...di me...

Post N° 636


La febbre mi rende languida…S’impone alla mia struttura come vento controcorrente…Rifletto e solletico i miei occhi che stanotte brillano di luce propria…E’ seducente guardarmi armeggiare con il mio dentro alla ricerca del bene e del giusto…Del male e dello sbaglio…Ambivalenze arbitrarie…E sfumo come la nebbia al sorgere del sole…La febbre mi rende opaca…Espressioni sofferte della mia indole ribelle ed egoistica…Si…sono ernegicamente egoista e pretenziosa…Tocco picchi di autolesionismo che nessuno ha mai minimamente pensato…Sfioro l’indisponenza e bramo irritabilità…Percorro tratti che mi portino a risultare insopportabile e stancante…come immagini viste e riviste sullo stesso schermo…Come la solita minestra…riscaldata…giusto per dare maggior spessore a questa necessità…Sfoglio e scruto le pagine della mia vita nonostante le sappia ormai a memoria…Alla ricerca di quel qualcosa che non ho…Cammino su lastre di ghiaccio cercando la crepa per sprofondare…Poi chiudo gli occhi respirando aria avvelenata ma confortante come lenzuola di seta…Mi ci aggroviglio dentro…abbracciando i fiori in rilievo…Le cicatrici della mia anima…Ho un’anima?Che cos’è l’anima?E’ forse quella sospensione temporale che perdura nel tempo?E’ forse il grillo parlante che Pinocchio mi ha prestato?E’ forse l’enfasi e l’essenza spinosa di un viaggio senza fine?Ho aperto una finestra…Vi ho visto…attraverso…una luna come luce accesa…Una luna che grondava bagliori come sangue onesto…Ho tremato…Ho tremato per un attimo insieme al mondo…Mi sono osservata…riflessa come se fosse la prima volta…Ho toccato capelli…occhi…naso e bocca…Tutto…Mi sono avvicinata con cautela a me stessa…per paura di sorprendermi e di farmi alzare muri e ostacoli di percorso...Non sono fredda...Non sono seduta su quella sedia...Siedi…Siedi su quella sedia…Ti parlerò all’orecchio…restando nell’ombra in cui mi sento relegata…Girando intorno al tuo corpo e donandoti sempre la sensazione di essere ovunque…Potrei anche offrirti una birra…Potrei anche intavolare un discorso banale e scontato…un discorso da cortile…In pochi sanno leggermi…ma non importa…I miei caratteri sono linee confuse e disarticolate…Grossolani e approssimativi…Sono ombre accecanti che passano chine portando sulle spalle carichi…Non ho terra sotto ai piedi e baratterei volentieri qualsiasi cosa per un lenzuolo di strada sterrata da calpestare con tutti i riguardi che le cose incontaminate mi suscitano…Ti racconterei…piano piano…i dettagli che ti sono sfuggiti…se solo avvertissi la tua attenzione…Amo la mia storia…come amo la tua…Un giorno la racconterò ai figli dei miei figli…Perché è vero che la vita è breve e fragile…ma è altrettanto vero che la dignità e il coraggio le conferiscono una vitalità tale da farmi sopportare i suoi inganni e le sue sventure…