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Il Dialogo sull'Amicizia del filosofo greco Platone è un tentativo da parte di quest'ultimo di individuare le cause dell'amicizia, sentimento, come sappiamo, assai mutevole e molteplice nelle sue forme e nelle sue manifestazioni.Nell'opera, Platone immagina che sia Socrate, altro filosofo greco peraltro suo amico, a parlare, incalzato dalle richieste di alcuni giovani. Platone, dunque, per bocca di Socrate enuncia quali sono, a suo parere, le cause e i principi su cui si deve fondare una vera amicizia. Dice, anzitutto, che l'amicizia non può che avvenire esclusivamente tra i buoni; per quanto i malvagi possano allacciare relazioni di reciproco interesse, questi ultimi non potranno mai dirsi amicizia vera e sincera, insomma, la cosiddetta "filia" greca. Accettata questa condizione, Platone si mette all'esplorazione di tutte le ipotesi per le quali può essere originata un'amicizia: per prima cosa tenta di affermare che questo rapporto è intrecciato da coloro che trovano nell'altro segni o abitudini a loro simili; il filosofo, comunque, smentisce subito la propria tesi asserendo che se i due amici sono tra loro simili non potranno, l'uno e l'altro, trovare elementi che li "completino", proprio perché ciò che l'uno possiede l'altro ne è già in possesso. E così si passa alla seconda tesi del filosofo greco: le persone diventano amici perché nell'altro riscontrano caratteristiche opposte alle loro. È dunque necessario che l'uno colmi le lacune dell'altro; anche questa ipotesi trova subito il modo di essere eliminata, giacché – dice Platone – come potrebbe essere la giustizia amica dell'ingiustizia, il bene del male, la tristezza della gioia? Si passa alla terza tesi: esistono cose che sono malvagie, altre che sono buone e altre ancora che non sono né buone né malvagie. Queste ultime, quando vedono arrivare il male, subito si alleano, per conseguenza, al bene, affinché esso contrasti il male. Per meglio chiarire il filosofo fa l'esempio di un corpo umano (che non è né buono né malvagio) il quale, venendo colpito da una malattia (la cosa malvagia) si vede "costretto" a chiedere l'intervento della medicina (la cosa buona) per guarire. Platone, dunque, asserisce che l'amicizia esiste a causa del male e in funzione di qualcosa di buono che il male non può procurare. Il dialogo sembra concludersi, quando Platone si chiede: "e se il male non esistesse?", il bene, allora, non avrebbe più ragione di esistere e finirebbe con lo sparire.Sarebbe comunque certo che sentimenti come la fame e la sete, benché il male fosse sparito, resisterebbero ma non avrebbero più quella natura malvagia che prima possedevano. E tuttavia la fame e la sete si sentirebbero ancora! Dunque Platone conclude finalmente dicendo che l'amicizia si basa sul "desiderio". Un desiderio che mette in relazione una cosa né buona né malvagia con il bene in alleanza reciproca contro il male, affinché si giunga a "prospettive" migliori.