Alla sera

Il viaggio


"I sogni sono desideri" mi ha detto Lei una volta "E’ grave perche’ ora inizio anche a sognarti"Come la capisco.Lei e’ presente in me in ogni azione che svolgo durante il giorno, mi tiene compagnia con il suo sorriso e il suo sguardo facendomi dimenticare la mia cronica solitudine, Lei mi accompagna durante le mie lunghe notti insonni sotto forma di sogno o di ricordo. Ricordo quando la vidi per la seconda volta.Ero ancora un bambino , forse avevo poco piu’ di quindici anni e il mondo mi appariva come uno splendido scenario dove poter recitare le mie battute davanti ad un pubblico entusiasta.Lei era li’ sopra la scala ad attendere il momento opportuno per entrare in scena.Era la sua festa di compleanno e tra poco il padre l’avrebbe presa sottobraccio e l’avrebbe accompagnata giu’ lungo la scalinata in marmo. Ad attenderla, nel salone addobbato in modo sobrio ma elegante, una moltitudine di ospiti pronti ad invitarla per un ballo e a congratularsi del suo ingresso nella societa’ .Era splendida nel suo vestito azzurro.Un corpetto stretto stretto intorno al busto che si apriva all’altezza dei fianchi in un’ampia gonna ricca di pieghe e sbalzi."Come fara’ a respirare" pensai non accorgendomi che nella realta’ ero io ad essere rimasto in apnea mentre la osservavo.Indossava un paio di guanti lunghi dello stesso tessuto e colore del vestito e uno scialle di una tonalita’ un poco piu’ scura a coprire le spalle. Erano i primi giorni di primavera ma l’inverno non si era ancora convinto a cambiare aria.C’era freddo , dovetti combattere piu’ volte con la condensa del mio respiro che si accumulava sul vetro da cui ammiravo la scena, ma dentro di me si stava facendo largo uno strano tepore a cui non riuscivo a dare spiegazione.Adesso, dopo parecchi anni, sorrido e comprendo cosa mi stava succedendo quella sera…era la stessa sensazione che avevo provato qualche anno prima quando l’avevo ammirata mentre giocava con le lucertole in quel giardino.Persi il mio sguardo nei suoi occhi, mi tuffai in un mare di riccioli rossi raccolti in alto in un’acconciatura ben elaborata e poi la vidi svanire tra la folla.Restai li’ ancora qualche istante nella speranza di scorgerla e ammirarla un’ultima volta prima di andare via.All’alba infatti sarei partito nuovamente con la mia famiglia.Questa volta saremo andati in America, laggiu’ oltre l’oceano a tentare la sorte perche’ laggiu’ si diventava ricchi, si viveva felici e spensierati e il cielo era dipinto di un altro colore…Affidai un addio alla musica dell’orchestra, sperando che fosse udito, e corsi via piu’ velocemente possibile da quella casa per seminare i ricordi che mi avrebbero fatto stare male.Nella fretta dimenticai di portarmi via il pezzo di cuore che avevo gettato dentro a quel salone… La nave solcava il mare in tempesta. Onde alte almeno dieci metri la sollevavano per poi sbatterla di nuovo giù in un’altalena che mandava in frantumi la pazienza di tutti. Da nove giorni in mare, da nove giorni in balia del vento e delle piogge torrenziali.Rimanere sul ponte risultava impossibile per i violenti schiaffi dell’acqua salmastre sollevata dalla carena. Un marinaio si arrampico’ lungo il corridoio fino alla mia cuccetta. Il brodo caldo che teneva nella scodella sembrava traboccare ogni qualvolta quella simpatica figura cercava di assecondare rollio e beccheggio. Io ero ancora lì, seduto alla mia scrivania, in realtà solo poche assi inchiodate in posizione orizzontale ma la mia mente era altrove. Il vecchio lupo di mare mi parlo’, cerco’ di farmi mangiare. "Sono giorni che non tocchi cibo!" mi disse con voce rauca e profonda quasi fosse preoccupato delle mie condizioni di salute.Avevo ancora un buon colorito e uno sguardo lucido, non sembravo risentire del mare in burrasca o della stanchezza.Stavo bene."Adesso non mi va…" risposi in tono secco Quando usci’ dalla piccola stanza mi rituffai nei miei sogni, ignorando il pasto magro consegnatomi con tanta cura come ogni sera. Ripensai a Lei.In realta’ stavo male, avvertivo un dolore allo stomaco come se indossassi un’incudine invece che una camicia, forte, intenso e persistente.Non ero un medico, non lo sono nemmeno ora, ma chiamai questa mia malattia "mal d’anima".L’avevo definito "un disturbo incurabile che ti accompagna per sempre e ti consuma fino alla fine" e non mi ero sbagliato perche’ mai ebbi amico piu’ fidato e vicino .Ripercorsi con lo sguardo mille volte i gradini in marmo bianco di quella casa alla ricerca di una sagoma azzurra per poi rifarlo altre mille volte e infine pregai.Non sono stato un buon cristiano nella mia vita, dovessi ricevere il sacramento della confessione in questo momento penso che direi "nella mia lunga vita ho fatto di tutto tranne che uccidere e rubare" e aspetterei l’assoluzione. Il numero di volte che sono entrato in chiesa sta comodamente sulle mie mani.Eppure credo in un Dio cosi’ come credo nella magia,come credo nei sogni, come credo nell’amore. Gli avro’ rivolto in tutto tre o quattro preghiere, forse per orgoglio…quella sera fu una di quelle."Ho seguito la mia famiglia in questa nuova avventura. Ho abbandonato un luogo popolato di persone care. Eppure so che così doveva essere. Ho fatto quel che andava fatto. Non posso smettere di pensare a lei, ai suoi occhi tristi e sorridenti al tempo stesso.Ti prego proteggila e assicurale un po’ di serenità almeno fino a quando non faro’ ritorno nella mia terra e mi prendero’ cura io di lei"A volte le preghiere non vengono ascoltate e i sogni si tramutano in incubi...altre volte invece le richieste sono esaudite e i sogni diventano realta'...