Creato da VELENOnelleVENE il 21/09/2007

PUNTO. E A CAPO

Minchiate assortite gusto fragola, vaniglia, rabarbaro, caffè o mais.

 

 

"L'INUTILITA' DELLA PUNTUALITA'"

Post n°120 pubblicato il 03 Aprile 2013 da VELENOnelleVENE

 

Salvo qualche rara eccezione, amici intimi a cui restituisco il favore allorquando ne capita l’occasione, non permetto a nessuno di offrirmi da bere o da mangiare. Questo mi rende completamente inutile agli occhi di qualsiasi uomo. Preclude il baratto col sesso. Abbatte la virilità maschile. E nel rendere inutili loro, rendo inutile me.

 

Condizioni climatiche/ che mi rendono sterile.


<<Vorrei approcciarti in modo naturale/
ma quando son così mi fai passare per minchione/
in fondo ero un tuo organo vitale/
o mi ricordo male?
mi ricordo male.
Decido quindi che per il nostro bene/
sarò noiosamente magnetico e intrigante/
e adesso sì che sono un bel minchione/
ma tu mi presti fede perché fuori non si vede.>>”
[Afterhours]

 

 
 
 

A CESARE QUEL CHE E' DI CESARE

Post n°119 pubblicato il 28 Gennaio 2013 da VELENOnelleVENE

 

La sera di Natale, come da tradizione, vado a ballare. Ho una sottoveste di seta rossa abbastanza spessa da poter essere usata come un vestito. La sfodero solo in questa serata da anni. Ci metto anche quei dodici centimetri di stivale che adoro ma che generalmente evito per praticità.

La serata scorre via liscia tra le cazzate con gli amici e la musica anni ‘90. Siamo giovani e belli ancora per un Natale. Un po’ meno giovani e belli verso le quattro del mattino quando la pista comincia a sfollarsi, la stanchezza ci segna le guance e i (miei) piedi bruciano. Ma come da tradizione resteremo. Fino alla fine della musica. Fino all’accendersi delle luci (maledicendoci un istante dopo per lo shock). Quando la gente si dirada compare un fotografo che ha tutta l’aria di essere l’unica persona completamente sobria nel locale. Oltre a me ed un paio di mie amiche. Le macchine fotografiche mi mettono ansia, come quasi tutto mi mette ansia effettivamente. Studio il mio nemico e mi appiattisco contro una parete evitando di guardare nella sua direzione in modo che non mi riesca a prendere. Cerco sempre di avercelo di fianco o ancor meglio di dargli le spalle. Lui è un cacciatore esperto evidentemente. Dissimula noncuranza, non scatta a caso ma attende il momento e l’inquadratura opportuna con fare “masturbatorio”. Lo tengo d’occhio nei suoi spostamenti e realizzo che è parecchio carino. Alto, moro, capelli corti, barba di una settimana almeno e una decina di chili di sovrappeso distribuiti abbastanza uniformemente su tutto il corpo. Penso che una botta glie la darei volentieri, se non altro per levargli di mano per un po’ quella proiezione del pene che è la sua macchina fotografica. Mi distraggo e lo perdo di vista. I piedi mi fanno male e sono stremata, mi siedo sulle casse ai margini delle pista. Casualmente alzo lo sguardo verso il bar, dalla parte opposta. Lui sta là, di fronte a me. Chino immediatamente il capo ma ormai mi ha preso, ha vinto.

Il giorno seguente pubblica le foto su facebook e qualcuno mi tagga, colleziono così il suo contatto e scopro che non era uno di quei fotografi che fanno le foto nei locali per poi vendertele e che non è nemmeno il suo mestiere ufficiale fare foto, fa qualcosa che ha a che fare col marketing e lo fa in Austria.

Passano un po’ di giorni e passa anche un capodanno atipico in cui io ed i miei due amici storici ci ritroviamo in prima linea – Mike al dj set, io e la Lè al bar - nell’organizzazione di una festa privata con una sessantina di partecipanti nella sala prove/scantinato di un vecchio laido. Ma questa è un’altra storia.

Il primo sabato sera dell’anno torno a ballare nello stesso locale. Un buon amico è rientrato per qualche giorno dall’Algeria dove lavora e, anche se sono lì per quello, trovarmelo davanti, coi suoi grandi occhi sorridenti mi coglie di sorpresa, accrescendo esponenzialmente la mia gioia in pochi istanti. Il ritrovarsi dopo del tempo, così come il tornare a casa dopo un viaggio sono le piccole grandi gioie che illuminano la mia esistenza incerta.

