La sveglia inizio’ a suonare allegra e vivace come fosse mattina.Dispettosa…provava un immenso piacere a rilasciare nell’aria silenziosa della stanza il suo fastidioso ronzio; egoista e narcisista come una bella donna…era felice nel sapere che ben presto al suo fianco ci sarebbe stata un’altra persona a condividere con lei il lento trascorrere del tempo.Si ritrovo’ in un attimo ai piedi del letto,gli occhi ancora chiusi nell’illusione di prolungare il riposo, gli abiti sembravano entrare senza fatica, le mani conoscevano ogni mossa da compiere, ogni capo da indossare, gesti meccanici, dettati dal subconscio geneticamente predisposto all’abitudine.Durante la notte, l'insonnia lo perseguitava, lunghe e buie ore a rigirarsi nel letto, cercando di scacciare angosce e ricordi vestiti da incubi, poi finalmente mentre il sole iniziava a fare capolino oltre l’orizzonte e la citta’, tra sbadigli di motori di automobili in coda e urla di clacson impazziti, riprendeva lentamente a vivere,lui riusciva a trovare la pace e ad addormentarsi.Sfasato rispetto alla realta’ come se la sua stanza, vittima di uno strano sortilegio o incantesimo, fosse posizionata in un’altra zona del mondo con un fuso orario completamente differente. Ma per lui non era un problema, per lui non esistevano luce e buio, per lui non c’erano distinzioni tra giorno e notte, per lui tutte le ore erano democraticamente uguali.C’erano quelle che passavano piu’ velocemente e quelle che invece sembravano interminabili, quelle che lo facevano essere allegro e quelle che rendevano ancora piu’ nero il buio di fronte a lui ma alla fine tutte non erano altro che sessanta inutili minuti da far trascorrere. Percorse alcuni passi insicuri per poi sedersi sulla poltrona imbottita di velluto azzurro posta innanzi al piccolo scrittoio in legno antico.Era la sua postazione, il ciglio sull’abisso dell’incertezza da cui spiccare il volo, da cui partire per smarrirsi o ritrovarsi. Era il luogo dove ritrovava la sua pace interiore, lì si sentiva se stesso, indigeno tra quelle mura rese opache da anni di ricerca dell'oltre.Incontro’ con i polpastrelli la liscia porcellana di una tazza e ceno’ con caffe’ freddo e malessere, un malessere che puntuale si ripresentava ogni giornata come un’ombra fastidiosa ed insistente.Aveva provato in passato a scacciarlo quasi fosse un insetto da colpire con il dorso della mano ma alla fine si era cosi’ abituato a quel ronzio che piu’ nemmeno ci faceva caso. Apri’ leggermente la finestra e invito’ il mondo nella sua stanza.Un vento frizzante gli fece visita portando alle sue narici il piacevole profumo della notte.Chiuse gli occhi e si lascio’ trasportare dall’immaginazione. Tocco’ ad uno ad uno tetti rossi delle case che si estendevano fino alle colline quasi fossero tessere di un puzzle da completare,sbircio’ furtivo dentro alle finestre illuminate,assaporo’ il suo delicato profumo e scopri’ che lei era li’, come ogni sera intenta a donargli uno spettacolo per sentirsi sua.Respiri sempre piu’ affannosi…fruscii di mani su delicati tessuti.Odore di sesso mescolato al fumo del tabacco della sua sigarettaAttraverso la propria mente riusci’ a osservare cio’ che i suoi occhi non potevano vedere e forse anche di piu’.Cieco dalla nascita aveva imparato ad acuire i suoi sensi, a espanderli in modo cosi’ incredibile che chi gli stava vicino a volte nutriva il dubbio che il suo grave handicap non fosse vero.Lui vedeva in lei cose che gli altri non riuscivano a vedere come se fosse dotato di una vista interiore, di un sesto senso naturale che lo aiutasse a comprendere meglio cio’ o chi aveva di fronte.Riusciva a comprendere il suo stato d’animo da una pausa, da un sospiro, dal frusciare dei vestiti.Quella sera respirava il suo desiderio…il suo stesso desiderio e lei lo sapeva...Il giorno successivo lei avrebbe preso il suo cuore tra le mani, si sarebbe fatta coraggio e gli avrebbe confidato quello che sentiva per lui.Avrebbe voluto ringraziarlo per tutto quello che lui, magari inconsciamente, le stava offrendo in modo gratuito."Riesci a leggere nella mia anima come nessuno mai.E’ come se avessi un radar dentro al tuo cervello con cui tieni sotto controllo ogni mia emozione.Penso tu sia una persona straordinaria…ritengo che tu sia unico ed e’ per questo che adoro mettermi nuda davanti a te" gli avrebbe confidato arrossendo come una liceale di fronte alla prima dichiarazione d’amore ricevuta."Non posso fare altro se non guardarti attraverso le parole e i silenzi.Non sono speciale…sono solo cieco" avrebbe risposto con il solito cinismo per poi rimanere con gli occhi fissi verso un non precisato punto in attesa che lei andasse via.E cosi’ avrebbe fatto, si sarebbe allontanata nel silenzio di quello sguardo vitreo senza dire una parola, non ci sarebbe stato bisogno di aggiungere nulla, in cuor suo sarebbe stata sicura che lui stava osservando la sua delusione dipinta sull’anima.Si era illusa che qualcuno la potesse guardare in quel modo, con quella profondita’ e intensita’ che sembrano bucarti l’anima .Qualche settimana dopo ritrovo’ nella cassetta delle lettere una pergamena bianca arrotolata con un enorme fiocco azzurro.Il cuore accellero’ dall’emozione non appena i suoi occhi incrociarono una poesia scritta con un brillante inchiostro giallo.IL SOLEIo sono la luce...il calorenon sono specialeInvece voi...voi che divorate la nottevoi che inseguite il misterovoi che celebrate l'ambiguovoi che vi fate sedurre dalle passioni...tentare dai sensiNon vi siete mai chiesti...se io abbia un desiderio?...Vorrei vivere una notte...anche una sola!Non ho mai visto in vita mia un colore...so che il sole e' giallo ma non ho idea di cosa voglia dire...ma non per questo non sono in grado di sentire il suo tepore su di me quando mi racconta i suoi pensieri,i suoi dolori ,le sue invidie e le sue gioie e immaginare quanto possa essere bello guardarlo.Si era sbagliata forse qualcuno era in grado di fare quello che aveva sempre desiderato...di guardarla con occhi diversi.