C’era una volta una bambina. Era una bambina strana, molto chiusa e sensibile. I suoi genitori non andavano d’accordo e spesso non aveva amici con i quali confidarsi. Cosi' viveva in un mondo tutto suo fatto di racconti.La bambina crebbe e imparo' tante cose, tra le quali l’amore. Non lo aveva mai conosciuto prima , se non nel suo mondo privato, dove nessuno poteva entrare tranne i principi azzurri dei suoi racconti, e ne fu folgorata. Scopri' che amando poteva sentirsi viva e felice come quando si rinchiudeva nel suo piccolo mondo. Scopri' che quando l’amore la colpiva, darsi era l’unica cosa che la rendeva felice. Questo suo darsi pero' era molto pericoloso, perche' nella vita reale non c’erano solo principi azzurri. La paura non le aveva mai impedito di provare la perfezione dell’amore, da esso non riusciva a difendersi, non poteva sottrarsi. Molte persone si sentivano soffocare da questo troppo amore, infatti qualcuna delle persone che le stava vicina era fuggita, o aveva capito di avere avuto il suo cuore solo nel momento in cui lo aveva perso. Ma lei proseguiva ad amare, convinta che fosse l’unica cosa bella e giusta in un mondo che di bello e di giusto aveva molto poco. Amare le permetteva di vivere felice, ma provo' l’amore vero solo con due uomini. Uno era il primo amore, dolce, eterno, ma in fondo sbagliato e finito male. Non rimpiangeva dentro di se del sentimento che aveva versato in quel rapporto. Egoisticamente quel sentimento, che lei riversava senza esserne a sua volta ricoperta, era la sua motivazione alla vita. Poi un altro uomo entro' nei suoi giorni. L’uomo piu' sbagliato e piu' giusto, la persona meno adatta a cio' che fino ad allora era stato il suo concetto di storia d’amore. Se prima sognava una famiglia, una casa, invecchiare con a fianco qualcuno, ora sognava solo lui, indistintamente e senza limitazioni. Lui era l’uomo venuto dal suo mondo fantastico per comunicarle che non era sola, per dirle che non avrebbe piu' dovuto separare i suoi sogni dalla realta'. Mettendoli in camere stagne di modo che non si confondessero. Era la persona con la quale poteva parlare senza usare parole, e baciare senza che le labbra si toccassero. Era la sua stessa anima, anche se lui non avrebbe voluto ricoprire questo ruolo. Non lo avrebbe voluto perché temeva di non meritare tutto quello che lei gli avrebbe voluto donare. Cosi' un giorno la ragazza, ormai cresciuta, disse all’uomo:"L’amore non va meritato, non va organizzato, non va disperso o esaminato. L’amore va provato, e ci vuole coraggio per farlo, ma l’amore riesce a darti tanto che il solo provarlo puo' bastare per tutta una vita. Io non sto sprecando amore con te, io sto coltivando la mia vita. Anche se non esiste un futuro a cui io possa guardare per sognare….io non ho bisogno del futuro, io ho il presente, e finche' ci sara' il presente e ci sarai tu io potro' amare e gioire della mia vita. Cosa importa se potremo camminare insieme lungo le strade di paese e baciarci come se nulla fosse, o se dovremo fare i conti con la nostra esistenza troppe volte per poter concederci il lusso di provare, quello che conta e' che l’amore che provo non scemera' perche non mi puoi dare quello che pensi mi serva, non svanira' nell’aria inondato dalla noia e dalla quotidianita', non sara' deluso dalle cose che farai e dirai, anche se lo feriranno. Non devi averne paura, io vedo il baratro, ma anche se piangendo, non posso che andare avanti verso di esso, perche' alla fine, se cadro' potro' dire di aver camminato, e vissuto, e amato, e gioito"L’uomo la guardo' sentendosi felice di essersi liberato da quel peso, ma lei dentro di se si dispiacque, perche' si era comportata da egoista. Non gli aveva detto che tutto l’amore che lei gli dava era nulla in confronto a quello che riceveva, alle parole dolci, alle carezze immaginate, alla premura sincera che l’uomo metteva nel non volerla ferire. E soprattutto alla possibilita' che le dava di poter uscire dal piccolo mondo tutto suo senza sentirsi mai sola. Questo era cio' che lei traeva dall’amarlo, questo cio' che lei non poteva mai ripagare e non avrebbe mai potuto, perche' era cosi' importante, cosi' essenziale per la sua esistenza che non averlo avrebbe significato morire ogni giorno un po’ di più.
