Promemorie

Il silenzio distingue


Perché parlare? ... perché dire? ... perché raccontarsi? Il bisogno è insito in noi e ci distingue, per indole. La comunicazione è fonte di civiltà, n’è forgia. Ciò che diciamo dovrebbe avere un significato, atteso che s’insinua e marca la mentalità anche dell’interlocutore; le circostanze si determinano, poi, i suoi orientamenti. Nel dire, involontariamente, s’influenza ognuno a riflettere, ad indirizzarsi, a collocarsi. Il vero peccato si compie nel parlare senza soppesarsi. Quel dire raggiunge non solo orecchi, infine costruisce un modo di ragionare, forse corretto, forse errato. Ognuno di noi è inconsapevole portatore di civiltà, n’è responsabile. L’idea comune può mutare! E’ giusto dire ciò che il proprio cuore avverte. E’ giusto affermare il proprio malcontento cosippure un proprio desiderio. E’ insensato incitare senza precisa coscienza e cognizione; il fatto singolare resta singolare, ma l’esposizione alla massa può indurre in rotte rischiose. Osservare, il mondo che si muove e riuscire a comprenderlo è gran fortuna; diventa difficile assecondarne desideri se questi sono opposti tra loro. Gli stessi politici non potranno interpretare il difforme volere dell’elettore e senza chiarezze, faranno solamente i loro comodi.Le personalità esuberanti pretendono ascolto, affermazione ed i creduloni adescano; fanno proprie le sue idee. Il tempo potrà smentirli, ma intanto, la civiltà ha perso tempo. Risanare richiede maggior tempo. Meglio il silenzio piuttosto che un simbolico esempio azzardato.I media conoscono tale meccanismo e sono subdoli, non falsi; omettono oppure accentuano, ciò che fa loro comodo. Sono veri responsabili del nostro costume. Ciò che manifestiamo non nasce da noi, bensì dall’insieme di sollecitazioni che quotidianamente raccogliamo.Spogliarsi di tutto non è facile; l’essere genuino non è da tutti. Il mondo è bello proprio perché è contaminato, ma ... forse, non vorremmo che fossi così.(Allusioni: nessuna).