tanto per esserci

vi racconto una storia vera


Al di fuori delle conferenze stampa, fatte di numeri che già sappiano  che non hanno più alcun significato reale!!!, vi racconto là realtà, ne avrei tante da trasmettere e forse magari lo farò, queste sono le storie di ogni giorno... che i telegiornali e le tante troppe trasmissioni non dicono e non diranno mai.  Roberta  non ha paura a raccontare la sua storia, dramma nel dramma dell'emergenza coronavirus. Quello di cui ha paura è di fermarsi a pensare cosa sarebbe stato se il tampone, alla sua mamma, lo avessero fatto subito. Quello di cui ha paura è di rimanere prigioniera ancora del suo autoisolamento. Senza tampone, non le è consentito neppure un abbraccio. Neppure innanzi alla notizia della scomparsa della sua cara mamma perché «il timore di nuocere è più forte del desiderio di conforto», scrive la donna che affida il suo sfogo alle pagine di Facebook, da dove rimbalza sui media locali e nazionali.L’incubo della 40enne bancaria di Orzinuovi inizia il 3 marzo, quando passa a trovare i genitori e scopre che la mamma, storica maestra della zona, da qualche giorno ha la febbre e non l’aveva avvertita. Decide di fermarsi a casa dei genitori, e quando la temperatura tocca i 39,5 e la mamma inizia a respirare a fatica chiama il 112. Mamma Mariangela, che aveva 73 anni e sino a quel momento era stata in ottima salute, viene ricoverata all’ospedale di Chiari: le fanno un RX e la dimettono con la diagnosi di polmonite. Il tampone non le viene fatto perché, dicono: «Non è Covid-19».«La curo a mani nude, fidandomi dei medici - continua Roberta -. Due giorni dopo trovo mio papà svenuto in bagno, con una pozza di sangue sotto la testa. Penso a un problema di glicemia, chiamo di nuovo il 112 ma non essendosi rotto niente non lo faccio ricoverare». Solo più tardi Roberta capirà che lo svenimento e la caduta saranno il frutto dell’astenia generata proprio dal Covid-19. Intanto mamma Mariangela non migliora, e anche il padre peggiora. Si ammala per qualche giorno anche il compagno di Roberta, che si è fermato dai genitori di lei per darle una mano, e la stessa Roberta accusa sintomi lievi. Ma non basta perché il tampone arrivi.«È inutile - le dicono alcuni amici medici - i tamponi, fuori dall’ospedale, li fanno solo a politici e calciatori». Roberta non si arrende. Chiama di nuovo il 112 e porta di nuovo la mamma in ospedale: questa volta le fanno il tampone, anzi gliene fanno due, perché sul primo ci sono dei problemi. È il 9 marzo. Il tampone è positivo. La donna resta in ospedale e viene sottoposta alla somministrazione antivirale, ma già con il secondo farmaco si arenano, perché arriva dopo una settimana. Mamma Mariangela muore il 26 marzo. Sola. buona fortuna