Tracce

Post N° 95


ma dove sei finita?? ... ma sì lo so, sei lì, non ti sei mai mossa, solo che lì le mie mani, i miei pensieri, le mie voglie non ci arrivano ... e adesso?? e adesso ti sembrerà ridicolo ma ho voglia di conoscerti meglio, sì proprio così. Da dove si comincia a conoscere una persona? Io non lo so, al diavolo le regole, anzi … vorrei dimenticare tutti i codici che conosco, tutte quelle buone maniere, credo che lo apprezzeresti, anzi … ne sono sicuro. Ecco penso di te ed all’improvviso divento sicuro di me, io che non sono sicuro di niente, proprio io che non do mai (e d’ora in poi mai più) nulla per scontato. Niente è dovuto, perciò niente mi spetta, ma per fortuna mi sbaglio, e sei stata proprio tu a rompere questo schema perpetuo, ad incrinare questo equilibrio fasullo, hai rotto il sistema e ci hai infilato le variabili, delle meravigliose variabili. Ora non vivo che per quelle, tutto il resto è noto, anche se non scontato, perché alle variabili piace nascondersi, ed io amo scovarle. Faccio fatica, perché ancora non ho il fiuto, ma i miei occhi arrivano lontano, là dove fanno breccia del granito più duro. Non so più chi sono e dove mi trovo, e neanche se ciò che dico ha un senso, ma è quello che sento, e non me ne vergogno più, almeno non qua dentro, non finche resto in questo guscio. È un po’ disarmante non sapere ciò che ci aspetta, ma chi può sottrarsi a questa legge? Nessuno, proprio nessuno, e allora perché illudersi. Certo ci vuole coraggio, ed io ancora non ne ho tanto, non al punto di entrare in una moschea e farmi il segno della croce o al contrario, entrare in chiesa ed inginocchiarmi verso oriente per pregare. È un paradosso ma è così che mi sento, straniero con le mie nuove leggi, tra leggi ostili o non collimanti. Vedi, ancora una volta ho cominciato da te e sono finito a me, perché tu non ci sei, non sei qui a guidarmi, ora non sei che un fantasma, un’ombra in trasparenza e con più tempo passa, con più il tuo contorno sfuma, i tuoi dettagli svaniscono sulla mia pelle come pezzi di un mosaico, quel che resta è l’informazione del tuo sapore, condita ogni tanto con qualche ricordo strappato chissà da quale angolo, chissà da quale visuale di te. Perché queste cose non le dico direttamente a te? non lo so, forse perché non sto parlando solo di te o forse perché parlo di noi, che non avendo dimora, vaghiamo come parole al vento.