Si conclude con il brano che segue questo estratto dal libro di Ermanno Rea "La Fabbrica dell'obbedienza". In cui Rea, intelligentemente, chiama a testimoniare altri grandi autori e giornalisti che hanno inciso in qualche modo sul racconto della storia del nostro Paese.Ecco dunque il seguito:Concludendo, se una data di nascita può essere attribuita al cittadino post-rinascimentale, essa cade fuori d'ogni dubbio sul 1545, in cui prese il via il Concilio di Trento, fonte di decisioni capitali e irreversibili.Fu infatti nel corso di quell'assemblea che il nostro carattere nazionale prese definitiamente forma come dipendenza da un'autorità frapposta in maniera ineludibile tra noi e la nostra coscienza.Fu allora che i sacerdoti furono definitivamente sciolti dall'obbligo della segretezza riguardo alle rivelazioni apprese in confessionale e costretti a denunciare all'Inquisizione, oltre alle persone sospettate di eresia, anche i nomi dei loro eventuali complici.E fu sempre allora che cominciarono ad ardere, assieme ai roghi, anche i primi falò di libri giudicati in prevalenza veri e propri strumenti di Satana messi in circolazione per devastare menti e anime. «Con la sua sdegnata ripulsa del principio della libertà di coscienza come massima eresia(parole di Adriano Prosperi), la chiesa fondò così quell'unita di fede che ancora oggi cementa l'Italia, per altri versi (politicamente ed economicamente) più divisa che mai.«La confessione è un punto obbligato per affrontare questo problema più generale», spiega ancora Prosperi."Nel contrasto della penitenza come "conversione", rientro in se stessi, strada verso Dio e la confessione come tribunale delle colpe è racchiuso il più ampio conflitto tra una religione della coscienza e una religione dell'autorità."In breve, con il Concilio di Trento il rito della confessione si svuotò di ogni capacità regolatrice dei comportamenti morali e si ridusse a pratica ripetitiva da parte di un popolo "a cui nessuno chiedeva veramente di cambiare" e di un clero "contento di avere ristabilito il suo potere".Smentita l'invocazione di Lutero di un ritorno al Vangelo e di una radicale interiorizzazione del processo di «conversione», fu ribadito e disciplinato il vecchio sistema delle pratiche e degli scambi maturato nel tempo intorno alla penitenza, che diventò di fatto la soluzione cattolica alla speranza di salvezza nell'aldilà e nello stesso tempo lo strumento del dominio e controllo delle coscienze da parte dell'autorità ecclesiastica.(..............)Quello che qui interessa è stabilire gli effetti del cattolicesimo sul popolo italiano, sul nostro modo di essere cittadini, anzi sudditi poco inclini alla responsabilità individuale, poco sensibili al nostrodestino morale, sempre intenti a tessere compromessi con noi stessi e con il mondo, convinti che la ricetta della felicità stia soprattutto nel conferire deleghe in bianco a chi si mostri saldamente in possesso di quel bene ineffabile che si chiama carisma (parola greca che in origine significa semplicemente Grazia ma che nella teologia cattolica, come spiega il dizionario Garzanti, staper "dono soprannaturale che Dio può elargire a un credente per il bene della Chiesa").Viene voglia di dire che in cima ai nostri pensieri di italiani perfetti (per fortuna ci sono anche gli imperfetti) ci sono sopratutto uomini della Provvidenza dotati di molto carisma.L'odore che preferiamo è quello dell'incenso.Il modello dell'Inquisizione, oltre a costituire una sorta di rappresentazione anatomica del potere dispotico, può essere considerato, almeno in parte, un caso di fascismo vincente. A questo proposito merita una citazione, anzi ben più di una semplice citazione, un libro semisconosciuto di Curzio Malaparte intitolato "Muss./ Il Grande Imbecille", in cui l'ondivago quanto celebre giornalista sostiene una tesi di grande drammaticità, suggestione e verosimiglianza: L'intima natura «controriformistica» di fascismo e nazismo, estreme incarnazioni di un Sant'Uffizio apparentemente in sonno, in realtà sempre attivo e vigile.In sostanza, quando si dice che il fascismo è l'ultimo aspetto della Controriforma, non si deve intendere che esso sia sorto e combatta per imporre all'Europa la sottomissione alla Chiesa di Roma, la rinuncia alla libertà religiosa, il ritorno all'unità cattolica che la rivoluzione protestante ha spezzato per sempre.La parola Controriforma, perla critica storica moderna, non ha soltanto un significato religioso.Nel fatto, il fascismo, in quanto reazione al liberalismo, alla democrazia e al socialismo, che dal pensiero protestante traggono origine e alimento [...] appare come una conseguenza logica, se pur lontana, della controrivoluzione cattolica del sedicesimo e del diciassettesimo secolo..."
