WhiTe RoSeS GarDeNperdendosi nella no man's land... |
AREA PERSONALE
TAG
MENU
I MIEI BLOG AMICI
Post n°9 pubblicato il 06 Settembre 2014 da kjara1967
Nutrirsi (da: donne che corrono coi lupi) |
Post n°8 pubblicato il 16 Maggio 2014 da kjara1967
Nessuno può immaginare quel che dico quando me ne sto in silenzio chi vedo quando chiudo gli occhi come vengo sospinta quando vengo sospinta cosa cerco quando lascio libere le mani.... Nessuno, nessuno sa quando ho fame quando parto quando cammino e quando mi perdo, e nessuno sa che per me andare è ritornare e ritornare è indietreggiare, che la mia debolezza è una maschera e la mia forza è una maschera, e quel che seguirà è una tempesta. Credono di sapere e io glielo lascio credere e io avvengo. Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà fosse una loro concessione e ringraziassi e obbedissi. Ma io sono libera prima e dopo di loro, con loro e senza loro sono libera nella vittoria e nella sconfitta. La mia prigione è la mia volontà! La chiave della mia prigione è la loro lingua ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio e il mio desiderio non riusciranno mai a domare. Sono una donna. Credono che la mia libertà sia loro proprietà e io glielo lascio credere e avvengo. Joumana Haddad |
Post n°7 pubblicato il 25 Febbraio 2014 da kjara1967
Fermarsi qualche minuto seduta ad un caffè della stazione Termini, è quasi come andare al cinema.. Ti scorrono davanti frammenti di vita, tessere di mosaici di conversazione, facce, occhi e occhiate, sorrisi involontari, gesti indolenti, va...ligie borse cartelle, cariche di carte e pensieri. Adoro stare ai margini di questi microcosmi affollati, a osservare la vita degli altri. Scordarmi un poco della mia, diluirla in quella di altra gente, in altra vita. |
Post n°6 pubblicato il 04 Gennaio 2012 da kjara1967
e passata la notte, dopo averlo letto riletto fino ad impararne alcuni passaggi a memoria, è arrivata questa mattina così languida, dai movimenti lenti, nella luce densa, tra pensieri morbidi e lanosi, e con desideri così inconsistenti da sembrare nuvole, leggere passeggere e piene di forme, confuse e strane. grazie. a chi sa. BUON ANNO NUOVO. a tutti. a me.
Ora che lui è partito e non si farà vivo più, scomparso, cancellato via dal quadrante della vita esattamente come se fosse morto, a lei, Irene, non resta che armarsi di tutto il coraggio che una donna può chiedere a Dio e sradicare tutti i rami per cui quello sfortunato amore si è attaccato alle sue viscere. E' sempre stata una ragazza forte, Irene, questa volta non sarà da meno. E' fatto! Meno tremendo di quanto lei pensasse; e meno lungo. Non sono passati neanche quattro mesi, ed eccola completamente liberata. Un poco più magra, più pallida, più diafana, però leggera, col languore soave della convalescenza, dentro cui già palpitano vaghe illusioni nuove. Oh è stata brava, eroica è stata, ha saputo essere crudele con se stessa, ha respinto con accanimento tutte le lusinghe dei ricordi, ai quali sarebbe stato pur dolce abbandonarsi. Distruggere tutto ciò che di lui restava nelle sue mani, fosse pure uno spillo, bruciare tutte le lettere e le foto, buttare tutti i vestiti indossati quando c'era lui, sui quali forse gli sguardi suoi avevano lasciato una traccia impalpabile, sbarazzarsi dei libri che anch'egli aveva letto e la cui comune conoscenza stabiliva una complicità segreta, vendere il cane che ormai aveva imparato a riconoscerlo e gli correva incontro al cancello del giardino, abbandonare le amicizie che erano appartenute ad entrambi, cambiare perfino casa perché al bordo di quel camino lui una sera si era appoggiato con un gomito, perché un mattino quella porta si era aperta, e dietro era apparso lui, perché il campanello continuava a dare lo stesso suono di quando lui veniva, e in ogni stanza le sembrava così di riconoscere una sua misteriosa impronta. Ancora: abituarsi a pensare ad altre cose, gettarsi in un lavoro massacrante per cui di sera, quando il pericolo si ridestava più insidioso, un sonno di pietra la atterrasse, conoscere nuove persone, frequentare nuovi ambienti, cambiare anche il colore dei capelli. Tutto questo lei è riuscita a fare, con impegno disperato, non lasciando sguarnito un angolo, una fessura, da cui il ricordo potesse farsi strada. L'ha fatto. Ed è guarita. Ora è mattino, con un bel vestito azzurro che la sarta le ha appena mandato, Irene sta per uscire di casa. Fuori c'è il sole. Lei si sente sana, giovane, tutta lavata dentro, fresca come quando aveva sedici anni. Felice addirittura? Quasi. Ma da una vicina casa viene una breve onda di suono. Qualcuno ha una radio accesa o fa andare il grammofono, e una finestra è stata aperta. Aperta e poi subito chiusa. Su, coraggiosa Irene, non perderti per così poco, corri al lavoro, non fermarti, ridi! Ma un vuoto orrendo le si è già formato entro il petto, ha già scavato una voragine. Per mesi e mesi l'amore, questa strana condanna, aveva finto di dormire, lasciando che Irene si illudesse. Ora una inezia è stata sufficiente a scatenarlo. Fuori passano le macchine, la gente vive, nessuno sa di una donna che, abbandonata sul pavimento a ridosso della porta di casa come una bambina castigata, sciupandosi il bel vestito nuovo, perdutamente piange. Lui è lontano, non tornerà mai più, e tutto è stato inutile.
Da I sessanta racconti di Buzzati, dal racconto n.45 “Le precauzioni inutili”. Oscar Mondadori. |
Post n°5 pubblicato il 20 Febbraio 2011 da kjara1967
|
Inviato da: canescioltodgl10
il 08/04/2015 alle 10:30
Inviato da: hidari_kiki
il 04/06/2014 alle 15:46
Inviato da: kjara1967
il 19/04/2014 alle 12:59
Inviato da: kjara1967
il 19/04/2014 alle 12:50
Inviato da: zq
il 11/03/2014 alle 15:45