C'era una volta...
C’era una volta una bambina. Era una bambina strana, molto chiusa e sensibile. I suoi genitori non andavano d’accordo e spesso non aveva amici con i quali confidarsi. Cosi' viveva in un mondo tutto suo fatto di racconti.La bambina crebbe e imparo' tante cose, tra le quali l’amore. Non lo aveva mai conosciuto prima , se non nel suo mondo privato, dove nessuno poteva entrare tranne i principi azzurri dei suoi racconti, e ne fu folgorata. Scopri' che amando poteva sentirsi viva e felice come quando si rinchiudeva nel suo piccolo mondo. Scopri' che quando l’amore la colpiva, darsi era l’unica cosa che la rendeva felice. Questo suo darsi pero' era molto pericoloso, perche' nella vita reale non c’erano solo principi azzurri. La paura non le aveva mai impedito di provare la perfezione dell’amore, da esso non riusciva a difendersi, non poteva sottrarsi. Molte persone si sentivano soffocare da questo troppo amore, infatti qualcuna delle persone che le stava vicina era fuggita, o aveva capito di avere avuto il suo cuore solo nel momento in cui lo aveva perso. Ma lei proseguiva ad amare, convinta che fosse l’unica cosa bella e giusta in un mondo che di bello e di giusto aveva molto poco. Amare le permetteva di vivere felice, ma provo' l’amore vero solo con due uomini. Uno era il primo amore, dolce, eterno, ma in fondo sbagliato e finito male. Non rimpiangeva dentro di se del sentimento che aveva versato in quel rapporto. Egoisticamente quel sentimento, che lei riversava senza esserne a sua volta ricoperta, era la sua motivazione alla vita. Poi un altro uomo entro' nei suoi giorni. L’uomo piu' sbagliato e piu' giusto, la persona meno adatta a cio' che fino ad allora era stato il suo concetto di storia d’amore. Se prima sognava una famiglia, una casa, invecchiare con a fianco qualcuno, ora sognava solo lui, indistintamente e senza limitazioni. Lui era l’uomo venuto dal suo mondo fantastico per comunicarle che non era sola, per dirle che non avrebbe piu' dovuto separare i suoi sogni dalla realta'. Mettendoli in camere stagne di modo che non si confondessero. Era la persona con la quale poteva parlare senza usare parole, e baciare senza che le labbra si toccassero. Era la sua stessa anima, anche se lui non avrebbe voluto ricoprire questo ruolo. Non lo avrebbe voluto perché temeva di non meritare tutto quello che lei gli avrebbe voluto donare. Cosi' un giorno la ragazza, ormai cresciuta, disse all’uomo:"L’amore non va meritato, non va organizzato, non va disperso o esaminato. L’amore va provato, e ci vuole coraggio per farlo, ma l’amore riesce a darti tanto che il solo provarlo puo' bastare per tutta una vita. Io non sto sprecando amore con te, io sto coltivando la mia vita. Anche se non esiste un futuro a cui io possa guardare per sognare….io non ho bisogno del futuro, io ho il presente, e finche' ci sara' il presente e ci sarai tu io potro' amare e gioire della mia vita. Cosa importa se potremo camminare insieme lungo le strade di paese e baciarci come se nulla fosse, o se dovremo fare i conti con la nostra esistenza troppe volte per poter concederci il lusso di provare, quello che conta e' che l’amore che provo non scemera' perche non mi puoi dare quello che pensi mi serva, non svanira' nell’aria inondato dalla noia e dalla quotidianita', non sara' deluso dalle cose che farai e dirai, anche se lo feriranno. Non devi averne paura, io vedo il baratro, ma anche se piangendo, non posso che andare avanti verso di esso, perche' alla fine, se cadro' potro' dire di aver camminato, e vissuto, e amato, e gioito"L’uomo la guardo' sentendosi felice di essersi liberato da quel peso, ma lei dentro di se si dispiacque, perche' si era comportata da egoista. Non gli aveva detto che tutto l’amore che lei gli dava era nulla in confronto a quello che riceveva, alle parole dolci, alle carezze immaginate, alla premura sincera che l’uomo metteva nel non volerla ferire. E soprattutto alla possibilita' che le dava di poter uscire dal piccolo mondo tutto suo senza sentirsi mai sola. Questo era cio' che lei traeva dall’amarlo, questo cio' che lei non poteva mai ripagare e non avrebbe mai potuto, perche' era cosi' importante, cosi' essenziale per la sua esistenza che non averlo avrebbe significato morire ogni giorno un po’ di più.