Creato da guarneri.cirami il 18/07/2009
 

Racconti&altro

Le storie di Alberto Guarneri Cirami: i suoi romanzi, i suoi racconti e il suo teatro.

 

 

LA RICETTA DELLA FELICITA'

Post n°1050 pubblicato il 08 Maggio 2016 da guarneri.cirami
 

LA RICETTA DELLA FELICITA‭’


Quella mattina, Dulcinea, mi alzai dal letto come chi si alza da una tavola imbandita per il pranzo domenicale, senza però aver toccato cibo.‭ ‬Troppo nervoso ed inquieto per toccare cibo‭! Tanto‬ da abbandonare in fretta e furia la sconosciuta casa del convivio, e passeggiare per ore‭ ‬lungo le strade deserte del paese assopito per la siesta. Chiedendomi (sempre nel sogno) se,‭ ‬nel frattempo,‭ la padrona di casa si fosse accorta della mia assenza‬ e ne provasse dispiacere, mentre mangiava uno dei magnifici dolci che le avevo portato per omaggiarla... Che dolci erano..‭? Ma ha davvero importanza poi? Ma ora che ricordo...c‬e li hai presenti quei magnifici cannoli siciliani‭ ? ‬Quel delizioso involucro di pasta fritta e croccante,‭ ‬farcito con un ripieno di ricotta,‭ ‬gocce di cioccolato e cubetti di zucca candita..? Bene, immagina allora trenta cannoli a raggiera al centro di quella tavolata…Una tavola imbandita di ogni ben di Dio e trenta cannoli di ricotta a raggiera al centro della tavola,‭ ‬con la padrona di casa che somministrava agli amici la sua ricetta della felicità,‭ ‬contagiando tutti gli altri col suo sorriso‭  ‬e le sue risate.‭ ‬Tutti,‭ ‬tranne me,‭ ‬che vagabondavo da solo come un matto,‭ ‬in un paese deserto e ardente come un braciere,‭ ‬disperando di poterla rivedere,‭ ‬di potere parlare con lei.‭ ‬Così che il sogno,‭ ‬lungi dal sostituire il reale,‭ ‬lungi dal colmare,‭ ‬con le sue immagini fantastiche,‭ ‬il vuoto che la realtà produce nella mia vita,‭ ‬finiva per portare nel mio animo la medesima tristezza,‭ ‬la medesima solitudine dell’esistenza.‭  ‬Ma molto lentamente‭ (‬tanto somigliante esso era alla realtà‭), solo ‬dopo il caffè ed una doccia, mi resi conto che si era trattato di un sogno,‭ ‬che nulla dunque esisteva:‭ ‬né la passeggiata solitaria,‭ ‬nè la tavola bandita,‭ ‬né i cannoli,‭ ‬né‭  ‬la bella padrona di casa che cucinava per i suoi ospiti nel cucinino attiguo,‭ ‬e che ogni tanto appariva sulla soglia per rassicurare tutti.‭ ‬Ricordavo perfino il suo grembiule bianco da cuoca‭  ‬ed i capelli,‭ ‬girati a nido sulla nuca bruna,‭ ‬fermati con uno spillone di madreperla appartenuto alla nonna.‭ Ricordavo che la padrona di casa (tanto per cambiare) aveva le tue sembianze, Dulcinea, quel dolce viso che mi ha perduto. ‬Perché nonostante fosse già mattino ancora le immagini del sogno scorrevano sotto la mia pelle.‭ ‬Perché nonostante fossi ben sveglio e avessi varcato da tempo il confine tra il fantastico e reale,‭ ‬continuavo a sperimentare quel senso di insoddisfazione,‭ ‬di infelicità provati durante la mia passeggiata immaginaria.‭ ‬Tanto che decisi di uscire stavolta per davvero.‭ ‬C'era l'identico silenzio per le strade del paese,‭ ‬solo che era molto presto e faceva fresco.‭ Che c'era‬ il professore a stare lì, ad osservarmi col suo sorriso ironico e tenero insieme.‭ ‬Stava lì di ritorno dalla sua solita passeggiata mattutina. Un vero caso fortunato, diresti tu...Ma in verità ero uscito con un piano ben preciso. Tu sai benissimo che ho una vera fissazione per i piani. Ebbene, in quel caso, il mio piano era di girare per quei luoghi che era solito frequentare la mattina, il professore, perché non vedevo l'ora di raccontargli il mio sogno, affinché me ne svelasse l'arcano significato. E così feci senza troppi convenevoli. Alla fine egli rise e mi disse che non c'era nulla da capire nel mio sogno. Era così chiaro, via! Ma ricominciamo dall'inizio...faccio sempre confusione, da quando...da quando...insomma...lo sai bene...


