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« Miracle drugBuio »

L'isola che forse c'e'

Post n°381 pubblicato il 24 Luglio 2007 da mestesso69
 

La sala di lettura era immersa nel caldo sole di luglio. Il ruscello a valle gorgogliava facendosi udire appena, accompagnato in una melodia suadente dal fruscio delle piante accarezzate dal vento pungente. Concentrata sull’ultima pagina di un volume dalla copertina lisa, la ragazza con gli occhiali non si era accorta di quel’improvviso visitatore alle sue spalle...non si era accorta di me. Fui costretto a schiarirmi la voce, per dare un cenno della mia presenza e riscuoterla dalla lettura."Mi hanno detto che devo rivolgermi a lei per avere una stanza" le chiesi poi indicando con il pollice l’atrio alle sue spalle.
Lei mi precedette lungo il corridoio, risalendo sino ad una porta in noce massiccio che fu aperta col rumoreggiare della vecchia serratura. Mi mostro' la stanza, con l’anticamera spaziosa, ornata sul soffitto da splendidi affreschi, e la stanza ammobiliata con modestia e semplicita'. Lascio' poi la chiave posata sul tavolino in anticamera, e si richiuse l’uscio alle spalle abbandonandomi ai miei pensieri. Ero di nuovo ospite del monastero, di quel monastero che cosi’ tante volte mi aveva visto protagonista.Quasi un gesto rituale, addirittura propiziatorio, una necessita’ di recarmi in quelle stanze dove il silenzio regnava sovrano per trovare un po’ di ordine dentro di me.
Migliaia di pensieri disordinati nella mente a focillare la rivolta dei dubbi e delle paure dovevano essere analizzati, catalogati e infine esorcizzati.Ogni anno cosi’ decidevo di prenotare una stanza in quel luogo per fare pace con il mio io.
Quando raggiunsi la piccola stanzetta in cima alle scale nella quale era stato alloggiato, mi accorsi che l’intelaiatura della finestra disegnava con la sua ombra strani schemi geometrici contro il muro, mentre lame di luce sottili e d’una speciale intensita' colpivano la abat-jour rifrangendosi poi tutte intorno. Giocai con quelle ombre come un bambino di fronte a fiocchi di neve che cadono soffici dal cielo.Poi accostai la tenda, mi accomodai sul letto,imbracciai il mio portatile, che si accese con un prolungato beep e ad esso collegai il mio cervello.
Una serie interminabile di files iniziarono a fluire in modo casuale verso il processore…sensazioni, emozioni e pensieri che si scomponevano decodificandosi in bites per poi ricomporsi in un perfetto concetto cristallino.
Tra essi riconobbi i momenti felici quando avevo osservato un mio progetto su carta prendere vita nella realta’, i momenti di soddisfazione quando dopo un mio intervento l’impianto in avaria era ripartito nel modo corretto, i momenti difficili delle litigate nelle riunioni con i colleghi, i momenti di solitudine condivisi con le fredde stanze di hotel dispersi ai quattro lati del mondo…
Osservai passare altre immagini dolorose….la fine di un qualcosa mai iniziato…la consapevolezza di un qualcosa sempre immaginato…per poi finalmente incontrare i piacevoli ricordi che riguardavano Lei.
Un fiume in piena, esondante e travolgente nella sua folle corsa verso la foce, che trasportava con se una serie interminabile di particolari, ognuno cosi’ bello, ognuno cosi’ caldo, ognuno cosi’ confortevole.
Ripercorsi i momenti del nostro incontro casuale e del nostro primo bacio che aveva sancito quel legame che ci aveva tenuti inconsapevolmente uniti in tutti quegli anni che eravano stati separati.
Avevamo percorso strade divergenti che ci avevano portato in luoghi cosi’ distanti tra loro ma nelle nostre anime ci eravamo sempre cercati, fortemente convinti di essere fatti uno per l’altro.
Due aquiloni con i fili intrecciati tra loro, due angeli con un’ala a testa, due stranieri in un luogo ostile….due persone che solamente unite avrebbero potuto affrontare la vita.
Contemplai le rare occasioni in cui, esuli clandestini, eravamo stati insieme per poi fare ritorno alle nostre vite.
Infine salvai tutto in una directory a forma di cuore sul desktop.
Non appena sul video a cristalli liquidi del pc apparve la scritta DOWNLOAD COMPLETED iniziai a cancellare ogni file che riguardasse lei dall’hard disk.
Con quel gesto non volevo dimenticare il mio passato, non volevo rinnegare quello che avevo fatto o che ero stato ma solamente lasciarmelo definitivamente alle spalle per dedicarmi al presente e al futuro.
Niente altro aveva senso allora, niente altro aveva importanza…Guardai quell’icona azzurra a forma di cuore sul monitor del pc e sorrisi respirando a pieni polmoni una inconsueta aria piena di serenita’ e pace.
"Il primo amore non si scorda mai" mi avevano sempre detto.
Quanta saggezza in quelle parole….io l’avevo amata dal primo momento che l’avevo vista…da quel pomeriggio in cui girovagando in bicicletta per il paese i miei occhi si erano posati su di Lei io avevo iniziato ad amarla ogni giorno sempre di piu’.
Una domanda inspiegabile era sorta in quel periodo di turbinio emotivo, in cui molte certezze erano svanite e  la consapevolezza di una vera maturita' se n'era andata.
Eppure in un momento cosi' difficile,mi sentivo leggero e nuovamente sereno.Nuovi cambiamenti all'orizzonte, sicuramente lontane nere nubi ad attendermi e cieli limpidi e tersi di primavera ad invitarmi, lieto di averne la certezza, senza la quale tutto sarebbe piu' grigio e triste.Critiche dure e profonde mi avevano fatto riflettere, eppure, se un tempo ne sarei stato condizionato, e le avrei vissute in modo limitante, questa volta ero riuscito ad assorbirle, prendendo gli spunti di riflessione, per plasmare al meglio me stesso.
Una nuova fonte di ispirazione, giunta nella mia esistenza, dove una sottile coltre di ghiaccio aveva abbracciato ogni cosa.
Sottile ed impercettibile eppure cosi’ avvolgente e presente.
E scrivevo, scrivevo nel mio diario rilegato in pelle.
Mi era stato regalato qualche tempo prima da una persona che ha avuto un ruolo fondamentale nella mia presa di coscienza,dalla persona che mi ha spinto a diventare uno scrittore , ed ora e’ un oggetto da cui non posso e non voglio separarmi.
Scrivevo, e cosi', dal mio io, ecco far capolino una domanda, che riguardava buona parte della mia vita.
Quando crescere? Quando decidere di diventare grandi ed invecchiare?
Difficile e pesante il quesito.
Perso nei miei pensieri, informi macchie si formavano sulle ruvide pagine, dalle gocce di inchiostro che disordinate scivolavano dalla penna.
Alla ricerca costante di una risposta.
Quando perdere una parte di se.
La parte di se che fa sentire vivi, che fa sentire spensierati.
Quando abbandonare cio' che viene definito irresponsabilita', per la responsabilita'.
Quando rinnegare la propria fantasia, per immergersi in un grigio mondo fatto di quotidianita' e routine, in un mondo in cui il non-sense apparentemente non ha un posto per se...
Per poi scoprire un giorno, dopo infinite delusioni, che tutto e' regolato dal non-sense, cio' che veniva rinnegato, per indicazione di altre persone, si rivela il meccanismo trattore di tutte le esistenze.
Io l'aveva ormai capito.
L'uomo non deve affannarsi nel ricercare una ragione per sopravvivere, non deve abbandonare se stesso, non deve rinnegare parti di se per compiacere qualcuno, per apparire integro o per immergersi nella normalita'...
Basta guardare intorno a se...
Basta osservare e tentare di comprendere tutto cio' che ci circonda.. per rendersi conto che l'uomo non necessita di ragioni per sopravvivere, basta capire che tutto... e' una buona ragione.. per vivere.
Semplicemente questo.

