terribilmente con quello che dovrebbe essere lo spirito di questi giorni che precedono il Natale, una festività che, al di là del suo significato religioso, dovrebbe spingerci a delle profonde riflessioni intimistiche, a rivedere, in chiave costruttiva e proattiva, il nostro rapporto con gli altri, se non fosse che con il tempo abbiamo trasformato il Natale in una festa puramente consumistica, perfettamente in linea con ciò che siamo diventati, esseri imperfetti che ambiscono alla perfezione facendo finta di essere ciò che in realtà non sono. Ed ecco che allora in nome del Natale, ci sveniamo per comprare gli addobbi più belli e sfarzosi, ci sveniamo per imbandire le nostre tavole delle più frivole prelibatezze, dove l’imperativo è esagerare, l’abbondare fino ad arrivare all’eccesso, allo spreco, all’opulenza, mangiando fino a stare male, bevendo fino a perdere la coscienza di sé, per obnubilare, al meno per un momento, le nostre coscienze o ciò che di esse rimane. Ci sveniamo per comprare i regali più costosi, convinti come siamo, che proporzionalmente al costo del regalo conferiamo valore al rapporto che ci lega alla persona a cui lo regaliamo. Semplicemente perché abbiamo dimenticato, o ci hanno fatto dimenticare, che i regali più belli sono quelli che non si possono incartare, perché sono fatti di gesti, di parole, di sguardi, di sorrisi, di presenza e quindi immateriali ma che valgono, per chi ha ancora la capacità di saperli apprezzare, più di mille costosissimi oggetti.