Lavorare stanca I due, stesi sull'erba, vestiti, si guardano in facciatra gli steli sottili: la donna gli morde i capellie poi morde nell'erba. Sorride scomposta, tra l'erba.L'uomo afferra la mano sottile e la mordee s'addossa col corpo. La donna gli rotola via.Mezza l'erba del prato è così scompigliata.La ragazza, seduta, s'aggiusta i capellie non guarda il compagno, occhi aperti, disteso.Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccianella sera, e i passanti non cessano mai.Ogni tanto un colore più gaio li distrae.Ogni tanto lui pensa all'inutile giornodi riposo, trascorso a inseguire costei,che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi.Se le tocca col piede la gamba, sa beneche si danno a vicenda uno sguardo sorpresoe un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passanonon lo guardano in faccia, ma almeno si spoglianocon un uomo stanotte. O che forse ogni donnaama solo chi perde il suo tempo per nulla.Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossaalle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine.Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco,interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia.Stringe a sè il mazzo verde - raccolto sul sassodi una grotta - di bel capevenere e volge al compagnoun'occhiata struggente. Lui fissa il grovigliodegli steli nericci tra il verde tremantee ripensa alla voglia di un altro groviglio,presentito nel grembo dell'abito chiaro,che la donna gli ignora. Nemmeno la furianon gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduceogni assalto in un bacio c gli prende le mani.Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà:tornerà a casa rotto di schiena e intontito,ma assaporerà almeno nel corpo saziatola dolcezza del sonno sul letto deserto.Solamente, e quest'è la vendetta, s'immagineràche quel corpo di donna, che avrà come suo, sia,senza pudori, in libidine, quello di leiCESARE PAVESE
NON TRAVISATE IL SILENZIO
Il gigante egoistaOgni giorno, i bambini del paese andavano a giuocare nel giardino del gigante che era assente.Era un giardino vasto e delizioso, con molta erba lunga e soffice. Un giorno il gigante tornò.Che cosa fate qui? - gridò con voce cavernosa. Il mio giardino è solamente mio.Era un gigante molto egoista.Da allora i bimbi, poveretti, non sapevano più dove andare a divertirsi.Venne la primavera e dappertutto apparvero le piante in fiore e gli uccelli. Solo nel giardino del gigante egoista rimaneva l'inverno.Non capisco perché la primavera ritardi tanto quest'anno - osservava il gigante.Era sempre inverno, là dentro.Una mattina il gigante udì dal suo letto, ove sdraiato riposava senza dormire, una musica meravigliosa.Era un piccolo fanello che cantava.Finalmente è arrivata la primavera! - disse il gigante.E guardò fuori.Attraverso un piccolo buco, fatto nel muro, i bambini erano scivolati dentro. e stavano ora seduti sui rami degli alberi. Su tutte le piante c'era un bambino. ed esse erano così felici di riavere ancora i piccoli amici. che si erano coperte di fiori.Solo in un angolo rimaneva l'inverno. Era l'angolo più lontano del giardino. ed in esso stava ritto in piedi un ragazzetto. Era così piccolo che non poteva arrivare ai rami più bassi dell'albero e la pianta, era ancora coperta di neve e di gelo.Il cuore del gigante si intenerì. Come sono stato egoista! - disse. - Adesso capisco perché la primavera non voleva venire. Era veramente molto pentito.Scese di sotto, si accostò al bambino e, prendendolo gentilmente per le braccia, lo posò sulla pianta. che d'improvviso fiorì.Il bimbo lo baciò.E' vostro, il giardino, - disse il gigante.I ragazzi giocarono tutto il giorno e quando scese la sera gli si accostarono per salutarlo.Mancava, però, il ragazzetto che lo aveva baciato ed inutilmente egli lo cercò.Tutti i bambini vennero ancora, ma del piccolino nulla più seppe.Una mattina d'inverno, mentre si vestiva, guardò fuori dalla finestra. Rimase meravigliato.Nell'angolo più remoto del giardino c'era una pianta carica di fiori bianchi. Ai piedi del tronco stava ritto il ragazzetto, che egli aveva tanto amato. Pieno di gioia, il gigante si precipitò nel giardino.Chi ha osato ferirti? - chiese.Infatti le palme delle mani del bimbo mostravano il segno fatto da due chiodi che v'erano stati infissi, e gli stessi segni si vedevano sui piedi.Chi ha osato ferirti? - urlò il gigante.Nessuno! - rispose il bimbo. Queste sono le ferite dell'amore.Chi sei tu? - domandò il gigante. . Un giorno tu mi hai lasciato giocare nel tuo giardino; oggi tu verrai nel mio: è in Paradiso.Quando nel pomeriggio i bimbi vennero a giocare, trovarono il gigante morto.Oscar Wilde
