Ci prepariamo ad un'altra guerra.Già ora toccherà all'Iran.I potenti del mondo si stanno preparando ad iniziare una nuova guerra Alla morte di Khomeini, avvenuta nel 1989, il suo ufficio di "Guida Suprema" della Rivoluzione Islamica fu assunto (su disposizione dello stesso Khomeini) dall'ayatollah Khamenei, che cercò di attenuare talune norme adottate dalla Repubblica islamica e di riavvicinare persino, timidamente, il paese all'Occidente. Purtroppo tali sforzi si rivelarono vani e ancor oggi (specie dopo l'elezione a Presidente di Mahmud Ahmadinejad) sembra che il paese resti lontano da posizioni accettabili per l'Occidente, alimentando il malcontento dei ceti più poveri e delle donne, che spesso hanno criticato il loro governo, con il conseguente esilio per i "ribelli".L'Iran si è già dotato da una ventina d'anni a scopi civili di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia e ha scelto una politica energetica che non adotta il petrolio e il gas come fonti primarie d'energia, nonostante sia di entrambi uno dei maggiori produttori mondiali. Chi ha le centrali nucleari ha le competenze tecniche per sviluppare un programma nucleare; ha la materia prima che è l'uranio e la capacità di costruire dei siti-bunker, in quanto in siti di questo tipo di solito si custodiscono scorie e rifiuti pericolosi.Un'importante decisione di politica economica è il progetto di aprire per marzo 2006 una borsa nella quale gli operatori scambieranno per la prima volta partite di gas e petrolio in euro oltrechè in dollari.E' un dato rilevante il fatto che gli Stati Uniti producono la metà del loro fabbisogno annuo di 40 milioni di tonnellate di greggio. I restanti 20 mln devono essere importati: 12 dall'Arabia Saudita, 5 dall'Iraq. L'Iran produce circa 3 mln di tonnellate di greggio.L'Iran, tra il 1960 e il 1977, ha conosciuto un processo di industrializzazione finanziato dai proventi del petrolio, non accompagnato, però, da un adeguato aumento delle infrastrutture e da un sufficiente sviluppo dell'agricoltura. A tutto questo vanno ad aggiungersi le tensioni politiche e religiose che hanno dato vita a vari moti di protesta, la guerra con l'Iraq e il crollo del prezzo del petrolio, accentuando le difficoltà della giovane nazione. Il 30% della popolazione vive ancora di agricoltura, praticata su un territorio coltivato solo per il 10%, coltivando soprattutto cereali, orzo, cotone, che viene esportato, tabacco, barbabietola e canna da zucchero. Diffuso l'allevamento bovino nelle zone di pascoli, ovino e caprino in quelle più aride. Accanto al petrolio, di cui l'Iran è uno dei principali produttori mondiali, le risorse minerarie annoverano gas naturale, ferro, rame, carbone;anche gli idrocarburi rappresentano una buon risorsa . Sono sorte alcune industrie nel settore petrolchimico in alcune città tra cui Teheran, in quello siderurgico a Isfahan e Bandar-Abbas e in quelli metallurgico e meccanico. Ai settori tessile e alimentare si sono aggiunte industrie per la produzione di beni di consumo.Notevoli sforzi sono stati compiuti durante la presidenza di Rafsanjani per tornare a un'economia di pace e modernizzare le strutture produttive, aprendo al mercato e ai capitali stranieri, ma la nuova linea di politica economica ha portato a una grave crisi nei primi anni Novanta, con pesanti costi sociali: rialzo dell'inflazione, difficoltà dell'industria nazionale e tutta una serie di problemi che hanno reso difficile la ripresa economica. A tutto ciò si aggiungono i problemi causati dall'ideologia religiosa che ha impedito la privatizzazione di alcuni settori dell'economia iraniana: la costituzione islamica, infatti, vieta gli investimenti stranieri.Allora sulla base di ciò che abbiamo letto,possiamo certamente capire il perchè,perchè è ora di un'altra guerra.
