Via, Verità e Vita

Religione

 

TAG

 

PREGHIERA AL SACRO CAPO DI GESÙ

Sacro Capo di Gesù

O Sacro Capo di Gesù, Tempio della Divina Sapienza, che guidate tutti i moti del Sacro Cuore, ispirate e dirigete tutti i miei pensieri, le mie parole, le mie azioni. Come voi avete promesso, siate il Rimedio contro i grandi flagelli del nostro tempo: l'orgoglio intellettuale e l'infedeltà. Per le Vostre Sofferenze, o Gesù, per la vostra Passione dal Getsemani al Calvario, per la Corona di spine che straziò la Vostra Fronte, per il Vostro Sangue Prezioso, per la Vostra Croce, per l'amore e il dolore della Vostra Madre, fate trionfare il Vostro Desiderio per la Gloria di Dio, la salvezza delle anime e la gioia del vostro Sacro Cuore. Amen.

Gesù ha riservato varie promesse per chi proclama e diffonde la devozione al Sacro Capo di Gesù, con grazie e benedizioni abbondanti... Vedere

http://www.preghiereagesuemaria.it/devozioni/devozionealsacrocapodigesù.htm

 

img 1

VANGELO DEL GIORNO, CON COMMENTO, IN LINGUA INGLESE. 

"CLICCA QUI"

 

 

Eucarestia

O Gesù, che ti fai alimento spirituale per noi nel Sacramento dell'Eucarestia, nutri le nostre anime e fa' che possiamo essere sempre migliori, giorno dopo giorno, nelle vie di Dio. Amen.

 

 

 

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

San Giuseppe

San Giuseppe, mi consacro a te per essere per sempre tuo imitatore, tuo amabile figlio. Prendi possesso di me, fa’ del mio corpo e della mia anima ciò che faresti del tuo corpo e della tua anima, per la gloria di Gesù. Pure lui si è affidato a te così pienamente da lasciarsi portare là dove tu credevi opportuno, da stabilire te per suo padre e obbedirti come il più docile figlio. Sacro Cuore di Gesù, grazie di averci dato Giuseppe per padre e di averci donato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei. Fa che ti restituisca amore per amore; te lo chiedo per intercessione e in nome di san Giuseppe. Amen.

 

BENEDIZIONE DI PADRE PIO

 

 
Citazioni nei Blog Amici: 20
 

 

« Le parabole del regno dei cieliGesù e la Samaritana (video) »

Commento al Vangelo di oggi, Domenica 15 Marzo 2015

Post n°1432 pubblicato il 15 Marzo 2015 da francesconapoli_fn

Dal Vangelo secondo Giovanni 3,14-21: (In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio»). PAROLA DEL SIGNORE. 

Commento a cura di Don Lello Ponticelli, sacerdote. 

La URL per il Trackback di questo messaggio è:
https://gold.libero.it/amorediDio/trackback.php?msg=13147661

I blog che hanno inviato un Trackback a questo messaggio:
Nessun trackback

 
Commenti al Post:
giuscip1946
giuscip1946 il 20/03/15 alle 15:52 via WEB
Buon giorno, sono Giuscip1946, mi piacerebbe leggere qualcosa e magari collaborare al commento del Santo Vangelo del giorno - aspetto di leggerti.
 
 
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 20/03/15 alle 20:18 via WEB
Ciao. E' un immenso piacere che ti sia gradito il mio blog. Non è che ho molto tempo a disposizione per pubblicare e non sempre sono nelle condizioni di farlo, data la giornata intensa. Pubblico mediamente 3-4 volte a settimana; il Vangelo del giorno con commento solo la domenica. Se vuoi, potresti anche venire a far parte del mio blog, ti farò diventare membro e potrai pubblicare quando vuoi tutte le cose inerenti la religione cattolica. Mi aiuteresti in tutto questo. Se vuoi, fammi sapere. Buona serata.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 21/03/15 alle 10:26 via WEB
Non sono un bloger tanto esperto e non so cosa voglia dire venire nel tuo blog, ma sono disposto a fare qualcosa di utile mettendo a disposizione le mie conoscenze ed oltretutto l'esperienza matura in anni di ricerca interiore. Ciao - Giuseppe PS Dove posso leggere i tuoi commenti al Santo vangelo?.
 
 
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 21/03/15 alle 17:03 via WEB
Non importa l'esperienza, ma ciò che conta è la spiritualità. Diventando membro di questo blog, farai parte di esso (come in gruppo facebook) e potrai pubblicare i tuoi post. Non ci sarà nessuna esigenza "fisica", ma solo "telematica". Un po' di tempo fa' cercai altri membri con un annuncio sul blog, ma nessuno si fece avanti. Spero sia l'inizio della creazione di un piccolo gruppo. Nel tuo profilo troverai richiesta di adesione al blog che, se vorrai, potrai accettare. Potrai pubblicare ciò che vuoi e quando vuoi, inerenti la religione cattolica. Puoi trovare tutti i contenuti in alto a blog, cioè sotto l'immagine della Madonna di Medjugorje, cliccando su "motore di ricerca" ed accedendo ad esso. Inoltre puoi trovarli anche nel box delle "tag" oppure scorrendo i post precedenti. Ciao.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 22/03/15 alle 13:19 via WEB
Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire. Commento Nel vecchio testamento è detto: Le mie vie non sono le vostre vie, tanto il cielo sovrasta la terra tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Se il Signore parlasse il nostro linguaggio direbbe vivete nelle tenebre, nell’inganno senza nessuna comunione con la verità. Infatti i siamo attaccatissimi alla nostra carne ed alle nostre cose e pensiamo che nel loro insieme ci diano vita, ma il Signore Gesù che via, verità e vita sta dicendo che il nostro pensare e il nostro credere nelle nostre idee ci fanno ci portano fuori strada perché ci portano sulla via della perdizione. Lui è via perché è il nostro esempio, è verità perché ci aiuta a scoprire in quale inganno viviamo ed è vita perché chi crede in Lui troverà la vera vita. Odiare la propria vita non vuol dire suicidarsi, significa non attaccarsi alle proprie idee e oltre tutto non attaccarsi alle cose che pensiamo possano darci vita ma che in verità ci tolgono la vita. Noi siamo anima, non siamo carne e le cose materiali non possono nutrire l’anima. Ci sono due vite: la vita vera che è Lui e la “propria vita “ che vita non è, anche se noi la chiamiamo vita. Per questo sta dicendo che chiunque ama la propria vita la perderà e chi la odia conserverà la vita (quella vera) per l’eterno. Chi ama “ la propria vita” perderà la propria vita e la vita (quella vera) Lui che è vita non sta dicendo di odiare la vita, sarebbe un controsenso, ma sta dicendo che quelli che amano, non la vita ma la propria vita, che vita non è, la perderanno. Al contrario chi la odierà, chi non confiderà nella sue cose e nelle sue idee, troverà la vita vera. Questo è l’odio dell’amore e l’amore dell’odio. Odio dell’amore non è la vendetta o la distruzione, l’odio dell’amore è il rispetto delle cose senza attaccamento. Chi vuol venire dietro di me deve odiare sua madre , suo padre…ecc, chi non odia il mondo non può venire dietro di me ecc…, vuol dire chi non si attacca, chi non confida in queste cose ma le rispetta. L’amore dell’odio – dell’odio cattivo – è l’attaccamento – l’esatto contrario dell’odio dell’amore. Se crediamo di essere anima questo ci aiuta a trovare la speranza della vita eterna, ma oltretutto ci aiuta a distinguere il bene dal male perché ci aiuta non confidare nelle cose che non sono eterne. Non costruiremo la nostra casa sulla sabbia ma sulla roccia . La sabbia sta per le cose che finiscono la roccia sta per le cose che non hanno fine. Il Signore Dio è eterno e noi siamo, se crediamo, i suoi figli e saremo eterni con lui se ci affidiamo a Lui. Per questo il Signore Gesù ci ha insegnato a pregare dicendo: Padre nostro…., occorre però che tutta la nostra vita sia in armonia con le nostre preghiere se non vogliamo che le nostre preghiere diventino balbettazioni e null’altro. La voce venuta dal cielo, il Signore DIO che parla, sta dicendo di aver glorificato il SUO figlio e che ancora Lo glorificherà dandogli il posto alla Sua destra, ma non tutti capiscono. C’è chi sente solo un rumore e pensa si sia trattato di un tuono e c’è chi pensa che sia stato un Angelo. Chi pensa che sia stato un Angelo qualcosa ha capito, ma chi pensa che sia trattato di un tuono - un rumore – non ha compreso nulla. Purtroppo nell’invisibile ci sono anche gli spiriti negativi che non si stancano mai di fare l’impossibile affinché l’uomo non comprenda. Infatti anche quelli che hanno sentito qualcosa hanno pensato che un Angelo ha parlato a Lui e non a loro, come se Lui avesse Lui bisogno di essere informato. Se il popolo non capisce o capisce male, la causa non è il peccato che rende l’uomo intondito o falsamente sveglio? In verità , anche noi siamo il popolo che sta ascoltando questa voce o questo rumore, ma crediamo che stia parlando a noi? Se crediamo che stia parlando a noi per dirci che il Signore è stato glorificato perché ha vinto il mondo vincendo il peccato, – l’inganno – non possiamo non credere i che saremo salvi se seguiremo l’esempio del Suo Figlio offerto per noi sulla croce per la nostra salvezza. Il Signore è la nostra salvezza. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 29/03/15 alle 13:24 via WEB
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto». Conosciamo questo fatto perché lo commentiamo ogni anno, ma oggi vogliamo chiederci il perché ci è stato narrato e ci viene riproposto ogni volta. Non è casuale perché il Signore in persona sta dicendo che ovunque sarà proclamato il Santo Vangelo verrà ricordato questa storia, non c’è quindi niente di casuale e siamo obbligati a concludere che sia una cosa che ci riguarda. Sì, ci riguarda perché la Magdalena è l’esempio vivente di ciò che dobbiamo fare per essere perdonati. Occorre cioè riconoscere di essere peccatori e piangere per le nostre colpe. Il pentimento sincero è l’ascensore che ci porta verso il cielo, infatti questa donna, che era considerata da tutti la peggiore, sarà la prima a vedere il Signore risorto. Se non siamo santi siamo peccatori, ma se non riconosciamo di esserlo saremo coloro che si sono indignati nel vedere il gesto di questa donna perché crederemo di essere migliori senza esserlo! Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Questo Giuda è stato avvisato ma non ha potuto non tradire perché nel momento del tradimento entra satana nell’uomo e da quel momento non sarà più l’uomo quello che pensa, ma satana in persona pensa in lui. Da qualche parte ho letto che questo è successo perché era scritto, ma anche se era scritto non era scritto perché succedesse, ma era scritto perché sarebbe successo. In ogni cosa che l’uomo fa c’è sempre la sua libera scelta e questa è la ragione della nostre responsabilità a riguardo di quello che facciamo. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò, dicendo: «Non so e non capisco che cosa dici». Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è uno di loro». Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quest’uomo di cui parlate». E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto. Quanto accaduto a Pietro è quanto potrà accadere a noi se la nostra fede è una fede mentale o se crediamo di credere senza essere stati messi alla prova. Il nostro credere sarà vero credere se abbiamo veramente ricevuto lo Spirito Santo che si manifesta tramite le nostre opere. - Con lui crocifissero anche due ladroni. Questa crocefissione non è la vittoria del male sul bene perché se il Signore non l’avesse permessa non sarebbe successo. Il Signore Dio ci ha così dato la croce per darci la speranza di salvare la nostra anima. Secondo il pensare del mondo sembra persino un controsenso, ma non è così. Nel momento della crocefissione c’erano sulla croce due ladroni, uno a destra ed uno a sinistra. Questo per darci l’esempio di cosa vuol dire riconoscere le proprie colpe e cosa voglia dire non volerle o non poterle più riconoscere. Quello di destra ha creduto di essere peccatore e di meritare quella fine, così i suoi occhi si sono aperti ed ha visto il Signore al Quale ha chiesto di essere salvato e la sua preghiera è stata accolta. Mentre quello di sinistra ha perseverato nella sua convinzione e……….. Spesso parliamo delle nostre opere, ma questo ladrone di destra quale opere ha fatto per essere stato salvato? Non è questo il segno che l’opera delle opere è il nostro riconoscere le nostre colpe è chiedere il perdono con sincero pentimento, per non vogliamo essere il ladrone di sinistra? La croce è la nostra speranza, il Signore Dio ha permesso che crocifiggessero il Suo Figlio Prediletto per la nostra salvezza. La croce che noi portiamo sul petto è il simbolo della rinuncia ad ogni cosa di questo mondo. Il Signore Gesù ha vinto il mondo perché ha vinto il peccato – l’attaccamento alle cose del mondo. L’unica cosa rimastaGli era il Suo corpo e l’ ha offerto sulla croce per dirci che non siamo carne e che la via della salvezza è la rinuncia a tutto, corpo compreso, per entrare nel regno dei cieli e ricevere un corpo glorioso quale il Suo dopo la resurrezione. Questo spiega anche la nostra morte fisica. Ora se il Signore Dio lascia che il Suo Figlio sia crocifisso per noi, è il segno della gravità della nostra condizione spirituale frutto del nostro attaccamento alle cose materiali, ma il Suo sacrificio ancora non basta perché occorre credere. Se non crediamo di essere peccatori siamo il ladrone di sinistra …… vanificando il sacrificio del Signore Gesù. La crocefissione del Signore Gesù è l’Amore del Signore Dio per noi, speriamo di amarci un po’ cercando anche noi la salvezza della nostra anima, gioia per noi, gioia per il mondo e gioia per Colui che ci ama. Grazie Signore Gesù.
 
 
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 29/03/15 alle 13:37 via WEB
Grazie per il commento. Dio ti benedica. Buona domenica.
 
   
Utente non iscritto alla Community di Libero
giuscip1946 il 29/03/15 alle 14:53 via WEB
Caro Francesco, non so perché, ma pur avendo spaziato i versetti rispetto al commento nella pubblicazione viene fuori tutto di seguito. Tu però puoi modificarlo per facilitare la lettura, ti prego quindi farlo.
 
     
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 30/03/15 alle 19:45 via WEB
No, il commento non si può spaziare. Non è possibile intervenire sullo stile dei commenti. Se vuoi pubblicare con un certo stile, ti devo per forza aggiungere come membro e farti pubblicare i post. Il commento viene tutto un salsicciotto; così è.
 
     
Utente non iscritto alla Community di Libero
giuscip1946 il 30/03/15 alle 20:46 via WEB
per me va bene anche postare, ma se preferisci il commento, con copia e incolla, dopo aver letto, pubblicalo tu come post. Noto un certo fervore dal numero delle visite. Buona serata e che il Signore benedica la ns attività.
 
     
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 31/03/15 alle 21:16 via WEB
Ok. Faremo allora così. Pubblica il commento, poi io provvederò a pubblicarlo come post dopo averlo riletto, magari corretto se necessario e arricchito con un'immagine. Farò lo stesso anche con i tuoi due post in modo che risultino più stilizzati. Se è questo che vuoi, non c'è problema. Buona serata.
 
     
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 01/04/15 alle 20:19 via WEB
Cerca di non dilungarti troppo nei commenti. Molto spesso i lettori amano i post brevi in cui è racchiuso tutto il nocciolo della questione. Inoltre, ti avviso che pubblicherò direttamente il post corretto, senza più pubblicare il commento così come l'hai lasciato, per evitare un controsenso. Ti ringrazio per la tua collaborazione.
 
     
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 05/04/15 alle 16:14 via WEB
Buona Pasqua a tutti voi.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 14/04/15 alle 17:23 via WEB
Con preghiera di farne quello che vuoi. Ciao Giuseppe Gv 20, 19/31 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore. Qui c’è un mistero perché il Signore Gesù entra nella stanza con le porte chiuse dove sono riuniti i discepoli. Noi pensiamo che questo sia possibile perché LUI è spirito, ma, se è Spirito, come spieghiamo che dica a Tommaso di mettere il suo dito sulle piaghe e, in altre apparizioni, che mangi pane e pesci per rivelare ai discepoli che Lui è anche carne? Questo è il corpo glorioso o glorificato, un corpo materiale spiritualizzato o un corpo spirituale materializzato. Il corpo che riceveranno coloro che moriranno con Lui e risorge con Lui. Un corpo che non conosce né spazio né tempo, lo stesso corpo di Adamo prima della caduta. Ecco il motivo del la nostra morte carnale come termine del nostro passaggio su questa terra e opportunità di essere salvi ricevendo il corpo glorificato, lo stesso che il Signore diede all’uomo Adamo, che siamo noi, e che ha/ abbiamo perduto con il peccato facendolo diventare solo materiale. Purtroppo spesso parlando del Signore Gesù Lo visualizziamo come crocefisso anziché come risorto e questo frena la nostra fede, se non crediamo nella resurrezione la nostra fede è vana. Il cammino spirituale ci serve a prepararci per quel giorno; beati i chiamati, se diranno eccomi Signore, saranno salvi e scopriranno il mistero e la grazia che c’è dietro ad ogni incontro che facciamo, magari con poco o senza timore di LUI Diciamo questo affinché saremo più attenti a non trasformare gli incontri in chiacchierate. E’ scritto: Dove due o più s’incontrano nel mio nome io sono in mezzo a loro, ma la gioia del Signore non è essere in mezzo a chi s’incontra nel Suo nome, ma entrare nel loro cuore per donar loro un cuore nuovo, uno spirito nuovo ed una vita nuova, La Pace. Pace a voi! La pace è il contrario della discordia, della guerra e del litigare, ma i discepoli non stanno litigando, non si stanno facendo guerra e non c’è discordia fra loro. Come mai il Signore da loro la Pace? Forse si sbaglia? Che si sbagli è impossibile perché l’incarnazione della sapienza, della luce e della verità. Sta dando la Pace ai Suoi discepoli perché vede la discordia, non fra loro, ma in loro; fra la loro mente il loro cuore. Il cuore dell’uomo è l’essenza dell’uomo stesso, la sede dei suoi sentimenti, del suo amore (oppure dell’odio), la sede di ciò che l’uomo adora e desidera, la dimora della vita o della morte nel caso in cui ha perso il Signore DIO. La mente è la sede di quanto l’uomo ha imparato dal mondo come conoscenza o/e esperienza. Le due cose spesso non coincidono, il cuore vuole una cosa e la mente ne vuole un’altra. In questo caso l’uomo vive la divisione in se stesso, la discordia, il terremoto e la guerra nel cuore stesso. Esempio: Faccio un cammino spirituale perché nel mio profondo sento che è l’unica via per vivere da vivo, per vivere meglio, ma le tentazioni o/e i falsi valori di questo mondo mi portano a non saper rinunciare al mondo stesso. Così vivo momenti di fede e momenti di materialismo. Dietro ai desideri del cuore, quando in esso c’è ancora un raggio di Luce divina, c’è il Signore DIO, mentre dietro ai desideri del mondo, dietro alla mente, c’’è il demonio; lo stesso che tentò Eva e il Signore Gesù in persona . In questo caso l’uomo non può vivere in Pace né tranquillo, né tantomeno sereno. Chi non è in Pace né tranquillo né sereno, vive la divisione in se stesso perché è dilaniato in se stesso. Vive la confusione mentale della quale non sempre si accorge perché il peccato dentro di lui lo rende indifferente e gli fa chiamare “pace” la sua indifferenza. Forse si veglierà un pochettino solo quando verranno toccati i suoi idoli. In queste condizioni non può comprendere né sentire l’amore del Signore. La Pace è il Signore Gesù in persona, il Suo Spirito che brucia gli spiriti negativi (peccati), che libera dal pensare alle cose mondo e da ogni dubbio. Il Signore da la Pace ai Suoi i apostoli, perché una volta liberati, una volta sgomberata la loro mente, possono sentire il loro cuore, comprendere ed amare e in definitiva essere in Pace.. La stessa cosa avviene in noi nella Santa Messa quando, se celebrata da un sacerdote che ha la grazia, riceviamo la Pace che pone fine al la guerra in noi, che ci libera dagli spiriti negativi e fa tornare l’unità fra la mente (in questo caso non sarà mente ma cervello) e il cuore tornando liberi come figli del Signore DIO. Se questo non succede abbiamo partecipato alla Santa Messa senza fede, anzi non abbiamo partecipato ma solo ascoltato. Il Signore Gesù, nella Santa Messa, tramite la Pace, ci libera dal male che ci spinge verso il mondo, ma se non ci rendiamo conto della nostra verità lo invocheremo di nuovo tramite i nostri desideri appena torniamo nel mondo. Esempio: Dopo un incontro ho, dopo un ritiro spirituale, dopo la confessione, dopo una Santa Messa , ci sentiamo in Pace perché il Signore è intervenuto e ci ha liberato da ogni forza negativa, ma, se non saremo attenti, appena torniamo nel mondo ritorneremo come prima e forse anche peggio. Il cammino spirituale è luce alla nostra mente e Pace al nostro cuore, se crediamo ci stabilizziamo nella Pace. Chi vive in Pace vive nella Luce ed è luce per se stesso e per il mondo. Chi è luce del mondo è anche sale della terra per ridare il gusto della vita a coloro che l’’hanno perduto. Chi vive la Pace è tornato l’immagine e somiglianza del Signore DIO. Quando la Pace vive nel cuore vive anche nel dialogo con altri, così l’uomo diventa Beato costruttore di Pace , costruttore del regno di DIO sulla terra. La Pace e l’Amore sono come facce della stessa medaglia e chi ce l’ha non può non donarle ad altri. Questo hanno fatto i discepoli dopo aver ricevuto la Pace. In ogni Santa Messa noi riceviamo la stessa Pace, ma che fine fa? Grazie Signore Gesù.
 
 
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 14/04/15 alle 21:00 via WEB
Grazie. Che Dio ti benedica.
 
   
giona2068
giona2068 il 20/04/15 alle 20:44 via WEB
Va bene preoccuparsi dei poveri, ma inconsapevolmente,stiamo dimenticando i ricchi i quali, anche se in maniera in maniera diversa anche, hanno bisogno di aiuto. Purtroppo il messaggio sottostante a questo tipo di preoccupazione, ripeto giusta, è: I ricchi sono a posto perché hanno tutto, ma non è vero!
 
