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La vita è una partita a scacchi. E la vittoria, non è mangiare il Re, ma mantenere la Regina in gioco...by Marquez31

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IL PRANZO DELLA DOMENICA NELLA MIA CITTA'

Post n°174 pubblicato il 22 Maggio 2007 da Marquez36
 

Voglio raccontarvi come si svolgeva un tempo il pranzo della domenica a Napoli. Era un rito sacro, in qualsiasi casa e strato sociale, anzi più si era poveri più c’erano cose da mangiare, può sembrare un paradosso ma è così. I napoletani sono famosi per il loro ingegno e da questo sono nati diversi piatti, uno su tutti ‘ O Raù, eletto a Principe della domenica.
L’occasione domenicale era un modo per riunire la famiglia, era una cosa bellissima. Incontravi i cuginetti , i nonni, la zia bona. La tv non era così invadente come oggi, e il pranzo si svolgeva affrontando discorsi vari, dai problemi familiari si finiva per raccontare episodi del quartiere, qualcuno malignava e qualcuno faceva l’inverso.Si sorrideva, ci si incupiva, ma cmq c’era confronto. A volte si aveva anche qualche screzio, ma alla fine poi andava sempre tutto per il meglio.
Il pranzo aveva inizio sempre tardi, mediamente alle 15,00 , spesso perchè i bambini venivano fatti mangiare prima. La tavola era pronta già dalle 13,00 , ma l’unica cosa che ci trovavi sopra era il pane. Pane che tutti i maschi a turno beccavano nel cestino, poi uscivano le donne dalla cucina notavano la cosa, chiedevano, ma nessuno sapeva niente.
L’antipasto non c’era, era na cosa rara, allora si passava subito alla prima portata. Quasi sempre pasta corta ma grossa, rigatoni, penne, paccheri, tutti rigorosamente conditi con ‘O Raù. Quando faceva il suo ingresso il primo piatto, sembravano tutti degli affamati, tutti a guardare quel piatto nella speranza che venisse dato a te. Prima di iniziare a mangiare, cmq, si attendeva sempre che la tavola fosse completa di tutti i commensali.
Mentre si gustava questa prima portata, c'era sempre da sorridere, perchè qualcuno con la salsa si imbrattava i bordi delle labbra e le tovagliette erano quelle che avevano ‘a peggia parte. A fine pranzo erano di mille colori.
Fatto fuori il primo si attendeva il secondo. Il quale arrivava con l’ingresso della regina della domenica. La tanto attesa pentola fumante rigorosamente di alluminio e con i manici scoperti da tenere con uno strofinaccio e, che conteneva ‘O Raù. Si perché la pentola veniva portata a tavola e poi il contenuto distribuito nei piatti a seconda dei gusti. A seconda dei gusti perché dovete sapere che ‘O Raù era un piatto da poveri, esso era composto da diversi pezzi di carne, fatti cuocere a fuoco lentissimo per parecchie ore con il passato e il concentrato di pomodoro, anche se inizialmente questi venivano "tirati" (rosolati), con un po’ di vino e poi veniva aggiunto il sugo, nel quale li si lasciava ‘a pappulià (cuocere lentamente). Si andava dalla salsiccia, al pezzo di vitello, passando per quello di maiale (la tracchiolella) e ogn’uno prendeva quello che gli piaceva. I contorni variavano, c’era l’immancabile insalata con i finocchi, la parmigiana di melanzane sempre con la salsa del ragù, i peperoni e qualcos’altro. Tutte cose che erano a basso prezzo.
Intanto si erano fatte almeno le 16,30, la radio era rigorosamente accesa sulla partita del Napoli e c’era sempre il tifoso sfegatato che non faceva che dire: è stateve nu’ poco zitti..ma facite sentì a partita o no?.. E quando la palla andava in rete in nostro favore era ‘o rrevuoto (una confusione enorme) e si sentivano dalle case vicine le stesse grida di giubilo.
Dopo la carne si passava alla frittura. Dovete sapere, che il Re della frittura a Napoli è ‘O Panzarotto, dagli più, conosciuto come crocchè, poi c’erano ‘e palle e riso (arancini) e i carciofi a fettine passate prima nella farina e poi nell’uovo.Intanto il vino accompagnava tutto, e se era un po’ scadente qualcuno lo sistemava versandoci dentro la gazzosa. E si erano fatte le 17,30, ma mica è finita quì..!!
Dopo la frittura era il momento della frutta e 'o cartoccio di dolci (immancabile) e quello era anche il momento in cui vedevi riapparire i bambini. Dopo poi, iniziava il rilassamento totale con l’entrata in campo delle “Ciocere”. Le ciocere sono un misto di noccioline, tra le quali: arachidi con il guscio, i sementi e i ceci cotti. Li, ci si passava almeno un oretta, quello era il momento di calma assoluta, qualcuno si reggeva il capo poggiandosi con i gomiti sulla tavola e dormicchiava, mentre la tv trasmetteva  90° Minuto, e se il napoli aveva perso era ‘O Lutto!!
Il tutto spesso si concludeva con il rito del caffè, preso mentre si giocava a carte napoletane. Se partecipavano anche le donne allora si giocava a sette e mezzo , se invece loro stavano per conto proprio, magari a fare due inciuci , allora o era scopa o tresette.
E’ così, che si passava la nostra domenica in famiglia.
Voglio fare una precisazione però. Raccontando tutto questo, seppur può sembrare, non ho voluto fare dell’oleografia, ma solo far conoscere una parte della nostra tradizione tral’altro oggi persa in gran parte, e che sinceramente credo sia stato un male.

Baci...m31

 
 
 
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Pubblico questa foto perchè c'è un particolare che mi colpisce. Questi due Uomini, che ogni giorno sfidavano la morte, avevano cmq la capacità e la voglia di ridere. Questo io vorrei fosse da esempio, a tutte quelle persone che non ci riescono più, che si immobilizzano in un pessimismo che non serve a nulla, se non a far morire l'anima.

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