‭«‬Guarda un po‭’ ‬chi si vede...il cavaliere dalla triste figura‭!» aveva esclamato vedendomi. « ‬Cosa ti porta qui di buon mattino,‭ ‬cavaliere‭?»


Noterai che il professore mi aveva salutato con una delle battute finali del‭ “‬nostro‭” ‬Don Chisciotte.‭ ‬La cosa mi fece sorridere, perché mi portava a ricordare il bel tempo del nostro spettacolo,‭ ‬quando ancora nutrivo quelle folli speranze su di‭ “‬noi‭”‬.‭ ‬Del resto il professore è l’unico che riusce a strapparmi un sorriso. A chi altri avrei potuto rivelare il mio segreto se non a lui! E' stato mio insegnante ed è persona discreta e fidata, credimi.


‭ “Un sogno, professore. Un sogno sconclusionato in verità!” risposi, dando la mano al mio amico . “Sconclusionato ed infine triste, tristissimo. Che mi ha lasciato confuso ed infelice, tale e quale la realtà! Non dovrebbero invece, i sogni, regalarci l’impossibile, quello che la vita solitamente non ci concede?

“ Non sempre,‭ ‬Eugenio,‭ ‬non sempre.‭ ‬A volte le visioni che ci portano i sogni fanno chiaro riferimento al nostro presente,‭ ‬ad un disagio,‭ ‬ad un desiderio frustrato...‭ ‬Scommetto che c’entra ancora lei,‭ ‬Dulcinea‭…
“ Lei,‭ ‬la pasta con le sarde e pure un vassoio di cannoli‭!» esclamai, raccontandogli poi, in estrema sintesi, parola più parola meno, quello che ho raccontato a te.
“ Interessante…» concordò il professore. «Ma per decifrare il tuo sogno mi occorrono maggiori dettagli. Andiamo al bar Eugenio…che ti offro un caffè‭…”
Erano circa le sette di un mattinata primaverile.‭ ‬Ma, superato il fresco tremore dell'alba, il termometro già segnava diciannove gradi.‭ ‬La giornata dunque si annunciava caldissima.‭
‭“ Proviamoci!” mi disse il professore dinanzi ai due cappuccini fumanti nei quali, nel frattempo si erano trasformati i due striminziti caffè delle nostre intenzioni.
‭“ Al diavolo la dieta che mi ero prefisso! Ne val la pena per un amico…comincia, comincia pure Eugenio, che io ho la bocca piena…” riusci a dirmi, mentre addentava con frenesia e passione una brioche al cioccolato.
Finì così che lui mangiò pure la mia brioche,‭ ‬mentre io continuai il digiuno iniziato col sogno,‭ ‬che nel frattempo gli raccontai per filo e per segno,‭ ‬ricordando particolari che al mio risveglio sembravano dimenticati.
Gli dissi come mi fossi ritrovato commensale ad una tavola imbandita,‭ ‬in una casa a me sconosciuta,‭ ‬con della gente di cui,‭ ‬per quanto mi sforzassi,‭ ‬non riuscivo a ricordare né i volti né i nomi.‭ ‬Rammentando solo che facevano un gran casino,‭ ‬e che si lanciavano battute spiritose e ne ridevano a più non posso.‭ ‬Mentre io me ne stavo pensieroso a guardare una striscia blu all’orizzonte,‭ ‬ad di là delle colline,‭ ‬pensando che fosse il mare. Anche perché una brezza profumata di salsedine smuoveva le tende dei balconi.‭ ‬Gli raccontai pure della sensazione provata nel sogno,‭ ‬che gli altri invitati non si fossero affatto accorti della mia presenza,‭ ‬e di come mi sentissi come un corpo assolutamente estraneo a quell’evento‭ – ‬un imbucato piuttosto che un invitato‭ – ‬mentre me ne stavo tutto solo col mio vassoio di cannoli in mano.
‭“ E Dulcinea in tutto questo come c’entra?” riuscì a chiedermi il professore, quasi soffocandosi con la brioche.
‭“ Dulcinea stava in cucina a preparare il pranzo, professore…” gli risposi, sorseggiando appena il mio cappuccino, che intanto si freddava. “ Sarà stata lei ad invitarci…e quella doveva essere la sua casa…Benché non la vedessi, io sapevo che era lì, oltre il muro divisorio che separava il cucinino dalla sala pranzo.  Ma la sentivo. Udivo distintamente la sua voce…
Si era proprio la tua voce, Dulcinea. Tu avevi appena finito di lessare i maccheroncini nell’acqua del finocchietto,‭ ‬e di condirli con un filo d’olio e con la salsa allo zafferano‭; ‬per poi disporli in strati dentro una pirofila,‭ ‬alternandoli a strati di sarde fritte.‭  ‬Cosi mentre tu cucinavi la tua ricetta,‭ ‬io cucinavo il mio cuore nell’estenuante attesa che tu apparisse lì sulla soglia della cucina e mi sorridessi....‭ « ‬Che solo per quello mi sembrava di star lì, tutto solo, in trepidante attesa, con il mio dono tra le mani‭…professore...‬
Finché non ti materializzasti, finalmente,‭ ‬ sulla soglia,‭ ‬soddisfatta e accaldata,‭ ‬agitando una paletta di legno e annunciando, allegra, che la pasta era dentro il forno.
