Ho appena ascoltato il discorso inaugurale dell’insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Oggi, vice presidente e presidente hanno giurato davanti al Mondo intero. All'ombra del Campidoglio di Washington Barack Hussein Obama ha posto la sua mano sinistra sulla bibbia appartenuta ad Abramo Lincon e giurando ha dato il via ad una nuova pagina della storia. Grande attesa, grande emozione per i numerosissimi presenti, come ogni volta. Ma questa volta un po’ di più, per il sogno realizzato che Barack Obama incarna. Un afroamericano al governo, rappresentante di tutte le minoranze, di chi ha sempre dovuto faticare più degli altri. Discorso semplice e abbastanza diretto il suo. Forse più concreto dei molti discorsi “illuminati” tenuti nel corso delle elezioni. Ha esordito ringraziando l’uscente Gorge Bush per il suo servizio al Paese e per la sua collaborazione nel delicato periodo di transizione tra le due amministrazioni, per poi velatamente bacchettarlo nel momento in cui parlando dell’attuale crisi che gli USA stanno vivendo, ha detto “qualcuno ha delle responsabilità”… Ha invitato tutti a scrollarsi la polvere di dosso, a rimboccarsi le maniche, come chi ha lottato e lavorato fino a scorticarsi le mani ai tempi dei coloni, dei padri fondatori, che costruirono il Paese per chi oggi ci vive. Ha parlato di grandi progetti, costruire strade, ponti, utilizzare fonti di energia pulita e rinnovabile, assicurare una sanità pronta e competente e una adeguata pensione ai cittadini americani. Ha criticato chi afferma che il paese non ha risorse per tali cambiamenti: se c’è la volontà, ha detto sintetizzando, tutto è possibile. Ha poi parlato dei conflitti e del terrorismo, ha citato il mondo arabo, invitandolo a credere di nuovo che il popolo statunitense è amico di tutti, ma che come gli altri paesi dell’Occidente non deve scusarsi per come vive. Chi non è d’accordo non deve distruggere. Anche loro possono costruire come abbiamo fatto noi – ha detto. Chi uccide, chi terrorizza, sbaglia. Noi, il popolo Americano- ha detto Obama- non perderemo la battaglia imposta dal terrorismo. In questo sembra evidente la sua determinazione ad aprirsi al dialogo, verso chiunque lo cerchi, ma a non piegarsi alla violenza dell’estremismo. Aprite i pugni,- ha detto Obama esprimendo anche la sua volontà a combattere il pericolo del nucleare e la corruzione. Mi ha colpita la sua insistenza nel rivolgere appelli agli amici, ai diversi popoli, come per ritrovare una credibilità che in questi 8 anni e forse più, gli Stati Uniti hanno perduto. Un invito ai popoli che vivono nella povertà - ..noi vogliamo che voi abbiate acqua e terra da coltivare- , ai paesi ricchi – non possiamo più permettere che fuori dai nostri confini ci sia tanta sofferenza..- e così via.Un discorso semplice ma che in pochi minuti ha toccato tutti i punti fondamentali cari in questo momento agli americani, ma non solo. Oggi sono i problemi di quasi tutte le nazioni. Molto interessante che finalmente un presidente abbia citato per ben due volte il problema ambientale, citando una storica frase di Al Gore, - abbiamo tutte le tecnologie per poterlo fare. Quello che è certo è che lo spetta un duro lavoro. E quello che mi consola è che sarà difficile che possa fare peggio di Bush. Allora in bocca al lupo Barack Obama e ricordati di tutte le promesse che hai fatto.