Riflessioni

9 GIUGNO (5° parte)


La consapevolezza che a breve questa community, con tutti i suoi contenuti, verrà spazzata via, mi lascia stranamente indifferente, quasi distaccato, come se il fatto che i miei quasi 700 post in cui ho riversato cuore e anima, vengano a breve cancellati, non mi riguardasse e forse è proprio così, perché io sono in ciò che scrivo ma non appartengo alle parole che utilizzo per esprimere ciò che provo, perché le parole non mi appartengono e io non appartengo loro, sono solo uno strumento tramite cui sfiorare l’anima, far palpitare il cuore o accendere sinapsi, rievocare ricordi ed emozioni. La consapevolezza che ho è di aver scritto molto ma non troppo, perché sono ancora tanti i pensieri che si affollano nella mia mente e che prima o poi pretenderanno di essere trascritti da qualche parte. A ben pensarci, quelli che mi mancheranno o che comunque custodirò come un bene prezioso nel mio cuore, sono i rapporti umani, pochi a dire il vero, che grazie a questa community sono riuscito nel tempo a creare, le persone che lungo questo mio percorso qui ho trovato e perso o che ho semplicemente incrociato lungo il cammino ma che con un semplice messaggio o un commento mi sono state vicino, dandomi più di quanto potranno mai immaginare. Parlando di commenti ai miei post, non posso non ringraziare il mio fedele commentatore Jigen, che nel corso degli anni ha sempre immancabilmente dato la sua preziosa opinione sugli argomenti che ho trattato nei miei post, a volte condividendo ciò che in essi avevo scritto, altre costringendomi a guardare il tema affrontato da un altro punto di vista, come è giusto che sia. Da parte mia, negli ultimi anni, mi rendo conto di essermi sempre più chiuso a riccio all’interno del mio blog per i motivi scritti nei post precedenti ma non solo, diventando un orso, un’eremita poco socievole a tratti silenzioso e a tratti particolarmente loquace. Sì, basta vedere le date di pubblicazione dei miei post per capire che sono stato un blogger discontinuo nel pubblicare contenuti, frapponendo mesi di assoluto silenzio a brevi momenti di loquacità. Questo perché non ho mai scritto per abitudine, o tanto meno per riempire spazi altrimenti vuoti, ma seguendo il moto ondoso della mia emotività.