‭“Ancora quindici minuti di pazienza, ragazzi!” ricordo che dicesti ai tuoi invitati, ridendo con loro. Perché neanche tu, in verità riuscivi a vedermi in quel sogno.
‭« E provai un'orribile fitta al cuore per il fatto che lei non mi vedesse, professore! Così che, andai via con una sensazione forte di vanità, senza assaggiare nulla, neanche i dolci che io stesso avevo portato; piuttosto lasciandoli lì sul tavolo, chiedendomi nel sogno, se Dulcinea si sarebbe mai accorta della mia assenza e di quel mio ultimo dono. Andai via, sentendo appena che qualcuno, già ebbro di vino bianco d'Erice, le  chiedeva cosa c’era per secondo, e poi la sua risposta trionfante “Frittelle di neonata, tesoro...” Niente di buono, evvero professore? Sento che  c'era una sorta di addio in quel sogno...sempre che poi quel sogno fosse il mio sogno...perché, a ben pensarci, il fatto che per lei e per tutti gli altri io fossi «invisibile», potrebbe anche significare che sono solo capitato per sbaglio nel sogno felice di qualcuno di loro...
« Mio caro Eugenio hai una tale gusto per il melodramma tu...dovevi nascere nell'ottocento...» sbottò il professore, che nel frattempo aveva sussurrato qualcosa all'orecchio del padrone del bar...» No, non c'è niente di buono in questo sogno per te, mi dispiace...Ma, a pensarci bene, non c'è nemmeno niente di nuovo, capisci? Quel sogno nient'altro ha fatto che rivelarti il tuo stato d'animo, quel vuoto, quella mancanza di cui sei già consapevole. Sognare di essere confusi e a disagio, addirittura invisibili, in una casa sconosciuta; sognare la donna di cui si è innamnorati, come la padrona di quella casa, che compie un “atto di amore” - quale è il “cucinare” - per tutti gli altri, ma non per te,  cosa può rivelare se non una situazione di totale mancanza di comunicazione, se non l'impossibilità di recuperare un rapporto di affetto, per il quale ti sei sempre speso con tutte le tue forze..? Così che mi sembra perfettamente logico che tu portassi dei dolci a Dulcinea...Non simboleggia meglio di qualsiasi altra cosa, quel dono, un bisogno, una richiesta d'amore, di dolcezza, di tenerezza. A cui però Lei non ha mai realmente corrisposto? Non per niente sta sposando un altro. Sveglia Eugenio...basta sogni!  Per questo ti dico che mi sei piaciuto quando sei andato via da quel banchetto e da quel tuo sogno. Fallo però, anche nella tua vita. Va via Eugenio, e non voltarti più indietro...Non c'è nulla veramente importante, di tenero e di romantico, per cui rimanere. Una buona volta: lascia andare il tuo sogno, e trova la pace amico mio...Altro non so dirti...
Nel frattempo il padrone del bar, strizzando l'occhio al professore, aveva portato un vassoio di dolci.
« No, in verità, caro Eugenio, ho ancora qualcosa da dirti...Mi sbagliavo quando ti ho detto che non c'era niente di buono in quel tuo sogno...
« Ah si, professore, c'era forse qualcosa di buono allora?»
« Ma si, Eugenio...quei fantastici cannoli che tu portasti in sogno a Dulcinea... che fine avranno fatto secondo te..?
« Li avranno mangiati...?
« Ma se neanche li hanno visti! Così come non hanno visto te, non hanno visto neanche quei meravigliosi cannoli...
« Credo che tu abbia ragione come sempre...
« Così se non li hanno visti non l'hanno neanche saputo apprezzare...e questo vale soprattutto per la tua Dulcinea...dunque grazie al nostro amico Ciccio (si riferiva al padrone del bar) io li ho recuperati...» disse misterioso il professore scartando la carta che avvolgeva il vassoio.
« Cannoli professore? Ma quanti saranno?» chiesi stupito, guardando il vassoio.
« Trenta...sono proprio quei trenta, tutti per noi!
« Mi sembra francamente esagerato professore...ci faranno male di sicuro...» tentai di replicare.
« Ah...che uccello del malagurio! Via non essere lagnoso Eugenio! Dimmi quale amico sacrificherebbe la sua dieta per farti sentire meglio. Perché penso che almeno per oggi...ma anche per domani e dopodomani, questi cannoli riusciranno a riempire il terribile vuoto del tuo cuore...
« Anche ammesso che ci riescano, e dopo, professore...?» chiesi mentre quel delizioso involucro di pasta fritta e croccante,‭ col suo‬ ripieno di ricotta cioccolato e zucca candita già mi faceva meno scontento...
« Mangia mio povero Eugenio, che ne hai davvero bisogno, ad ogni giorno la sua pena...