     
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 20/04/15 alle 21:27 via WEB
Grazie a tutti voi. Pace e bene.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 28/04/15 alle 00:10 via WEB
Lettura di domenica 19.4.15. Gv 10- 11/18 In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il Signore Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, libero, sveglio, attento deciso e preciso, dolce, umile, mite e buono di cuore. Sale del mondo e luce della terra. Chi ha conservato questa grazia è buon pastore nel mondo. Chi ha conservato la grazia sa sempre cosa fare perché vive l’amore e la pace che sono la sua sapienza. Chi vive l’amore la vive verso se stesso, verso il prossimo e verso il signore DIO in persona. Chi vive l’amore è guidato dall’amore stesso che lo rende pastore di se stesso e del suo prossimo. L’amore è il signore Dio in persona il cui cuore per amare l’uomo è l’uomo buon pastore. Costui è pastore spontaneamente, non ha bisogno di cultura teologica ne di guida altrui perché il Signore Dio guida i suoi passi e lo rende luce del mondo e sale della terra. Il buon pastore è santo, puro e perfetto, il peccato non ha nessun potere su di lui. E’ un esempio per tutti e tutti quelli che cercano la vita lo seguono spontaneamente senza distinzione di razza, colore e religione. Per questo il buon pastore è colui che ama le pecore e da la vita per loro, non per le sue pecore, ma per ogni pecore senza distinzione e senza preferenza. Tutti quelli che vino sotto la tenda celeste il cui tetto è il cielo e il cui pavimento è la terra, se lo vogliono, sono le sue pecore , ma chi non ama se stesso, chi non ha vinto il peccato, non è buon pastore né per se stesso né per nessun altro. Il comandamento dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso” . Per amare il prossimo bisogna prima amare se stessi, cercare la propria salvezza. Sarebbe’ un controsenso credere che un peccatore possa essere un buon pastore . Chi pecca non si ama, in chi non si ama, l’ amore per se stesso è pari a zero e sarà pari a zero anche l’amore per il suo prossimo che non può amare più di se stesso. Il buon pastore è il buon papà o la buona mamma che sono mamma e papà per il mondo intero. Tutti siamo chiamati ad essere buoni pastori. IL Signore Gesù sta dicendo di essere Lui buon pastore, ma ha anche detto :” Chi crede in me fa ciò che faccio io. Se veramente crediamo in Lui, allora anche noi siamo spontaneamente buoni pastori, altrimenti stiamo ingannando noi stessi anche se conosciamo la teologia e facciamo lunghe chiacchierate per nostro onore e gloria. Se vogliamo scoprire se siamo buoni pastori, domandiamoci se ci preoccupiamo più della salute del nostro corpo o di quella dell’anima. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Il buon pastore presta la sua opera gratuitamente e con gioia perché ama le sue pecorelle. Quando l’uomo diventa pastore per convenienza , per interesse o per obbligo, non solo non è buon pastore, ma è niente pastore, è un mercenario, e oltretutto non è stato mai pastore di se stesso. Per ingannare se stesso e il prossimo fa da mercenario le opere che sono dell’amore. Il momento della sua prova è quando si avvicina il lupo, la tentazione, perché fugge e non combatte. Il lupo/peccato che ha già divorato la sua anima, dimora in lui e non gli permette di ostacolarlo. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Dice San paolo: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito Santo si conoscono e si amano anche se non si sono mai visti. Siamo come le lampadine collegate alle corrente elettrica. Tutte conoscono la corrente e sono con il generatore una cosa sola. La comunione con lo Spirito del Signore Dio suscita una fede spontanea perché la fede è il Signore Dio nell’uomo. Quando l’uomo perde il Signore Dio dell’amore perde la fede in Lui e diventa una lampada spente o forse bruciata. La fede è un sentire non un sapere, per questo chi ha fede riconosce il buon pastore e si lascia guidare da lui. Pecora vuol dire essere ubbidiente, al contrario le capre sono essere disubbidienti. Chi Gli obbedisce è una Sua pecorella, ma chi Gli disubbidisce è capra per la propria volontà. Lui è il pastore di tutti ma chi sceglie di essere un caprone disubbidiente lo sceglie di sua volontà. Vogliamo sì essere buoni pastori, ma per essere buoni pastori dobbiamo prima essere pecore, Sue pecore. La pecora che porta il campanaccio per guidare altre pecore deve prima di tutto essere guida e deve essere una pecora che da la garanzia di non portare fuori strada le altre pecore. In ogni caso il buon pastore è nel suo animo pastore di tutti, ma ad ogni buon pastore è stata affidato un piccolo gregge. Il piccolo gregge siamo noi stessi. La nostra propria famiglia, il nostro ambiente ed anche la nostra nazione. Bisogna ora vedere le opere di ogni pastore per sapere se è buoni pastore o pastore mercenario. Anche a noi è stato affidato un piccolo gregge, noi stessi innanzitutto, ma siamo buoni pastori o pastori mercenari? Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Poche domeniche fa abbiamo commentato la lettura che dice: Chi perde la propria vita a causa del mio nome la ritroverà e chi la vuol salvare la perderà. Il buon pastore da la sua vita per le sue pecorelle, non teme la persecuzione, le calunnie, non sente la stanchezza, la fame, il sonno, il caldo e il freddo perché è strumento del Signore per amare il mondo. E’ un ponte vivo fra il Signore Dio e i suoi fratelli, sul quale passano tutti quelli che cercano la vita. Il buon pastore è pronto al sacrificio ed alla rinuncia . Non tiene niente per se e da la vita a tutti perché è come una fontana pronta a dissetare tutti gli assetati. E’ una fontana di gioia per riportare la gioia di vivere a quelli che l’hanno perduta, è un beato costruttore di pace. E’ una sorgente di vita che attira quelli che l’hanno perduta. E’ oltretutto il buon pastore protegge quelli che hanno un raggio di luce, affinché non perdano la grazia. Il buon pastore è colui che ha vinto il mondo perché con l’aiuto del Signore Dio ha vinto il peccato. Il signore Dio ci chiama per essere buoni pastori e nello stesso tempo buone pecorelle. Dalle nostre opere sappiamo chi siamo. Ringraziamo il Signore Dio per la possibilità che ci da la possibilità di essere buoni pastore o pecorelle che fanno la Sua volontà. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 01/05/15 alle 15:36 via WEB
Siamo Angeli con un'ala sola, riusciamo a volare solo se siamo abbracciati; essere amici vuol dire questo: completarsi per riuscire a volare. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 04/05/15 alle 00:53 via WEB
Gv 15 – 1/8 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Parola del Signore In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. L’agricoltore aspetta il frutto dalla sua vite perché la nutre con tanta speranza. Il frutto che il Signore Dio aspetta da ognuno di noi sono le nostre buone opere e la prima delle opere buone è il nostro cercare la nostra salvezza. Se il tralcio è secco non darà nè frutto, né foglie né ombra. Quale agricoltore spera in un tralcio secco? Nessuno, anzi quale agricoltore non lo taglia? Per fare buone opere non dobbiamo andare in chissà quale angolo del mondo. Sulla croce c’erano con Lui due ladroni, uno riconobbe i suoi errori e chiese di essere ricordato dal Signore Gesù quando sarebbe stato non Suo regno , mentre l’altro rideva e derideva. Al primo fu detto oggi sarai con me in paradiso. Secondo la nostra logica costui non aveva fatto niente di buono e non comprendiamo come possa essere stato rassicurato di entrare nel regno dei cieli. Potremmo anche dire che il Signore Gesù si stava sbagliando, ma per il Signore chi riconosce le proprie colpe merita di essere salvato. Ecco il tralcio che da il frutto e, se guardiamo l’altro ladrone, ecco il tralcio che non lo da. Se il drone di destro avesse continuato a vivere avrebbe dato altro frutto perché sarebbe stato il tralcio potato che insegna ad altri la via del pentimento che porta cielo. Per dar il frutto occorre però rimanere in Lui, credere in Lui e non tradirlo per seguire il mondo, chi si allontana non può dar frutto come non può dar frutto il tralcio che si stacca dalla vite! Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Il tralcio che si stacca dalla vite non solo non darà frutto, ma si seccherà e sarà un legno per il fuoco, ma cosa vuol dire rimanere in Lui? Quando siamo nati eravamo attaccati a Lui perché nel nostro cuore c’era solo Lui; l’anima di ogni bimbo adora il Signore Dio Onnipotente perché l’anima è parte del divino. Infatti se torniamo al momento in cui il Signore Dio soffiò l’alito di vita su quella statua di argilla generando Adamo, vediamo che quell’alito è una parte di LUI. Quella piccolissima parte di LUI spinge l’uomo verso di Lui e verso il prossimo perché nel prossimo c’è sempre LU e lo tiene unito a Lui, ma quando il mondo prende il posto il posto del Signore Dio, l’uomo si stacca dal padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo che sono una cosa sola come le membra del nostro corpo, pur essendo più di una, sono una cosa sola. Il Signore Gesù è venuto per riattaccare ogni tralcio alla vite, ma se non crediamo di esserci staccati, di essere rami secchi ecc.. siamo il ladrone di sinistra che derideva anche se già inchiodato alla croce. Come il tralcio può dar frutto solo se attaccato alla vite così anche noi daremo frutto se ci riattaccheremo alla vite e se lo faremo saremo potati, guidati e potetti per portare altro frutto. Il Signore Gesù sta anche dicendo che senza di Lui non possiamo far nulla, ma ha anche detto che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli luce. Come si conciliano queste due affermazioni? Senza di Lui non possiamo far nulla di buono, per il signore Gesù fare vuol dire operare cose buone per la salvezza. Ciò che non seve per la nostra salvezza non ha nessun valore. Quelli che il Signore Gesù chiama scaltri figli delle tenebre sono coloro che sono indaffarati per tutto il loro tempo, ma non sono attivi, sono solo indaffarati! Non conta quante cose facciamo ma conta cosa facciamo e perché lo facciamo. Ogni volta che pensiamo di essere noi a fare quello che facciamo, non facciamo nulla di buono, siamo degli invalidi anche se non ce ne rendiamo conto perché confidiamo solo in noi stessi restando limitati in tutto e per tutto. Se senza di Lui non possiamo far niente, con la fiducia in Lui possiamo fare tutto, è l’Onnipotente che sta parlando. Senza di Lui non possiamo scoprire la nostra verità, rimaniamo nell’inganno credendo di essere ciò che non siamo, ci illudiamo di essere già a posto, già salvi e già giusti. Siamo scaltri per curare le nostre cose del mondo, ma siamo addormentati e figli delle tenebre perché viviamo dell’inganno di credere importante ciò che non lo è. Il tralcio che da il frutto lo dà perché vive nella verità ed è vivo perché vive attaccato alla vite. Cerchiamo la vita, cerchiamo la comunione con Lui prima che sia troppo tardi e questo sarà il primo frutto che noi daremo. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli». Chiedete e vi sarà fatto. Quando chiediamo molte volte il Signore esaudisce la nostra preghiera anche se non siamo i in Lui perché vuole che ci accorgiamo che Lui e con noi, che tutto può e tutto vede. Ci vuole discepoli, ci vuole Suoi imitatori per la nostra salvezza, per la salvezza del mondo e infine per la gloria del Signore Dio Onnipotente, nostro Padre. Quale onore sarà più grande di questo? Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 10/05/15 alle 23:27 via WEB
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Parola di Dio Dal Vangelo secondo Giovanni 15 – 9.17 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri». Parola del Signore Dice la scrittura: <Dio è amore> . <Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri>. <E’ Lui che ha amato noi>i. Come facciamo ad esseri certi che lui ci abbia veramente amato? L’amore è perdono, abbiamo visto che sulla croce ha pregato il Padre Suo chiedendo di perdonare coloro che lo stavano crocifiggendo perché non sapevano quello che stavano facendo. Questa è per noi la via per sapere se i amiamo oppure no, cioè la nostra capacità di perdonare. Se non sappiamo perdonare non amiamo, se non amiamo non gli apparteniamo e se non apparteniamo a Lui a chi apparteniamo? L’amore è Il Signore Dio nell’uomo, quando nel cuore dell’uomo non c’è Dio non ci sarà l’amore. La settimana scorsa abbiamo letto che senza di Lui non possiamo fare nulla, la prima delle cose che non possiamo fare senza di LUI è amare, ma chi non possiamo amare senza di Lui? Il primo che non possiamo amare è noi stessi. Il Signore Dio ha tanto amato il mondo da mandare il Suo figlio perché di tutti quelli che credono in Lui nessuno perisca. Ecco allora cosa vuol dire amare, vuol dire salvarsi e salvare altri con la nostra testimonianza. Portare frutto vuol dire salvare noi stessi e salvare altri, ma Salvare noi stessi ed altri da che cosa? Dalla morte spirituale, la morte spirituale è il salario del peccato, dice San Paolo. L’amore è scoprire che non siamo carne e testimoniare con la nostra vita questa verità. Ecco come l’amore è verità e la verità è il Signore Dio in persona. Quando l’uomo vive nella verità, vive nel cuore di Dio, il suo amare non è più una regola ma una spontaneità. Quando l’uomo perde il Signore Dio perde la verità e quando perde la verità non può più amare perché non sa più distinguere il bene dal male, sbaglia quando crede di scegliere ciò che è buono per se e sbaglia quando crede di scegliere cose buone da dare ad altri. Per amare occorrono un cuore per sentire, un cervello per ragionare ed una tasca per dare, anche se tutto parte dal cuore. Se manca il cuore è impossibile andare verso il fratello, se manca il cervello finiremo per dare il vestito a chi ha sete e il pane a chi ha appena finito di mangiare. Senza tasca non daremo niente a nessuno. Quando diciamo tasca non diciamo il denaro, ma tasca è denaro e tutto quanto è in facoltà di dare di ogni uomo. Esempio, il tempo, la pazienza, il sacrificio , la rinuncia, il denaro, il pane ecc… Se manca uno di questi tre partner tutto l’amore va in rovina, in particolare quando manca la tasca l’amore termina nel momento in cui occorre aprirla. Si manifestano così la tirchieria materiale, morale, e spirituale che impediscono all’amore di fare il suo corso. Ti amo fino a quando non mi costa niente! Se manca uno dei tre partner è il Segno che l’amore non c’è, ma dove non c’è l’amore non c’è il Signore Dio. Quando l’uomo perde Dio perde l’amore, quando l’uomo perde l’amore perde l’odio per le cose del mondo perché nell’amore c’è l’odio per le cose del mondo. Dice il Signore: Chi non odia le cose mondo non può venire dietro di me. Per questo quando l’uomo cade nel profondo del peccato pur volendo smettere di peccare non ci riesce. Guardiamo i tossicodipendenti, i fumatori , i materialisti ecc… che pur volendo non riescono a liberarsi. L’odio in questo caso , non è il desiderio di vendetta o il rancore, ma l’indifferenza per le cose materiali. Dice il Signore: Chi non odia le cose mondo non può venire dietro di me. Il Signore Dio è Pace, è Amore e Misericordia, ma è oltretutto Giustizia, ciò che noi proclamiamo quando recitiamo il credo: Verrà per giudicare i vivi e i morti. Se l’amore non fosse giustizia, non avremmo la speranza di essere salvati perché nella giustizia c’è la considerazione per il nostro ravvedimento, ma c’è anche il castigo per chi persevera nel peccato. L’amore è il sentimento, l’amare sono le opere, per passare dal sentimento alle opere occorrono sacrificio e rinuncia, pigrizia e tirchieria sono i nemici dell’amare. Ti amo fino a quando non mi costa niente, ma Il Signore Gesù ha dato la Sua vita per insegnarci ad amare offrendo se stesso come sacrificio vivo. Non siamo noi ad amare ma è Lui in noi che ama. Quando Lui non è in noi non possiamo amare neanche noi stessi. L’amore è vita e la vita è sempre Lui. Se non amiamo siamo morti perché siamo senza colui che è vita. L’amore è dare il giusto valore ad ogni persona come il Signore Dio ha dato un valore ad ognuno di noi ed ha sacrificato il Suo figlio per noi e per coloro che noi giudichiamo e disprezziamo perché, se si pentono e convertono, per Lui valgono quanto Suo Figlio. L’amore è obbedienza. Dice il Signore sempre in Giovanni: Quelli che mi amano fanno la mia volontà. La Sua volontà e che ci amiamo gli uni gli altri con un amore spontaneo non per ordine , l’amore che nasce da un odine non è amore, non è del cuore ma delle mente e prima o poi finirà. L’uomo senza amore non è per questo affidabile. Quando il Signore Dio è nel cuore dell’uomo trasforma questo cuore in una fontana d’amore che non distingue razza, colore e religione. L’Amore è coraggio perché, se dove c’è l’amore c’è il Signore Dio, suscita nel cuore dell’uomo un grido: se il Signore è con me nessuno può essere contro di me. L’amore è dolcezza perché suscita tranquillità e serenità che sono fondamento della dolcezza. L’uomo aggressivo è aggressivo perché teme di essere aggredito. L’amore è sapienza perché nell’amore c’è il volere il bene di ogni persona. Questo sentimento induce l’uomo a pensare prima di agire per poi scegliere ciò che è bene per il suo fratello e questo diventa la bussola che guida i suoi passi. L’amore solleva l’uomo da umano a divino, quando entra l’amore entra il Signore in persona e l’anima si scioglie in LUI. L’amore è rispetto perché chi ama vede nel suo fratello l’immagine del Signore Dio o la possibilità di recuperare questa immagine. L’amore e la pace sono una cosa sola , come due facce di una stessa medaglia. L’amore è Dio nell’uomo che ama l’uomo per la sua parte divina. Chi ama sa chi è, sa chi sono i suoi fratelli e sa chi è il Signore Dio, non come teologia ma in Spirito e verità. L’amore è fiducia, sentirsi amati dal Signore Dio dell’onnipotenza, della bellezza e della sapienza fa crescere nell’uomo la fiducia in se stesso, lo fa sentire fiero e importante, fa crescere ciò che il mondo chiama autostima. La fierezza e l’importanza secondo il mondo non sono fondate sulla verità e per questo portano alla superbia: io e solo io sono…… La fierezza fondata sull’amore del Signore DIO fa sentire l’uomo uguale ai suoi fratelli: anche se io sono importante per Lui sono uguale a te perché anche tu sei importante per Lui! L’amore ricopre ogni colpa. L’amore è Dio nell’uomo che ama l’uomo tramite l’uomo. Ogni uomo ama qualcosa, anche a volte non se ne rende conto, ma genera sempre falsa vita o frustrazione e mancanza di pace, se non ama il Signore DIO. L’amore nasce con l’uomo e vi dimora fino a quando in questi non entra il peccato, la purificazione è l’unica via per tornare ad amare. Se in noi c’è l’amore, nei nostri fratelli c’è lo stesso amore e se il Signore Dio è amore, vuol dire che noi, i nostri fratelli e il Signore Dio siamo una cosa sola. Quale gioia sarà più grande di questa? Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 18/05/15 alle 00:38 via WEB
Dal vangelo secondo Marco 16 – 15/20 In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano. Nessuna parola è più chiara di questa, la lettura spiega se stessa senza bisogno di essere da noi spiegata ed è il fondamento della nostra fede. Dopo duemila anni di cristianesimo, o giù di la, questi versetti sono stati letti tante volte, ma ci siamo mai chiesto se, secondo questo parametro, crediamo oppure no ? Con la bocca possiamo dire tante cose, ma il Signore sta dicendo che solo le nostre opere testimoniano la nostra fede. Siamo tutti, o quasi tutti, iscritti sul libero dei battezzati, ma questo non prova che siamo credenti, anzi diventa una colpa perché se le nostre opere non sono quelle che il signore sta dicendo che devono accompagnare la nostra fede, vuol dire che abbiamo ricevuto lo Spirito Santo indegnamente. Il Signore sta anche dicendo che quelli che crederanno saranno battezzati, riceveranno lo Spirito Santo e saranno salvati. Non sta dicendo saranno salvi, ma saranno salvati. Sì, saranno salvati, perché il peccatore, anche se crede, non ha il diritto di essere salvo, l’unica diritto che ha il è un posto nell’inferno che ha scelto consapevolmente o inconsapevolmente. La salvezza è una grazia, ma per poterci sperare occorre credere. I credenti sono quelli che scacciano demoni, parlano nuove lingue, in particolare parlano la lingua dell’Amore, dominano i serpenti velenosi e il veleno stesso, e guariscono malati. Noi siamo così? Se la nostra fede non è accompagnata da questi segni non crediamo, se non crediamo, è triste dirlo, ma siamo anticristo e lo saremo ancora di più se ci rifiutiamo di ammetterlo. Credere nella nostra verità è fondamentale. San Paolo quando ha cominciato a credere, nella prima lettera ai romani, ha detto: Non faccio ciò che voglio e faccio ciò che più mi ripugna! Detto con altre parole sta dicendo che non ha il potere per fare come vuole. Chi è impossibilitato a fare la propria volontà è schiavo, ma schiavo di chi in questo caso, se non del peccato? Alla fine però ha vinto, ma se non avesse scoperto la sua vera verità non si sarebbe impegnato e non avrebbe potuto vincere. Quale malato si curerà se non crede di essere malato? Questo vale per chiunque non testimonia la propria fede con le proprie opere. Uno di questi sono io, ma spero di arrivare al credere in Spirito e verità prima che sia troppo tardi. Ho sentito dire che qualcuno pensa che il potere di fare segni e prodigi era stato dato solo agli apostoli, ma qui la scrittura parla chiaro perché dice: Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che crederanno e non solo gli Apostoli! Tante volte abbiamo creduto che dare il senso alla propria vita fosse avere successo nel mondo, qui però vediamo che il senso della vita non è né il censo, né la posizioni sociale né le opere del corpo, ma la salvezza dell’anima, infatti a cosa serve guadagnare il mondo se poi perdiamo l’anima? Nessun uomo accetterebbe di essere condannato per l’eterno, ma se crederà sarà salvato e questa diventa la grande speranza. Noi viviamo due mondi: Quello visibile e quello invisibile dove ci sono spiriti buoni e spiriti cattivi, demoni. I demoni, che non vediamo, vogliano la nostra perdizione, la nostra condanna, ma poiché nessun accetterebbe di essere condannato, se non saremo attenti ci faranno credere che crediamo già, che siamo cristiani perché partecipiamo alle SS Messe, anche se vi partecipiamo come se partecipassimo alla rappresentazione teatrale di un racconto, perché siamo battezzati, perché quando un povero ci chiede l’aiuto gli diamo qualche centesimo o qualche vestito vecchio che non piace più ecc…., ma in verità parliamo e viviamo secondo il mondo che adora idoli pur proclamandosi cristiano! Il Signore Gesù con questa parola vuol guidare i nostri pensieri affinché il negativo del mondo invisibile non ci porti fuori strada. La coscienza è la voce del Signore Dio nell’uomo, ma se l’abbiamo soffocata possiamo scoprire la nostra verità esaminando le nostre opere. Se il Signore Dio non avesse visto la nostra condizione e la speranza di poterci migliorare non avrebbe mandato il Suo Figlio prediletto a morire per noi sulla croce. Lui ci ama e vuole la nostra salvezza, ma per realizzare il Suo progetto di salvezza occorre la nostra collaborazione. La verità ci renderà liberi come figli del Signore DIO, non la verità oggettiva che non siamo in grado di comprendere, ma quella soggettiva che se entriamo in noi stessi la conosciamo già. Il Signore Dio è la nostra salvezza. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 07/06/15 alle 10:22 via WEB
Dal Vangelo secondo Marco 14 – 12/16,22/26 Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Parola del Signore Il Santo Vangelo di oggi riguarda l’istituzione dell’Eucarestia – la Santa Messa. Già nel vecchio testamento Melkisedek, re di Salam, offrì pane e vino: “era sacerdote del DIO Altissimo”. Questo uomo, che è re, offre pane e vino, perché offre pane vino e non carne o bistecche e non oro o argento? Nel nuovo testamento, Gesù prende il pane e dice: “questo è il mio corpo”. Non ha preso una bistecca ed ha detto questa è la mia carne! Prese il vino dicendo: ”questo è il mio sangue”. Melkisedek era un sacerdote di DIO, il sacerdote, il volto di DIO incarnato sulla terra. Se il sacerdote è quello giusto, quello santo e quello perfetto, porta l’immagine di DIO. Il PANE simboleggia la vita del cristiano Esso è fatto con tanti chicchi e ogni chicco è il frutto di altri chicchi he sono caduti sulla terra per dare vita ad altri chicchi che a loro volta diventeranno pane. Ogni chicco che non cade nella terra e non muore non può dare vita ad altri chicchi. Vuol dire che ogni uomo che non muore per il Signore non può dare vita alla società. Esattamente vediamo che Cristo Gesù, il figlio di DIO incarnato, è morto, ma con la sua morte ha dato vita e salvezza a tutta l’umanità. Il chicco del pane materiale dà la vita. La carne si spiritualizza in Gesù. Una volta che il chicco è stato macinato ed è diventato farina, perde la sua personalità ed entra nella personalità della farina e non è più possibile individuare quel poco di farina che appartiene a quel chicco. Così è per ognuno di noi, una volta che siamo morti, una volta che abbiamo rinnegato noi stessi in Cristo perdiamo la nostra personalità per entrare nella personalità di Cristo – per entrare nell’immagine di DIO. Per questo nella preghiera del” Padre nostro” diciamo:” Signore sia fatta la Tua volontà” perché la mia volontà è già sciolta nella Tua. Da oggi non c’è più il”mio”, ma soltanto il Tuo! Infatti una volta che il chicco si scioglie e diventa farina, non può più riprendere la sua personalità. Quando un bambino viene battezzato, il suo io si scioglie in DIO, ma una volta che apre i suoi occhi al mondo ne vede le bellezze e le schifezze e si attacca al mondo stesso. Più si attacca al mondo più rinuncia al Cristo in lui. Il chicco di grano diventa farina, ma la farina stessa, una volta che entra nell’acqua perde la sua personalità, non è più farina, diventa pasta! E’ tutta un’altra cosa. Non può più ragionare come una volta e non solo così perché la farina con l’acqua assune un’altra personalità! Dice Gesù: io sono l’acqua viva per dare la vita alla farina perché la farina da sola è morta. La farina è il simbolo del corpo e l’acqua è il simbolo dello Spirito, una volta che la Spirito entra nel corpo, da vita al corpo. Ma ancora non basta, perché poi questa pasta entra nel fuoco (Spirito che da la vita). Entrando nel fuoco cambia la sua personalità, diventa pane e il pane non è più pasta e in quel momento comincia a dar vita. Chi mangia il pane avrà la vita. Se la pasta non entra nel forno fa schifo a chi la mangia. Infatti la pasta non fa schifo a chi ne mangia un po’ come cibo? Invece una volta che la pasta entra nel fuoco e diventa pane, da gioia ad ogni persona e soprattutto da gioia a quelli che sono affamati i quali trovano la vita tramite questo pane. Cosa vuol dire questo? L’uomo che non vuole sciogliere se stesso nella Santità, nell’Innocenza, nella Purezza e nella volontà di DIO, rimane una pasta secca senza gusto che fa schifo perché un uomo senza vita è un cadavere. Un cadavere non può fare compagnia e non può dare Pace a nessuno. Una volta che questo uomo, che era un cadavere come Lazzaro, prende lo Spirito ed entra nella Santità, nella Purezza e nell’Innocenza, comincia ad entrare nel volto di Cristo e nell’immagine di DIO. Cominciano a crescere in lui l’Amore e la Pace! In quel momento, come il Pane che è entrato nel fuoco, è purificato e comincia a dare vita. . Chi non riesce a trovare la sua verità che si vede dalle sue opere , non può entrare nella verità di Cristo che non si vede. Se non conosciamo ciò che è della carne, come possiamo entrare in ciò che è dello Spirito? Per questo Melkisedek offrì il pane. Con il pane offre se stesso come uomo giusto, uomo vivo, uomo sociale e uomo di DIO e tramite lui vengono trasmessi l’Amore e la Pace di DIO. Il Padre manda suo Figlio per dare vita agli uomini. Il Figlio diventa pane di vita e chiama gli uomini per dare loro la vita. Chi ascolterà la Sua voce avrà la Sua vita. DIO Padre è terra, lo stelo della pianta del grano è Gesù che affonda le Sue radici (l’origine) nel Padre, per prendere dal Padre la vita e per trasmetterla agli uomini che sono i chicchi della spiga che è unita e nutrita dallo stelo. Così si realizza la parola di Gesù quando dice: io unito al Padre, loro uniti fra loro, io in loro, loro in me, noi nel Padre e tutti saremo una cosa sola. IL VINO invece cosa simboleggia? Perché nella Santa Messa il sacerdote offre vino? Ogni acino ha la vita in se stesso. Quando i vignaioli mettono insieme tanti grappoli, li pestano, macinano gli acini e li fanno soffrire, non vuol dire che fanno questo per dare vita? Una volta che l’acino è stato schiacciato insieme ad altri acini, può essere nuovamente individuato? Una volta che siamo uniti nel nome di Cristo, non vuol dire che siamo sciolti nel Suo nome? Non vuol dire che abbiamo perso il nostro nome e abbiamo preso il Suo nome? Una volta che abbiamo avuto il Suo nome, non vuol dire che abbiamo ciò che appartiene a LUI? Es.: C’è un miserabile, un povero, un abbandonato, che ha per amici miserabili poveri e abbandonati come lui ed una personalità di poco valore, una volta che lui e i suoi amici vengono adottati dal re non diventano tutti principi? Non ricevono il potere e diventano forti e potenti? Così è per ognuno di noi. Ogni acino d’uva quando viene schiacciato si unisce con l’altro e insieme prendono un altro nome; non si chiamerà più uva, ma vino. Come questo chicco d’uva , se non viene schiacciato, non può diventare vino, così l’uomo se non viene perseguitato e se non vive la tribolazione, se non porta la croce, non può essere santo perfetto e innocente. Per questo Gesù dice: “ beati i perseguitati a causa del mio nome perché saranno chiamati Figli di DIO”. Un’altra volta dice: “Chi non rinnega se stesso e non porta la sua croce di sofferenza, di tribolazione e persecuzione non è degno di me”. Nel nostro linguaggio vuol dire che chiunque si affida alla propria volontà non degno di Lui che è vita. Io sono il Signore ! Con la mia sofferenza, con la mia crocifissione e con la mia morte ho vinto la morte ed ho dato la vita a tutta l’umanità. Come al DIO PADRE, tramite Melkisedek re giusto, e stato offerto il pane e il vino, così Gesù stesso dà il Suo corpo e il Suo sangue tramite il pane il vino. Guardò il cielo, rese grazie, per dire non sono io che sto facendo, ma il Padre Mio che mi ha mandato. E’ il Padre che mi ha mandato, è Lui che ha fatto questo progetto di salvezza e per questo io sto rendendo grazie a LUI. Ecco io ho preso il pane, che è il mio corpo, e lo sto spezzando pezzi pezzi. Vuol dire:Voglio rinunciare a tutto me stesso. Voglio portare la croce fino all’ultimo passo e voglio bere il calice fino all’ultimo goccio. “Questo pane è il mio corpo” . Non dice assomiglia al mio corpo perché il pane non può assomigliare al corpo. Dice “è il mio corpo”. Questo è una conferma. Il mio corpo è per voi!! Fate questo in memoria di me vuol dire: prendete questo corpo, spezzatelo e ricordate me che sono morto. Fate questo vuol dire, vuol dire, prendete il pane anche voi, prendete il vostro corpo, spezzatelo per me come io sto spezzandolo per voi. Come io voglio entrare in voi anche voi entrate in me perché io e voi saremo una cosa sola. E’ molto facile ricevere e non dare. Fratelli, provate a dare e vedrete che la gioia è nel dare e non nel ricevere. Finché tu non dai non saprai mai cosa vuol dare, così non gusterai mai la gioia del dare. Apriamo la mente, apriamo il cuore, apriamo la tasca. Più daremo più gioia avremo. Dice il Signore: Io ho preso il pane, che è il mio corpo, non ho tenuto nulla per me. Ho spezzato tutto per darvi la vita. Anche voi fate questo in memoria di me. Ricordate ciò che ho fatto con voi, fatelo anche voi per me, per salvare il mondo, se volete essere salvi. Così dopo aver cenato, prese il calice dicendo: questo calice è la Nuova Alleanza nel Mio sangue. La prima alleanza è stata fra il Padre Celeste e l’uomo. Questa alleanza è scritta con la penna Celeste. E’ rimasta nel mondo per l’eterno: è l’arcobaleno. Questa volta, visto che l’uomo ha dimenticato l’arcobaleno, io Gesù sto firmando una nuova alleanza con il mio sangue, affinché questo sangue si spiritualizzi in ognuno di voi. Fate questo in memoria di me, offrite ,anche voi, voi stessi. Fate unire il vostro sangue al mio sangue affinché il mio sangue e il vostro sangue siano un unico sangue per la nuova alleanza per salvare l’umanità. Ogni volta infatti che mangerete di questo pane e berrete di questo sangue, voi annuncerete la mia morte, la morte del Signore affinché EGLI venga in ognuno di noi. Senza il Suo corpo e il Suo sangue siamo morti, se prenderemo il Suo corpo e il Suo sangue tramite il suo corpo e il suo sangue , il Suo Santo Spirito viene veicolato in noi ed avremo la vita, se li avremo presi degnamente. Ecco l’amore di DIO. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 14/06/15 alle 21:44 via WEB
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi Fratelli, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Tre sono le dimore di noi umani: o siamo in esilio nel corpo, ma fuori dal regno del Signore Dio oppure siamo in esilio fuori dal corpo e dimoriamo nel cuore del Signore Dio Onnipotente, ma il pericolo è che l’anima non sia né nel corpo né nel regno del Signore DIO. Chi crede è già nel Suo regno anche se è ancora nella carne. La verità è che noi non siamo carne, quando ci crediamo carne viviamo nelle tenebre. L’uomo che si crede carne vive secondo la carne e si preoccupa solo della carne e, volere o non volere, non cerca la sua salvezza. Chi vive secondo la carne prima poi perde la perdita di fiducia in se stesso e va verso ogni tipo di malattie mentali. Infatti non sarebbe accettabile vedere se stessi deperire giorno dopo giorno e l’approssimarsi del giorno della morte per noi e per i nostri cari. Per questo è stato detto: La verità vi rende liberi come figli di Dio. Camminiamo nella fede e non nella visione, la fede è speranza e diventa certezza quando diventa credere – fiducia totale - e possiamo anche dire che pur camminando nella fede e non nella visione abbiamo il sentimento che guida i nostri passi e rafforza la nostra fede fino alla certezza – credere. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. L’unica via per essere a Lui graditi è fare la Sua volontà che consiste nel cercare la nostra santificazione osservando i suoi comandi che non sono gravosi e ci sono stati dati conformi alla nostra natura umana ed alle nostre capacità. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male. Padre Pio – ora San PIO – la sera prima di morire sentiva che era arrivata la Sua ora, il confratello che Lo assisteva racconta che fosse preoccupato pensando di non essere a Lui gradito, eppure era santo! Noi ci preoccupiamo o non ci poniamo neanche il problema? VANGELO Mc 4,26-34 Dal vangelo secondo Marco In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». L’uomo che si avvicina ai sacramenti con fede è terra buona per accogliere il seme che lo porta verso il regno dei cieli e cammina ogni giorno sulla strada che porta alla salvezza senza che si accorga. Se non fosse terra buona prima di avvicinarsi ai sacramenti, prima di averli ricevuti, deve diventare terra buona per far crescere il seme. Il seme è la grazia che nessuno merita di ricevere. In ogni caso possono sperare in questa grazia solo coloro che hanno scelto di non confidare nelle cose del mondo. La fiducia nel Signore fa entrare nell’uomo lo Spirito Santo che lo guida nel suo cammino verso il cuore del Signore DIO stesso senza che lui si accorga. Quando entra lo Spirito non più l’uomo guida i suoi passi, ma lo Spirito e lui non oppone resistenza perché vive nella certezza che chi lo guida è amore e sapienza. Tutto molto bello , ma bisogna vedere se la decisione di camminare su questa strada appartiene al cuore o alla mente. Se nostra fede è una fede idea, non germoglierà niente, anzi continuerà a crescere ciò che l’uomo ha seminato quando ha deciso di camminare secondo il mondo. Continua a crescere ciò che il maligno ha seminato . Se non siamo santi ognuno di noi è stato colpito da qualcosa di questo mondo, abbiamo cioè riposto la nostra fiducia in ciò che non è Signore Dio Onnipotente perché il maligno ha gettato il suo seme e noi siamo stati la terra nella quale ha germogliato e continua a crescere anche senza che ci accorgiamo. Solo insistendo nella nostra opera di bonifica della nostra terra, il nostro cuore, e stando attenti a che non cresca nuova zizzania, il buon seme germoglierà e crescerà ogni giorno. Inganna se stesso chi pensa che la nostra salvezza dipenda solo dal Signore Dio. Non è scritto che possiamo star tranquilli perché il Signore salva tutti, ma è scritto che chi crederà sarà salvato. Chi crede purifica se stesso ogni giorno, chi crede è colui che crede nella sua impurità e se ne preoccupa . Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Il Signore Gesù sta paragonando il regno di DIO ad un granello di senape, non perché il regno del Signore DIO sia piccola cosa, ma per farci intendere che la minimissima parte del Suo regno in noi, la grazia, se l’apprezziamo, il Signore DIO la moltiplicherà fino a farla diventare grande secondo la nostra fede e secondo la conoscenza della nostra verità e oltretutto secondo le nostre opere. In chi apprezza la grazia, la grazia cresce sempre di più. Chi apprezza la grazia diventa luce del mondo e sale della terra, beato costruttore di Pace perché vive in Pace, se la Pace vive nel cuore dell’uomo vive anche nel dialogo fra questo uomo ed altri uomini. Il regno di DIO nell’uomo rende l’uomo amante, paciere, coraggioso, sapiente, umile, mite, dolce e buono di cuore, sveglio, attento, deciso, preciso e speranza per se stesso e per altri. Il regno di DIO nel cuore dell’uomo rende l’uomo vivo per dare la vita a quelli che l’hanno perduta. Il regno di Dio nell’uomo rende l’uomo simile alla più grande pianta dell’orto dove gli uccelli del cielo possono fare il loro nido alla sua ombra. Il regno di Dio nell’uomo trasforma l’uomo da uomo comune ad uomo ricercato da quelli che cercano la vita che hanno perduto. Il regno di DIO nell’uomo porta all’uomo persecuzione da parte di coloro che hanno scelto la morte come grazia, ma la persecuzione, che non può mai arrivare allo Spirito, è il segno che l’uomo è diventato luce del mondo e sale della terra. Come nessuna tenebra riesce a spegnere la più piccola delle lampade, così chi è perseguitato non potrà mai essere colpito nello spirito. Il regno di DIO nel cuore dell’uomo appartiene all’uomo cristiano, se il mondo ci cerca e ci perseguita siamo cristiani altrimenti siamo un ramo secco sul quale nessuno tira sassi per prendere un frutto. San Paolo nella seconda lettura ha detto che fino quando viviamo nel corpo siamo in esilio, ma fino a quando abbiamo la vita del corpo abbiamo la possibilità di tornare dall’esilio e questo è lo scopo del nostro passaggio su questa terra. Il Signore è la nostra salvezza, se superiamo il Suo giudizio. Vuole riportarci a casa, ma poi dipende da noi. Grazie Signore Gesù.
 
