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DICO...NO MALE


Non sarà facile per l’Unione medicare le ferite che la manifestazione romana per il riconoscimento delle coppie di fatto ha provocato. Ci sono riflessi interni ed esterni, tutti rilevanti. La maggior parte degli italiani ha potuto misurare quanto sia intollerante una certa sinistra (non soltanto quella radicale) nell’offendere ed irridere credenze, certezze morali e aspirazioni di chi non si allinea. Gli italiani hanno potuto anche valutare il clima di aggressione ai cattolici e a chi li guida, di qua e di là del Tevere. Nel giorno degli insulti e degli sberleffi a chi non vuole succedanei legalizzati della famiglia naturale è apparso chiaro quale opportunità abbia offerto il Professore a un’ultrasinistra giù battuta dalla storia. Separati di fatto. Egualmente serie e nette sono le fratture nella coalizione, che già ne registra tante. C’è un clima pesante, un susseguirsi di polemiche e minacce. I cattolici della Margherita, i “teodem” innanzitutto, lamentano l’atmosfera da caccia alle streghe che si è irradiata dalla piazza e non contestata né temperata dalla presenza di ben tre ministri (Ferrero, Pollastrini e Pecoraro Scanio) e di qualche sottosegretario. Mastella è stato chiaro nell’affermare che sui Dico potrebbe anche cadere il governo. Il Guardasigilli ha sottolineato l’asprezza dello scontro interno, la mancanza di rispetto che iperlaicisti e la sinistra, radicale e no, mostrano per i compagni di strada che vengono dalla pancia della Balena bianca. A Palazzo regna l’ordine dell’anarchia. Il “dodecalogo”, che avrebbe dovuto assicurare un armistizio se non la pace all’Unione, si rivela un piccolo espediente che ha già esaurito il suo potere lenitivo.