Una mia amica se ne sta seduta su un divano. Accanto a lei, svaccato, c’è il fotografo di Natale. Me lo presenta. Immagino abbiano socializzato prima del mio arrivo. Lo identifico festante come “il fotografo”, non credo mi riuscirà mai di attribuirgli un’altra assegnazione oramai. Gli faccio anche i miei complimenti per una delle foto di Natale in particolare. Su quello stesso divano su cui ora sta seduto ha ripreso un ragazzo ed una ragazza dello staff. Lui, obeso ma con sex appeal, indossa un berretto rosso di Natale – in realtà so che il berretto è rosso solo perché l’ho visto ma la foto è in bianco e nero. Lei gli sta in braccio. È una delle bariste più simpatiche e a volte mette su anche i dischi. Quando le ordino una coca o una redbull mi domanda sempre se sono astemia o devo guidare. “Entrambe le cose” rispondo io senza dare ulteriori spiegazioni. Lui la regge con una mano sulla coscia perché non cada ed intanto la guarda teneramente in viso. Lei invece sorride e guarda in camera accennando un saluto. Sembrerebbero due fidanzati dalla foto ma la realtà è tutt’altra. E questo è l’aspetto più affascinante. Le cose nascoste, fraintese, sottintese sono quelle che catturano la mia attenzione benché non sappia dire se una foto è davvero buona o meno in realtà.

Il mio nuovo amico incassa il complimento con cortesia, ma sembra piuttosto scocciato. Mi dice che ha lavorato lì sei anni prima ma non ha voglia di socializzare e si volta dall’altra parte, verso la proiezione di un film, Le Iene di Tarantino, senz’audio perché intanto sta suonando un gruppo dall’altra parte del locale. Gli concedo il beneficio del dubbio di una giornata no anche se, penso che più probabilmente il suo atteggiamento scostante sia dovuto all’esistenza di una fidanzata. È una regola empirica abbastanza valida riguardo gli uomini: non cagano nessuna se sono fidanzati. Lo torturo ancora un pochino facendogli immortalare il mio amico algerino che indossa una maglia con stampe ordinate di macchine fotografiche, vari modelli. Poi basta, non lo considero più nemmeno io e dopo un po’ se ne va. Se c’è una cosa che ho imparato in questi ultimi tre anni a correr dietro ad un uomo neanche minimamente toccato dalla mia esistenza, è che in generale è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, ovvero non concedere molta più attenzione alle persone di quanta esse ne riservino a noi. Non per vendetta, solo giustizia.

 

 
 
 

NOI SOPRAVVIVEREMO ALL'APOCALISSE #3

Post n°118 pubblicato il 19 Gennaio 2013 da VELENOnelleVENE

"Io ho cercato di spiegarglielo che un hard disk esterno e una chiavetta usb sono sostanzialmente la stessa cosa, solo che l'hard disk è molto più grosso.."

"Non grosso, duro."

"Più grande dico, ci sta più roba."

"No hard, duro."

-.-

 

 
 
 

NOI SOPRAVVIVEREMO ALL'APOCALISSE #2

Post n°116 pubblicato il 17 Ottobre 2012 da VELENOnelleVENE

"E ci sei andata una volta sola a donare il sangue all'AVIS?"

"Eh, per forza, mi han trovato l'epatite quella volta."

"Ah, ecco perchè non trovi marito allora."

{"E tu cos'è quel tremito alla mano, Parkinson?"}

 
 
 

Noi sopravviveremo all'Apocalisse #1

Post n°115 pubblicato il 09 Ottobre 2012 da VELENOnelleVENE

“Non c’erano ragazze a questa rievocazione storica vero?”

“Sì una, in squadra con noi.”

“E non ve la siete fatta?”

“No. È un po’ mascolina..”

“Cioè lesbica.”

“No no. Sì lamentava anche di non scopare da tre anni”

“E non ti sei offerto di aiutarla???”

“Mi faceva un po’ paura… Lei piscia in piedi.”

O.o

 
 
 
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"But I don't want to go among MAd people." Alice remarked.

"Oh, you can't help that," said the Cat "we're all MaD here. I'm
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[Lewis Carroll]
 

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