Lunedì prossimo la scomoda posizione di Antonio Bassolino nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nel ciclo della gestione dei rifiuti rischia di aggravarsi nell’udienza davanti al gup. Si comincerà a parlare di rinvio a giudizio per frode in fornitura pubblica, violazioni ambientali, abuso d’ufficio e truffa aggravata: reati contestati dalla procura di Napoli che indaga sulla concessione degli appalti e sui contratti di fornitura all’Ati (costituita dalle spa Fibe e Fisia) che avrebbe dovuto provvedere alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti rispettando regole inderogabili puntualmente disattese. Secondo i pm, il commissario straordinario Bassolino non solo non ha vigilato ma ha procurato all’Ati «un ingiusto vantaggio patrimoniale». E lo avrebbe fatto chiudendo sistematicamente gli occhi su numerose inadempienze, controfirmando anche più ordinanze «che consentivano la continua violazione dell’obbligo contrattuale». Come se non bastasse, l’omessa vigilanza ha comportato un raggiro alla presidenza del Consiglio a cui sarebbe stato così impedito «di risolvere la perenne emergenza ambientale e di acquisire la piena cognizione dell’inadempimento contrattuale». L’ammontare del danno-truffa sfiora i 200 milioni di euro.