 
 
 

MALEDETTO PUCK

Post n°1049 pubblicato il 02 Aprile 2016 da guarneri.cirami
 
Foto di guarneri.cirami

LETTERE A DULCINEA
MALEDETTO PUCK

Non fu una buona idea far visita quella sera al professore. Mi propinò infatti una lezione di letteratura inglese,che molto aveva a che fare con la mia vita. Ero fiacco, senza idee e entusiamo, senza motivazioni, senza speranza! Quella visita non fece che peggiorare il mio stato. Neppune il calice di vino che il professore, con spirito caritatevole, mi offrì a fine serata, insieme ad un piatto di ceci, fave abbrustolite,noci e lupini, rallegrò il mio cuore.Secondo il professore specie i lupini mi avrebbero fatto bene, se è vero che gli stessi soldati delle invincibili legioni romane ne facevano largo uso. I lupini insieme al vino, a parere del professore, mi avrebbero reso più forte e più longevo, al pari di quei mitici legionari romani. Troppo tardi però, perchè io avevo perso la mia battaglia con Dulcinea. Lei era partita e di lì a qualche mese avrebbe sposato il Mauro, il suo bel carabiniere di Crema. Che strazio per il mio cuore vedere le loro foto felici. Ma a che mi sarebbe servito poi diventare più forte e longevo se non potevo avere l'amore di Dulcinea, e se non ottenendolo non l'avrei poi dimenticata!? Vivere cento anni con quel pensiero, come un assetato nel deserto,mi sarebbe stato francamente impossibile! Preferivo di gran lunga andarmene prima, o perdere semplicemente la memoria per cancellare il suo nome e i suoi occhi dalla mia anima. Tuttavia decisi di non manifestare apertamente questi pensieri al professore. Volevo apparirgli sereno e distaccato, ma non era facile imbrogliare il mio amico. Speravo però che il professore non accennasse in alcun modo al mio caso. Speranza subito disillusa.
"Che faccia, Eugenio! Come ti disse quella volta la tua Dulcinea? Una faccia da due novembre!" esclamò infatti, accogliendomi sulla soglia di casa sua. "Sarà stato il Puck di Shakespeare a ridurti in quello stato? Ha propinato anche a te, ragazzo mio, il filtro magico con cui il re Oberon bagnò gli occhi della sua regina?
"Vaneggia professore? Che c'entro io con Puck ed il re dei folletti..? Non riesco a trovarci un qualsiasi nesso...
"No, Eugenio, la mia teoria è ben solida! I folletti certamente hanno a che fare con la tua malattia...La scienza in tal caso deve arrendersi. La medicina deve rinunciare a qualsivoglia diagnosi. Perché vedi è una strana malattia la tua:se ci pensi la causa che l'ha scatenata è la sola cura che potrebbe farti guarire. Ma non divaghiamo. Dicevo appunto che il tuo straordinario stato ti fa rassomigliare senza dubbio alla regina delle fate, alla bella Titania!
"Oh capito, professore, tu hai voglia di scherzare...
"Sono serissimo Eugenio! Sai tu cosa successe alla regina, a causa di quel filtro d'amore...
"Ma via quella è solo una favola, un mito, cosa c'entra con la realtà professore?
"Non nascondere la testa sotto la sabbia Eugenio! E' una favola che ci racconta una eterna verità sui rapporti tra uomini e donne. Cosa successe allora alla regina Titania?
"Quando si risvegliò dal suo sonno, si innamorò del primo essere vivente che gli capitò a tiro...
"E ti ricordi di quale essere vivente si trattava...?
"Di un somaro senza dubbio...ma perché poi tutta questa storia professore!
"Allora? Vuoi negare l'evidenza? La regina si innamorò del somaro, tu di Dulcinea...
"Oh, che bella questa!Paragonare Dulcinea a quel somaro,è davvero troppo!Sono solo io il somaro in questa storia...Somaro e presuntuoso! Pretendere che una giovane così bella, quale è lei, si innamorasse di me...
