Cooperativa VIAGGIeMIRAGGI Associazione TURESlettera informativaNumero 47 – 20 giugno 2007RITAGLIL’estate è alle porte, in molti partiremo per un viaggio o una vacanza e allora… ricordiamoci le buone maniere, il rispetto e di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Un ritaglio molto significativo, scovato da Simona di “Farfalle in Cammino”, che può aiutarci a riflettere. "Un gruppo di turiste americane, arrivate dopo di noi, si era accostato a due cafire per fotografarle. Le donne non volevano e si giravano dall'altra parte. Frugando nel suo sacco, un'americana trovò delle caramelle, che le ragazze accettarono, masticandole per pochi secondi e poi le sputarono. Erano alla liquirizia. La turista sfilò allora da un contenitore di plastica dei fazzoletti umidi di lavanda e li offrì, facendo il gesto di fregarsi le mani. Con la punta delle dita le ragazze ne presero uno, l'annusarono, poi lo gettarono in terra, ridendo e indicando il torrente. Era chiaro che preferivano lavarsi nell'acqua.L'americana era perplessa e anche un po' indispettita dai rifiuti, mentre le altre del gruppo la guardavano con ironia. Allora ricominciò a frugare con gesti nervosi dentro il sacco, che sembrava contenere meraviglie, ma non quelle giuste. "Che peccato che ho lasciato il rossetto in albergo" disse. "E non ho portato gli specchietti, ai masai piacevano tanto". Quando tirò fuori un magnifico coltello svizzero a più lame, una delle cafire mandò un grido di gioia e tentò di prenderlo. "Ah no, bella mia, questo no" fece l'americana. Finalmente estrasse un pacchetto di sigarette e le cafire ne accettarono due o tre con moltadegnazione, mettendosi a fumare e facendosi fotografare." (Tratto da "Il cammello battriano" di Stefano Malatesta) Questo brano mi ha fatto venire in mente una signora che, in una vacanza/esperienza presso un centro missionario in un Paese dell’Africa, di cui non ricordo il nome, mi ha raccontato come faceva a stanare (perché questo è il termine più appropriato) i bambini. “Quando arrivavamo nelle piccole comunità i bambini scappavano e si nascondevano intimoriti e timidi. Allora noi per farli uscire, erano bellissimi e volevamo anche fotografarli, mettevamo per terra delle caramelle e poi indietreggiavamo, loro a poco a poco venivano a prendere le caramelle”.
VIAGGI RESPONSABILI
Cooperativa VIAGGIeMIRAGGI Associazione TURESlettera informativaNumero 47 – 20 giugno 2007RITAGLIL’estate è alle porte, in molti partiremo per un viaggio o una vacanza e allora… ricordiamoci le buone maniere, il rispetto e di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Un ritaglio molto significativo, scovato da Simona di “Farfalle in Cammino”, che può aiutarci a riflettere. "Un gruppo di turiste americane, arrivate dopo di noi, si era accostato a due cafire per fotografarle. Le donne non volevano e si giravano dall'altra parte. Frugando nel suo sacco, un'americana trovò delle caramelle, che le ragazze accettarono, masticandole per pochi secondi e poi le sputarono. Erano alla liquirizia. La turista sfilò allora da un contenitore di plastica dei fazzoletti umidi di lavanda e li offrì, facendo il gesto di fregarsi le mani. Con la punta delle dita le ragazze ne presero uno, l'annusarono, poi lo gettarono in terra, ridendo e indicando il torrente. Era chiaro che preferivano lavarsi nell'acqua.L'americana era perplessa e anche un po' indispettita dai rifiuti, mentre le altre del gruppo la guardavano con ironia. Allora ricominciò a frugare con gesti nervosi dentro il sacco, che sembrava contenere meraviglie, ma non quelle giuste. "Che peccato che ho lasciato il rossetto in albergo" disse. "E non ho portato gli specchietti, ai masai piacevano tanto". Quando tirò fuori un magnifico coltello svizzero a più lame, una delle cafire mandò un grido di gioia e tentò di prenderlo. "Ah no, bella mia, questo no" fece l'americana. Finalmente estrasse un pacchetto di sigarette e le cafire ne accettarono due o tre con moltadegnazione, mettendosi a fumare e facendosi fotografare." (Tratto da "Il cammello battriano" di Stefano Malatesta) Questo brano mi ha fatto venire in mente una signora che, in una vacanza/esperienza presso un centro missionario in un Paese dell’Africa, di cui non ricordo il nome, mi ha raccontato come faceva a stanare (perché questo è il termine più appropriato) i bambini. “Quando arrivavamo nelle piccole comunità i bambini scappavano e si nascondevano intimoriti e timidi. Allora noi per farli uscire, erano bellissimi e volevamo anche fotografarli, mettevamo per terra delle caramelle e poi indietreggiavamo, loro a poco a poco venivano a prendere le caramelle”.