 
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 15/06/15 alle 18:27 via WEB
Grazie a te per il contributo che porti. Buon proseguimento con Gesù.
 
   
giuscip1946
giuscip1946 il 15/06/15 alle 19:20 via WEB
Speriamo che serva a qualcuno, me compreso che faccio fatica a mettere in pratica le cose che il Signore mi ha insegnato fino a questo momento. Vorrei chiederti di pubblicare i commenti spaziando le scritture dal commento, non so come si fa ma credo che cliccando su modifica qualcosa dovrebbe succedere. Buona serata.
 
     
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 17/06/15 alle 18:23 via WEB
I commenti non si possono spaziare; questa piattaforma non lo permette di fare. Presto tutti i blog di questa piattaforma avranno la possibilità di spostarsi su piattaforma MYBLOG, che supporta Wordpress, e cambieranno molte cose. Molto probabilmente, in futuro, prenderò un po' alla volta i contenuti di questo blog e li sposterò su un nuovo blog, su un url di primo livello. Non preoccuparti dello stile di ciò che fai, è la sostanza quella che conta. Il risultato verrà, perché Dio vede nel segreto e nulla passa inosservato. Buona serata.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 20/06/15 alle 23:05 via WEB
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi – 2Cor, 5 – 14/17 Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. San Paolo sta dicendo di non guardare nessuno nella maniera umana perché lo abbiamo fatto per lunghi anni pensando di avere buoni occhi per vedere e, oltretutto, credendo di avere il diritto di giudicare. Con altre parole sta dicendo che abbiamo vissuto nelle tenebre ed ancora vi stiamo vivendo. Se così non fosse non avrebbe motivo di dirci questo. Se veramente siamo una nuova creatura la prima persona da non guardare alla maniera umana è noi stessi. Se veramente siamo in Cristo Gesù abbiamo scoperto che non siamo carne ma anima, se siamo anima siamo eterni e se siamo eterni abbiamo il dovere di migliorarci per conquistare un posto nella Pace e nella tranquillità. Quando guardavamo il prossimo alla maniera umana, noi compresi, pensavamo che tutto andasse bene, che il valore umano dipendesse dalla posizione sociale e oltretutto pensavamo di essere giusti senza esserlo. Quando guardavamo il mondo alla maniera umana credevamo di essere meglio di altri scartando e misurando il prossimo con il nostro metro completamente avulso dalla verità. Quando guardavamo il mondo alla maniera umana riponevamo la speranza nelle cose materiali per poi scoprire che niente e nessuno del mondo può darci speranza. Quando guardavamo il mondo alla maniera umana credevamo che i desideri carnali fossero necessità per poi scoprire che portano alla disperazione. Quando guardavamo il mondo alla maniera umana credevamo che con la morte del corpo tutto fosse finito, ma ora sappiamo che la vita prescinde dalla condizione del corpo e dai suoi desideri, anche se li chiamavamo bisogni. Quando guardavamo il corpo alla maniera umana credevamo che il valore di noi umani dipendesse dalla nostra età, dalla nostra capacità di guadagnare soldi e procurarci divertimenti che ci avrebbero dato vita, ora che non guardiamo il mondo alla maniera umana, abbiamo scoperto che queste cose ci portano , prima o poi, alla disperazione. Se veramente siamo creature nuove dobbiamo chiederci chi guidava il nostro pensare e la risposta è: Il maligno. Se abbiamo vinto i desideri delle cose del mondo abbiamo vinto il mondo, perché abbiamo vinto il peccato. Se non abbiamo ancora vinto, ringraziamo il Signore Dio onnipotente che ha ancora pazienza con noi e ci da il tempo per fare almeno un passo avanti. Se non guardiamo il mondo alla maniera umana abbiamo vinto il mondo e le nostre opere lo testimoniano, il Signore compie opere e prodigi tramite noi e siamo il suo cuore per amare il mondo, siamo la mano del Signore Dio per salvare chiunque cerca la salvezza, senza distinguere razza, colore e religione. Se abbiamo vinto il mondo non guardiamo più il mondo alla maniera umana, perché ogni essere umano ha un valore grande e noi stessi abbiamo un valore grande, non perché da soli abbiamo grande valore, ma è colui che è in noi che ha il valore assoluto, per l’eternità. Se non guardiamo il mondo alla maniera umana abbiamo compreso il sacrificio di Cristo Gesù, che ha dato la Sua vita per restituirci l’immagine e somiglianza del Signore DIO Onnipotente e siamo attenti a non perderla di nuovo. In verità a che punto siamo? Rispondiamo a questa domanda dentro noi stessi in silenzio, cercando di essere sinceri e veritieri almeno una volta, sarà per la nostra salvezza. Dal vangelo secondo Marco - 4 – 35/41 In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?». I discepoli sono spaventati ma il Signore Gesù dorme tranquillo, i discepoli hanno paura ma il Signore Gesù è tranquillo. Come mai? Il Signore Gesù sta dicendo che il pauroso è un uomo senza fede. Chi crede non teme nulla, se l’Onnipotente è con lui chi può essere contro di lui? Chi ha fede non guarda il mondo e la natura alla maniera umana, sa che il Signore Dio quando creò Adamo creò ognuno di noi e ci diede il potere su tutta la terra. Che fine ha fatto questa grazia? Uomo senza fede non vuol dire uomo che non crede in nulla, ma uomo che ha fede nelle cose del mondo che gli danno falsa vita, ma prima o poi svaniscono facendolo cadere nella disperazione, nella depressione e in altre malattie mentali. Tutti hanno fiducia in qualcosa, altrimenti non sarebbe possibile vivere, ma bisogna vedere in cosa. Chi ha fiducia nelle cose del mondo non può sentire la fiducia nel Signore Dio, né nel Suo figlio, né nello Spirito Santo, né nella nostra Mamma Celeste, né negli Angeli, né nei Santi e oltretutto non ha fiducia nel prossimo e in se stesso. Per questo vive pieno di tristezza. La tristezza a volte porta a cercare il Signore sui libri, nei santuari, nei cammini spirituali e nei luoghi di culto, ma nulla cambia nel cuore umano , la fede è un sentire, non è un sapere. In ogni caso queste cose possono aiutare se diventano uno specchio in cui vedere la propria verità. Scoprire la propria verità è l’unica via per ritrovare la fede . La fede è un sentire, la fiducia nelle cose del mondo attutisce il sentire, per tornare a sentirla occorre un cammino di ritorno. Occorre perdere la fiducia nella cose del mondo che è sempre un inganno. Ogni volta che ci liberiamo di qualcosa del mondo facciamo un passetto avanti. Un po’ come se due persone fossero divise da un enorme libro che impedisce loro di vedersi, man mano che tolgono le pagine si avvicinano sempre di più ed arriva i l momento in cui tolgono l’ultima e finalmente si vedono. Dietro la fiducia nelle cose mondo c’è satana che per dominare l’uomo lo convince a confidare in qualsiasi cosa che non sia il Signore Dio, lui non ha il potere in chi confida nel Signore DIO, ma ce l’ha in chi non crede. Chi confida nel Signore DIO apre a LUI le porte dell’anima, del cuore e della mente, il Signore entra con la Sua Onnipotenza ed opera tramite questo uomo o donna che sia. Del Signore che entra nell’uomo abbiamo la testimonianza di quella donna che perdeva sangue, l’emorroissa, che con la sua fede lasciò entrare il Signore Gesù in lei e guarì immediatamente. Se lasciamo entrare in noi il Signore che sta fermando la tempesta, lo stesso Signore farà la stessa cosa tramite noi. Per questo ha detto: Chi crede in me fa ciò che faccio io. E’ sempre Lui a fare cose impossibili in chi non guarda il mondo alla maniera umana. In verità nel cuore di ogni uomo Lui c’è, ma la sua onnipotenza entra solo quando l’uomo confida in Lui. Esempio: Nella scala di ogni palazzo c’è uno spioncino con una piccola lucetta che di notte indica dov’è l’interruttore, ma la corrente forte arriva solo quando si schiaccia l’interruttore. L’interruttore divino che fa affluire la potenza, l’amore, la pace, il coraggio, la dolcezza, l’umiltà , la mitezza, la speranza, la pazienza, la sapienza ecc.. che nel loro insieme sono la vita, è la fede, il credere in spirito e verità. Proviamo a credere con tutto il cuore e scopriremo che immediatamente il Signore comincia ad operare prodigi tramite noi perché Lui è già presente in noi. ( Dice san Paolo: Voi siete il tempio di DIO, lo Spirito Santo dimora in voi). Se crediamo faremo le stesse opere del Signore DIO Gesù. Il maligno tenterà di convincerci che questo non è per noi possibile, farà il possibile e l’impossibile per indurci a confidare solo in noi stessi, per renderci limitati e poterci dominare. Se Lui è in noi e noi lo crediamo veramente tramite il nostro corpo farà ciò che ha fatto tramite il SUO. Ringraziamo il Gesù che è venuto per aprire i nostri occhi e per farci vedere con occhi di verità. Ringraziamo il Signore Gesù che ci ha portato la grazia di non guardare il mondo alla maniera umana. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 29/06/15 alle 10:40 via WEB
Dal vangelo secondo Marco 5, 21/23 In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare. Il Santo Vangelo di oggi e quello della domenica precedente ci parlano della fede e quindi delle opere di chi crede in Spirito e Verità. Prima di parlare della lettura vogliamo però chiarire il significato delle parole che usiamo. Fede vuol dire speranza nel Signore DIO che diventa certezza quando è totale. La speranza è una probabilità che il Signore esaudisca la mia preghiera, più è alta la probabilità più la fede è grande, fino ad arrivare alla certezza che il Signore esaudirà la mia preghiera e che diventa quindi il credere. L’uomo nella sua natura è portato ad aver fede totale quindi a credere, ma man mano che apre i suoi occhi al mondo senza accorgersi rinuncia al Signore Dio e comincia a confidare nel mondo visibile. Quando confida totalmente nelle cose del mondo la sua fiducia diventa un credere nelle cose del mondo e senza i accorgersi finisce perdere tutto ed arriva a credere che il Signore Dio non esiste. C’è quindi l’uomo credente che opera segni e prodigi, l’uomo di fede che va a momenti e l’uomo ateo, cioè senza Dio. L’uomo che ha perso il Signore Dio dal suo cuore – l’ateo - non può credere perché il Signore Dio è vita, chi Lo ha perso ha perso la vita, chi ha perso la vita è morto e il morto non può credere neanche se vuole, ma di solito neanche vuole, anzi predica l’ateismo vegetando nella più totale indifferenza. Solo la mano del Signore può riportarlo alla vita. Ciò che contraddistingue questi tre uomini non sono le parole ma le opere. In ogni caso la fede è sempre la speranza nel Divino, mentre la fiducia è la speranza nell’umano e nel mondo. L’uomo non santo , se non è diventato ateo può quindi essere un uomo di fede, cioè un uomo che crede solo in parte. Di questo abbiamo la conferma nel brano del Santo Vangelo quando i due cechi chiedono al Signore di essere guariti e il Signore risponde loro: Andate e sia fatto secondo la vostra fede. La fede non è una cultura né un sapere ma è un sentire e fa parte dell’essere umano il quale ha sempre fede in qualcosa , anche quando dice di avere fiducia nelle cose mondo, solo che in questo ultimo caso non sarà più fede ma fiducia Se abbiamo ancora un po’ di fede e vogliamo farla aumentare dobbiamo cominciare da noi stessi. Dobbiamo per prima cosa aver fiducia in noi secondo verità, dobbiamo credere di essere figlio del Signore Dio quindi il tempio del Suo Santo Spirito e, che se crederemo che il Signore Dio è Onnipotente , possiamo tutto perché Lui in noi può tutto. Quando il Signore Dio creò l’uomo gli diede il potere su tutta la terra. Questo fa crescere in noi la giusta fierezza e oltretutto ci protegge dalla superbia perché se io sono così lo sono anche altri e non c’è quindi spazio per credersi meglio di loro. In ogni caso l’uomo per vivere ha sempre bisogno di credere in qualcosa o quantomeno confidare in qualcosa perché la sua anima ha bisogno di essere nutrita. Quando l’anima si nutre dello Spirito Santo, l’uomo vive da vivo, quando si nutre con le cose del mondo l’uomo vegeta chiamando vita la morte. Bisogna quindi scoprire in cosa stiamo confidando o credendo. L’uomo che crede di poter fare tutto da solo in verità confida solo in se stesso, il suo “dio” diventa il suo io, cioè se stesso, ma in questo caso rimane molto limitato, riesce a fare solo le opere del corpo fino a quando il corpo glielo permette. Quando perde la capacità del corpo cade nella disperazione perché rimane senza ciò che ha considerato “dio”. Il denaro ed il potere, oltre al corpo che comprende anche il sesso, sono gli altri idoli in cui l’uomo confida quando si allontana dal Signore DIO, però rimane sempre molto ma molto limitato fino al giorno in cui scoprirà il suo inganno. Quando la fiducia nelle cose del mondo, ivi compreso se stesso, è totale, ha cancella ogni traccia del divino e la sua caduta è già o non tarderà a venire. Il Santo Vangelo di oggi ci parla, fra le altre cose, di quando il Signore chiede agli apostoli chi avesse toccato il Suo mantello perché aveva sentito una gran potenza uscire da Lui per entrare in quella donna che aveva fede. Gli apostoli, in quel momento ancora con la mentalità umana, risposero che erano in tanti a toccare il Suo mantello; per loro non c’era distinzione fra chi Lo toccava credendo e chi Lo toccava senza fede. Ecco un esempio del limite dell’uomo che non è arrivato al credere.. Un altro esempio dei limiti dell’uomo senza fede lo abbiamo quando Lo deridono per aver detto che la bimba di Giairo non era morta ma stava dormendo. Noi come siamo? Secondo le nostre opere e il nostro sentire in cosa stiamo confidando? In ogni caso una donna che perdeva molto sangue viene guarita per la sua fede ed una bimba viene risuscitata, non risorta. (Chi viene risuscitato riprende lo stesso corpo che aveva prima di morire, chi viene risorto prende un corpo spirituale, lo stesso del Signore Gesù che passa fra i muri e chiede da mangiare). Come mai il Signore Gesù fa questi segni e prodigi, oltre a cacciare demoni e dominare la natura, e noi no? Ho posto questa stessa domanda a delle persone che partecipavano ad un incontro spirituale e la risposta corale è stata che Lui è il figlio del Signore Dio, ma LUI non è lo stesso che ci ha insegnato a pregare recitando il Pater nostro? San Paolo non dice Voi siete il tempio di Dio, lo Spirito Santo dimora in Voi? Ora se il Signore in persona ci dice di chiamare Padre il Signore Dio e San Paolo ci sta dicendo che abbiamo il Suo Spirito vuol dire che anche noi siamo figlio del Signore DIO, ma non facciamo ciò che Lui faceva perché non lo crediamo e non abbiamo fiducia in noi stessi, non crediamo cioè che possiamo essere strumenti vivi nelle mani Signore il quale opera tramite noi, ma guai a noi se crediamo di poter fare tutto da soli. Nel cuore di ogni essere umano, compresi coloro che dicono di non credere, c’è sempre un raggio del Divino il quale in chi ha fede chiama la Potenza del Signore che quando interviene opera segni e prodigi. Se crederemo si realizzerà in noi la parola del Signore Gesù che dice: Chi crede in me fa ciò che faccio io. Se non facciamo ciò che Lui ha fatto vuol dire che non crediamo e oltretutto vuol dire che non abbiamo fiducia in noi stessi come strumenti del Signore Dio che tutto può. Il Signore Dio poteva non far morire quella bimba, non solo risuscitarla, e poteva guarire quella donna nel silenzio, ma ha voluto farlo nel visibile affinché noi credessimo nella Sua Onnipotenza e nel mondo dello spirito. La fede, il credere , fa entrare lo Spirito del Signore Dio nell’uomo, quando lo Spirito entra nell’uomo opera segni e prodigi esattamente come ha operato tramite il Corpo del Signore Gesù. Non è più l’uomo che opera ma lo Spirito che tutto può. Se l’uomo crede diventa luce del mondo e sala della terra, un esempio per tutti. Santi e Profeti hanno fatto segni e prodigi perché hanno ricevuto la grazia, magari senza volerlo, il Signore ha voluto svegliare il loro cuore per svegliare il nostro cuore seguendo il loro esempio. Se non noi sveglieremo noi stessi seguendo il loro esempio, la loro grazia diventa la nostra grazia perché faremo ciò che loro hanno fatto. Ringraziamo il Signore Dio che tramite coloro che hanno creduto, in particolare con l’esempio del Suo Figlio il Signore Gesù, possiamo accorgerci della nostra poca fede che è la nostra verità e da qui possiamo partire per un cammino di ritorno che ci porta dentro di noi e ci fa scoprire in cosa stiamo confidando. Oltretutto diventiamo consapevoli di aver tradito il Signore Dio aprendo il cuore alle cose del mondo che pensavamo potessero darci vita, ma che in verità ci hanno portato verso la morte spirituale. Se non facciamo ciò che Lui e quelli che hanno creduto hanno fatto , la nostra speranza è in un cammino spirituale guidato dallo Spirito Santo che dia luce alla nostra mente e pace al nostro cuore. Occorre la consapevolezza del nostro essere peccatori e la nostra disponibilità a cambiare. Quando il cammino spirituale diventa una specie di corso di teologia dove impariamo cose che servono, ma crediamo che servono ad altri e non a noi, perché non vogliamo rinunciare al nostro “io”, perdiamo solo tempo. La nostra vita ricomincia quando cambia il nostro cuore e il nostro cuore cambia quando rimuoviamo la fede in tutti gli idoli che abbiamo creato, fra questi il principale il nostro io, senza però perdere la fiducia in no stessi come detto prima. L’uomo che lascia il Signore operare tramite lui è credente e il credente è salvo. Se fino ad oggi abbiamo letto il Santo Vangelo come se fosse un giornale dove troviamo il racconto di cronache del mondo, da oggi vogliamo leggerlo non più per sapere l’accaduto ma per poterci specchiare e vedere la nostra verità e diventare noi un Santo Vangelo vivente che salva noi e quelli che crederanno vedendo il nostro esempio. Non solo saremo salvi ma diventeremo piccoli salvatori. Il salvatore è il Signore Gesù, ma si serve di chi crede per salvare chi cerca la salvezza. Il cuore del Signore per amare il mondo è il cuore dell’uomo, il nostro in questo caso. Il Signore ha detto che chiunque crede in Lui fa ciò che Lui ha fatto , non è bugiardo perché chi ha creduto lo ha già fatto, ora tocca noi. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 05/07/15 alle 18:24 via WEB
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 12, 7-10 Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte. San Paolo nella seconda lettera al popolo di Corinto sta dicendo che la forza si manifesta nella debolezza, ha scoperto la vanità delle cose che rendono “forte” l’uomo secondo il mondo. Ha scoperto quando sia ingannevole il pensare secondo il mondo. La paura di essere deboli, sempre secondo il mondo, è la ragione per la quale l’uomo si attacca al mondo. Un po’ come se un bicchiere avesse paura di essere lavato perché considera lo sporco una pittura che lo rende bello. Portiamo la croce al collo come testimonianza della nostra fede che consiste nel coraggio di lasciare tutto per incontrare il Signore Gesù che è l’esempio della rinuncia al mondo e nello stesso della vittoria sul mondo, ma guai a chi tocca le nostre cose, in particolare il nostro” io”. Se il Signore si fosse ostinato ad essere forte secondo il mondo noi non sapremmo oggi che nella rinuncia c’è la purezza e la purezza è lo Spirito Santo in persona. In ogni caso anche quando l’uomo crede di essere forte secondo il mondo è debole e limitato e quando diventa debole perché gli vengono a mancare le cose del mondo, giovinezza, ricchezza, salute, compagnia ecc.. , rimane ancora debole secondo il mondo se non accetta la sua condizione. L’uomo è forte, anzi potente, se è debole, ma a condizione che accetti la debolezza secondo il mondo. San Paolo non sta dicendo che suo malgrado accetta la debolezza, ma sta dicendo che si compiace delle sue debolezze. Non sta dicendo accetto di invecchiare, di essere malato, di essere abbandonato, di essere solo, di essere povero ecc.., ma sta dicendo di compiacersi di tutte queste cose che considera una grazia perché portano alla purificazione e beati i puri di cuore perché vedranno il Signore DIO. La nostra battaglia per la salvezza è incentrata proprio su questo, il Signore ci toglie continuamente gli oggetti del nostro attaccamento per rendere puri i nostri cuori e il maligno soffia in noi la ribellione e il rifiuto per mantenere il suo dominio su di noi. In Signore ci purifica perché vuol mettere il Suo Santo Spirito nel nostro cuore, esattamente come se fossimo pentole in cui mettere un cibo di vita, ma prima di mettercelo ci lava, non si mette un cibo pulito in una pentola sporca. Ringraziamo il Signore DIO per tutte le volte che ci ha resi deboli, era quello il momento della grazia e chiediamo il perdono per tutte le volte che ci siamo ribellati. Per questo nel vecchio testamento il Signore dice: Le mie vie non sono le vostre vie, tanto il cielo sovrasta la terra tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Con altre parole sta dicendo che il nostro pensare è totalmente sbagliato, LUI è lo Spirito della Sapienza e della verità. Fidiamoci. Quando anche noi ci compiaceremo di quanto il Signore fa con noi, quello sarà il giorno in cui vedremo il nostro cambiamento. Quando diremo con tutto il cuore: Signore sia fatta la Tua volontà, quel giorno sarà il giorno in cui saremo pervenuti alla fede, ma oltretutto quel giorno saremo non solo forti, ma potenti. Questa sarà la nostra gioia e la nostra salvezza. Dal vangelo secondo Marco 6, 1-6 In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. /////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi? Questo versetto è stato strumentalizzato dagli i adoratori del sesso per giustificare la propria condotta. Costoro dicono che Giuseppe e Maria non hanno vissuto da puri e che abbiano fatto sesso quantomeno per concepire lasciando intendere che….. Giuseppe quando è stato chiamato ad essere padre putativo del Signore Gesù era vedovo e dalla moglie aveva avuto Giacomo, Ioses, Giuda e Simone ecc... Essendo Papà del Signore, per il mondo, questi ragazzi sarebbero fratelli di Gesù, ma noi conosciamo la storia! Se coloro che affermano che questi ragazzi sono fratelli di Gesù avessero creduto che il Signore era stato concepito per opera dello Spirito Santo , non farebbero la stessa affermazione, e oltretutto le opere del Signore non sarebbero per loro uno scandalo. Siamo nella sinagoga e quelli che stanno giudicando sono purtroppo religiosi, scribi, farisei e simili. Questa è la conferma che la fede non è un sapere ma un sentire e che l’uomo senza fede vive nelle tenebre. In ogni caso l’argomento del Santo Vangelo di oggi non è la biografia di Giuseppe , ma l’invidia. Prima di conoscere la parola del Signore Gesù abbiamo conosciuto quello che è successo ad Abele per mano di Caino. L’invidia porta all’odio, l’odio porta alla vendetta e la vendetta porta all’omicidio. L’invidia dimora nel superbo che è un pallone gonfio e si nutre degli inganni che satana soffia nella sua mente. Quando l’uomo perde il Signore DIO perde la sapienza, quando perde la sapienza diventa stolto e nel cuore dello stolto c’è un grido: io sono “dio”! Quest’inganno, fino a quando l’uomo non si sveglia, gli fa vivere una falsa vita e questa falsa viva diventa tutto ciò che il superbo possiede. Non si accorge di essere indifferente , senza pace e senza amore, giustifica la propria vita dicendo che non ama perché nessuno è come lui. Riesce anche a convincere altri perché quello che dice viene dal profondo del suo cuore senza Dio e ciò che viene dal profondo cuore entra nel cuore di chi gli sta attorno. Purtroppo i suoi ragionamenti non sono solo mentali i quali colpiscono solo la mente che entrano da un orecchio ed escono dall’altro. Il suo “ io” si nutre della gloria del mondo che in qualche modo riesce a dominare almeno nel suo ambiente. Il superbo, che è anche orgoglioso, non può accettare chi vive nella verità ed è meglio di lui. Non può accettare chi parla con sapienza e fa opere che lui non può fare. In questo caso la presenza del Signore gli crea uno scandalo perché scopre la sua verità agli occhi del mondo. Ecco da dove viene l’invidia che dimora nel superbo ed ecco perché il Signore ha detto: Chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato. Ecco Caino che non è morto ma dimora nel cuore di ogni invidioso. Il Signore Gesù in seguito sarà crocifisso a causa di questo genere di “scandali”, anche se in verità è Luce per il mondo, via vita e verità per chi cerca la luce, la via e la verità che sono la salvezza dell’uomo, l’amore del Signore DIO e la ragione per la quale ha mandato il Suo Figlio Unigenito a morire sulla croce. Il Signore ha permesso la crocefissione del Suo figlio per rivelarci con la Sua resurrezione che quando siamo deboli siamo forti perché nella debolezza, nell’umiltà e nella mitezza si manifesta la Onnipotenza del Signore Gesù. Guai a noi se quando il Signore scopre la nostra verità, consideriamo questo uno scandalo. Molte volte ci convinciamo che l’invidia non dimora in noi e magari neanche la superbia, ma fino a quando nessuno tocca il nostro “io” questa è una verità non provata. Non siamo santi e se non siamo santi vuol dire che la nostra vita poggia su qualcosa di questo mondo, crediamo in qualcosa di non vero. Fino a quando la nostra credenza non viene toccata né da noi né da altri, inganniamo noi stessi credendo di non essere invidiosi, di non essere superbi ecc.., ma il giorno in cui il Signore per salvarci farà crollare la nostra falsa certezza, la nostra invidia verso chi secondo noi è in piedi, il nostro odio e la nostra vendetta si scateneranno e nessuno può prevedere quello che succederà, l’unica certezza è che sarà per noi uno scandalo. L’invidia e l’odio sono il maligno nell’uomo, il peccato, il Signore Gesù è venuto per liberare l’uomo dal peccato il quale non vive nell’aria ma nell’uomo. Se non impariamo a riconoscere il nostro peccato perché ne siamo gelosi, non potremo mai esserne liberati e rendiamo vano il sacrificio del Signore per noi. Penseremo che ciò che è successo in Gerusalemme in quel tempo sia una cosa incredibile, ma quando ci troveremo davanti alla nostra verità come si trovati coloro che hanno creduto che fosse uno scandalo ciò che il Signore Gesù ha fatto, quando sarà il nostro momento, faremo come loro o forse peggio. Basti vedere come sono stati accolti i santi e profeti prima e dopo la venuta del Signore. In un mondo in cui il peccato sembra abbia vinto, in un mondo senza più regole morali, in un mondo senza il Signore Dio , come sarebbe accolto l’uomo del Signore DIO? Sarebbe accolto come fu accolto in quel tempo perché sarebbe uno scandalo per chiunque vive nell’inganno e non accetta di scendere dal monte in cui è salito. Non è scritto beati voi quando il mondo vi glorifica, ma beati voi quando sarete perseguitati a causa del mio nome e guai a voi quando tutto il mondo parla bene di voi. Lasciamo stare la condizione del mondo, la nostra speranza è che saremo giudicati dalle nostre opere non da quelli del mondo perché il Signore DIO ci chiama per nome e ci considera tutti come se fossimo figli unici, se siamo figli. Lui è Amore , Pace e Perdono, ma anche giustizia. Chi non sa chi è non può sapere chi è suo fratello, chi non sa chi è suo fratello non può sapere chi è il Signore Dio. Questo è stato l’errore dei religiosi d’ Israele che studiavano per sapere chi fosse DIO quando non sapevano chi fossero loro. Quando hanno visto le opere del figlio del Signore Dio hanno scoperto i loro limiti, si sono specchiati in Lui, e questo è stato uno scandalo perché è avvenuto in presenza del popolo, da qui è nata l’invidia che poi ha generato, rifiuto, odio, vendetta e infine omicidio. Questi fatti hanno per noi un valore non perché conoscendoli diventiamo più colti ma se diventano una testimonianza che ci consente di sapere dove possono portarci la superbia, l’ orgoglio, l’invidia, l’ odio e il rancore che vivono in noi. Grazie Signore Gesù .
 