LIVE PAVIA RON IL GIGANTE E LA BANBINANON TRAVISATE!Il gigante e la bambina sotto il sole contro il vento in un giorno senza tempo camminavano tra i sassi camminavano tra i sassi il gigante e' un giardiniere la bambina e' come un fiore che gli stringe forte il cuore con le tenere radici con le tenere radici con le tenere radici. e la mano del gigante su quel viso di creatura scioglie tutta la paura e' un rifugio di speranza e' un rifugio di speranza e' un rifugio di speranza. del gigante e la bambina si e' saputo nel villaggio e la rabbia da' il coraggio di salire fino al bosco di salire fino al bosco di salire fino al basco il gigante e la bambina li han trovati addormentati falco e passero abbracciati come figli del signore come figli del signore come figli del signore. ma nessuno puo' svegliarli da quel sonno tanto lieve. Il gigante e' una montagna la bambina adesso e' neve, la bambina adesso e' neve, la bambina adesso e' neve! Camminavano tra i sassi sotto il sole contro il vento in un giorno senza tempo il gigante e la bambina il gigante e la bambina il gigante e la bambina camminavano tra i sassi sotto il sole e contro il vento
PATERNITA’Fantasia della donna che balla, e del vecchioche è suo padre e una volta l’aveva nel sanguee l’ha fatta una notte, godendo in un letto, bel nudo.Lei s’affretta per giungere in tempo a svestirsi,e ci sono altri vecchi che attendono. Tuttile divorano, quando lei salta a ballare, la forzadelle gambe con gli occhi, ma i vecchi ci tremano.Quasi nuda è la giovane. E i giovani guardanocon sorrisi, e qualcuno vorrebbe esser nudo.Sembran tutti suo padre i vecchiotti entusiastie son tutti, malfermi, un avanzo di corpoche ha goduto altri corpi. Anche i giovani un giornosaran padri, e la donna è per tutti una sola.È accaduto in silenzio. Una gioia profondaprende il buio davanti alla giovane viva.Tutti i corpi non sono che un corpo, uno soloche si muove inchiodando gli sguardi di tutti.Questo sangue, che scorre le membra dirittedella giovane, è il sangue che gela nei vecchi;e suo padre che fuma in silenzio, a scaldarsi,lui non salta, ma ha fatto la figlia che balla.C’è un sentore e uno scatto nel corpo di leiche è lo stesso nel vecchio, e nei vecchi. In silenziofuma il padre e l’attende che ritorni, vestita.Tutti attendono, giovani e vecchi, e la fissano;e ciascuno, bevendo da solo, ripenserà a lei.CESARE PAVESE
BALLETTOE’ un gigante che passa volgendosi appena,quando attende una donna, e non sembra che attenda.Ma non fa mica apposta: lui fuma e la gente lo guarda.Ogni donna che va con quest’uomo è una bimbache si addossa a quel corpo ridendo, stupitadella gente che guarda. Il gigante s’avviae la donna è una parte di tutto il suo corpo,solamente più viva. La donna non conta,ogni sera è diversa, ma sempre una piccolache ridendo contiene il culetto che danza.Il gigante non vuole un culetto che danziper la strada, e pacato lo porta a sedersiogni sera alla sfida e la donna è contenta.Alla sfida, la donna è stordita dagli urlie, guardando il gigante, ritorna bambina.Dai due pugilatori si sentono i tonfidei saltelli e dei pugni, ma pare che danzinocosì nudi allacciati, e la donna li fissacon gli occhietti e si morde le labbra contenta.Si abbandona al gigante e ritorna bambina:è un piacere appoggiarsi a una rupe che accoglie.Se la donna e il gigante si spogliano insieme— lo faranno più tardi —, il gigante somigliaalla placidità di una rupe, una rupe bruciante,e la bimba, a scaldarsi, si stringe a quel massoCESARE PAVESE
QUI NON ESISTONO GIGANTI.