Marco Zio BLOG

TROPPA GENTE CHE CONOSCO HA PERSO IL LAVORO. LA POLITICA REAGISCA SUBITO di Fabrizio Vangelista


Roberto è stato licenziato qualche giorno prima di Natale. Ha cinquant’anni e una moglie, anche lei senza lavoro. E’ un tipo in gamba che non si scoraggia. La sua azienda ha deciso di mandarlo a casa dopo tanti anni di servizio come magazziniere, tanto impegno e pochissime assenze. Renato invece faceva l’autotrasportatore per una ditta di consegne.Anche per lui non c’è più lavoro e a 43 anni fatica a trovarne uno nuovo. Lo incontro spesso per la strada ed ha la forza di sorridermi e di chiedermi : “Come va?”. Antonella ha solo 23 anni, ha una laurea in psicologia e vorrebbe accudire i bimbi al nido comunale. “Tanto per iniziare”, mi dice un po’ imbarazzata. Ma nemmeno per lei c’è posto. E’ arrivata dalla Puglia pensando che al nord fosse più facile toccare i propri desideri. Per ora vive con i pochi soldi che il suo fidanzato, con cui convive in un monolocale, riesce a racimolare come venditore di elettrodomestici a domicilio. Il suo curriculum l’ho messo insieme agli altri, nella cartellina che da mesi resta chiusa sulla scrivania del mio ufficio di assessore, al comune di Cormano. In quella cartellina si sono accumulati decine e decine di curricula, che raccontano di storie di giovani e meno giovani. Una forza di intelligenze e saperi che per il momento resta lì, ferma a prendere polvere. Dimenticata dalle istituzioni, immobile per la mancanza quasi totale di politiche attive e di investimenti sul capitale umano. Vengono da me a chiedere lavoro.Vengono dall’assessore di un comune di 20 mila abitanti, con le casse prosciugate dai tagli e le imprese a terra e senza aiuti. Lontani i tempi in cui gli assessori del comune alzavano il telefono e trovavano imprese e consorzi pronti ad accogliere e formare giovani o chi ne avesse bisogno. Ora la crisi economica ha messo a terra tutti, dilapidato un patrimonio di relazioni e dinamismo, disintegrato il welfare, impoverito tutti i ceti. E ci sta mettendo addosso un’aria pesante da fine impero, un clima decadente e triste dove, come se non bastasse, gli scandali del potere lavorano come protagonisti della tragedia. Io posso solo dispensare speranza, ma con la speranza non si mangia e non si progetta il futuro. Vorrei dire a tutti che cambierà qualcosa. vorrei assicurare tutto il mio impegno per un ribaltamento della situazione. E inizio a chiedermi che si potrebbe fare e cosa farei io stesso se fossi un uomo politico con tanto di seggio in Regione Lombardia, posto per il quale mi sono appena candidato. Una prima semplice idea ce l’avrei: la politica torni a credere di poter cambiare le cose. La crisi esiste ma bisogna reagire e rilanciare il sistema.Negli ultimi 15 anni Regione Lombardia ha praticamente dismesso il settore delle politiche attive del lavoro. L’idea del fai da te ha prevalso. Il risultato è l’aver lasciato sole aziende e lavoratori, senza incentivi, senza un piano di attacco. Invece occorre tornare investire risorse e subito, per rilanciare la formazione professionale e la formazione a ciclo continuo. Le risorse attualmente impegnate da Regione e Provincia sulla formazione sono limitate e progressivamente in via d’estinzione. Al centro professionale di Cormano nel 2004 Regione Lombardia finanziava per intero 6 differenti corsi di avviamento al lavoro. Oggi resiste solo quello per parrucchieri, che tra le altre cose è finanziato da privati. E proprio nel 2012 si è registrato un taglio di oltre 100 mila euro dal bilancio dell’Agenzia del lavoro Nord Milano, per volontà della giunta Podestà, mentre la Regione si è progressivamente disimpegnata su questo fronte, fino all’estinzione delle risorse. Tornare a investire sarebbe un segnale forte, da prendere subito ed assieme ad altri. Si potrebbero anche prevedere sgravi fiscali regionali per le aziende che intendono assumere personale, aderendo ai progetti di reinserimento delle agenzie del lavoro territoriali. E trovare forme di incentivo e premio per chi investe in innovazione formazione. Fattori che alzano la competitività delle imprese e che, se assenti, ne determinano il fallimento.Ma per farlo occorre una decisa volontà politica. Le istituzioni, in questo momento di crisi, hanno il dovere di guidare la ripresa e di investire più risorse nelle politiche attive del lavoro. E’ una questione di volontà e di priorità. Roberto, Renato, Antonella e tanti altri non possono aspettare. Esigono risposte e chiedono soltanto una vita dignitosa.Fabrizio Vangelista