Alla sera

Sconfitte


Si chiude alle spalle la porta dell’ufficio mentre gli ultimi raggi di sole salutano il giorno che e’ stato.Sorride.Sorride soddisfatto come da tempo non fa.Ha appena controllato dal suo pc i report relativi all’andamento dello Stabilimento e finalmente i suoi occhi hanno incontrato i numeri che si era prefissato di vedere.Ricorda lo sguardo sbigottito del consiglio di amministrazione quando aveva discusso gli obiettivi industriali per l’anno in corso.Lo avevano preso per pazzo quando aveva fissato alcuni parametri al 100%.Alcuni avevano addirittura riso sotto i baffi credendo di avere davanti un povero idealista, un illuso.Con spocchioso accento francese gli avevano detto”per noi l’eccellenza sarebbe il 98%.Non pensiamo sia realizzabile un risultato migliore””io non mi pongo mai limiti inferiori…non mi limito gia’ in partenza perche’ mi accontenterei” aveva rispostoEra il suo credo.Quante volte aveva discusso in merito a questa sua convinzione, quante volte aveva dovuto spiegare la differenza sostanziale che esiste tra il dire,prima di sostenere un esame universitario, mi va bene prendere da diciotto in su oppure dire da trenta in giu’, quante volte non era stato capito e tacciato di arroganza,di estrema sicurezza, di smisurata fiducia nei propri mezzi, di fanatico egocentrismo.Si era dato una scadenza…il trenta giugno…qualche giorno di ritardo ma alla fine c’era riuscito.Sapeva di riuscirci.Dal primo momento che era giunto in quella societa’ aveva identificato quali erano i problemi e come poterli risolvere.Aveva solo bisogno di tempo perche’ le rivoluzioni non portano a niente se non paura del cambiamento e diffidenza verso il nuovo regime.Era entrato in punta di piedi, aveva osservato con attenzione, aveva lasciato che gli altri gestissero l’impianto come avevano sempre fatto per poi concordare con loro tutte le modifiche che aveva in testa…una alla volta…una dietro l’altra…lentamente quasi senza che si accorgessero del cambiamento in corso.E’ contento per i suoi colleghi…l’ha fatto per loro.In fondo l’ha fatto anche per se stesso.Quando si era trasferito li’ voleva solo dimostrare a se stesso di essere un uomo capace di farsi amare e amare. Non poteva permettersi un altro fallimento,un'altra sconfitta.Sorride…il suo compito e’ finito…non ha piu’ senso stare li’…un’altra sfida lo attende anche se non deve piu’ dimostrarsi nulla …sa di essere un buon manager.Un suo caro amico gli dice sempre”ognuno nella vita ha un ruolo ben definito, e’ come se lo avesse impresso nel suo dna…c’e’ chi nasce per amare, chi invece nasce per lavorare”A volte vorrebbe non essere mai nato.