Lo avevo già detto ora lo ribadisco ancora più preoccupato
Ci prepariamo ad un'altra guerra.Già ora toccherà all'Iran.I potenti del mondo si stanno preparando ad iniziare una nuova guerra Alla morte di Khomeini, avvenuta nel 1989, il suo ufficio di "Guida Suprema" della Rivoluzione Islamica fu assunto (su disposizione dello stesso Khomeini) dall'ayatollah Khamenei, che cercò di attenuare talune norme adottate dalla Repubblica islamica e di riavvicinare persino, timidamente, il paese all'Occidente. Purtroppo tali sforzi si rivelarono vani e ancor oggi (specie dopo l'elezione a Presidente di Mahmud Ahmadinejad) sembra che il paese resti lontano da posizioni accettabili per l'Occidente, alimentando il malcontento dei ceti più poveri e delle donne, che spesso hanno criticato il loro governo, con il conseguente esilio per i "ribelli".L'Iran si è già dotato da una ventina d'anni a scopi civili di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia e ha scelto una politica energetica che non adotta il petrolio e il gas come fonti primarie d'energia, nonostante sia di entrambi uno dei maggiori produttori mondiali. Chi ha le centrali nucleari ha le competenze tecniche per sviluppare un programma nucleare; ha la materia prima che è l'uranio e la capacità di costruire dei siti-bunker, in quanto in siti di questo tipo di solito si custodiscono scorie e rifiuti pericolosi.Un'importante decisione di politica economica è il progetto di aprire per marzo 2006 una borsa nella quale gli operatori scambieranno per la prima volta partite di gas e petrolio in euro oltrechè in dollari.E' un dato rilevante il fatto che gli Stati Uniti producono la metà del loro fabbisogno annuo di 40 milioni di tonnellate di greggio. I restanti 20 mln devono essere importati: 12 dall'Arabia Saudita, 5 dall'Iraq. L'Iran produce circa 3 mln di tonnellate di greggio.L'Iran, tra il 1960 e il 1977, ha conosciuto un processo di industrializzazione finanziato dai proventi del petrolio, non accompagnato, però, da un adeguato aumento delle infrastrutture e da un sufficiente sviluppo dell'agricoltura. A tutto questo vanno ad aggiungersi le tensioni politiche e religiose che hanno dato vita a vari moti di protesta, la guerra con l'Iraq e il crollo del prezzo del petrolio, accentuando le difficoltà della giovane nazione. Il 30% della popolazione vive ancora di agricoltura, praticata su un territorio coltivato solo per il 10%, coltivando soprattutto cereali, orzo, cotone, che viene esportato, tabacco, barbabietola e canna da zucchero. Diffuso l'allevamento bovino nelle zone di pascoli, ovino e caprino in quelle più aride. Accanto al petrolio, di cui l'Iran è uno dei principali produttori mondiali, le risorse minerarie annoverano gas naturale, ferro, rame, carbone;anche gli idrocarburi rappresentano una buon risorsa . Sono sorte alcune industrie nel settore petrolchimico in alcune città tra cui Teheran, in quello siderurgico a Isfahan e Bandar-Abbas e in quelli metallurgico e meccanico. Ai settori tessile e alimentare si sono aggiunte industrie per la produzione di beni di consumo.Notevoli sforzi sono stati compiuti durante la presidenza di Rafsanjani per tornare a un'economia di pace e modernizzare le strutture produttive, aprendo al mercato e ai capitali stranieri, ma la nuova linea di politica economica ha portato a una grave crisi nei primi anni Novanta, con pesanti costi sociali: rialzo dell'inflazione, difficoltà dell'industria nazionale e tutta una serie di problemi che hanno reso difficile la ripresa economica. A tutto ciò si aggiungono i problemi causati dall'ideologia religiosa che ha impedito la privatizzazione di alcuni settori dell'economia iraniana: la costituzione islamica, infatti, vieta gli investimenti stranieri.Allora sulla base di ciò che abbiamo letto,possiamo certamente capire il perchè,perchè è ora di un'altra guerra.