giuscip1946
giuscip1946 il 11/07/15 alle 10:59 via WEB
Dal Vangelo secondo Marco 6, 7/13 In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano. Parola del Signore /////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. Poche settimane fa abbiamo letto il versetto che dice: Chi crede in me fa ciò che faccio io, la loro fede sarà accompagnata da segni e prodigi. Con la lettura di oggi invece scopriamo che il Signore manda i Suoi a due a due e da loro il potere sugli spiriti impuri prescindendo dal loro credere e, come vedremo più avanti, quando i discepoli tornano testimoniano che gli spiriti maligni venivano scacciati e i malati venivano guariti. Con altre parole lo Spirito veramente era sceso su di loro. La domanda che sorge spontanea è: Come mai il Signore che ha detto che basta credere per fare quello che Lui fa, ora invece di persona sta dando il potere agli apostoli prescindendo dal loro credere? Questo il Signore lo ha fatto perché i dodici dovevano compiere la missione di portare il Santo Vangelo nel mondo, non c’era quindi il tempo di aspettare che si purificassero. Infatti successivamente vengono purificati dallo Spirito che scende come lingua di fuoco. Chi crede fa quello che Lui ha fatto, ma gli apostoli in questo momento non sono arrivati al credere in Spirito e verità, hanno solo un po’ di fiducia in LUI, e per questo da a loro il potere come grazia per aiutarli a credere un po’. Uno dei dodici era Giuda che poi fece quello che sappiamo, un altro era Pietro che Lo rinnega davanti ad una serva ed un altro ancora Tommaso che dubita a non finire. I miracoli sono sempre il segno della presenza dello Spirito Santo, ma bisogna vedere se lo Spirito è presente perché il Signore ha voluto che fosse così per operare, nella Sua Onnipotenza, tramite l’uomo anche senza che l’uomo stesso ne sia consapevole e oltretutto senza che abbia cercato la grazia, oppure se è entrato perché l’uomo Lo ha cercato e si è quindi purificato cercando ogni giorno di fare passi avanti. Se la grazia non è il frutto del credere lo Spirito non può entrare nel cuore dell’uomo e questi rimane inaffidabile anche se riceve la più grande grazia. Se non c’è il credere, ciò che l’uomo chiama fede è solo un gioco mentale, adora il Signore solo con la bocca ma il Suo cuore è lontano dal Signore Dio. Invano Lo adoriamo e prima o poi lo tradiremo. Per questo l’Apostolo Paolo dice: Potete fare segni e prodigi, cacciare demoni, guarire malati, risuscitare morti, dominare la natura ecc…, ma tutto è inutile se non c’è l’amore. Amare e credere sono una cosa sola. Noi che non abbiamo ricevuto la grazia a che punto siamo? Dalle nostre opere possiamo scoprire la nostra verità. ///////////// E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche. ////////////// Questa è la differenza fra l’uomo che crede e l’uomo che non crede. Il nostro preparare valigie, borse e borsette prima di partire e i nostri guardaroba strapieni sono il segno che siamo gente di poca fede che crede di dover provvedere a tutto senza che nessuno ci aiuti. Il Signore Dio quando chiama provvede al necessario e noi tutti siamo dei chiamati, ma lo crediamo? ////////// E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». ///////////////////////////////////////////////////////////////////// Questa lettura è il comandamento dell’ospitalità. Gli apostoli sono i mandati dal Signore, ma nella loro missione c’è anche una parte pratica che riguarda i bisogni primari della persona e noi siamo chiamati a provvedere a questi bisogni perché ogni essere umano sulla terra è il tempio dello Spirito Santo e chi accoglie il proprio fratello accoglie il Signore in persona. Chi non accoglie si allontana dal Signore Dio che è vita e chi si allontana dalla vita cammina verso la morte. Se il nostro cuore è aperto anche le nostre case saranno aperte a chi cerca un rifugio. Intanto ciò che possediamo anche se pensiamo che sia nostro perché vi abbiamo lavorato, non è nostro. Se il Signore non ci avesse dato l’intelligenza e la salute per lavorare non avremo ciò che possediamo. Il Signore comanda agli Apostoli di non prendere nulla con loro, sa di poter disporre di quanto c’è nel mondo perché tutto appartiene al Padre e lo usa per bene comune. Se ci fidiamo di Lui non mancherà niente, in particolare non ci mancherà la grazia della quale abbiamo bisogno. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 19/07/15 alle 12:24 via WEB
Avviso: se non si riesce a leggere a leggere il rigo intero cliccare sul rettangolino arancione RSS posto sopra il contavisite Marco 6 – 30/34 In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// In questa lettura vediamo quello che il cristiano deve fare: dedicare il proprio tempo al prossimo rinunciando anche ad al tempo per mangiare qualcosa, ma il Signore Dio che è il VERO Papà sa fino a quando i Suoi figli possono resistere. Lui stesso dopo sei giorno si riposò. Molte volte ci sentiamo stanchi e pensiamo di aver fatto il nostro dovere perché ci siamo stancati. In verità l’autonomia umana dipende dall’amore che c’è nell’uomo. Quando facciamo le cose che ci piacciono la nostra resistenza aumenta di molto, ma se quello che stiamo operando non ci interessa tanto allo la nostra resistenza è poca. Questo vuol dire che se ci stanchiamo presto nel servire il nostro prossimo il nostro amore è molto piccolo. Quando ci prende la stanchezza nell’amare vuol dire che anche l’amore per il Signore Dio è poco. Infatti l’amore per il prossimo altro non che l’amore per il Signore Dio che vive in ognuno di noi. L’amore per il Signore Dio, l’amore per il prossimo e quello per noi stessi sono una cosa sola. Per amare senza stancarsi occorre quindi un cuore puro e sensibile capace di sentire l’amore che il Signore Dio soffia in noi, ma occorre anche un cervello per ragionare, per dare alla persona giusta la cosa giusta e nel momento giusto ed infine occorre aprire la tasca. L’amore è la chiave che apre la tasca. Così cuore, cervello e tasca sono tre partner che collaborano nell’amore per salvare chi cerca la salvezza. Se uno dei tre partner viene a mancare tutto l’amore va in rovina Noi come siamo? Il Signore Gesù invita i Suoi discepoli a riposarsi, per noi questa è una speranza, nel momento in cui siamo stanchi, sappiamo di poter nella Sua comprensione, ma per aver diritto al riposo bisogna prima stancarsi e non solo stancarsi, ma stancarsi per aver fatto quanto è a Lui gradito. In ogni caso per operare il bene occorre avere lo Spirito, chi non ha lo Spirito si stanca presto. Lo Spirito Santo è con i discepoli, ma non è in loro. Per questo la loro resistenza ha un limite e il Signore Gesù conosce questo limite, è stato proprio Lui a porre il Suo Spirito su di loro ma sa che non è ancora in loro. Quando lo Spirito sarà sceso su di loro come lingua di fuoco per bruciare ogni spirito del mondo, allora il Suo Santo Spirito entra in loro e su di loro si realizza la scrittura che dice: I miei non sentono la stanchezza, non sentono la fame, non sentono il ne il caldo e non temono la morte. Nel vecchio testamento abbiamo a testimonianza di Elia che dopo aver mangiato una focaccia divina cammina per quaranta giorni e quaranta notti.- La forza di Elia non viene dalle proteine della focaccia ma dallo Spirito che è stato veicolato in lui tramite la focaccia. Se siamo stanchi, scopriamo se lo siamo per aver costruito la Pace e se lo siamo per aver inseguito il mondo senza speranza di salvezza e, oltretutto, se quello che facciano è opera dello Spirito Santo o è opera nostra. Il Signore Gesù ha compassione di un popolo che assomiglia ad un gregge di pecore senza pastore. Sorgono allo spontanee le seguenti domande: Queste pecore senza pastore sono state create così o lo sono diventate? In Israele non ci sono pastori, scribi, farisei e sommi sacerdoti che conoscono le scritture? Questo popolo non frequenta il tempio? Il problema è che quando s’insegna ma non si vive quello che si insegna, il “dio” d minuscolo che si adora non è l’Onnipotente. Il Signore Gesù è il verbo fatto carne, vive la parola, la insegna e la conferma con le Sue opere. Anche noi siamo chiamati ad essere un Santo Vangelo vivente, quando il Suo spirito è in noi siamo con Lui una cosa sola e Lui opera tramite noi. Se diciamo di essere cristiani e non insegniamo la verità con la nostra vita, siamo esattamente come i pastori d’Israele che privano del vero pastore le persone del proprie ambiente. Chi priva il suo prossimo di un pastore ha già rifiutato di essere una pecora guidata dal Pastore divino. Il Signore Gesù si è fatto come noi per farci come LUI. Chi crede in Lui fa ciò che ha fatto Lui e diventa come Lui, se veramente crede. Chi crede in Lui un è pastore beato costruttore di Pace. Grazie Signore GESU’
 
