AIRMICKI

COME NASCE LA PALLAVOLO


"Cercavo uno sport in cui non fosse presente il contatto fisico. Il basket sembrava creato appositamente per uomini giovani e forti, il tennis aveva l'inconveniente che richiedeva sempre racchette e accessori vari. Volevo, invece, qualcosa che si potesse giocare fra più persone, senza un equipaggiamento troppo complesso e che non fosse ristretto a giocatori atleticamente prestanti". Fu così che una mattina in quegli anni sul finire dell'800 William G. Morgan, un po' in ritardo come spesso gli accadeva (ad ascoltare le leggende sorte intorno al suo nome), si mosse verso una convention per insegnanti di educazione fisica che era stata indetta nell'inverno del 1895 al college Ymca di Holyoke (nel Massachusetts).Dalla cartellina un po' consumata di questo professore universitario americano uscivano fogli di ogni tipo, quando lo stesso mister Morgan incominciò la sua breve relazione. Non era di certo un abile oratore, ma in quel freddo giorno d'inverno illustrò la sua <<invenzione>>. Si giocava in cinque contro cinque, con una rete alta 6 piedi e 6 pollici (un po' più di 196 centimetri), un pallone adatto ancora non esisteva ancora, ma la Spalding si offrì di studiarne e realizzarne uno che poi è rimasto sostanzialmente immutato fino ai giorni nostri. Il debutto ufficiale venne rinviato di qualche mese, all'estate successiva, quando era possibile giocare anche all'aperto. Era il 1896 e stava per nascere la pallavolo. Non troppo lontano da Springfield, la località in cui Naismith aveva inventato il basket cinque anni prima. Il nome che Morgan aveva scelto per la propria <<creatura>> era quello di mintonette, perché secondo l'inventore il nuovo gioco aveva similitudini con il badminton (minton sarebbe una variazione del volano che sir David McConaughy junior, primo ministro di sua Maestà britannica in India, aveva propagandato nel Maine giusto in quegli anni), ma Morgan venne convinto a cambiarlo dal supervisor di Springfield, Alfred T. Halstead: "Perché non usi il nome volleyball?" gli chiese. L'educatore emigrato nel Massachusetts, si convinse piuttosto in fretta, non altrettanto rapidamente il gioco iniziò a invadere il mondo.