"Ah, senza dubbio, concordo Eugenio: sei solo tu il somaro! No, non paragono affatto il somaro a Dulcinea, ci mancherebbe! Ma te, mio caro, alla regina! Perché dello stesso illogico sentimento, dello stesso eterno sortilegio infine si tratta! Cos'è l'innamoramento se non uno oscuro incantesimo che prescinde da qualsivoglia ragione o motivazione...Nel tuo caso sarà andata così: uno di quei dispettosi folletti si sarà imbucato in uno dei tuoi sogni, e senza che tu te ne accorgessi ti avrà bagnato gli occhi e stregato il cuore...Ma non sempre l'amore dona gioia,ti porta la felicità, è vero amico mio? Specie quando non è corrisposto...E' paradossale come l'amore,spesso con la felicità non c'entri proprio nulla. Ti potrei portare centinaia di casi in cui l'amore sembra più importante della stessa felicità, e in luogo di illuminare le nostre vite, ci confonde, ci fa smarrire la via;in luogo di illuminare, brucia invano le nostre vite e incenerisce i nostri cuori...Perché senza saperlo centinaia di anni fa Shakespeare ha scritto la tua storia...e quella di altre migliaia di idioti come te...
"Sogno di una Notte di mezza estate..."
"Un vero e proprio teorema sull'amore, sul nonsense della vita degli uomini, che si incontrano e si innamorano per una serie di casualità che non ha logica alcuna e sfugge al loro dominio...
"Le giuro che l'ho dimenticata,professore!
"Dimenticata?"
"Dulcinea dico...Non la sento più da tempo...
"Ah, Dulcinea...A chi vuoi darla a bere?Io credo che ancora tu non sia guarito, Eugenio...che tu l'ami ancora, nonostante ella non te ne dia motivo alcuno
"Si, via, hai ragione professore. Ci divento matto! Semplicemente io la amo ma non chiedermene il perché...So soltanto che la amo contro ogni possibile ragione, promessa, pace, speranza, felicità, e nonostante questo mio scoramento...
"Sei così dolce Eugenio...Hai proprio l'anima di un fanciullo...Peccato che lei non riesca a vederla la tua anima...peccato che si fermi solo all'apparenza del tuo corpo di giovane vecchio...che nel copione che lei ha fatto della sua vita tu non sei previsto come un suo innamorato, o addirittura come marito o amante...
" Esiste uno stregone più potente di Puck, in grado di liberarmi da questo incantesimo, professore?
" Esiste, e si chiama Tempo...non è veloce come Puck, mio caro, ma lascialo lavorare...vedrai che un giorno ti libererà dal tuo sogno, dall'inganno che ha sedotto i tuoi occhi e il tuo cuore...Così che un giorno la incontrerai e non sentirai più battere follemente il tuo cuore per lei, e non ti apparirà più come la più bella tra le terrestri. Perché quel giorno Dulcinea non avrà più alcun potere su di te, non dipenderà più da lei la tua felicità, o la tua infelicità. Perché il disamore ti renderà forte, così come l'amore ti rendeva fragile e vulnerabile....
"Non sarà facile liberarmi dal dono di Puck, professore...La sua profezia sulla mia futura "impassibilità" mi sembra più triste del mio stato attuale...Tuttavia faràmeglio a spicciarsi il tempo...c'è il pericolo che divento matto...Si, credo che diventerò matto se lei non mi amerà..no nessuna scena : sarò un matto malinconico eternamente perduto in un sogno...un matto senza più memoria e senza più dolore...un matto che non riconoscerà più tra le immagini il dolce viso che lo ha perduto...
"Ci vuole pazienza, Eugenio! La cura del Tempo è lunga...
"Tuttavia, mio caro professore, c'è il pericolo che il paziente, nel frattempo, muoia...Cosa potrei fare per mantenermi in vita?
" Una crociera attorno al mondo? La legione straniera? Ma, seriamente, io ti dico che nel tuo caso, il lavoro può diventare una salutare distrazione...
A quel punto il professore prese un libro...era di Hesse...Era stato lui a farmelo amare ai bei tempi del liceo...Così com'era stato lui a trasmettermi la mania di infiorare i discorsi di citazioni.
"Guarda che dice, a proposito della malinconia..."Vi sono buoni rimedi contro la malinconia: canto, fare musica, fare poesia, vagare senza meta..." Io aggiungere un buon bicchiere di vino...
Brindammo allora alla fine della mia terribile schiavitù, alla libertà che mi avrebbe riservato il futuro. Ma pensare al futuro mi portò un grande sgomento nell'anima. Perchè, a pensarci, il domani mi appariva come un luogo inospitale da abitare, senza nessuna attrattiva per me. Un luogo, un tempo senza poesia, in cui mi sarei trovato vecchio solo e senza sogni....in cui nessun folletto mi avrebbe salvato dal mio disincanto...
Che finirò per rimpiangerti maledetto Puck..?