giuscip1946
giuscip1946 il 28/07/15 alle 01:43 via WEB
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 4 – 1/6 Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti. ///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// San Paolo sta dicendo che il Signore è solo uno, è Padre di tutti, è al di sopra di tutti, opera tramite tutti ed presente in tutti. San Paolo dice anche che noi siamo il tempio del Signore e lo Spirito Santo dimora in noi. Nella nostra professione di fede - il credo - abbiamo tante volte ripetuto che crediamo in Dio, ma chi è il Signore Dio per noi? Per comprendere chi è il Signore Dio per noi dobbiamo prima di tutto scoprire, scoprire non sapere , chi siamo noi. San Paolo ha appena detto che il Signore Dio è nostro Padre, ma se Lui è il Padre di noi tutti, noi siamo suoi figli e lo siamo veramente. Questo è il primo passo per sapere chi siamo. Se siamo figli siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza che è bellezza, eterna giovinezza, sapienza, potenza, amore, pace, coraggio, dolcezza, umiltà, mitezza ecc., oltretutto siamo figli di Colui che non è carne e noi non possiamo essere carne, siamo anche noi spirito. Il nostro corpo è solo un temporaneo involucro dal quale prima o poi saremo costretti a staccarci e, se avremo creduto, avremo un corpo simile a quello del Signore risorto. Opera per mezzo di tutti perché gli apparteniamo, ma se questo non avviene vuol dire che non la nostra è una fede idea, chiacchiere. Lui è presente in tutti ma si manifesta solo in chi crede; esattamente come la corrente elettrica che c’è nelle case, ma si manifesta solo se schiacciamo l’interruttore. Chi crede in questa verità non potrà mai fare opere contro la Sua volontà, non potrà mai compiere atti impuri che il peccato li ha denominati “amore”. IL salario del peccato è la morte, se non siamo santi siamo peccatori, riusciamo allora ad immaginare quanto il peccato colpisce il Suo cuore di Papà che vive in noi? Per questo ogni peccatore pentito, ogni convertito porta gioia al Suo cuore. Il figliol prodigo è il nostro esempio. Se Lui è presente in tutti, ogni volta che disprezziamo, scartiamo, non amiamo il nostro prossimo stiamo disprezzando LUI, stiamo scartando Lui, non stiamo amando Lui che è la vita in persona. Se in spirito e verità crediamo che è presente in tutti scopriamo che noi, i nostri fratelli e Lui siamo una sola cosa. Se veramente crediamo che Lui è presente in tutti non temiamo più la solitudine, la fame, la sete, la morte del corpo ecc. Se crediamo in questa verità il Suo Spirito si manifesterà sul nostro volto ed avremo un volto di Amore e di Pace, ritorneremo la Sua immagine e somiglianza. Se crediamo che Lui è in noi, Lui opererà in noi. Il Signore Gesù è il nostro esempio. E’ la via perché con la croce ci ha rivelato il valore della rinuncia. E’ la verità perché ci ha rivelato chi siamo e come siamo. E’ la vita perché se crediamo nella Sua parola vivremo da vivi ponendo fine al nostro vegetare chiamando vita la morte. Dal vangelo secondo Giovanni 6- 1/15 In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. ////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Il Signore Gesù sale sul mote e porta con se i Suoi discepoli ed anche la folla che li seguiva . Ha scelto il monte per dire a tutti che chi Lo segue sarà portato il alto. Una volta in alto provvede a tutto il necessario, prende quei pochi pani e quei pochi pesci e dopo aver ringraziato il Padre questo poco cibo disponibile, lo stesso cibo si moltiplica e diventa sufficiente per sfamare cinquemila uomini e tutte le donne e i bambini che erano con loro. Questo è per noi un esempio, se abbiamo poco ma ringraziamo il Signore per quel poco, il nostro poco aumenterà e saremo nell’abbondanza. In particolare questo riguarda la grazia che ci è stata data Se Lo ringrazieremo per quello che ci ha donato, Lui moltiplicherà in noi grazia stessa fino a farci diventare luce del mondo e sale della terrà. Il Signore sta nutrendo queste persone e non altre che in questo momento hanno fame perché costoro lo stanno cercando e lo stanno ascoltando. Quando il Signore vede il nostro interesse per la Sua parola non tarderà a darci il Suo aiuto. Dopo aver dato da mangiare al popolo che Lo seguiva il Signore stesso incaricò i Suoi discepoli per raccogliere i pezzi avanzati perché nulla andasse perduto. Questo a testimonianza che il Signore è geloso delle Sue grazie, non vuole che vadano minimamente perdute. Anche di questa parola è geloso, ma la Sua speranza è che serva almeno a qualcuno di quelli che ne verranno a conoscenza, in particolare spera che serva a chi la diffonde. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 05/08/15 alle 23:16 via WEB
Fratelli, vi dico e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri. Voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità.//////////////////////////////////////////////////////// San Paolo ci sta dicendo, anzi scongiurando di non essere come i pagani i quali si lasciano guidare dai loro falsi/vani pensieri. I pagani sono quelli che non hanno conosciuto il Signore Dio. Se diciamo di essere cristiani, come possiamo essere quelli che non hanno conosciuto il Signore? Bisogna vedere come LO abbiamo conosciuto: In spirito e verità o o come idea. Se Lo avessimo conosciuto in Spirito e verità San Paolo, che sa cosa vuol dire pensare di essere credenti senza esserlo, non ci starebbe dicendo che siamo come pagani. Possiamo anche giustificarci dicendo che in quel tempo succedeva di crederersi cristiani senza esserlo, noi di questo tempo non siamo così, ma ingannando noi stessi cosa guadagnamo? Non ha detto il Signore Gesù: Passa questo momdo, passa questo ma le mie parole non passeranno mai? San Paolo non è la bocca del Siognore? L'Apostolo continua dandoci un metro di confronto, sta cioè dicendo che, se veramente gli abbiamo dato ascolto, abbiamo vinto le passioni ingannevoli del mondo e siamo ritornati l'immagine e somiglianza del Signore DIO, siamo tornati alla santità che è l'amore. Se non siamo santi siamo peccatori, non c'è una terra di nessuno: O con me o contro di me. Ciò che è più grave non è essere peccatori, anche Maria di Magdala lo era, ma non credere di esserlo o non sapere la gravità della nostra condizione umana. Questo genera la mancanza di speranza perchè è rassegnazione e la rassegnazione è la vittoria di satana! Per combattere e vincere occorre mettere da parte la superbia satanica e l'orgoglio satanico ed entrare nel nostro cuore per scoprire la nostra vera verità, cioè cosa stiamo adorando e rinunciarvi perché non ci serve e ci rende simili ai pagani, anzi peggio perché i pagani non sanno niente delle cose di lassù mentre noi dopo anni di falso cristianesimo qualcosa abbiamo imparato Quello che più ci manca è la conoscenza della nostra verità. Conoscendo la nostra verità saremo liberati dall'inganno nel quale abbiamo vissuto per lunghi anni e saremo chiamati figli del Sigonre DIO, gioia per noi, gioia per il mondo e gioia nel cuore del Signore Dio che ha portato la nostra croce sperando che un giorno avremmo creduto. Crediamo che il Signore Dio esiste, che gli angeli esistono, che i profeti sono esistiti, che il Signore Dio è Onnipotente ecc..., ma queste cose non le conosce anche satana? Ma gli servono? No perchè non conosce se stesso. Per credere il primo passo è credere che siamo peccatori e scoprire quale peccato, quale attaccamento ancora guida i nostri passi, altrimenti rimarremo pagani, l'uomo vecchia non morirà mai e le passioni inannevoli guideranno i nostri passi. Il Signore è la nostra salvezza, ma il Signore è verità. Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// La scrittura sta dicendo che la volontà del Signore Dio è credere in colui che Lui ha mandato. Se la condizione umana non fosse della massima gravità il Signore Dio dopo aver mandato i profeti per svegliare l'uomo non avrebbe mandato il Suo prediletto a morire sulla croce perché il Signore Dio è sapienza e nella sapienza c'è l'amore. La volontà del Signore Dio è che noi crediamo che Colui che Lui ha mandato non è uno diverso noi, ma che Colui che Lui handato è il nostro esempio, ha vinto il mondo perché ha rinunciato a tutto, persino al Suo corpo. Infatti noi portando la croce al petto, proclamiamo di essere quelli che sono pronti a rinunciare ad ogni cosa di questo mondo, che siamo come Lui ma in verità lo siamo? Fino a quando nel cuore dell'uomo c'è il più piccolo dei desideri non c'è rinuncia totale e dove non cìè la rinuncia totale non c'è il credere in Spirito e verità che è il desiderio del Signmore DIO. I desideri del Signore sono i desideri di colui che ci ama e chi ama non desidera mai cose cattive per il suo amato. Il Signore Dio vuole che noi rinunciamo al mondo per vincere il mondo come lo ha vinto il Suo figlio e questa è la nostra vera natura per la quale è vano ogni pensiero di questo mondo. Quesa è la pureza di cuore e beati i puri di cuore perché vedranno il Signore DIO. Lui è la vita, entra in noi quando il nostro cuore sarà puro, quando l'uomo vecchio sarà morto, quando avremo fiducia totale in Lui che è tutto in tutti. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 09/08/15 alle 13:36 via WEB
Lettura del 9.8.15 Gv 6-41/51 Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». 43Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. 48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». ///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// La lettura di oggi riguarda il nutrimento dell’uomo. Come al solito il Signore parla di una cosa e il mondo ne comprende un’altra. Il Signore Gesù sta parlando del nutrimento dell’anima e il mondo pensa al nutrimento del corpo. Questo è successo in quel tempo ma oggi le cose non sono cambiate. Il più grande inganno in cui viviamo è credere che siamo corpo quando in verità siamo anima. Se così non fosse, se fossimo materia saremmo tutti uguali nel pensare, nel sentire, nell’agire ecc.., mentre c’è chi pensa in un modo chi in un altro, c’è chi è intelligente e chi no, c’è chi ama e chi odia ecc… San Paolo spiega che siamo Spirito, anima e corpo. Lo Spirito è l’entità che rende vivo l’essere umano, l’anima è l’uomo creato per essere il tempio dello Spirito, è l’uomo stesso, ma non ha nessuna capacità senza Spirito. Il corpo è il tempio materiale in cui anima e corpo dimorano nell’attesa che l’uomo scelga consapevolmente il bene o il male per poi entrare nel paradiso o nell’inferno. La natura umana impedisce all’uomo stesso di scegliere il male quindi l’inferno, ma viviamo due mondi - quello visibile e quello invisibile – nell’invisibile il maligno riesce a convincere l’uomo di ciò che non è vero, quello che chiamiamo vivere nelle tenebre, per portare l’uomo nel suo stesso inferno. Il Santo Vangelo di oggi è la conferma che crediamo di essere corpo, ragioniamo secondo questo inganno e comprendiamo secondo lo stesso inganno. Ci preoccupiamo del nutrimento del corpo ma non ci preoccupiamo di quello dell’anima e quando diciamo di essere anima non lo crediamo. Se diciamo di non essere carne senza crederlo, lo diciamo come idea. Per questo molte volte è più importante per noi un piatto di pasta asciutta che il Signore DIO. Se fossimo carne il Signore Dio ci avrebbe creato schiavi di un pezzo di pane. Credendo di essere carne non comprendiamo le grazie che il Signore ci da per la nostra anima e non comprendiamo la Sua parola che è grazia anche quella. Infatti questi giudei non possono credere che Lui sia sceso dal cielo perché conoscono, si fa per dire, Maria e Giuseppe che sono i Suoi genitori , ma non si accorgono che quel corpo ospita lo Spirito che vuol nutrire la loro anima nella quale dimora lo stesso Spirito anche se in misura minima. In quel tempo succedeva questo, ma in questo tempo succede la stessa cosa ogni volta che vediamo nel nostro prossimo solo carne che vegeta arrogandoci i il diritto di disprezzare, maltrattare, odiare ecc… Ecco perché nel tempo dell’avvento il Signore ci da e la scrittura che dice: Una luce rifulse nelle tenebre, ma nonostante questo ancora non crediamo di vivere nelle tenebre. Il Signore sta anche dicendo che nessuno può andare da Lui se non lo attira il Padre Suo che istruisce secondo sapienza e verità. Questo è un’altra ragione che ci obbliga a non di giudicare quelli che secondo noi sono molto lontani da Lui. Noi non sappiamo se quelli che sono lontani lo sono perché hanno rifiutato la luce o se non sono ancora stati attirati, c’è un tempo per tutti. Chi crede avrà la vita eterna, anche se il corpo finirà ugualmente in cimitero, ma sarà risorto e prenderà un corpo glorificato che non conosce né limiti di tempo né di spazio. Per chi credere di essere anima non c’è gioia più grande di questa. Dice il Signore: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo, l’Eucarestia. Il corpo è la dimora dello Spirito, ma nulla può impedire allo Spirito di entrare anche in un pezzo di pane e farlo diventare corpo che servirà per veicolare lo Spirito nell’uomo che prende questo corpo degnamente. La presenza dello Spirito nell’uomo trasforma l’uomo da morto a vivo e questo si vede dalle opere e oltretutto dal volto di luce. Per accedere a questa grazia non basta ascoltare la Santa Messa occorre partecipare. Nella Santa Messa il corpo del Signore viene spezzato, se veramente siamo in comunione con Lui non possiamo non sentire la Sua stessa sofferenza, il Suo Amore e la Sua Pace. Se rimaniamo indifferenti difronte al Suo sacrificio noi non partecipo al Suo sacrificio per noi e non partecipiamo alla Sua resurrezione. Se siamo spettatori, non partecipiamo alla Santa Messa, guardiamo uno spettacolo come se fossimo a teatro. In questo caso se prendiamo il Suo corpo, sempre che il celebrante sia il vero sacerdote, lo prendiamo degnamente o indegnamente? Il quel tempo in Gerusalemme durante il cammino verso il Golgota c’era chi guardava e piangeva, chi era indifferente e chi rideva e ghignava, nella Santa Messa si ripete il Suo sacrificio, noi che mangiamo il Suo corpo, siamo quelli che piangono con Lui , quelli che rimangono indifferenti o quelli che deridono? Se vogliamo scoprire la nostra verità, guardiamo come ci comportiamo durante la consacrazione. Finché abbiamo il corpo abbiamo possibilità di cambiare, quindi nutriamolo secondo i bisogni, ma non dimentichiamo di nutrire l’anima che è la nostra parte divina. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 16/08/15 alle 19:38 via WEB
Lc. 1- 39/56 Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». /////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Prima di parlare del Santo Vangelo di oggi, meditiamo brevemente il Santo Vangelo di ieri per chiarire cosa avviene spiritualmente in una donna incinta. Quando Maria entra nella casa di Elisabetta il bambino che è nel suo grembo, il Battista, fa salti di gioia. Sarebbe, il bambino in Lei ha sentito la presenza del Signore che era in Maria, ma non dimentichiamo che la scrittura sta anche dicendo che Elisabetta fu colmata di Spirito Santo. Lo Spirito Santo è Spirito di vita , dove c’è LUI c’è la vita. La persona è viva e non solo vegeta. E’ per questo che la vita sa riconoscere la fonte della vita. E’ per questo che S. Paolo scrive: Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito Santo si conoscono e si amano anche se non si sono mai visti. E’ per questo che Elisabetta riconosce il Signore e, nello spirituale, la donna che ne è degna di portarLo nel suo grembo. Noi, pur avendo ricevuto il Santo Spirito con i sacramenti, l’avremmo riconosciuta? Se sì siamo vivi, se no siamo morti anche se vegatalmente siamo vivi. Se siamo morti spiritualmente sappiamo cosa vuol dire, o meglio conosciamo la gravità della nostra condizione spirituale? In questi pochi versetti c’è anche la risposta a coloro che sono favorevoli all’aborto e credono che, quando si abortisce, il feto sia solo un grumo di sangue! Se veramente il feto fosse solo un grumo di sangue il “grumo di sangue” che era in Elisabetta non avrebbe potuto sussultare. In verità l’anima entra nel feto nel momento stesso del concepimento, per cui l’aborto è un omicidio aggravato dal fatto che chi lo ordina è la mamma che porta il bimbo nel suo grembo. Nessun animale fa questo, provate ad avvicinarvi ai pulcini di una chioccia o ai cuccioli di una cagna per vedere come queste li difende fino alla morte. Questo gravissimo peccato nella nostra Europa, che ci piace definirla “dalle radici cristiane”, è purtroppo lecito, ma non dobbiamo scoraggiarci perché saremo giudicati dalle nostre opere e non da quelle altrui! Ef 5- 15/20 Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. ///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// San Paolo, che vede il pericolo, sta dicendo di fare molta attenzione al nostro modo di vivere, cioè di non lasciar spazio al permessivismo, di vivere da saggi e non da stolti evitando l’ubriachezza ed altri piaceri carnali, di cantare salmi, inni e quant’altro inneggia al Signore DIO. Noi nelle nostre ci intratteniamo così oppure ci intratteniamo con del buon vino, con dolcini e dolcetti ed altre golosità dimenticando di inneggiare al Signore? Non parliamo poi di certe adunanze dei giovani e meno giovani che vanno dalle feste private alle discoteque ed ai rave meeting , dove sesso, alcool e droga sono la “normalità”. Eppure ci definiamo europei dalle radici cristiane! San Paolo sta anche dicendo che saremo ricolmi di Spirito Santo se nel nostro stare insieme inneggiamo al Signore, ma quando ci si intrattiene per accontentare i desideri carnali che il maligno suscita e giustifica, ricolmi di cosa si diventa se non del maligno? Gv 6- 51/58 In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». ///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Il Signore Gesù continua a ripetere che per avere la vita l’unica via è mangiare la Sua carne e bere il Suo sangue, anche se il mondo continua a credere che per vivere basti nutrire il corpo e chiama vita il vegetare. Se vedesse che spiritualmente ci nutriamo ogni giorno non insisterebbe nell’ offrire se stesso come sacrificio vivo che si ripete in ogni Santa Messa. LUI sta vedendo la nostra anoressia spirituale ed è per questo che offre se stesso per nutrici spiritualmente. Conosciamo tante persone che vogliono avere più fede ma non ci riescono, conosciamo tanti bestemmiatori che voglio smettere ma non ci riescono, conosciamo tanti fumatori che vorrebbero smettere di fumare ma non ci riescono, conosciamo tanti alcolizzati che vorrebbero smettere di bere ma non ci riescono, conosciamo tanti tossicodipendenti che vorrebbero smettere di drogarsi ma non ci riescono ecc.. In pratica conosciamo tante persone, noi compresi, che sono schiave dei piaceri della carne ( alcool – droga – sesso senza concepimento – fumo – cibo per il gusto mangiare – riposo non per recuperare ma per pigrire) e che vorrebbero cambiare ma non ci riescono perché il peccato domina la volontà. L’anima fino a quando è in comunione con il Signore Dio è forte e potente e la volontà dell’uomo è la potenza nell’uomo stesso. Quando si adora qualsiasi cosa che non sia il Signore Dio, si perde la comunione con il Signore DIO, quindi si perde la potenza della volontà e si diventa più deboli del peccato, così anche se l’uomo non vuole più peccare pecca ugualmente perché non è più lui a decidere ma il peccato un lui. In questo caso l’uomo ha perso il potere sul suo volere e da solo non può più fare nulla. Il Signore Gesù vede la nostra condizione e offre se stesso - il Suo corpo e il Suo sangue come nostro nutrimento – per restituirci la potenza che ci permette di vincere il peccato tornando a vivere forti e potenti, così come fummo creati. Assieme alla potenza ci da anche la luce per scoprire la nostra verità, nessun peccatore può combattere per vincere il peccato se prima non scopre di essere peccatore, come nessun malato combatterà per vincere la malattia se prima non scopre di essere malato. Il Signore Gesù è la nostra speranza perché offrendosi come cibo per nutrire le nostre anime debilitate ci restituisce l’immagine e somiglianza del Signore Dio che abbiamo perso con il peccato. Questo è l’amore, ma chi crede sarà salvato e chi non crede sarà condannato. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 23/08/15 alle 21:20 via WEB
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni - 5-21/32 Fratelli, nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Parola di Dio. Questa lettura secondo la mia esperienza da fastidio a tante mogli ed a tante donne che nutrono il desiderio di diventare mogli, anche se nel profondo del cuore di ogni donna c’è il desiderio di aver un marito che sappia guidarla. San Paolo sta dicendo che le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti, questo non vuol dire che le mogli devono essere le schiave dei loro mariti, vuol dire che in famiglia i mariti hanno l’incarico di guidare le loro mogli e tramite loro guideranno anche i figli. Quando andiamo in pulman o in aereo chi guida il Pulman o chi pilota sono gli autisti e i piloti, ma non vuol dire che viaggiatori sono loro schiavi. Se ogni passeggero prendesse il comando del mezzo addio sicurezza! Chi ha l’incarico di guidare/pilotare è stato a suo tempo istruito per farlo per diventare colui che porterà tutti a destinazione senza correre pericoli. La stessa cosa vale anche per i mariti i quali devono imparare a guidare le mogli ed insieme saranno un esempio vivo per i figli affinché anche loro imparino ed al tempo giusto assumino il proprio ruolo. Questo modo di vivere in famiglia, oltre ad essere secondo la natura umana della donno e dell’uomo, altrimenti il Signore per bocca di San Paolo ci starebbe dando comandamento contrario alla nostra natura umana, diventa l’ordine nella società. Se assistiamo alla distruzione della famiglie la causa è il non aver voluto mettere in pratica questo insegnamento e non sempre per colpa delle donne che vogliono fare secondo il loro pensare. Infatti la lettera di San Paolo continua ordinando ai mariti di amare le proprie mogli. Se il marito ama la propria moglie la guida verso la giustizia, verso il di lei bene e infine verso la salvezza, ma per amare bisogna avere l’amore, che è Dio nell’uomo Se il marito non ha Il Signore Dio nel suo cuore e pensa di avere il diritto di imporre la sua volontà perché considera se stesso il toro della famiglia, non troverà nessuna donna che si sottometterà a lui e la separazione, il divorzio e la discordia sono lì ad aspettare. Quando nell’uomo manca lo Spirito del Signore DIO l’unica regola che viene rispettata è: nessuna regola e il caos non manca. Quello che accade in questo tempo che la materia ha preso il posto del Signore Dio nell’uomo, è sotto gli occhi di tutti. Il marito ha il diritto di guidare la famiglia, anzi ne ha il dovere, e la moglie ha il dovere di lasciarsi guidare, anzi avrà la gioia di essere guidata da un uomo giusto, ma se il marito è marito secondo l’amore e non solo secondo l’anagrafe. Il Signore Dio quando da un comandamento lo da sempre secondo la natura umana che LUI ha stabilito, in questo caso l’uomo è fatto per guidare e la donna per essere guidata solo se sono rimasti la Sua immagine e somiglianza. Chi ha perso la Sua immagine non può obbedire ai suoi comandi che sono la Sua sapienza. L’incapacità di obbedire ai Suoi comandi non è mai per noi umani una giustificazione. Sia allora la nostra incapacità di obbedire ai suoi comandi l’opportunità per scoprire la nostra verità. Dal Vangelo secondo Giovanni 6- 30/69 In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Parola del Signore. Questa parola è dura! Chi può ascoltarla? Chi proferisce queste parole si rende conto che per lui mettere in pratica l’insegnamento divino è duro e anche forse impossibile, ma il Signore Gesù, che è il verbo fatto carne, può insegnare cose che il popolo non può mettere in pratica? Certamente no! La parola diventa dura quando il cuore è duro e la durezza del cuore dipende da quanto attaccati siamo alle cose del mondo, il nostro “ io” in primis. Quel giovane ricco che credeva di aver fatto tutto, quando si trovò a dover abbandonare le sue ricchezze, rinunciò perché per lui la parola del Signore era troppo dura. Non era di per se la parola troppo dura, ma lo era per lui. Quando la parola è troppo dura per l’uomo non è troppo dura di per se stessa, ma è troppo dura per l’uomo che ha messo i suoi idoli al posto del Signore DIO. Nell’uomo che ha messo i suoi idoli al posto del Signore Dio, non ragiona più il Signore Dio ma il serpente in persona tramite i peccati che ha fatto incarnare nell’uomo. Se noi, pur portando la croce al petto che è il simbolo della rinuncia, non siamo capaci di rinunciare ai nostri attaccamenti anche in noi ragiona lo stesso serpente che ragionava in quei discepoli che sono andati via. Anche questa è una parola dura, ma la conoscenza della nostra verità è il primo passo per incamminarsi sulla via della salvezza. Quando il Signore Gesù chiede ai dodici rimasti se anche loro voglio andar via, Pietro risponde per se ed altri che se andassero via non saprebbero da chi andare, Giuda era ancora con loro, perché solo Lui ha parole di vita eterna. Pietro ha detto questo perché non è stato toccato nei suoi attaccamenti, ma quando arriva il momento sarà il primo a rinnegare il Signore. Solo quando lo Spirito scende su di lui ed altri come lingua di fuoco il suo pensare cambia, non ragiona più in lui il serpente, non parla e non pensa secondo il mondo, ma sarà lo Spirito Santo che lo guiderà fino a Roma per essere crocifisso. Ecco come nell’uomo purificato la parola, che sembrava dura, diventa non più dura perché entra l’amore che è coraggio e verità. Anche noi se ci purifichiamo saremo pieni di coraggio per mettere in pratica ciò che ci sembra duro ed impossibile. Gioia per noi, gioia per mondo e gioia per il cielo perché saremo diventati luce de mondo e sale della terra per testimoniare la vanità delle cose del mondo che fanno sembrare dura la parola del Signore, Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 30/08/15 alle 13:30 via WEB
