Quando tutto sembra perduto si corre il rischio di farsi vincere dalla disperazione.I giovani sono le principali vittime della crisi, per il 26% sono disoccupati e anche quando lavorano devono accontentarsi di contratti precari o accettare ricatti come straordinari non pagati e turni massacranti.Eppure sembra sopportino in silenzio. Vengono cresciuti come degli smidollati da famiglie troppo premurose, che anche a 30 anni pensano di fare il loro bene tenendoli a casa, proteggendoli dalle avversità della vita.Non sapendo lottare, non hanno dignità, così si rassegnano al ruolo di subalterni, frustrando entusiasmo e capacità. In altri paesi europei non si lasciano sfruttare come in Italia. Un neo laureato italiano che lavora per una nota azienda di consulenza americana prende 24.000 euro l'anno, il suo collega francese ne prende 30.000 e in più ha la macchina aziendale. Nonostante il quadro desolante, qualcosa si muove.Un giovane sindaco vince le elezioni a Firenze e decide di lanciare una grande campagna per la rottamazione dei vecchi notabili del partito.La mancanza di ricambio generazionale è il principale freno all'innovazione e alla competitività.Non stupisce che un capo di governo di 74 anni sia convinto di stimolare lo sviluppo del sud costruendo un ponte, invece di pensare alla banda larga. Così come da un sindacato dei lavoratori, con il 50% degli iscritti pensionati, dobbiamo aspettarci che si batta per eliminare lo scalone dalla riforma delle pensioni, bruciando 9 mld di euro. Quelle risorse, se i giovani avessero voce in capitolo, forse le avrebbero usate per un piano di edilizia agevolata e potersi finalmente comprare una casa. Invece, oltre che senza casa, dovremo lavorare fino a 70 anni per prendere una pensione pari alla metà dell'ultima retribuzione.Ci sono vecchi arroccati nel fortino, che pur di difendere le proprie rendite hanno rotto il patto intergenerazionale e ora si scandalizzano se qualche giovane li vuole rottamare? Potevano fare un passo indietro al momento giusto e prendersi i meritati applausi, invece di lasciarci uno dei debiti più alti al mondo e un mare di problemi ambientali. Dicono che è la prima volta che i figli staranno peggio dei padri.Sta arrivando un'élite di giovani, colta e pronta a dare battaglia.
Futuro o morte
Quando tutto sembra perduto si corre il rischio di farsi vincere dalla disperazione.I giovani sono le principali vittime della crisi, per il 26% sono disoccupati e anche quando lavorano devono accontentarsi di contratti precari o accettare ricatti come straordinari non pagati e turni massacranti.Eppure sembra sopportino in silenzio. Vengono cresciuti come degli smidollati da famiglie troppo premurose, che anche a 30 anni pensano di fare il loro bene tenendoli a casa, proteggendoli dalle avversità della vita.Non sapendo lottare, non hanno dignità, così si rassegnano al ruolo di subalterni, frustrando entusiasmo e capacità. In altri paesi europei non si lasciano sfruttare come in Italia. Un neo laureato italiano che lavora per una nota azienda di consulenza americana prende 24.000 euro l'anno, il suo collega francese ne prende 30.000 e in più ha la macchina aziendale. Nonostante il quadro desolante, qualcosa si muove.Un giovane sindaco vince le elezioni a Firenze e decide di lanciare una grande campagna per la rottamazione dei vecchi notabili del partito.La mancanza di ricambio generazionale è il principale freno all'innovazione e alla competitività.Non stupisce che un capo di governo di 74 anni sia convinto di stimolare lo sviluppo del sud costruendo un ponte, invece di pensare alla banda larga. Così come da un sindacato dei lavoratori, con il 50% degli iscritti pensionati, dobbiamo aspettarci che si batta per eliminare lo scalone dalla riforma delle pensioni, bruciando 9 mld di euro. Quelle risorse, se i giovani avessero voce in capitolo, forse le avrebbero usate per un piano di edilizia agevolata e potersi finalmente comprare una casa. Invece, oltre che senza casa, dovremo lavorare fino a 70 anni per prendere una pensione pari alla metà dell'ultima retribuzione.Ci sono vecchi arroccati nel fortino, che pur di difendere le proprie rendite hanno rotto il patto intergenerazionale e ora si scandalizzano se qualche giovane li vuole rottamare? Potevano fare un passo indietro al momento giusto e prendersi i meritati applausi, invece di lasciarci uno dei debiti più alti al mondo e un mare di problemi ambientali. Dicono che è la prima volta che i figli staranno peggio dei padri.Sta arrivando un'élite di giovani, colta e pronta a dare battaglia.