Alberto Guarneri Cirami

Nella foto di Elio Pedi il folletto Puck interpretato da Irene Tetto in Sogno di una Notte di Mezza Estate (una produzione Buio in Sala)
al Politeama di Caltagirone in un matinèe dedicato alle Scuole. In scena anche Giuseppe Bisicchia nella parte di Oberon il re dei folletti...

Foto de GuarneriCirami Sogni Racconti.

 
 
 

Quando non c'è più la Speranza

Post n°1048 pubblicato il 16 Marzo 2016 da guarneri.cirami
 
Tag: Poesie

Quando non c’è più la speranza

è come abitare una casa vuota

priva di  finestre

da cui poter guardare lontano…

Come vivere prigioniero

tra mura altissime

senza un varco

da cui vedere il cielo…

E’ come se una notte scura

prendesse possesso per sempre

dei tuoi occhi e della tua anima

cancellando ogni forma

ogni colore del mondo

attorno a te

precipitando il tuo cuore

in un pozzo nero

senza fondo…

 

Solo se tu, mio sogno

venissi ad abitare la mia casa

i muri avrebbero finestre

ed in luogo del tetto

un cielo stellato

proteggerebbe i nostri sogni

palpitando sul tuo corpo

di sabbia dorata

mia regina…

Palpitando sulla segreta isola

del nostro amore…

Così che la luna ed il vento

porterebbero il mare

fino al nostro giaciglio

di fiori di zagara

e petali di rosa…

Così che noi saremo conchiglie

ognuno sul cuore dell’altro

come echi d’infinito…

 

Solo se tu, mio sogno

venissi ad abitare la mia casa

apparendo lì sulla soglia

all’improvviso

come un roveto ardente

a cacciar via lo scuro

ed il freddo di queste stanze vuote

io ti sentirei dentro

come la gioia dell’aurora

come il colore il profumo d’una rosa

come la voce il canto la risata

di Dio

a infrangere il silenzio

che ora attanaglia l’anima…

 

Tu, però, non verrai mai

mio amore…

Così che lo scuro regnerà sovrano

nel gelido cuore

della mia casa

ed il vecchio soffitto

dipinto

con le sue ninfe e i suoi dei

deriderà il mio giaciglio vuoto…

Così che i muri non avranno occhi

per guardare il cielo…

 

Alberto Guarneri Cirami

 

 
 
 