Dal libro del Deuteronòmio Mosè parlò al popolo dicendo: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?». Parola di DIO In quel tempo Mosè parlò al suo popolo , oggi sta parlando a noi per illuminarci affinché non facciamo gli stessi errori che fecero gli ebrei in quel tempo. Affinché non costruiamo anche noi un vitello d’oro o – se l’avessimo già costruito – lo rinneghiamo prima che sia troppo tardi e ci convertiamo per la nostra salvezza. Mosè sta anche dicendo che se osserviamo i comandamenti che il Signore Dio ci ha dato, questi saranno la nostra saggezza e intelligenza per essere sapienti. Infatti la sapienza è il Signore Dio nell’uomo, la Santità. Se non siamo santi è il segno che non abbiamo osservato la Sua legge, consegue che non siamo sapienti. Chi non è sapiente è stolto anche se è scienziato, acculturato e istruito. L’inganno dell’uomo non santo consiste nel chiamare sapienza la sapienza umana che agli occhi del Signore Dio Onnipotente è stoltezza. (Le mie vie non sono le vostre vie, tanto il cielo sovrasta la terra tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri). Per l’uomo non santo, l’unica via per uscire da questo abisso è ammettere di essere stolto. Questo non è gradito alla superbia , all’orgoglio ed all’ egoismo che sono i guardiani messi da satana davanti al cuore per impedire all’uomo non santo di rinnegare se stesso. Il giovane ricco è per noi l’esempio. Dice ancora Mosè: Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Questi versetti sono il nostro arbitro per sapere se stiamo facendo bene o se stiamo sbagliando. Quando la legge del Signore Dio ci sembra dura da osservare, come scritto nel Santo Vangelo di domenica scorsa, chi ce la fa sembrare dura sono i tre guardiani che satana ha messo davanti al nostro cuore. Il Signore Dio, per la Sua Sapienza e il Suo Amore non può darci una legge dura o forse impossibile da osservare o addirittura incompleta , ma il maligno ce la fa sembrare tale, in particolare quando ci convince che non possiamo rinunciare ai nostri attaccamenti. Qui comincia la costruzione di nuove leggi che saranno la nostra rovina, ma se saremo attenti ci accorgeremo che le regole degli uomini, se poste a fondamento della nostra vita, non ci fanno vivere in Pace. L’Amore e la Pace sono due facce della stessa medaglia, dove manca una manca anche l’altra. Infatti chi non ha la Pace, diciamo Pace non anestesia del peccato che spesso chiamiamo indifferenza o addirittura “pace o tranquillità”, non ha neanche l’Amore né per se stesso né per gli altri dal momento che non si preoccupa per la propria salvezza. Ringraziamo il Signore Dio Onnipotente che continua ad illuminare le nostre menti per farci vedere la nostra stoltezza ogni volta che ci facciamo delle regole che non gli appartengono.///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Dalla lettera di san Giacomo apostolo Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo. Parola di DIO. //////////////////////////////////////////////// San Paolo ci sta raccomandando di non vivere una fede idea, ma di assomigliare al verbo che si fa carne per far corrispondere alla parola le nostre opere, senza illudere noi stessi di essere salvi quando non lo siamo. L’illusione di mettere in pratica la parola e di essere quindi salvi senza esserlo, è sempre opera del maligno che sa di non poter convincere nessuno a fare come lui vuole e per questo ricorre all’inganno – illusione – che porta l’uomo alla perdizione. Spesso sento dire che satana non esiste perché non l’hanno visto, ma questi versetti dimostrano che lui c’è, è sempre attivo per cercare di ingannare quelli che glielo permettono, anche se inconsapevolmente. San Paolo dice anche che una religione pura e senza macchie è: Dar da mangiare all’affamato, dar da bere all’assetato, vestire i nudi , visitare gli orfani e le vedove e non lasciarsi contaminare da questo mondo. Nella prima lettura Mosè ha detto di non aggiungere né togliere nulla di quanto prescritto. Aggiungere o togliere non riguarda solo la manomissione delle scritture, ma oltretutto riguarda il nostro operare. Non quindi basta un pezzo di pane vecchio, un vestito vecchio o fare qualche telefonata per la curiosità di sapere come sta un orfano o una vedova che al tempo d’oggi sono purtroppo molto allegre, ma occorre mantenersi puri e incontaminati da questo mondo. E’ questo il non aggiungere o togliere e solo così ci sarà qualche speranza per noi. A questo punto dobbiamo chiederci: Noi come siamo?/////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// + Dal Vangelo secondo Marco In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». Parola del Signore Scribi e farisei, grandi esperti delle sacre scritture, stanno chiedendo al Signore, anzi Lo stanno rimproverando, perché i Suoi discepoli non mettono in pratica le regole che gli ebrei si sono fatte. Questo un esempio di cosa voglia dire aggiungere o togliere ai comandamenti del Signore DIO. Chi c’è dietro a queste tradizioni? Da chi provengono queste tradizioni se non da quel serpente che alcuni pensano non esista? Qual è lo scopo del maligno che convince l’uomo a fare cose inutili facendogli credere che sono utili, creando alla fine una nuova legge che porta al fanatismo? Non vogliamo dire che l’igiene sia sbagliata, ma non è vero che questa sia sufficiente per salvare la nostra anima. Ciò che ci inquina spiritualmente sono i cattivi pensieri che escono da noi. Viviamo due mondi: Quello visibile e quello invisibile, nell’invisibile c’è la nostra comunione con il mondo dello spirito. Quando in noi ci sono cattivi pensieri ,che prima o poi diventano opere, è il segno che ci siamo inquinati perché ci siamo in comunione con lo spirito del male. Come possiamo scoprire con chi siamo in comunione? Se quello che desideriamo serve per salvare la nostra anima – amore per noi ed il nostro prossimo quindi per il Signore DIO – vuol dire che siamo in comunione con il Signore Dio. Al contrario se quello che desideriamo serve per avere qualche vantaggio, a scapito di altri, in questo mondo oppure ci porta giudicare, mal augurare , disprezzare ecc.., siamo in comunione con il serpente (ANCHE SE CI FA CREDERE CHE NON ESISTA). Il Signore continua a darci luce affinché scopriamo la nostra verità esaminando la nostra coscienza e per essere liberi come figli del Signore DIO, Lui vuole la nostra salvezza, satana vuole la nostra perdizione, ma chi decide siamo noi. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 30/08/15 alle 17:07 via WEB
Dal libro del Deuteronòmio Mosè parlò al popolo dicendo: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dei così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?». Parola di DIO In quel tempo Mosè parlò al suo popolo , oggi sta parlando a noi per illuminarci affinché non facciamo gli stessi errori che fecero gli ebre i in quel tempo. Affinché non costruiamo anche noi un vitello d’oro o – se l’avessimo già costruito – lo rinneghiamo prima che sia troppo tardi e ci convertiamo per la nostra salvezza. Mosè sta anche dicendo che se osserviamo i comandamenti che il Signore Dio ci ha dato, questi saranno la nostra saggezza e intelligenza per essere sapienti. Infatti la sapienza è il Signore Dio nell’uomo, la Santità. Se non siamo santi è il segno che non abbiamo osservato la Sua legge, consegue che non siamo sapienti. Chi non è sapiente è stolto anche se è scienziato, acculturato e istruito. L’inganno dell’uomo non santo consiste nel chiamare sapienza la sapienza umana che agli occhi del Signore Dio Onnipotente è stoltezza. (Le mie vie non sono le vostre vie, tanto il cielo sovrasta la terra tanto i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri). Per l’uomo non santo, l’unica via per uscire da questo abisso è ammettere di essere stolto. Questo non è gradito alla superbia , all’orgoglio ed all’ egoismo che sono i guardiani messi da satana davanti al cuore per impedire all’uomo non santo di rinnegare se stesso. Il giovane ricco è per noi l’esempio. Dice ancora Mosè: Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Questi versetti sono il nostro arbitro per sapere se stiamo facendo bene o se stiamo sbagliando. Quando la legge del Signore Dio ci sembra dura da osservare, come scritto nel Santo Vangelo di domenica scorsa, chi ce la fa sembrare dura sono i tre guardiani che satana ha messo davanti al nostro cuore. Il Signore Dio, per la Sua Sapienza e il Suo Amore non può darci una legge dura o forse impossibile da osservare o addirittura incompleta , ma il maligno ce la fa sembrare tale, in particolare quando ci convince che non possiamo rinunciare ai nostri attaccamenti. Qui comincia la costruzione di nuove leggi che saranno la nostra rovina, ma se saremo attenti ci accorgeremo che le regole degli uomini, se poste a fondamento della nostra vita, non ci fanno vivere in Pace. L’Amore e la Pace sono due facce della stessa medaglia, dove manca una manca anche l’altra. Infatti chi non ha la Pace, diciamo Pace non anestesia del peccato che spesso chiamiamo indifferenza o addirittura “pace o tranquillità”, non ha neanche l’Amore né per se stesso né per gli altri dal momento che non si preoccupa per la propria salvezza. Ringraziamo il Signore Dio Onnipotente che continua ad illuminare le nostre menti per farci vedere la nostra stoltezza ogni volta che ci facciamo delle regole che non Gli appartengono. CONTINUA /////////////////////////////// //////////////////////////////////////// ////////////////////////// Dalla lettera di san Giacomo apostolo Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo. Parola di DIO. ///////////// /////////////////////////////////// San Paolo ci sta raccomandando di non vivere una fede idea, ma di assomigliare al verbo che si fa carne per far corrispondere alla parola le nostre opere, senza illudere noi stessi di essere salvi quando non lo siamo. L’illusione di mettere in pratica la parola e di essere quindi salvi senza esserlo, è sempre opera del maligno che sa di non poter convincere nessuno a fare come lui vuole e per questo ricorre all’inganno – illusione – che porta l’uomo alla perdizione. Spesso sento dire che satana non esiste perché non l’hanno visto, ma questi versetti dimostrano che lui c’è, è sempre attivo per cercare di ingannare quelli che glielo permettono, anche se inconsapevolmente. San Paolo dice anche che una religione pura e senza macchie è: Dar da mangiare all’affamato, dar da bere all’assetato, vestire i nudi , visitare gli orfani e le vedove e non lasciarsi contaminare da questo mondo. Nella prima lettura Mosè ha detto di non aggiungere né togliere nulla di quanto prescritto. Aggiungere o togliere non riguarda solo la manomissione delle scritture, ma oltretutto riguarda il nostro operare. Non quindi basta un pezzo di pane vecchio, un vestito vecchio o fare qualche telefonata per la curiosità di sapere come sta un orfano o una vedova che al tempo d’oggi sono purtroppo molto allegre, ma occorre mantenersi puri e incontaminati da questo mondo. E’ questo il non aggiungere o togliere e solo così ci sarà qualche speranza per noi. A questo punto dobbiamo chiederci: Noi come siamo? /////////////////////////////////////////// //////////////////////////////////////////////////////// CONTINUA + Dal Vangelo secondo Marco In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro» . E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo». Parola del Signore Scribi e farisei, grandi esperti delle sacre scritture, stanno chiedendo al Signore, anzi Lo stanno rimproverando, perché i Suoi discepoli non mettono in pratica le regole che gli ebrei si sono fatte. Questo un esempio di cosa voglia dire aggiungere o togliere ai comandamenti del Signore DIO. Chi c’è dietro a queste tradizioni? Da chi provengono queste tradizioni se non da quel serpente che alcuni pensano non esista? Qual è lo scopo del maligno che convince l’uomo a fare cose inutili facendogli credere che sono utili, creando alla fine una nuova legge che porta al fanatismo? Non vogliamo dire che l’igiene sia sbagliata, ma non è vero che questa sia sufficiente per salvare la nostra anima. Ciò che ci inquina spiritualmente sono i cattivi pensieri che escono da noi. Viviamo due mondi: Quello visibile e quello invisibile, nell’invisibile c’è la nostra comunione con il mondo dello spirito. Quando in noi ci sono cattivi pensieri ,che prima o poi diventano opere, è il segno che ci siamo inquinati perché ci siamo in comunione con lo spirito del male. Come possiamo scoprire con chi siamo in comunione? Se quello che desideriamo serve per salvare la nostra anima – amore per noi ed il nostro prossimo quindi per il Signore DIO – vuol dire che siamo in comunione con il Signore Dio. Al contrario se quello che desideriamo serve per avere qualche vantaggio, a scapito di altri, in questo mondo oppure ci porta giudicare, mal augurare , disprezzare ecc.., siamo in comunione con il serpente (ANCHE SE CI FA CREDERE CHE NON ESISTA). Il Signore continua a darci luce affinché scopriamo la nostra verità esaminando la nostra coscienza e per essere liberi come figli del Signore DIO, Lui vuole la nostra salvezza, satana vuole la nostra perdizione, ma chi decide siamo noi. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 06/09/15 alle 18:18 via WEB
Mc 7 – 31/37 In quel tempo, Gesù . uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli. Gli portarono un sordomuto e Lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte , lontano dalla folle, gli pose le dita negli occhi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “ Apriti”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse la sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più Egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: Ha fatto bene ogni cosa : fa udire i sordi e fa parlare i muti. Parola del Signore./////////////// Il mondo crede che i sordomuti siano persone fisiologicamente malate, cioè che i loro orecchi non siano in grado di sentire e la loro lingua non sia in grado di parlare. Anzi il mondo pensa che i sordi siano muti perché non hanno mai udito il suono delle parole e non hanno quindi mai potuto imparare a parlare. Se così fosse, come mai questo sordomuto subito parla, anzi subito parla correttamente? Se parla subito correttamente non vuol dire che la sua anima ha sempre udito e quindi conosce la lingua parlata nel mondo ? Cosa impediva a questa persona di parlare se già conosceva la lingua? Il mistero è molto grande, ma per chi crede il mistero è già svelato. Il peccato era la forza che impediva a questo ormai ex sordomuto di parlare. La sua anima aveva sempre ascoltato senza che lui però, carnalmente, se ne fosse mai reso conto. Il Signore Gesù è venuto nel mondo per liberare l’uomo dal peccato che vive nell’uomo e non nell’aria. Il Santo Vangelo di oggi ne è la conferma. Il peccato è satana in persona che dimora in ogni persona non santa. E’ scritto che l’uomo peccatore, in particolare quello che commette peccati molto gravi, ha orecchi ma non sente, ha occhi ma non vede e noi possiamo aggiungere, che conosce le scritture ma non può credere per pentirsi e convertirsi. Il peccato – satana – fa tutto questo rendendo l’uomo un invalido che non sa quello che fa. Il peccato – satana – quando prende l’uomo gli impedisce innanzitutto di agire: palare, vedere, sentire , amare ecc…, ma se l’uomo non è attento o non vuol scoprire la propria verità passa dal non poter fare niente al fare opere malvagie. Quante volte abbiamo sentito dire da chi ha commesso omicidi che lo ha fatto perché una voce gli diceva di uccidere! Il peccato anestetizza il peccatore, questi non sarà più lui a decidere le cosa da fare e diventa uno strumento nella mani del male. Il primo male il peccatore lo fa alla sua anima che diventa incapace di governare le sue orecchie e la sua bocca come il caso del sordomuto di cui si parla in questo brano, ma questo potrebbe essere solo il primo passo. Tutto dipende da quanto la persona cerca la luce. I sordomuti , quasi sempre, nascono così. In questo caso chi ha peccato sono gli antenati, i peccati dei genitori ricadono sui loro figli fino a sette generazioni. Il caso riportato nel Santo Vangelo di oggi è un caso di liberazione dal male e dal maligno, non c’è nessun intervento nella carne ma solo nello Spirito. Gli orecchi e la lingua di questo uomo erano sani, ma erano bloccati da uno spirito negativo che impediva ad essi di funzionare. Noi conosciamo anche il caso di quel cieco guarito dal Signore Gesù, ma è un caso diverso poiché il Signore impastando un po’ di terra dovette riscostruire la pupilla. Chi fa tutto è sempre lo Spirito dell’Onnipotente che opera senza limiti. E’ lo stesso Spirito che soffiò su una statua d’argilla trasformandola in Adamo. Lo stesso Spirito dimora nel cuore di ogni persona, ma come detto più volte, opera solo in chi crede. Noi non sappiamo se questo sordomuto abbia creduto o se hanno creduto coloro che lo hanno portato e non sappiamo se il Signore abbia fatto questo prodigio per darci la consapevolezza che esiste un mondo invisibile che tutto può, ma sappiamo che la potenza divina è tale che la minima parte dello Spirito veicolato da un po’ di saliva è sufficiente per distruggere il maligno che affligge l’uomo. Il Signore Gesù ha fatto segni e prodigi per dare a noi l’esempio delle opere che ogni persona può fare, ma solo se crede. Per questo ha detto che chi crede in Lui fa ciò che fa Lui. Credere in Lui vuol dire credere nell’onnipotenza dello Spirito. Quando crediamo nell’onnipotenza dello Spirito si manifesta lo Spirito che è in noi e in quel momento scopriamo di essere figli del Signore DIO. Guariremo dalle nostre infermità carnali e spirituali, e guariremo storpi, ciechi, sordi e muti e oltretutto daremo la Pace a chi l’ha perduta. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 13/09/15 alle 11:59 via WEB
Dalla lettera di San Giacomo apostolo - 2, 14/18 A che serve fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi, ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. Parola di Dio. L’apostolo Giacomo sta dicendo che la fede senza opere è morta, non è fede e non salva nessuno. Quando la fede è viva, è vera fede, non solo è seguita dalle opere, ma la fede sono le opere stesse. L’uomo di vera fede non può non fare opere. La fede fa entrare nel cuore dell’uomo lo Spirito del Signore che diventa la sua coscienza e lo obbliga ad operare, anzi lo Spirito in persona opera tramite l’uomo e nessuno può fermarLo. La fede morta appartiene a coloro che il Signore in persona chiama un popolo che lo adora solo con le labbra ma il loro cuore è lontano da Lui. Dalle nostre opere o non opere possiamo sapere chi siamo, a chi apparteniamo e in quale verità o inganno stiamo vivendo. Abbiamo letto questi versetti tante volte e conosciamo la parola del Signore che arriva fino a noi tramite Giacomo, ma non ci siamo mai chiesti quali fossero le opere gradite al Signore né tantomeno quelle più a Lui gradite. Se torniamo alla storia dei due ladroni crocifissi a destra e a sinistra del Signore, vediamo che al ladrone di destra fu detto dal Signore in persona: Oggi sarai con me in paradiso. Quale opere aveva fatto nella sua vita quel ladro che aveva passato i suoi giorni a rubare, magari deriso e schernito dal popolo e dai sommi sacerdoti? Verrebbe da dire nessuna opera, ma si è salvato. Alla sinistra dello stesso ladrone ce ne era un altro che era ladro quanto lui, ma a sua differenza non venne salvato, almeno in quel giorno. La differenza fra i due era che quello di destra riconobbe le sue colpe fino a dire che la fine che stavano facendo era giusta, mentre l’altro, nonostante i chiodi e la croce, ancora non si era reso conto dei suoi errori. Ciò che ci salva è scoprire la nostra verità, riconoscere le nostre colpe e chiedere il perdono con pianto e lacrime. E’ questa la più grande opera per noi umani peccatori. Il ladrone di destra non poté fare altro poiché era sulla croce, ma se fosse sceso, sarebbe diventato un testimone vivente di quello che ogni umano è chiamato a fare. Le opere di ogni persona pentita e convertita non sono un vero merito perché, quando il Signore Dio ritorna nell’uomo non è più l’uomo ad operare ma il Signore in persona. Il merito è il pentimento che è fondamento del perdono. Beati i costruttori di Pace perché saranno chiamati figli di DIO. I costruttori di Pace sarebbero beati e figli di Dio anche se il mondo non permettesse loro di costruire la pace o li crocifiggesse prima di cominciare. Sarebbero beati perché si sarebbero ravveduti diventando strumenti vivi nelle mani del Signore. San Giacomo in ogni caso sta dicendo che la fede è morta ogni volta che una persona non da mangiare all’affamato e non veste un nudo perché chi non sente con il proprio fratello non ha rinnovato il proprio cuore. Si può anche dare da mangiare agli affamati e vestire i nudi per convenienza, per farsi pubblicità ecc.. senza aver rinnovato il proprio cuore ed è sempre cosa buona. Se il cuore non è stato rinnovato e si fanno opere solo per propria convenienza ognuno riceve la ricompensa secondo il suo perché, ma non si salva. San Paolo dice che possiamo dare anche noi stessi come sacrificio vivo, ma se manca la carità, l’amore, è tutto inutile. Senza volerlo torniamo sempre da dove siamo partiti, la prima e la più importante delle opere che ci salva è la conoscenza di noi stessi e della nostra verità . Il cristianesimo non è solo una scienza sociale, se ci limitassimo solo al dare il pane all’affamato ed a vestire il nudo senza nel contempo essere luce del mondo e sale della terra e restassimo senza carità, pur offrendo il pane all’affamato e il vestito al nudo saremmo incompleti perché ci saremmo occupati solo della parte materiale dei nostri fratelli senza riguardo per la loro anima. La causa di tutto questo è che la prima anima della quale non abbiamo avuto riguardo è la nostra. In ogni caso dare pane e vestiti ai bisognosi ed opere simili sono sempre opere buone. Il tempo che ci è dato per vivere su questa terra serve solo a purificare le nostre anime, se noi ci rifiutassimo di dare pane, vestiti, ecc… e qualcuno morisse a causa della nostra tirchieria, noi ne saremmo responsabili perché quella persona è morta prima del tempo e senza aver avuto il tempo per purificarsi. Personalmente all’inizio del mio cammino spirituale venivo spronato dal mio Padre Spirituale a fare buone opere, ma mi mancava il sentimento e non capivo il perché lui mi spingesse ugualmente ad operare. Solo in un secondo momento mi sono reso conto che insistendo nel fare cose buone, lentamente il mio cuore si rinnovava, il sentimento si svegliava e senza accorgermi camminavo verso me stesso, ciò che stavo facendo mi faceva anche vedere ciò che avrei potuto fare ma non avevo fatto e dove avevo sbagliato. Mi preme fare questa testimonianza e ringrazio il Signore per l’aiuto ricevuto. Dal Vangelo secondo Marco 8, 27/35. In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: La gente , chi dice che io sia? Ed essi gli risposero: Giovanni il Battista; altri dicono Elia ed altri uno dei profeti. Ed egli domandava loro: Ma voi, chi dite che io sia? Pietro gli rispose: Tu sei il Cristo. Ed ordinò loro severamente di non parlare di Lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, da capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: Va’ dietro a me, satana! Perché tu non parli secondo Dio, ma secondo gli uomini. Convocata la folla insieme ai discepoli, disse: Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuol salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Parola del Signore. Il Pietro che pensa di poter consigliare il Signore Gesù, non è il Pietro che viene a Roma consapevole del pericolo che stava correndo andando fra un popolo pagano che aveva crocifisso il nostro Signore. E’ ancora Cefa , deve ancora ricevere lo Spirito Santo come lingua di fuoco che rinnova la sua vita bruciando ogni impurità. E’ come ogni altro uomo non santo. La prima cosa che ci colpisce è la sua superbia che procede dal suo credere di essere saggio, anzi crede di essere la saggezza in persona perché è convinto di poter consigliare persino il Signore in persona. La superbia è satana nell’uomo e lo rende stolto, nel cuore dello stolto c’è un grido: io sono “dio” perché sono “sapiente”. Per questo il Signore Gesù lo chiama satana, non lo fa per umiliarlo ma per svegliarlo e per svegliare tramite lui chi si interessa alla Sua parola. Tante volte ci sentiamo già a posto perché non rubiamo, non bestemmiamo, diamo un pezzo di pane vecchio o un vestito vecchio a chi ne ha bisogno, diciamo buongiorno a tutti per abitudine ecc…., anzi ci sentiamo a posto fino al punto di crederci meglio di altri, ma il nostro crederci meglio fa entrare in noi la superbia e l’orgoglio satanico che ci rende i peggiori di tutti. Diventiamo peggio di Cefa senza accorgerci e mentre ci illudiamo di essere chissà cosa, magari cristiani, il Signore ci chiama satanini!!!! E’ molto brutto ciò che sto dicendo, ma è così. In ogni caso una brutta verità è sempre più bella di un bell’inganno. Allora sorge spontanea questa domanda: come posso fare per scoprire se sono umile e mite o superbo ed orgoglioso ? Dobbiamo innanzitutto ricordare che quando la superbia s’incarna nell’uomo non consente alla persona di porsi questa domanda e questo è già un primo segno per poter conoscere noi stessi. Chi invece ha ancora un raggio di luce e sta cercando di farla aumentare, dalle sue opere può conoscere la propria condizione spirituale. Se nel cuore dell’uomo ci sono le preoccupazioni per le cose del mondo, il pensare alle cose di quaggiù e non a quelle di lassù, ed in particolare la paura di quello che potrebbe succedere al proprio corpo, pensiamo secondo il mondo e non secondo il Signore Dio. Siamo esattamente come quel Cefa/Pietro che il Signore chiama satana anche se non lo crediamo e ci inganniamo pensando di essere cristiani. Poche settimane fa il Signore ci ha detto tramite Mosè che non dobbiamo né aggiungere né togliere nulla a quanto è scritto. Ora quando noi ci creiamo idoli ed attaccamenti a questo mondo, quando non rispettiamo i comandamenti, in particolare il primo che dice di amare il Signore Dio tuo con tutti noi stessi, stiamo pensando secondo il Signore Dio o secondo il mondo? In questo caso il Signore Gesù come ci chiama? Siamo meglio o peggio di Cefa? Questo è il frutto della superbia che fa credere all’uomo di essere più sapiente del Signore DIO quando segue le sue idee. Per questo il Signore sta ancora una volta dicendo che chiunque voglia seguirlo deve rinnegare se stesso, ossia cambiare la sua mentalità che consiste nel cambiare il proprio cuore. Chiunque segue le proprie idee crea in se stesso una falsa vita il cui fondamento è l’inganno ed è questa la falsa vita alla quale il Signore Gesù si riferisce quando dice che chiunque la perderà la ritroverà, in altre parole ci sta parlando della resurrezione. Se non crediamo alla resurrezione ci attacchiamo alla carne e rendiamo vana la nostra fede. Il Signore della vita non potrebbe mai dirci di perdere la nostra vita, se quella che stiamo vivendo fosse vera vita. Sembrano parole dure, ma abbiamo già detto che le parole ci sembrano dure quando il nostro cuore è indurito. Il Signore vuole strapparci dalle tenebre e portarci verso la luce, Lui è via, verità e vita, vuol distruggere la nostra superbia, il nostro credere di essere quello che non siamo per darci un cuore nuovo, uno Spirito nuovo ed una vita nuova. Ci vuole umili, miti, dolci e buoni di cuore perché ci ama. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 26/09/15 alle 19:39 via WEB
