Creato da anidrideperiodica il 13/06/2006
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Carol before Xmas

Post n°155 pubblicato il 25 Dicembre 2006 da anidrideperiodica

Si introdusse furtivamente nel suo nido alle 3.10. I termosifoni erano spenti da ore e la stanza era fredda. L’aveva pregato di non aspettarla alzato: quando succedeva che lei tornasse tardi, lui insisteva sempre per andare ad aprirle il cancello. Naturalmente per non svegliarlo non accese la luce e fece del proprio meglio per muoversi come un’ombra. Naturalmente urtò contro scarpe e valigie e non riuscì a trattenere un’imprecazione soffocata.

Entrò in camera, temendo di trovarlo sorridente, seduto sul letto, ma non aveva nemmeno scalfito il suo sonno da coscienza pulita. Si spogliò e scivolò sotto il piumone al suo fianco, facendoglisi vicina per riscaldarsi.

Per lei era sempre un’incognita mettersi al volante: come dire, sai a quale entrata  entri ma non sai a quale casello esci. Non aveva mai avuto senso d’orientamento e in genere evitava di percorrere circuiti sconosciuti, ma per incontrare quelle persone… forse si sarebbe decisa a guidare anche se non avesse trovato un’anima gentile a condurla al luogo dell’appuntamento. Certo, con ogni probabilità in quel caso avrebbero dovuto cercarla con le torce e i cani in giro per Torino e dintorni, ma ci avrebbe provato.

Volti immaginati da tempo, altri solo intravisti, alcuni noti e già amici. Da bambina aveva desiderato di poter incontrare i personaggi dei suoi romanzi d’avventure fuori dai loro panni favolosi, per poter chiedere loro se tutto andava bene e se qualche volta avrebbero avuto piacere di averla ospite a cena.

M trasalì lievemente nel sonno, e lei si allontanò per non disturbarlo.

Questo era quanto di più vicino le fosse accaduto nella “vita reale”. No, era qualcosa di più prezioso di una fantasia realizzata: per lei quanto di più inestimabile.

Si era mossa per incontrare un gruppo di persone, e conosceva sé stessa: sapeva che la sua tensione e il tuo timore avrebbero sempre venato la sua sfacciataggine ed il suo fare intimidatorio.

Però, ecco, qualcosa che non aveva considerato… quelle persona erano simili a lei sotto molti aspetti, oppure, semplicemente, molto più in gamba. Guardò affascinata le storie che diventavano facce, il ritaglio di un volto in una foto sfocata diventare un corpo, il racconto farsi voce.

Si preoccupò e gioì mentre una Ninfa fatata, accompagnata da un’amica perplessa,  si tramutava in una Donna dolcissima e la portava in giro, riformulando con una voce da bambina fumatrice quanto era rimasto sottinteso e nascosto in pacchetti di byte scagliati in giro per mezza Europa.

Ascoltò i racconti di un giovane Principe, perché le piaceva il suono e la pacatezza di quella voce ironica, tanto quanto i suoi racconti. Si lasciò coccolare da una ziettina  vivace e affettuosa, si fece prendere in giro da un anfitrione molto cool e fu piuttosto turbolenta con incolpevoli passanti. Cacciò il naso nelle famiglie altrui e vide una selva di sorrisi.

Vide conferma della bellezza che aveva intuito da lontano, e sperò di non perdere quegli strani amici curiosamente incontrati, sentendosi un po’ Dorothy e un po’ Monostrato, ma comunque ben decisa a non tornare a casa ancora per un po’.

Si permise di giocare. Proprio perché le persone raccolte intorno a quel tavolo sapevano bene come in nessun vino le punte di speziato vadano disgiunte dall’amaro, tenne per sé i suoi tannini, forte del fatto che sarebbero stati intuiti, in ogni caso.

M trasalì ancora e si mosse debolmente; gli si fece vicina per tranquillizzare il suo sonno, ma M si agitò nuovamente, emise un mormorio indistinto e si voltò verso di lei. Senza profferire parola, M si avvinghiò con le braccia e le gambe e cacciò il muso nell’incavo del suo collo.

“Scusami tesoro… sono una bestia, ti ho svegliato…”

“No, no… com’è stato? Erano carini?”

“Sì… sono stata benissimo…”

 

Alcuni tra i più bei regali non vengono recapitati esattamente a Natale

un abbraccio a tutti... che sia davvero buon Natale

Any

 
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