DIO HA I TUOI OCCHI

Post n°1047 pubblicato il 24 Dicembre 2015 da guarneri.cirami
 
Foto di guarneri.cirami

Dio non rispondeva ai miei messaggi, tanto che ad un certo punto dubitai della sua stessa esistenza. Ma nello stesso tempo nacque dentro di me un sogno...il sogno di abbattere quel muro che ci divideva. Poiché ero solo e non avevo abbastanza forza, con le mie mani nude riuscì solo ad aprire un varco in quella sacra cinta. Ma mi sentivo felice e pensai che, dopotutto, era stato Dio a mandarmi quel sogno, a darmi la forza necessaria ad aprire quel varco per guardare il cielo dall'altro lato e capire che non c’è niente di veramente diverso - uomini donne bambini con i nostri stessi sogni e sentimenti -, che sono le nostre barriere mentali, più che i muri di pietre e calce, a dividerci..Poi apparisti tu Aisha! E il mio cuore si riempi di musica coprendo il rumore della guerra...I tuoi occhi erano luminosi ed umidi. Credo che fosse quello lo sguardo di Dio...che fosse quello il modo in cui Dio mi sorrideva.
Adesso che ti conosco Aisha, non ho piú dubbi: é Dio a cantare con la tua voce...Dio a suonare con quelle mani, dove altre mani assassine hanno portato l'orrore e il silenzio. Le tue mani, Aisha, che ora si prendono la mia anima. Le tue mani e le tue labbra di rossa ciliegia, Aisha, che ora si prendono cura di ogni ferita del mio corpo e del mio cuore, mentre accarezzo i tuoi neri capelli rubandoli al vento...ed è come rubare e tenere con me le nuvole dorate o i voli di rondine sui giardini di Haifa....
Il tuo hijab é ora confuso col mio Kippar e col resto dei nostri indumenti, lì ai piedi del letto, in questo luogo segreto in cui nessuno di loro può trovarci.

Siamo nudi, ed io stringo tra le mie braccia la tua bellezza di rossa mela, come un dono divino che un angelo ha posato sul mio cuore dopo tanta amarezza e inquietudine. Tu così ti sei rilevata a me in questo Eden ritrovato, nel sublime mistero della prima volta del nostro amore. Amore è l'unico Dio che noi riconosciamo e che ci libera dal male, mentre tu ti posi come candida colomba sul mio petto ansimante. Noi siamo come un unico firmamento palpitante di stelle e di sogni su questa notte fredda e triste che stringe il cuore. Ed io voglio fare l'amore con te tutta la notte ,Aisha, e non voglio che tu esca a suonare, a costo di pagare anche una penale agli organizzatori del tuo concerto. Solo ieri sera ho rischiato di perderti per mano di un assassino, che si è messo a sparare in nome di Dio - lui che un Dio non ha - lì, in quel teatro dove ti esibivi tra tanti ragazzi, che cantavano insieme a te. E' stato un miracolo se quel folle non ti ha ucciso, mentre molti cadevano attorno a te colpiti a morte. Ma tu sei testarda e vuoi andare per portare un fiore ed una canzone laddove degli assassimi hanno portato la morte. "Non permetterò loro di fare un deserto delle nostre città, di toglierci la gioia di vivere...". Mentre ti vestivi pensai che Dio ti avesse salvata perchè tu continuassi a donare al mondo e al mio solitario essere la tua musica e il tuo amore...perchè io e il mondo non perdessimo mai la speranza e continuassero a fiorire le rose bianche (che tu ogni volta portavi sui luoghi degli eccidi) sulla terra bruciata dalle bombe.

Intanto lì fuori continuano a dare tanti nomi a Dio e in suo nome compiere azioni nobili o malvagie. ...ma Uno Solo, Saisha, é il nostro Dio, e adesso lo vedo in questo squarcio del muro che per troppo tempo ci ha diviso...e ha i tuoi occhi amore mio...

 
 
 

AMAMI

Post n°1046 pubblicato il 21 Novembre 2015 da guarneri.cirami
 
Tag: Poesie
Foto di guarneri.cirami

Amami

come ci ama la notte

quando in silenzio ci guarda

nudi ed innocenti

con le sue lune e le sue stelle…

Amami

come ci ama la notte

quando tenera

ci avvolge

con la sua bellezza

misteriosa e scura

tenendoci stretti

al suo cuore caldo

zampillante di sogni…

Amami…

non andar via…

custodisci il mio nome

in un sussurro di vento

tra le tue labbra di rosa

e il tuo cuore di uccello…

Amami

non andar via…

Io attenderò l’aurora

in un tuo sorriso…

Alberto Guarneri Cirami - I Versi Perduti

 
 
 
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