Dal libro della sapienza 2.12/17-20 ( Dissero gli empi) Tendiamo insidie al giusto, per noi è d'inciampo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe contro la legge e ci rinfaccia le trasgerssioni contro l'educazione ricevuta. Vediamo se le sue parole sono sono vere, consideriamo ciò che gli accadrà alla fine. Se infatti il giusto è fioglio di DIO , Egli verrà in suo aiuto e lo libererà dalle mani ndei suoi avversari. Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza e saggiare il suo spirito di sopportazione. Condanniamolo ad una morte infamente, perché secondo le sue parole, il soccorso gli verrà. Parla l'empio. Perseguitiamo il giusto, facciamogli fare una brutta fine. Come mai questi empi sono diventati empi pur essendo anche loro stati creati a immagine e somiglianza del Signore dell'Amore, della Pace, del rispetto e della dolcezza? Quando l'uomo perde il Signore Dio dal suo cuore, perde la sapienza, l'uomo senza sapienza ha perso la verità, e chi perde la verità perde anche la giustizia. Chi ha perso la giustizia chiama il bene male e il male bene. Il giusto da fastidio all'uomo empio perchè il giusto e per l'empio uno specchio che scopre la sua verità.Quando l'uomo perde il Signore Dio dal Suo cuore perde la Luce Divina e chi perde la luce vive nelle tenebre. Il principe delle tenebre è satana che guida l'empio e lo usa come strumento per distruggere la pace dei giusti. satana non ha il potere sull'uomo in comunione con il Signore Dio, ma, se l'uomo perde il Signore DIO, il suo padrone diventa satana. Il Signore Dio usa l'uomo per amare gli uomini, ma quando l'uomo perde LO viene usato da satana per odiare il mondo. Nessun umano nasce empio ma lo diventa quando consente a satana di far incarnare i suoi peccati che distruggono la pace di questo uomo e del suo prossimo. Chi non è santo è empio, ma beati quelli che riescono a rendersi conto della loro verità. Costoro se lo voglio possono recuperare ciò che hanno perso. Purtroppo in un mondo di empi, l'empietà è una cosa normale e il giusto è un trasgressivo, ma ognuno rispode delle sue opere. Se non siamo santi, come siamo? Sa Giacomo 3,16 – 4,3 Fratelli miei, dove c'è gelosia c'è spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall'alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opere di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia. Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra. Siete pieni di desideri e non riuscite a paossedere uccidete, siete invidiosi e non riuscite ad ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perchè non chiedete, chiedete e non ottenete perchè chiedete male per soddisfare le cioè le vostre passioni. Parola di DIO Dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è discordia e ogni sorta di cattive azioni perché la gelosia e la discordia sono satana in persona che usa l'uomo come suo strumento. Al contrario dove c'è il Signore DIO c'è amore, pace, misericordia e giustizia. Quando nell'uomo c'è satana, l'uomo non può pregare, se prega prega male, non chiede cioè la salvezza dell'anima e prega senza fede. Chi ha perso Dio dal suo cuore può chiedere solo ciò che gli serve per soddisfare i suoi desideri carnali o le proprie passioni che, in ogni caso, satana suscita in lui. Se vogliamo sapere chi c'è dietro alle nostre preghiere esaminiamo cosa chiediamo. Il Signore Gesù ci ha insegnato che dobbiamo pregare con fede e chiedere il regno dei cieli, se non lo facciamo vuol dire che il maligno non ce lo permette, ma se non ce lo permette vuol dire che siamo sotto il suo dominio! Infatti chi non è santo è peccatore e il peccato è il maligno nell'uomo. E' brutto dirlo ma è verità e la verità, solo la verità, ci rende liberi come figli di DIO. Dal vengelo secondo MARCO. 9-30/37 In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversarono la Galilea, ma egli non voleva che nessuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepolie diceva loro: Il figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: Di che cosa stavate discutendo per la strada? Ed essi tacevono. Per strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamo i Dodici e disse loro: Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il sevitore di tutti. E preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me, e chi accoglie me, non naccoglie me, ma colui che mi ha mandato. Parola del Signore. Se uno vuol essere grande, sia l'ultimo e il servitore di tutti. Se non avessimo fiducia in chi sta parlando ci verrebbe da pensare che stia dicendo che sono grandi coloro i quali hanno il complesso d'inferità il quale è una malattia mentale e, come tutte le mentali, hanno le tenebre come fondamento, ma chi sta parlando è la luce del mondo e il sale della terra. La sapienza divina considera grandi quelli che hanno rinunciato alla gloria del mondo, mentre secondo il mondo quelli che hanno rinunciato alla gloria del mondo sono ultimi. Quelli che hanno rinunciato alla gloria del mondo, non coloro ai quali le cose non sono andate bene, e che per questo, il mondo li condidera ultimi, ma sono quelli che gridano con Ocelet/Salomone: Venità delle vanità, tutto è vanità al difuori del Signore DIO. Questa luce distrugge la scale sociale che è frutto della costruzione mentale di noi uomini di questo mondo. Chi vive nella luce considera se stesso simile a suo fratello da servire nell'umiltà e nella mitezza. Servire il proprio fratello vuol dire testimoniare, insegnare a lui con la proria vita questa verità, senza dimenticare di dare l'aiuto materiale a chi ne ha bisogno. Per servire tutti occorre essere luce del mondo e sale della terra. Il il Signore Gesù sta dicendo di diventare servi di tutti, rinnovarsi, non sta dicendi di impare a servire come fosse un mestiere che non riguarda il cambiamento del proprio cuore. Per servire il prossimo occorre considerarlo come noi stessi senza distinguere razza colore e religione. La falsa umiltà, quella per posa, non consente di servire nessuno perchè in esssa non vi è luce. Per servire il nostro prossimo nel quale vive lo tesso Spirito che vive in noi ed è lo Spirito del Signore Dio Onnipotene che fa diventare Lui, il nostro prossimo e noi una cosa sola, occorre prima rinnegare noi stessi. Siamo disposti? Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 30/09/15 alle 01:38 via WEB
Giac. 5.1/6. Ora a voi, ricchi: Piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce. I vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni. Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte agli orecchi del Signore Onnipotente. Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage. Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza. Parola di Dio. ///////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Questa lettura non riguarda i ricchi, ma i disonesti che sono diventati ricchi tramite il loro vissuto da disonesti. Perché l’uomo diventa disonesto? Nessuno nasce disonesto ma vi diventa quando perde il Signore DIO dal suo cuore. Quando l’uomo perde il Signore Dio perde la speranza, chi rimane senza speranza vive da disperato e per questo si attacca alla ricchezza. Attaccandosi ai beni materiali crea un vuoto molto grande dentro di se che cerca di riempirlo con la ricchezza. Le cose materiali non possono riempire il vuoto di chi ha perso il Signore, ma l’uomo non crede che la causa sia la sua via sbagliata, crede che la causa del suo vuoto sia l’insufficienza di quello che possiede. Concia così a sperare che se avesse di più la sua sete di possedere si spegnerebbe. Pur di accumulare presto e tanto comincia ad imbrogliare il prossimo, ma più possiede più vuole ed arriverà il momento che pur di arricchirsi sempre di più diventa disposto a tutto. In questi giorni basta ascoltare ciò che hanno fatto i tedeschi con le macchine! Forse quegli industriali avevano bisogno di ricorre a queste furbate per vivere una vita più che dignitosa? No! Perché allora lo hanno fatto? Lo hanno fatto per riempire il loro vuoto e per vivere fra piaceri e delizie del mondo sperando di riempire il vuoto che si è creato quando hanno perde il Signore Dio dal loro cuore. Chi sfrutta il prossimo per le ragioni che Abbiamo detto, è un uomo ingiusto. L’uomo ingiusto non può sopportare il giusto. L’ingiusto è guidato da satana, mentre il giusto è guidato dal Signore Dio. Per questo l’ingiusto, il disonesto, se gli viene concesso, cerca di uccidere il giusto, ma non vincerà sullo Spirito che guida l’uomo onesto. Il disonesto si ingrassa, ma il suo essersi ingrassato servirà solo per il giorno della strage che è il giorno del giudizio al quale arriva come chi parte senza aver preparato la valigia. La nostra valigia è pronta o anche noi siamo presi dalle cose del mondo, dimenticandoci di prepararla e rischiando il giudizio? Mc 3-45- 47/48 In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva. Ma Gesù disse: Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlar male di me: Chi non è contro di noi è per noi. Qui c’è un grande mistero. Costui scaccia demoni nel nome del Signore che neanche conosce come persona, forse ne ha sentito parlare. Ecco come si realizza quando detto da San Paolo: Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito si conoscono e si amano anche se non si sono mai visti. Un altro esempio è Veronica che era pagana e non sapeva niente del Signore Dio, ma Lo riconosce e gli porge un asciugamani per asciugare il Suo volto bagnato di sangue. Se esaminiamo il comportamento dei sacerdoti, Saul compreso, degli scribi e dei farisei vediamo che costoro pur credendo di conoscere il Signore Dio a causa della loro cultura religiosa, alla fine crocifiggono il figlio del Signore DIO! Questa è la differenza fra la fede idea e il credere in Spirito e Verità! Noi a quale di queste due categorie apparteniamo? Chiunque infatti vi darà un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulo e sia gettato nel mare. Per il Signore Gesù quelli credono in Lui sono piccoli, sono quelli ritornati bambini, sono quelli che danno un senso alla Sua venuta. Il Signore è geloso di loro, non vuole perderli, li ha riscattati a caro prezzo e, oltretutto, sono quelli che Lui ama. Beati loro quando il mondo li perseguita, pensiamo ai santi, ma guai a coloro che li perseguita. La scrittura dice anche:” Guai a voi quando tutto il mondo parla bene di voi”, un mondo di peccatori esalta quelli che sono peccatori come loro e perseguita chi cerca la salvezza della propria anima, cioè scandalizza i piccoli del Signore! Noi da che parte stiamo? Se la tua mano ti è motivo di scandalo; tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: E’ meglio per te entrare nella vita con un solo piede , anziché con i due piedi essere gettato nella Geenna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: E’ meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Parola del Signore. Dice il Signore: se sei un ladro, se stai camminando su una strada sbagliata, se quello che vedi vorresti fosse già tuo, hai già condannato te stesso al fuoco della Geenna perché il peccato si è incarnato nei tuoi organi, in particolare nei tuoi genitali che ormai non chiami più genitali, ma sessuali, allora sia drastico con te stesso se vuoi uscire dall’abisso in cui sei. Il Signore Gesù, che vede la nostra fine, è preoccupato perché vede la tragedia alla quale stiamo incontro e vuole svegliarci dall’anestesia satanica in cui stiamo vivendo. Lui vuole la nostra salvezza a tutti i costi, anche a costo che ci amputiamo una mano, un piede o un occhio perché sarebbe in ogni caso meno peggio dell’inferno. Sinceramente, noi siamo preoccupati per noi stessi? Se questa parola non ci sembra esagerata vuol dire che un po’ di luce è entrata, ma se ci fosse indifferente, a noi sarebbe detto: Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti!!! Domenica 20 settembre, ci è stato comandato di essere servi, non di fare i servi, anche i mercenari fanno tanti servizi ( esempio le badanti) ma servono senza sentimento. Il Signore vuole un servizio spontaneo e pieno di affetto, ma chi dobbiamo servire? Forse quelli che sono in Africa? Si anche loro, ma nell’ordine giusto. L’amore è come i cerchi che si formano quando si getta un sasso in uno stagno. Il primo cerchio siamo noi. Dobbiamo innanzitutto servire noi stessi senza pesare su altri. Il secondo cerchio sono i nostri famigliari, il terzo i nostri parenti, il quarto i nostri amici, il quinto gli estranei, il sesto quelli che non conosciamo e il settimo i nostri nemici. Fare questo è la gioia di ogni credente che arriva al cerchio corrispondente alla sua fede, ma se non lo facciamo vuol dire che stiamo vivendo nel peccato, anche se diciamo di non fare niente di male. Infatti la scrittura non dice, come a volte sentiamo dire, non fare agli altri ciò che non vorresti che fosse fatto a te, ma dice fa agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te perché l’amore è fare il bene no non fare il male. Se non operiamo apparteniamo a quelli ai quali il Signore sta dicendo di amputarsi le membra piuttosto che essere pescati così come siamo. Se crediamo nella nostra verità, ogni problema si risolve, il Signore Gesù è quel papà che aspetta il figliol prodigo per perdonarlo e riaccoglierlo con gioia nella sua casa. Il perdono è l’amore del Signore Dio che ci sta aspettando sulla porta del Suo regno. Quale gioia può essere più grande di questa? Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 04/10/15 alle 14:06 via WEB
Ebrei 2,9/11 Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti. Conveniva infatti che Dio – per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose, lui che conduce molti figli alla gloria – rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze il capo che guida alla salvezza. Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli. Parola di Dio. Il Signore Gesù ha subito la morte di croce per la grazia di Dio a vantaggio di noi tutti! Qual è il nostro vantaggio personale che deriva da quello che il Signore Gesù ha fatto? Con la morte e resurrezione del Signore Gesù, davanti ad ogni umano si è aperta una vita nuova. Con la sua morte e resurrezione il Signore ci ha donato la speranza della vita eterna. Prima che questo mistero fosse rivelato all’umanità, la vita degli umana era qualcosa di inaccettabile perché tutto finiva con la morte e questa non conoscenza portava ad ogni genere di malattie mentali ed a vivere la vita in modo materialistico inseguendo falsi valori. Dopo questo evento le cose non sono cambiate per tutti, ma solo per coloro che hanno creduto. Guardandoci intorno osserviamo che ci sono credenti , non credenti e credenti a modo loro. Per chi non crede il sacrificio di Cristo Gesù è stato vano, anche se il loro nome è scritto sul libro dei battezzati. Per questo dilagano alcool, droga, perversione, sesso finalizzato solo al piacere ecc…. che, secondo chi vi fa ricorso, dovrebbero riempire il vuoto nei loro cuori. Il risultato però è quello sotto gli occhi tutti. Il Signore è salito sulla croce per poi essere risorto affinché noi ci rendessimo conto dove porta il peccato e che il male/satana non ha mai il potere su Signore Dio Onnipotente. Il vantaggio più grande per noi è in ogni caso il perdono che ha portato ai noi peccatori, purché ci pentiamo con pianto lacrime. Il peccato ci fa perdere lo Spirito del Signore Dio che è vita, Lui accettando la croce ci ha dato il Suo corpo tramite il quale viene veicolato in noi nuovamente il Suo Santo Spirito. Solo così possiamo tornare a vivere, se riconosciamo le nostre colpe. In particolare quella di non aver confidato in LUI. “Colui che santifica e coloro che vengono santificati provengono tutti dalla stessa origine”. La santità è l’amore del Signore Dio nell’uomo. Questo è il segno per sapere dove siamo arrivati nel nostro cammino di santificazione. Se non sentiamo l’amore per i nostri fratelli non ci stiamo santificando, non abbiamo lo Spirito del Signore e Gesù non gli apparteniamo. Se non apparteniamo a Lui a chi apparteniamo? Non c’è una terra di nessuno: O con me o contro di me dice il Signore. In questo ultimo caso quale speranza di salvezza , di vita eterna ecc.. abbiamo? Possiamo fare ogni sorta di opere, possiamo anche dare la nostra vita per risolvere i problemi sociali, ma, per noi sarà tutto inutile. Chi si occupa del prossimo senza amore, senza lo scopo finale di salvarlo, lo fa solo per onore e gloria e questa, solo questa, sarà la sua ricompensa, anche se il prossimo ne avrà tratto vantaggio. IL Signore Gesù ha dato se stesso per santificarci, per farci ritornare come bambini, per restituirci l’immagine e somiglianza del Signore Dio che avevamo ricevuto quando siamo nati e che abbiamo perso con il peccato. Per questo San Paolo sta dicendo che Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono dalla stessa origine. IL Signore Gesù ci ha portato la grazia di ritornare figli del Signore Dio. Quale grazia può essere più grande di questa! Grazie Signore Gesù. Mc 10, 2/16. In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: Che cosa vi ordinato Mosè? Dissero: Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla. Gesù disse loro: Per la durezza dei vostri cuori egli scrisse per Voi questa norma, ma dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due , ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto. A casa i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio. Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: A chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso. E prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro. Parola del Signore. All’inizio della creazione il Signore Dio li creò maschio e femmina, questo dice la scrittura. La domanda che sorge spontanea è la seguente: Chi ha creato gli omosessuali? Verrebbe da rispondere che li ha creati satana, ma satana è un vagabondo capace solo di fare il male agli umani, non può creare nulla, ed ancora di più, non può distruggere nulla se l’uomo non collabora. Solo se l’uomo accetta, come accettò Eva, il maligno lo induce a peccare. Quando l’uomo pecca di impudicizia perde lo Spirito Santo, l’anima si indebolisce e prima o poi il peccato la caccia da quel corpo e prende il suo posto. Qui cominciano le perversioni. Coloro che nascono nel peccato, che vengono concepiti mentre i genitori cercavano solo il piacere, hanno l’anima molto debole e già dall’infanzia il peccato che è in loro comincia a suscitare pensieri perversi e per farli cadere durante l’adolescenza. Hanno qualche ragione coloro che dicono che sono nati così, ma non conoscono il perché. Rispettiamoli perché è nostro dovere farlo, ma rispettarli vuol dire anche aiutarli a capire la loro verità. IL cristiano è un piccolo salvatore per chi cerca la salvezza. In ogni caso occorre la loro collaborazione per riportarli sulla giusta via, che non consiste nel guidarli verso il sesso che il mondo chiama etero, ma consiste ne l guidarli verso la purezza alla quale deve tendere chi vuol essere cristiano. La vera gioia è nella purezza perché genera vita, i piaceri carnali sono falsa gioia e generano morte(sempre). L’uomo lascerà sua madre e suo padre e si unirà alla sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Questo si chiama matrimonio secondo la volontà del Signore Dio, ma ci sono anche matrimoni non voluti dal Signore Dio, bensì dagli uomini e peggio ancora dal peccato dei quali parleremo a tempo debito. Fondamento del matrimonio voluto dal Signore Dio è l’amore, e non ha niente a che fare con il sesso. Infatti l’esempio che ci è stato dato è quello di Giuseppe e Maria che hanno generato il Signore Gesù e tutti insieme sono la sacra famiglia. Giuseppe e Maria non hanno mai pensato alla separazione o al divorzio perché hanno vissuto il loro matrimonio nella purezza, mentre oggi il mondo, che si definisce cristiano, pensa che senza sesso non può esserci matrimonio, pur vedendo che nonostante il sesso abbondante i divorzi e le separazioni fioccano! Il concepimento merita un discorso a parte. Secondo la sapienza divina, l’amore coniugale consiste nel fondere il sentimento dell’uomo e della donna in un solo sentimento che dimorerà nel corpo di lui e di lei e questo comporterà l’unità della carne poiché sentiranno entrambi le stesse gioie e gli stessi dispiaceri. Il sesso non centra! E’ questo il matrimonio al quale il Signore Gesù si riferisce quando ordina che l’uomo non ha il diritto di dividere ciò che il Signore Dio dell’Amore ha unito. Nei matrimoni non voluti da Lui, Lui non c’entra, ma il Signore Dio costruisce non distrugge ed è per questo che cerca di aggiustare anche i matrimoni non valuti da Lui, purché i due facciano un cammino penitenziale cercando la Sua benedizione. Non c’è niente da spiegare a riguardo dell’adulterio, la scrittura spiega chiaramente se stessa. In Matteo 5.28 scritto anche che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso con essa adulterio nel suo cuore. Chiunque vuol dire: tutti coloro che guardano per desiderare commettono adulterio, anche senza compiere l’atto Non solo quindi chi sposa una donna separata commette ma “chiunque” come sopra detto, IVI COMPRESO IL MARITO CHE CERCA LA MOGLIE SOLO PER I SUOI BISOGNI SESSUALI. L’adulterio previsto dal codice civile non è quello del quale il Signore sta parlando. Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso. I bambini sono il tempio della purezza, dell’innocenza e della santità. Sono puri perché nel loro cuore, fino a quando non aprano gli occhi al mondo, non hanno il desiderio delle cose del mondo. Sono innocenti perché non hanno colpe, anche se su di loro possono ricadere le colpe dei genitori, il peccato originale, che viene tolto con il battessimo, se fatto come il Signore Dio vuole. Unico peccato perdonato senza pentimento. Sono santi perché amano spontaneamente. Sono l’immagine e somiglianza del Signore Dio ed accolgono con gioia il Suo regno di amore, pace, gioia e serenità. Anche noi siamo stati bambini, ma abbiamo perso l’infanzia spirituale senza accorgerci. Il Signore Gesù ci sta offrendo la possibilità di recuperare quello che abbiamo perso e ci indica la via per farlo. La nostra purificazione serve a togliere quel muro che ci divide da Lui e che assomiglia al muro che divide i cimiteri dal mondo. Il primo passo sarà scoprire in quale cimitero, se non siamo santi, stiamo vivendo. Da soli non possiamo farcela ma Lui con noi e con Lui cantiamo: IL Signore è la mia salvezza e con Lui non temo più, perché ho nel cuore la certezza, la salvezza è qui con me….. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 11/10/15 alle 22:22 via WEB
MC : 1 0, 17/27 In quel tempo, mentre Gesù andava per la strade, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a Lui, gli domandò: Maestro buono, che cosa devo fare per aver in eredità la vita eterna? Gesù gli disse: Perché mi chiami buono? Nessuno è buono , se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti :” Non uccider, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: Una cosa sola ti manca: va , vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni e seguimi. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato¸ possedeva infatti molti beni. Gesù volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio! I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: Figli quanto è difficile entrare nel regno di Dio! E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di DIO. Essi, ancora più stupiti, dicevano fra loro: E chi può essere salvato? Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio. Parola del Signore. Sono duemila anni che il mondo legge questo brano ed anche quelli che non credono conoscono la storia di questo giovane. Tutti sappiamo, anche se non lo vogliamo credere, che l’attaccamento alla ricchezza impedisce all’uomo di entrare nel regno del Signore Dio, ma quasi nessuno è disposto a rinunciarvi. Nessun popolo potrà mai essere ricco se non adora la ricchezza e chi la riceve in eredità non può conservarla se non l’adora. In questa parte di mondo e in altre parti mondo dove si dichiara di essere cristiani ci sono le maggiori ricchezze del pianeta. Come può un popolo/ stato ricco dire di essere un popolo/ stato cristiano? Il Signore Gesù non possedeva neanche un sasso per poggiare la propria testa, si può essere ricchi e dire che stiamo credendo in LUI? Il mondo si giustifica dicendo che l’importante non è essere ricchi, ma non essere attaccati alle ricchezze. Chi non è attaccato alla ricchezza ci rinuncia senza che nessuno glielo dica. In ogni caso possiamo ingannare il nostro prossimo ed anche noi stessi, ma non il Signore DIO. Se non rinunciamo a quanto ci serve, l’attaccamento non ci manca. Non ci è chiesto di rinunciare a quanto in verità ci serve, ma a quanto abbiamo di superfluo per dare un aiuto a chi non ha neanche il necessario. Purtroppo fino a quando il cuore non si apre anche la tasca rimane chiusa. Il Signore Gesù che è la luce del mondo, sapeva che questo giovane non avrebbe rinunciato ai suoi averi perché conosce il cuore di ognuno, ma ha voluto darci un esempio di come l’uomo non conosce se stesso. Costui, secondo lui, sarebbe stato disposto a fare ogni cosa per ereditare la vita eterna, altrimenti non avrebbe chiesto al Signore Gesù, che chiama anche maestro buono, cosa doveva fare, ma non conosceva la sua verità. Anche noi siamo alla ricerca della vita eterna e portiamo sul petto la croce che indica la disponibilità a rinunciare a tutto, ma, anche se non ne siamo consapevoli, ci sono delle cose alle quali non siamo disposti a rinunciare. Questo è il segno che lo spirito del giovane ricco non è morto ma vive in ognuno di noi , ma beati coloro che lo scopriranno e chiederanno l’aiuto per ucciderlo. Solo così ci è dato di poter ritornare come bambini. Fino a quando non scopriremo quale spirito vive dentro di noi, il nostro cuore non si rinnoverà, la nostra vita non cambierà e la speranza noni sarà, anche se conosciamo le scritture, come le conosceva scribi e farisei, e facciamo lunghe preghiere che altro non sono che balbettazioni. L’attaccamento alle cose materiali genera tirchieria. La tirchieria non è solo quella che riguarda le cose materiali, c’è anche la tirchieria dell’affetto, nell’amore e oltretutto la tirchieria del tempo. Infatti questo giovane non solo non è stato disposto a rinunciare alle sue ricchezze , ma non è stato disponibile neanche a rinunciare al suo tempo e per questo non ha seguito il Signore Gesù. Può sembrare un puntare il dito verso questo ragazzo ma in realtà stiamo esaminando il suo comportamento affinché diventi uno specchio per noi che, se non siamo santi, non siamo diversi da lui. A noi la scelta: o conoscere noi stessi e cambiare per ereditare la vita eterna, oppure rimanere come siamo e il resto lo sappiamo già. Gli apostoli hanno pensato che se così è nessuno potrà salvarsi, ma il Signore Gesù ha spiegato loro che il Signore Dio può salvare chiunque. Ora sorge spontanea una domanda: Come mai il Signore Dio che può salvare chiunque ha mandato il Suo Prediletto a soffrire per poi alla fine morire in croce, con lo scopo di salvare qualcuno? Perché non salva tutti senza far soffrire nessuno? Il Signore Dio può salvare chiunque, ma chi non si salva con il proprio impegno, se verrà salvato, non verrà salvato gratuitamente. Il fondamento della salvezza è il pentimento sincero, se l’uomo non cerca il pentimento esaminando le proprie opere e la propria conoscenza , se sarà salvato, sarà salvato passando per chissà quale tribolazione dell’anima, e questo non conviene. Ciò che non conviene, il Signore Dio che è papà, non Lo vuole! Ecco allora il valore della grazia della venuta del Signore Gesù che ci ha portato il perdono e l’esempio della rinuncia per arrivare alla grazia recuperando la nostra volontà. Se lasciamo andare sappiamo cosa dobbiamo aspettarci. Il valore dell’uomo è nella sua volontà, che è la potenza della potenza, lo spirito dello spirito ed è anche ciò che il Signore Dio vuole restituirci. Per questo da luce alla nostra mente , vuole che siamo noi stessi a volerci salvare, non ci vuole robot, ci vuole figli perché ci ama. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 18/10/15 alle 01:38 via WEB
