CUORE APERTO

Post N° 45


 Sulle rotte dell'essere    Cogliere come non si debba caricare di aspettative o di retrospettivequello che č il filo sottile degli eventi ( come siamo abituati con le congetturedella mente) in una forma dove tutto debba apparire sul piano della " spiegazione"e del timore di non " colpire il bersaglio" perchč la logica ci imprigioni con le deduzioniche rassicurino; č anche permettere a noi stessi di vivere le cose attimo per attimo,nel " qui ed ora" dove tutto č essenziiale e pregno di valore, dove tutto č capacitądi convolgimento totale senza remore, dove noi stessi siamo quel tutto che ci alimenta di significato. Rispetto al cammino che voglia cogliere una sorta di ascesadove un passo e concatenato all'altro, dove le orme incise siano il senso perchč la meta č dinnanzi a noi e ci si volta indietro per meglio alimentare aspiraziioni e magari orgoglio su quanto di nuovo si sia potuto apprendere; un camminodove senza retrospettiva o prospettiva futura, nell'eterno presente, il vero valore"č". Come a dire che non importa dove conduca la strada ma č la consapevolezza di essere quella strada, di scoperta e di vita nell'essere desti il senso di quell'istantee della sua Veritą. Essere pregni di Veritą non č essere superiori a nessuno,non si deve infatti cercare una sorta di potere o dominio in scala gerarchica su nessuno,quanto l'essere presenti a se stessi, al nascere, apparire e svanire di forme/pensiero e sopratutto del motivo del loro nascere, dalla fonte del nostro soffrire ( per attaccamento,aspettative, illusioni di Maya), liberarsi di queste " paranoie " č andare alla radice dei proprimeccanismi mentali, assumersene la piena responsabilitą ( piuttosto che rimandare o giustificarsi su esperienze vittimistiche del passato o dare responsabilitņ ad altri).Siamo noi e solo noi che progrediamo, cogliamo, raccogliamo e viviamo gli attimi,nella speranza di saperlo fare sempre meglio, nella speranza di assumerci responsabilitąper ogni nostro atteggiamento o scelta.Da ragazzina per me la parola " responsabilitą" era un peso, infatti č stato nell'ambito dell'educazione ricevuta che questa parola era usata ed abusata per condizionare ogni mio gesto,ogni mia scelta con la famosa spada di Damocle sul capo e metaforicamente era come essere davanti ad un bivio per ogni cosa che, spontaneamente avrei fatto ma, frenavo per valutare le eventuali conseguenze. Frutto di una pressione materna che avrebbe volentieri desiderato la " bambina" perfettada esibire e di cui essere orgogliosa. Inutile dire che gią di mio ero alquanto timida e timorosa di non ferire gli altri, con questo attegiamento legato al sentirsi responsabile sarebbe stato maggiormente una condizione di blocco o di " senso di colpa" se avessi desiderato qualcosa di opposto alle supposte aspettative genitoriali. Devo perņ dire che, oltre a permettermi di riflettere prima di agire,pur non perdendo la spontaneitą, con il tempo ho imparato a vedere oltre me stessa per comprenderecome altri avrebbero potuto vivere i miie atti, poi relativamente il " peso " delle responsabilitą il tempoha trasformato la mia ottica e seppure abbia poi sviluppato ( e in forma tenace) un mio carattereposso affermare che se in misura equilibrata si avesse contatto con l'atteggiamento riflessivo ( che esaltato sfocia in paranoia) spesso non si avrebbe modo di pentirsi di atteggiamenti o scelte avventati che possano in seguito alimentare sensi di colpa difficili da sgretolare.Chi proietta paranoie spesso blocca azioni o desideri che vede come nocivi e crede di sentire il giudizioronzare intorno, che altri non č che il proprio senso di colpa che come un'ombra insegue passo dopo passo. Nel campo della psicologia rappresenta il Super- Ego, le figura introiettate dei genitori che condizionanoe rendono " giudicante" ogni pensiero, spesso smontando il rispetto di sč.Questo č lontano dai criteri religiosi o spirituali ed anzi si dovrebbe analizzare con che atteggiamentosi confonda " religione" e regole morali con quella voce genitoriale troppo opprimente che spesso" mette in regola" e sminuisce il proprio rispetto di sč, spesso capita di sentirsi " buon figlio di Dio"se si č ligi alle regole ( direi rigidi nelle regole) dimenticando l'apertura del cuore.Ogni religione ( al di lą di quale fosse o chi la rappresenti) coduce al trovare e manifestare Amore.Cosa improbabile se si resta rigidi nelle regole della mente e delle paranoie dove il giudizio contro di sč o problemi non risolti corrispondono anche ad integralismo ed intolleranza perchč ci si confronta in forma sbagliata, si divide con il giudizio piuttosto che manifestare compassione ed amore ( anche per se stessi).Ecco che, nella prospettiva di un cammino interiore sarebbe utile cogliere che " vivere l'attimo" č anche allontanamento delle " colonne di Ercole" da attraversare per giungere lontano, sulla rotta della liberazione. Tali colonne sono il passato ( ormai vissuto ) che ci pesa addosso per le scelte,i giudizi, i rimpianti e i rimorsi, zavorra per non vivere attimi nuovi e diversi che si respiranoinstante dopo istante.Il passato e il macigno che portiamo sulle spalle e potremmo lasciare al bordo della strada prima di proseguire.L'altra colonna č il futuro; non sappiamo nulla di esso eppure congetturiamo, temiamo, ci fasciamo la testa.Non pensare al futuro non significa essere nella totale incoscienza e senza un briciolo di previdenza.Non significa "Quant' č bella giovinezza che si fugge tuttavia ! Chi vuol esser lieto, sia: di doman non c č certezza." sulle orme di Lorenzo il Magnifico" significa semplicemente  il  vivere le cose per come esattamente sono al momento, senza farne spauracchi ed ombreche non ci sono. Ecco che in quest'ottica le paranoie o ombre si possono allontanare con la luce del nostro saper discernere ed osservare, non con la " mente che mente" ma attraverso il cuore che legge oltre le apparenze e vive dell'attimo e delle sue emozioni. Se volessimo cogliere quale degli emisferi cerebrali venisse risvegliato o coinvolto troveremmo ampia partecipazione dell'emisfero destro. Ma il raggiungimento del ponte e contatto dei due emisferi tra mente razionale e emozionale sarebbe il perfetto equlibrio e il bagaglio per condividere e camminare sulle rotte dell'essere.Un abbraccio