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Il Luogo del Cuore

Post n°153 pubblicato il 30 Maggio 2007 da odio_via_col_vento

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Tutti hanno un luogo.
Fisco o mentale. Storico o attuale. Ognuno si riconosce in un luogo o in più di uno.

Per qualcuno è il luogo in cui è si è nati, una identificazione col grembo materno.
E' un luogo la cui evocazione equivale a ritrovare dentro di sé un nido caldo che suscita una identificazione. Spesso una identificazione solo ideale, soprattutto se questo luogo non coincide con quello dove poi si passa il resto della vita, soprattutto se la vita ci costringe ad essere raminghi.
E' il luogo di un'anima che ama tornare a ritrovare la sicurezza e la consolazione dell'infanzia.

Per qualcuno il luogo del cuore è fonte di conflittualità, perché istintivamente si associano alla parola "cuore" sentimenti positivi, mentre la realtà del luogo suscita desiderio di separazione, noia, talvolta repulsione. E per quanto questi sentimenti siano oggettivamente motivati dalla realtà (sociale, politica, ambientale) di questo luogo del cuore, comunque se ne ricava l'idae di essere di fronte ad un'anima adolescente. Che cerca di separarsi da questo luogo, ma che al tempo stesso trova difficile farlo.

C'è poi il luogo del cuore frutto di una scelta. Non è quello in cui si è nati, non è quello in cui si vive. Spesso è il luogo di un'esperienza, di un avvenimento importante; talvolta solo di una vacanza, o di un momento felice.
Cosa c'è di più allettante, di più bello, dello scegliersi da soli un luogo, senza obblighi biografici o anagrafici?
Le anime libere, talvolta ribelli, si comportano così. Scelgono invece di farsi scegliere. Selezionano, attribuiscono valore su base esperienziale.

E poi ci sono anche coloro che si scelgono un luogo immaginario, in cui non si è mai stati, come luogo del cuore, per costruirselo , in definitiva, su misura alle proprie aspettative.
L'isola-che-non-c'è di Peter Pan, Utopia di Thomas More, Macondo di Garcia Marquez. Ma anche la Terra di Mezzo di Tolkien, la Galassia di Asimov, sono esempi di questa fuga in avanti. La realtà è deludente o, forse, semplicemente non basta.

Quanto a me devo ammettere che mi riconosco, quando più quando meno, in tutti e quattro questi profili.
Ho un luogo delle radici, un luogo che è casa, eigenheim, home.
Forse proprio "focolare" è l'unica parola italiana che definisce il calore e conferisce all'idea anche quel tanto di antico  che rende il senso più profondo della mia immagine mentale.
Ho un'infinità di luoghi del cuore, frutto di scelte: Londra, per prima; e New York; ma anche la squallida periferia urbana dove abbiamo vissuto qualche anno appena sposati; e il paese delle vacanze al mare.
Ma soprattutto, adesso che sono arrivata a concepire la vita come viaggio - viaggio interiore principalmente, ma anche patrimonio di esperienze culturali e di vita, spesso stimolate da viaggi in senso letterale - adesso credo che il viaggio sia quello che si fa vivendo.

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E quindi ho scelto il non luogo per eccellenza, l'aereo, come mio luogo del cuore.

E così ve lo consegno.
Precario, illusorio, senza tempo che sia suo, coronamento del sogno dell'uomo dalla notte dei tempi di imitare il volo degli uccelli; spreco di belle menti che inutilmente lo intuirono, costruendosi ali e spesso una morte; superamento della cera e delle piume di Icaro e del Monte Ceceri di Leonardo.
Nuvole, geografia dall'alto.
Aria condizionata, cibo pessimo, convivenza forzata, spazi angusti.
Ma anche superamento delle barriere di spazio e di tempo, ricerca di craere ponti lanciati che superino le differenze e violenze reciproche.


[scritto in volo tra Firenze e Londra, 24 maggio 2007]

Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
la strada, nient'altro;
Tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.

Antonio Machado

 
 
 
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