Alla sera

Il compleanno


Tra qualche mese sara’ il mio compleanno…strano pensiero visto che mancano molti giorni e non so perche’ ci penso.Ricordo ancora lo scorso anno…chiudo gli occhi e mi ritrovo li’ ....Il tempo è decisamente orribile. Dense nubi nerastre si addossano al promontorio, mentre di lontano luci saettanti testimoniano l’approssimarsi di un temporale. Il costone di roccia è sferzato da un vento forte e tiepido, proveniente dal mare, ricco di salsedine e di elettricità. Sono seduto abbandonato sulla panchina di roccia. Sto rannicchiato e immerso nelle mie tristezze. È un giorno come un altro, anche se è il mio compleanno…Ho spento il cellulare, ho chiuso fuori il mondo. Voglio stare solo con me. Nessuno verra’ a portarmi un po’ di calore nell’anima.Quanto vorrei qualcuno qui’ con me! Non è una questione di solitudine. La solitudine la posso affrontare, in fondo mi piace sentirmi un briciolino di sabbia in una marea di granelli sconosciuti. La mia felpa larga e i jeans strappati sono la mia armatura per affrontare questi momenti. "Non ho bisogno di nessuno" dice la mia anima, ma il cuore la pensa diversamente. Nelle mani ho due oggetti a me molto familiari: una sigaretta che finisco a fatica, e una bottiglia di birra che invece scende come l’acqua. Entrambe sono le numero tre della serata. Nel silenzio della notte che cade come neve su una serata dolorosa, a placarne le speranze, le aspettative, a sedarne le delusioni, il motivo di una canzone molto triste mi gira in testa. Non fa male e non fa bene, culla i pensieri in quel limbo inanimato sospeso nel tempo e nello spazio che è la mia mente stasera. Scendo di lì. Sono almeno due ore che sto sul promontorio, sono infreddolito, stanco, decisamente disilluso. Tra poco mi attenderà un letto caldo, lenzuola di cotone e un sonno agitato, nonché la voglia di dormire in fretta, perché domani non sarà più il mio giorno, e non mi sentirò più male perché come sempre è passato inosservato a tutti, persino a me. Ma ancora un momento, pochi istanti ad esistere lungo quelle strade, a fare ciò che avrei fatto forse se con me ci fosse stato qualcuno. Il lungomare è deserto, silente come un cimitero e sferzato dagli spruzzi provenienti dal mare. Lo percorro tutto, e giungo ai piedi della rocca. Salgo il sentiero di gradini in pietra che porta fino in cima. "Pochi minuti ancora, e ne varrà la pena.::" le avrei detto.La scaletta di ferro arrugginito porta fin su. All’ultimo gradino, mettendole una mano sugli occhi e prendendola per mano, l’avrei tirata verso il davanzale della torre,"Non guardare eh?" mi sarei assicurato che lei non sbirciasse oltre, poi mi sarei seduto sul muro di mattoni di modo da guardarla dritto negli occhi chiusi. L’ avrei baciata penso, gustandomi finalmente quell’attimo immerso nel silenzio e nella bellezza di quella vista mozzafiato. Poi avrei tolto la mia mano dal suo viso e gli avrei fatto aprire gli occhi dicendole"Angelo mio, benvenuta in paradiso…".La frase si perde nel vento, mentre il sorriso che per un attimo sfiora le mie labbra si ricuce in volto e gli occhi si abbassano su una fantasia ormai giunta al temibile finale.Ripercorro la strada a ritroso, scendendo i gradini con il passo pesante, ho fretta di andare via, ho fretta di dimenticarmi di averci sperato almeno per un po’. Poche macchine passano ancora per la piccola strada che attraversa il paese. Io con le mani in tasca le sento sfrecciarmi a fianco, insieme alle note frettolose di una qualche canzone disco che esce dai loro altoparlanti...e la mia mente balla...balla con le lacrime agli occhi...Quest’anno sara’ diverso, non saro’ su quel promontorio e il panorama intorno a me perdera’ qualsiasi significato.