PERCHE' L'ITALIANO PENSA COSI' #3
Si conclude con il brano che segue questo estratto dal libro di Ermanno Rea "La Fabbrica dell'obbedienza". In cui Rea, intelligentemente, chiama a testimoniare altri grandi autori e giornalisti che hanno inciso in qualche modo sul racconto della storia del nostro Paese.Ecco dunque il seguito:Concludendo, se una data di nascita può essere attribuita al cittadino post-rinascimentale, essa cade fuori d'ogni dubbio sul 1545, in cui prese il via il Concilio di Trento, fonte di decisioni capitali e irreversibili.Fu infatti nel corso di quell'assemblea che il nostro carattere nazionale prese definitiamente forma come dipendenza da un'autorità frapposta in maniera ineludibile tra noi e la nostra coscienza.Fu allora che i sacerdoti furono definitivamente sciolti dall'obbligo della segretezza riguardo alle rivelazioni apprese in confessionale e costretti a denunciare all'Inquisizione, oltre alle persone sospettate di eresia, anche i nomi dei loro eventuali complici.E fu sempre allora che cominciarono ad ardere, assieme ai roghi, anche i primi falò di libri giudicati in prevalenza veri e propri strumenti di Satana messi in circolazione per devastare menti e anime. «Con la sua sdegnata ripulsa del principio della libertà di coscienza come massima eresia(parole di Adriano Prosperi), la chiesa fondò così quell'unita di fede che ancora oggi cementa l'Italia, per altri versi (politicamente ed economicamente) più divisa che mai.«La confessione è un punto obbligato per affrontare questo problema più generale», spiega ancora Prosperi."Nel contrasto della penitenza come "conversione", rientro in se stessi, strada verso Dio e la confessione come tribunale delle colpe è racchiuso il più ampio conflitto tra una religione della coscienza e una religione dell'autorità."In breve, con il Concilio di Trento il rito della confessione si svuotò di ogni capacità regolatrice dei comportamenti morali e si ridusse a pratica ripetitiva da parte di un popolo "a cui nessuno chiedeva veramente di cambiare" e di un clero "contento di avere ristabilito il suo potere".Smentita l'invocazione di Lutero di un ritorno al Vangelo e di una radicale interiorizzazione del processo di «conversione», fu ribadito e disciplinato il vecchio sistema delle pratiche e degli scambi maturato nel tempo intorno alla penitenza, che diventò di fatto la soluzione cattolica alla speranza di salvezza nell'aldilà e nello stesso tempo lo strumento del dominio e controllo delle coscienze da parte dell'autorità ecclesiastica.(..............)Quello che qui interessa è stabilire gli effetti del cattolicesimo sul popolo italiano, sul nostro modo di essere cittadini, anzi sudditi poco inclini alla responsabilità individuale, poco sensibili al nostrodestino morale, sempre intenti a tessere compromessi con noi stessi e con il mondo, convinti che la ricetta della felicità stia soprattutto nel conferire deleghe in bianco a chi si mostri saldamente in possesso di quel bene ineffabile che si chiama carisma (parola greca che in origine significa semplicemente Grazia ma che nella teologia cattolica, come spiega il dizionario Garzanti, staper "dono soprannaturale che Dio può elargire a un credente per il bene della Chiesa").Viene voglia di dire che in cima ai nostri pensieri di italiani perfetti (per fortuna ci sono anche gli imperfetti) ci sono sopratutto uomini della Provvidenza dotati di molto carisma.L'odore che preferiamo è quello dell'incenso.Il modello dell'Inquisizione, oltre a costituire una sorta di rappresentazione anatomica del potere dispotico, può essere considerato, almeno in parte, un caso di fascismo vincente. A questo proposito merita una citazione, anzi ben più di una semplice citazione, un libro semisconosciuto di Curzio Malaparte intitolato "Muss./ Il Grande Imbecille", in cui l'ondivago quanto celebre giornalista sostiene una tesi di grande drammaticità, suggestione e verosimiglianza: L'intima natura «controriformistica» di fascismo e nazismo, estreme incarnazioni di un Sant'Uffizio apparentemente in sonno, in realtà sempre attivo e vigile.In sostanza, quando si dice che il fascismo è l'ultimo aspetto della Controriforma, non si deve intendere che esso sia sorto e combatta per imporre all'Europa la sottomissione alla Chiesa di Roma, la rinuncia alla libertà religiosa, il ritorno all'unità cattolica che la rivoluzione protestante ha spezzato per sempre.La parola Controriforma, perla critica storica moderna, non ha soltanto un significato religioso.Nel fatto, il fascismo, in quanto reazione al liberalismo, alla democrazia e al socialismo, che dal pensiero protestante traggono origine e alimento [...] appare come una conseguenza logica, se pur lontana, della controrivoluzione cattolica del sedicesimo e del diciassettesimo secolo..."