IL CUORE DI ALBERTO

UCCISO DALLA EX MOGLIE PADRE TORMENTATO PER IL FIGLIO NEGATO


Ucciso il padre del bimbo conteso01 novembre 2008| Dario FrecceroA Savona ha un figlio di otto anni e negli ultimi mesi tormentava la sua ex con manifesti scabrosi appesi ai muri della città perché gli impediva di vedere il piccolo. Ora Eriberto Lorenzetti, 63 anni, direttore dell’Inpdap di Gorizia, è stato assassinato nella sua casa. In carcere sono finiti la moglie - accusata di aver ordito il delitto folle di gelosia per le scappatelle savonesi del marito - e due vicini 
Eriberto Lorenzetti
Ha tormentato la sua ex, di Savona, per mesi: la seguiva per strada, la chiamava a tutte le ore, la minacciava di morte («vi elimino tutti»), era persino arrivato al punto di affiggere per strada le foto senza veli della loro relazione e del figlio di lei, oggi 8 anni, chiarendo che era figlio suo e non del padre naturale, un docente universitario anch’egli finito in strada con una foto ritoccata (le corna disegnate).Quella raccontata nei mesi scorsi dal Secolo XIX era una storia inquietante e delicata. Protagonista il direttore dell’Inpdap di Gorizia (Eriberto Lorenzetti, 63 anni), letteralmente impazzito per la sua ex savonese e per il figlio nato dalla loro relazione.
Adesso la storia da inquietante è velata di sangue: il molestatore è stato ucciso pochi giorni fa nella sua casa di Gorizia e gli inquirenti friulani hanno chiesto ai colleghi savonesi gli atti dell’indagine che la Procura di via Venti Settembre aveva aperto nei mesi scorsi.Non c’è dubbio su chi lo abbia ucciso, in carcere ci sono già tre persone: la moglie di Gorizia (Giuliana De Nigris, di professione insegnante-pittrice), e due giovani vicini di casa (lui albanese, lei napoletana, entrambi pregiudicati ventenni: Fation Rexhepi e la compagna Rosa Rambetti). Ma quel che importa è che la relazione del sessantenne con l’amante savonese e l’ossessione per il figlio conteso è uno dei probabili moventi dell’assassinio.La moglie goriziana che ha architettato il delitto era ossessionata dalle relazioni extraconiugali del marito e da tempo in preda a un grave esaurimento nervoso per la - diciamo così - burrascosa vita sentimentale del marito. Ecco perché il figlio conteso a Savona, la madre del piccolo (e precedente amante del funzionario) hanno sicuramente avuto un ruolo nel raptus. La Procura di Savona aveva iniziato a indagare su Eriberto Lorenzetti dopo una delle tante denunce della sua ex savonese. Era l’inizio del 2008, il pm Chiara Maria Paolucci aveva aperto un fascicolo per molestie e minacce aggravate e teneva alto il livello di controllo visto che le segnalazioni della quarantenne si ripetevano a ogni nuova incursione dell’uomo nella vita di lei. Lui incurante ha continuato a fare pedinamenti, minacce, telefonate e diffondere foto hard per strada, indifferente. E poche settimane fa (l’estate scorsa) è arrivato al punto di scrivere alla direzione didattica di Savona dove il “figlio” va a scuola per chiarire di essere lui il padre e non «quello falso che gli ha dato il cognome».In procura era considerata un’inchiesta bollente perché l’indagato non era un signor nessuno bensì uno stimato alto dirigente pubblico: appunto il numero uno dell’Inpdap di Gorizia e in passato capo dell’Inpdap di Trieste, una persona oltrechè presentabile anche preparata e stimata nel suo campo. Sempre nel tribunale di Savona era noto per aver presentato varie istanze per ottenere il riconoscimento di paternità (sulla base di prove tra cui la sterilità del padre “naturale” e la prolungata relazione con la donna negli anni del concepimento) al fine di avere dai giudici il nulla osta per poter vedere e crescere il figlio.Ma da qualche ora su questa vicenda già spinosa e delicata è calato un velo di tragico mistero. Eriberto Lorenzetti è stato ucciso in casa con vari fendenti alla gola. Una rapina? Una vendetta? Macché. Dopo alcuni giorni di indagini è venuta a galla una verità da brividi. In carcere sono finiti la moglie come mandante, e una coppia di giovani vicini come esecutori. A quanto pare i tre erano d’accordo di dare una “lezione” al sessantenne perché la moglie non ne poteva più delle sue relazioni extraconiugali e dei suoi modi autoritari, violenti e dispotici. Esausta, avrebbe pagato 600 euro per quello che doveva essere un pestaggio. Poi qualcosa è andato storto e il dirigente è stato ucciso. Adesso i tre sono in cella e da Gorizia è partita una richiesta di atti anche a Savona perché gli inquirenti vogliono sviscerare i dettagli della vita della vittima. Anche i suoi rapporti con Savona.