 
Rispondi al commento:
mestesso69
mestesso69 il 27/07/07 alle 15:58 via WEB
il bisogno della normalita'...si e' proprio questo....vabbe' mi fumo una sigaretta!!!!!Un bacio grande
 
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Un blog di: mestesso69
Data di creazione: 21/01/2007
 

immagineSiamo angeli con un'ala sola...
solo abbracciati riusciremo a volare

 

SEI NELL'ANIMA

Vado punto e a capo così
Spegnerò le luci e da qui
Sparirai
Pochi attimi
Oltre questa nebbia
Oltre il temporale
C’è una notte lunga e limpida,
Finirà
Ma è la tenerezza
Che ci fa paura
Sei nell’anima
E lì ti lascio per sempre
Sospeso
Immobile
Fermo immagine
Un segno che non passa mai
Vado punto e a capo vedrai
Quel che resta indietro
Non è tutto falso e inutile
Capirai
Lascio andare i giorni
Tra certezze e sbagli
E’ una strada stretta stretta
Fino a te
Quanta tenerezza
Non fa più paura
Sei nell’anima
E lì ti lascio per sempre
Sei in ogni parte di me
Ti sento scendere
Fra respiro e battito
Sei nell’anima
Sei nell’anima
In questo spazio indifeso
Inizia
Tutto con te
Non ci serve un perchè
Siamo carne e fiato
Goccia a goccia, fianco a fianco