Mc 10.35/45 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: Maestro vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo: Egli disse loro: Che cosa volete che io faccia per voi? Gli risposero: Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra ed uno alla tua sinistra. Gesù disse loro: Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato? Gli risposero: Lo possiamo. E Gesù disse loro: il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato. Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a se e disse loro: Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi li opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Parola del Signore. Giacomo e Giovanni stanno chiedendo di sedere uno alla destra del Signore e l’altro alla Sua sinistra. Viene da chiedersi: Costoro sono veramente interessati ad un posto alto, anzi altissimo, nel regno nel Signore Dio o la loro è pura ambizione o forse è un desiderio di stare per sempre vicino al loro maestro che amano? Trattandosi di Giovanni, che è l’apostolo dell’Amore, il suo desiderio è stare vicino al suo Signore, Giacomo lo segue. L’amore di Giovanni per il suo Signore è però ancora un amore umano. Solo quando poggerà il capo sul petto del Signore Gesù, sarà rapito in estasi, vedrà il Padre nel Figlio, il Figlio nel Padre e il Padre e il Figlio insieme nel cuore dello Spirito Santo, il suo amore umano diventerà divino. In quel momento comincerà ad amare in Spirito e Verità e non avrà più il coraggio di chiedere ciò che aveva chiesto. Il Signore Dio ci chiama alla santità che è la dimensione dell’amore. Il Signore ci offre la possibilità di essere figli. IL rapporto di figliolanza e un rapporto di amore con la massima vicinanza al cuore del Signore DIO. Il Signore Gesù è venuto per darci una mano, per aiutarci ad alzarci, ma se vogliamo alzarci dobbiamo prendere la Sua mano e guai a noi se pensiamo di fare tutto da soli. Con il peccato abbiamo perso la comunione con il Signore DIO e abbiamo perso il Santo Spirito. Quando l’uomo perde il Signore Dio dal suo cuore, perde l’amore ma oltretutto perde l’odio verso le cose del mondo. Per questo si attacca al mondo e per questo il Signore Gesù ha detto: Chi vuol venire dietro me, deve odiare le cose del mondo, non deve essere attaccato né alle cose materiali (sesso, denaro, potere) né a quelle non materiali ( superbia, orgoglio ed egoismo). Dietro ad ogni attaccamento c’è lo spirito che lo riguarda (spirito dell’orgoglio, della superbia, dell’egoismo, del sesso, ed di altre cose materiali). Questi spiriti impediscono all’uomo di rinunciare agli attaccamenti e sono molto forti, ma si piegano davanti al Signore Gesù che è il salvatore e il liberatore. Solo confidando in Lui riusciremo a venirne fuori, Più confidiamo in Lui per la nostra liberazione più saremo liberati e più saremo liberati più saremo puri, più saremo puri più ci avvineremo al regno dell’amore. Più saremo dentro al regno dell’amore, più saremo figli vicini al Signore Gesù. Siamo disponibili a prendere l’impegno per fare un cammino di purificazione nel quale chiediamo la liberazione dai nostri attaccamenti? Se si, la speranza c’è. In ogni caso se non vogliamo ritornare figli cerchiamo almeno di essere Suoi servi. Se saremo almeno servi non saremo tanto vicini, ma saremo in ogni caso nel Suo regno. Dice il Signore: Sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato. Sembra quasi che il Signore che insegna di non fare preferenze nell’amare, alla fine sia proprio Lui a preferire chi deve sedere vicino a Lui e chi no. In verità vi dico che non è il Signore a scegliere a chi spetta quei posti, ma siamo noi uomini a scegliere, tramite le nostre opere, dove sedere. L’onnipotente sa già chi saranno quelli che arriveranno vicino a Lui. La Sua è prescienza, non è predestinazione. Il Signore sta anche dicendo che per essere grandi nel regno del Signore DIO occorre servirsi gli uni gli altri. Non sta dicendo di servire prima quelli che sono in Cina poi gli altri. Abbiamo già detto che servire è amare e che nell’amare c’è un ordine. Esattamente come quello che c’è quando lanciamo un sasso in uno stagno formando tanti cerchi. Il primo cerchio siamo noi, il secondo la nostra famiglia carnale o spirituale, il terzo i nostri parenti, il quarto i nostri amici, il quinto i conoscenti, il sesto gli sconosciuti e il settimo i nostri nemici. Ora se quando buttiamo il sasso nello stagno e non si forma il primo cerchio non si formerà neanche il secondo e così via. Se non amiamo noi stessi non possiamo amare gli altri. Se non amiamo quelli vicini non ameremo quelli lontano e non parliamo neanche dei nostri nemici. Il Signore non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Ecco allora in cosa consiste servire: Dare la propria vita in riscatto per almeno per qualcuno. Salvare noi stessi e diventare piccoli salvatori. Essere strumenti vivi nelle mani del Signore Dio per amare il mondo, cioè per salvare chi cerca la salvezza. Il primo atto di amore o servizio è per noi ed il nostro prossimo. Il primo servizio è il nostro buon comportamento, essere luce del mondo e sale della terra. Il servo è fiero di essere servo, è sveglio, attento, deciso, preciso, dolce, umile e buono ci cuore. Servire è salvare e salvare è l’opera più alta e l’onore più grande per ogni essere umano, lo eleva da umano a divino e lo avvicina al Signore Gesù che è il nostro esempio. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 26/10/15 alle 00:05 via WEB
Mc 10,46-51 In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: Figlio di Davide abbi pietà di me! Gesù si fermò e disse: Chiamatelo! Chiamarono il cieco, dicendogli: Coraggio! Alzati, ti chiama! Egli gettato il so mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Egli disse: Che cosa vuoi che io faccia per te? E il cieco gli rispose: Rabuni, che io veda di nuovo! E Gesù gli disse: Và, la tua fede ti ha salvato. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. Parola del Signore. Un cieco , avendo sentito che il Signore Gesù era vicino a lui, grida: Figlio di Davide, abbi pietà di me. Quando gli dicono di tacere, anziché smettere, grida ancora più forte: Gesù abbi pietà di me. Questo uomo chiede la pietà e non la guarigione. Chi sta gridando è la sua anima che non è in Pace. Il Signore Gesù lo fa chiamare proprio perché sta chiedendo pietà, se avesse gridato: Gesù, figlio di Davide, guariscimi non abbiamo la certezza che il Signore avrebbe esaudito la sua preghiera. Questo è il segno che il Signore esaudisce le nostre preghiere solo quando riconosciamo le nostre colpe. Lo abbiamo visto con Maria di Magdala e, oltretutto, con il ladrone crocifisso alla destra del Signore Gesù, il quale ladrone viene salvato proprio perché riconosce di essere un peccatore che merita quella fine. Riconoscere le proprie colpe ed aver fede sono la stessa cosa. Chi ha fede scopre la propria verità e chi riconosce la propria verità ha fede. Questo uomo, mentre grida, è seduto ma appena sente che il Signore Gesù lo sta chiamando balza in piedi, non si alza normalmente, ma si alza con uno scatto. Ecco è il segno della speranza che riponeva nel Signore Gesù. Possiamo anche dire che questo è il segno della sua fiducia, ma sarebbe la stessa cosa perché fede e speranza sono una cosa sola. Una volta davanti al Signore, il Signore Gesù gli chiede cosa volesse che facesse per lui. La domanda: Cosa vuoi che io faccia per te, sottintende che ci sono più cose che potrebbe fare per lui. Esempio: Quando andiamo in un negozio spesso qualcuno ci chiede cosa ci serve di quello che loro vendono perché ci sono più cose che potrebbero servirci. Se andiamo dal benzinaio che vende solo benzina nessuno ci chiede cosa vogliamo perché costui vende solo benzina. Ora se il Signore chiede: Cosa vuoi che io faccia per te, vuol dire che spera che questo cieco Gli chieda la Pace, l’Amore, il perdono, il coraggio e, oltretutto, la salvezza della sua anima. Secondo logica, a chi grida: Figlio di Davide abbi pietà di me, si spera di potergli dare il perdono. Purtroppo questo cieco chiede solo di vedere perché in quel momento non è più l’anima che parla ma la mentalità dell’umano che desidera ciò che il mondo desidera. Il Signore esaudisce la sua preghiera e gli dice di essere stato salvato per la sua fede, ma è stato salvato dalla cecità non dall’inferno. Per noi umani, vedere conta più di salvare l’anima perché viviamo nelle tenebre, le nostre vie non sono le Sue vie, non ci preoccupiamo della nostra salvezza e oltretutto non crediamo che quando abbiamo salvato l’anima il resto ci sarà dato in sovrappiù. Nello stesso momento non crediamo che, se non siamo santi, l’inferno non ci mancherà. Per questo il Signore Gesù ci ha insegnato che quando preghiamo dobbiamo chiedere prima il regno dei cieli e che poi il resto ci sarà dato in sovrappiù. Noi quando preghiamo cosa chiediamo? Ho visitato tanti santuari, uno di questi il santuario di San Gabriele dell’Addollorata sul Gran Sasso, ed ho notato che in ogni santuario ci sono diverse stanze nelle quali sono esposti dei quadri/doni per ringraziare il santo o la santa del miracolo ricevuto. Di solito trattasi di ringraziamento per guarigioni da malattie carnali, per incidenti dove non è successo niente e cose simili, ma non c’è un ringraziamento per aver ritrovato la Fede o la Pace ecc.. Ora se i miracoli sono quasi sempre il frutto delle nostre preghiere, non vuol dire che quando preghiamo chiediamo solo per la nostra carne e non per la nostra anima? Dalle nostre preghiere possiamo scoprire chi siamo, quando ci interessa la salvezza, chi stiamo adorando e quanta fede abbiamo. In un altro passo del Santo Vangelo è narrato che due ciechi chiedono al Signore di essere guariti e il Signore Gesù risponde loro: Sia fatto secondo la vostra fede! Il Signore concede secondo fede e secondo quanto chiediamo. Se ciò che chiediamo non è il regno dei cieli e se abbiamo un po’ di fede, esaudisce ugualmente la nostra preghiera affinché noi crediamo che Lui c’è e che è tutto in tutti. In ogni caso il miracolo più grande è cambiare il cuore dell’uomo, questo non dipende solo dal Signore ma occorre la volontà e l’impegno dell’uomo stesso. Occorre credere in spirito è verità. La nostra verità – la verità soggettiva - è parte della verità oggettiva la quale è il Mistero Divino che a noi non è dato di conoscere. La verità è il Signore Dio in persona, scoprendo la nostra verità scopriremo un raggio del sole divino che vive in noi e sarà questo raggio di vita a darci la potenza per gridare: Signore abbi pietà di me, prendimi, fa di me quello che vuoi, salvami!! Il Signore sta aspettando il nostro grido, Lui è quel Papà che aspetta ogni figliol prodigo, che siamo noi, per guarirci da ogni infermità spirituale e fisica, ma solo se lo chiediamo con fede. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 01/11/15 alle 12:11 via WEB
Dal Vangelo secondo Mc 5, 1-12 In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte; si pose a sedere e si avvicinarono a Lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate , perché grande è la vostra ricompensa nel regno dei cieli. Parola del Signore. Beati i poveri IN spirito, ma guai ai poveri DI spirito. Beati i poveri nello spirito, beati quelli che nel loro profondo non adorano le cose del mondo. Beati quelli che non desiderano le cose del mondo. Beati questi puri perché sono rimasti come furono creati. Beati quelli che hanno impedito al maligno di portare il mondo in loro. Beati quelli che posseggono le cose del mondo senza adorarle. Beati i poveri nello spirito perché sono nel mondo senza essere del mondo. Beati quelli che sono nel pianto perché saranno consolati, beati loro se piangono per le loro colpe. Beati quelli che piangono per le loro colpe perché saranno perdonati. Beati loro perché troveranno la consolazione della misericordia. Guai a quelli che piangono perché le cose, per loro, non vanno secondo il volere del mondo. Beati i miti perché avranno in eredità la terra. Beati i miti perché non si fanno giustizia da soli. Beati i miti perché non sono violenti. Beati i miti perché sperano nella giustizia divina. Beati i miti perché sono pieni di fede. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Beati i misericordiosi perché chiedono perdono e perdonano settanta volte sette al giorno. Beati quelli che perdonano perché saranno perdonati. Beasti quelli che perdonano perché amano. Beati quelli che amano perché sono misericordiosi. Beati quelli che amano perché sono già figli di Dio. Beati i figli di Dio perché sono misericordiosi. Beati i misericordiosi perché troveranno amore. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Beati i puti cuore perché hanno vinto il mondo. Beati quelli che hanno vinto il mondo perché hanno vinto il peccato. Beati quelli che hanno vinto il peccato perché sono puri di cuore. Beati i puri cuore perché nel loro cuore non ci sono desideri per le cose del mondo. Beati i puri di cuore perché il maligno non ha il potere su di loro. Beati i puri cuore perché vedono Dio in ogni persona. Beati i puri di cuore perché non giudicano. Beati quelli che non giudicano perché vedono Dio in tutti. Beati quelli che non giudicano perché cercano di recuperare chi sbaglia. Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. Beati gli operatori di pace perché la pace vive nei loro cuori. Beati quelli che hanno la pace nel cuore perché la pace che è in loro passa anche nei loro dialoghi. Beati quelli che trasmettono la pace con il dialogo perché sono già figli di Dio. Beati i figli di Dio perché costruiscono la pace. Beati quelli che costruiscono la pace perché stanno costruendo il regno di Dio sulla terra. Guai ai distruttori di pace perché sono diventati figli del diavolo. Beati perseguitati per la giustizia perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono perseguitati perché vogliono un mondo giusto. Beati quelli che voglio un mondo giusto perché il mondo giusto è il regno di Dio sulla terra. Beati quelli che vivono nel regno della giustizia divina sulla terra perché sono giusti. Beati i giusti perché sono salvi. Guai agli ingiusti che perseguitano i giusti perché sono strumenti del diavolo. Guai agli strumenti del diavolo perché perseguitano i giusti. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Beati voi quando vi insulteranno perché la vostra giustizia crea fastidio al male che vive chi vi insulta. Beati voi quando vi perseguiteranno per causa mia, dice il Signore, perché siete una lampada accesa che acceca chi vive nella tenebre. Beati voi quando vi perseguiteranno per causa mia perché siete diventati luce del mondo e sale della terra. Beati voi che siete luce mondo e sale della terra perché siete ritornati l’immagine e somiglianza del Dio vivente sulla terra. Beati voi che siete ritornati l’immagine e somiglianza del Dio vivente sulla terra perché quelli che vi perseguitano non il potere su di voi. Beati voi che siete perseguitati da quelli che non hanno il potere su di voi, se costoro, mentendo, diranno ogni male contro di voi. Beati voi se quelli che mentono diranno ogni male contro di voi perché siete giusti. Guai a voi se quelli che non mentono diranno ogni male contro di voi perché siete ingiusti. Guai a voi se il mondo intero parlerà bene di voi, perché in un mondo ingiusto parla bene solo degli ingiusti. Dice il Signore: Nessun regno discorde può reggersi. Beati voi se cercate il regno dei cieli e la sua giustizia. Beati voi se cercate il regno dei cieli perché, dice il Signore, chi mi cerca mi trova. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 08/11/15 alle 19:49 via WEB
In quel tempo, Gesù nel tempio diceva alla folla nell’ insegnamento: Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, averi i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa. In quel tempo il Signore Gesù parlava alla folla di quel tempo, oggi sta parlando a noi. La Sua parola è sempre parola di verità, è stato Lui stesso a dire: Passa questo mondo, passa questo tempo ma le mie parole non passeranno mai. La Sua parola non passa mai perché l’uomo di oggi sbaglia esattamente allo stesso modo in cui sbagliava il popolo di quel tempo. Ci sta dicendo: Guardatevi da quelli che parlano in un modo ed agiscono in un altro. Guardatevi da quelli che si professano religiosi e non lo sono perché appartengono alla sinagoga di satana. Guardatevi da quelli che portano la parola senza viverla, guardatevi da quelli che per soddisfare la loro superbia cercano la gloria. Guardatevi da quelli che adorano satana nel nome del Signore Dio. Guardatevi da costoro perché quando vi battezzano, vi sposano, vi comunicano, vi cresimano e, come se non bastasse, quando celebrano la vostra funzione funebre vi trasmettono quello che c’è nel loro cuore. Costoro sono lupi vestiti da agnello. Sono pericolosi, il lupo che vive da lupo non è un pericolo, se lo sai lo eviti, ma quei lupi vestiti da agnello sono pericolosi perché si avvicinano con l’inganno. Ancora dice il Signore: Guardatevi da quelli che divorano le case delle vedove, sono adulteri e imbroglioni, si appropriano dei loro beni e inducono all’impurità. Guardatevi dai falsi religiosi perché vi portano maledizione, convincendovi che il Signore Dio passa in ogni caso, mentre il Signore Dio, tramite la bocca del profeta Malachia, sta dicendo che cambierà in maledizione la loro benedizione e che saranno maledetti loro e il loro popolo, se non osserveranno Suoi comandi. Dalle loro opere li riconoscerete. Seduto davanti al tesoro osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sè i suoi discepoli, disse loro: In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere. Colui che secondo il nostro credo verrà per giudicare i vivi e i morti, è lì seduto che guarda quello noi uomini facciamo. IL Signore Dio è lo spazio, noi viviamo nello spazio, viviamo nel Suo cuore , per questo ci osserva, ma noi Lo facciamo entrare in noi? Gandhi diceva che molti cristiani sono come i sassi del fiume: rimangono immersi nell’acqua per lunghi anni, ma se li spacchiamo sono secchi nel loro interno. In ogni caso il Signore ci osserva e registra ogni nostra opera per il giorno del giudizio. In quel giorno l’opera che ci salverà sarà il nostro pentimento. Beati quelli che crederanno di essere peccatori perché chiederanno il perdono e saranno salvi come il ladrone crocifisso alla Sua destra. Sta osservando che c’è chi getta tanto e chi getta poco, ma non guarda con gli occhi di noi umani. Non guarda quanto ma come ,oltretutto non guarda quanto il popolo offre, ma quanto non offre, quanto trattiene per sé, perché quando il cuore è chiuso la tasca sarà chiusa anch’essa e se qualcosa uscirà forse non sarà per amore ma per essere ammirati dal popolo. A costoro il Signore sta dicendo che hanno avuto la loro ricompensa. Volevano l’ammirazione e sono stati ammirati. Nulla hanno fatto agli occhi del Signore Dio, anzi…. San Paolo dice che possiamo fare di tutto, anche offrire noi stessi come sacrificio vivo, ma se manca la carità tutto è inutile. La carità non è l’elemosina, la carità è l’amore in ogni suo aspetto. Il Signore non ha bisogno dei nostri averi, che in verità gli appartengono, per andare avanti, Lui ha fatto scendere la manna nel deserto per nutrire gli ebrei, ma guarda quanto confidiamo in Lui e quanto siamo legati alla materia e al mondo. Il cristianesimo non è una scienza sociale né la soluzione al problema della fame nel mondo, il cristianesimo è salvezza dell’anima, ma dare il pane all’affamato vuol dire aiutarlo a vivere, perché se morisse di fame o cadesse nella disperazione, se, per colpa nostra, lasciasse questo mondo prima del tempo per lui previsto, si presenterebbe al cospetto del Signore Dio prima di essere pronto. Guai a noi però se non accompagniamo con amore quel pezzo di pane. La carità non è solo il dare qualche soldino, la carità è il dare con amore e oltretutto con il buon esempio. La carità non è solo il dare il pane da mangiare o l’acqua da bere o qualche soldo per le necessità della vita. La carità è anche dare rispetto, comprensione e oltretutto dare la luce a chi vive nelle tenebre. La carità è l’amore. Per amare occorre un cuore per sentire e un cervello per ragionare. Se una persona è disperata le darò una parola di speranza, un sorriso, un abbraccio ecc… non le darò un cappotto per ripararsi dal freddo. E infine per amare occorrono una tasca per dare, la disponibilità di stare insieme e la pazienza per ascoltare. Se uno di questi partner viene a mancare tutto l’amore va in rovina. La carità è l’amore, l’amore è la salvezza. Amore e salvezza sono lo scopo della nostra vita. Ringraziamo il Signore Gesù che ci ha fatto il dono del Santo Vangelo dopo averlo vissuto in completezza e speriamo di diventare anche noi un Vangelo vivente per la nostra gioia, per la gioia del nostro prossimo e infine per portare un po’ di gioia nel cuore di chi ci ama. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 15/11/15 alle 21:23 via WEB
In quel tempo, Gesù disse ai Suoi discepoli: In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo accada. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto però a quel giorno e quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il figlio, eccetto il padre. Parola del Signore. E’ un caso che questa lettura arrivi proprio il giorno dopo i fatti di Parigi? Impossibile perché per il Signore non esiste il caso. Il Signore in persona sta dicendo che non cade un capello dalla nostra testa senza la volontà del Padre. Volontà del Padre non è tutto quello che Lui vuole, ma anche ciò che Lui permette. Se chiediamo con fede di essere protetti da quegli assassini che si fanno saltare in aria, nulla costoro possono contro di noi, se abbiamo chiediamo la Sua protezione. Per avere la Sua protezione dobbiamo essere in comunione con Lui ,questa è l’unica e sola certezza per non essere colpiti dal male. Non possiamo sapere cosa c’era nel cuore di chi ascoltava la musica “metal”, però ho visto su internet un video che mi ha sconvolto. Quello che sta avvenendo nel mondo è la manifestazione dell’anticristo. L’anticristo non è un personaggio malvagio che vaga per il mondo, ma è il volto di ogni bestemmiatore, di ogni violento, di ogni perverso, di ogni assassino e in particolare è il volto di chi uccide se stesso e altri senza pietà e senza ragione. Con altre parole l’anticristo è il volto degli uomini che hanno cancellato il Signore Dio dal loro cuore, dalla loro mente e infine dalla loro vita. Ciò che mi ha sconvolto, oltre ai fatti che sono accaduti, è non aver sentito nessuno chiedere la mano dell’Onnipotente per fermare questi assassini. Non molto tempo fa stavano per scontrarsi i Russi con gli Americani per intervenire in Siria. In quella occasione il papa proclamò un digiuno che fu sufficiente per fermare una guerra che non sappiamo a quali conseguenze avrebbe portato. Dopo le cose sono cambiate e siamo arrivati dove siamo oggi, ma se, con una preghiera collettiva e con tanta fede, chiedessimo al Signore Dio dell’universo di fermare questo massacro, il Signore Dio interverrebbe. Se invece si vuole risolvere il problema con bombe e fucili, succederà quello che succederà. Il Signore non interviene se noi non lo chiediamo con fede. È questo che sta dicendo quando dice che avverrà all’improvviso. Chi ha occhi per leggere i segni dei tempi non sarà colto all’improvviso e oltretutto chi persevererà fino alla fine sarà salvato. Non sta dicendo che si salverà, ma che sarà salvato perché la grazia non è un diritto, è un dono che il Signore Gesù vuol fare ai suoi. Chi sono i Suoi? Quelli che vogliono esserlo, quelli che travaseranno la loro fiducia dagli idoli in fede nel Signore. Quelli che Lo cercheranno avranno un cuore nuovo, uno Spirito nuovo e una vita nuova. Quando parlo di queste cose mi dicono che gli eletti sono quelli scritti sul libro della vita. È vero, ma il Signore Dio che vede il nostro domani non ha scritto sul libro della vita quelli che vuole Lui, ma con la sua prescienza, che non è predestinazione, sa già chi saranno. Questa è la nostra speranza, comunque essere eletti è un posto molto vicino a Lui, l’amore. Se non saremo eletti a causa del nostro poco impegno cerchiamo almeno di essere salvi. Se non saremo figli, cerchiamo almeno di essere servi. In ogni caso non è importante sapere quando sarà la fine del mondo, perché non abbiamo la certezza di esserci in quel giorno a prescindere da quando sarà. I ragazzi che assistevano al concerto nel “Bataclan” sapevano che quella era la loro ultima sera? No!!! Magari c’è un malato di cancro dato per spacciato, ma vive ancora. Per questa ragione dobbiamo sempre avere la valigia pronta per partire. Purtroppo a noi piace fare progetti a lunga scadenza per realizzarci in questo mondo! Non siamo diversi da quel ricco crapulone, ma se ce ne rendiamo conto possiamo cominciare a vivere come se oggi fosse il nostro ultimo giorno. Molte volte c’è qualcuno che ci rassicura che non siamo agli ultimi tempi pur vedendo tanti segni, ma il Signore sta dicendo che solo il Padre sa il giorno e l’ora. Costoro dimenticano che, se non conosciamo il giorno in cui accadrà, non sappiamo nemmeno quando non accadrà! Allora cerchiamo il Signore finché c’è e prima che sia troppo tardi. Il Signore sempre c’è, ma bisogna vedere se per noi sempre c’è! In questo caso il Signore sta dicendo anche che non passerà questa generazione prima che queste cose accadano. Di quale generazione sta parlando? Della generazione che vedrà i segni della fine, la nostra, perché stiamo assistendo a cose mai viste. Esempio: l’omosessualità è sempre esistita, anche se il Signore la chiama cosa “immonda”, ma non si era mai vista una nazione che da, a chi pratica la perversione, il consenso di “sposarsi” e quello che è ancora più incredibile è che queste porcherie avvengono nelle nazioni che si professano “cristiane”! Ognuno legga questo segno dei tempi come vuole, ma non dimentichiamo che la nostra responsabilità e la nostra salvezza dipendono dalle nostre opere e non da quelle altrui. Egli radunerà gli eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra e dall’estremità del cielo. Se vogliamo, uno di loro possiamo essere noi. In ogni caso anche in un mondo da ultimi tempi, a conferma che ognuno risponde delle sue opere, il Signore radunerà i suoi, se li radunerà vuol dire che ci sono. Ringraziamo il Signore Dio che continua a darci tempo e luce per salvare le nostre anime. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 21/11/15 alle 18:49 via WEB
Gv 18. 33/37 In quel tempo, Pilato disse a Gesù: Sei tu il re dei Giudei? Gesù rispose: Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me? Pilato disse: Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto? Rispose Gesù: Il mio regno non è di questo mondo, se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato a Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù. Allora Pilato disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici: Io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce. Parola del Signore. Dice il Signore: Il mio regno non è di questo mondo, sono in questo mondo ma non sono di questo mondo. Se esiste questo mondo esiste anche quel mondo. Ci sono quindi due mondi: Il mondo visibile e quello invisibile – il mondo di quaggiù e quello di lassù. Quando il Signore Dio creò l’uomo Adamo non lo creò capace di vedere solo quello che per noi oggi è il mondo visibile o il mondo in cui ogni persona vede secondo la propria purezza. Il Signore Dio creò un solo mondo, la distinzione tra visibile e invisibile è il frutto del peccato che non ci consente di vedere in completezza, ma inversamente alla gravità del peccato stesso. Il Signore Gesù che è l’incarnazione dello Spirito della purezza li vede entrambi e oltretutto vede gli spiriti negativi che guidano gli uomini impuri. Quando l’uomo sceglie questo mondo, diventa inconsapevole dell’esistenza del mondo dei Celesti. Ogni bimbo quando nasce vede un unico mondo, ma man mano che cresce, se i genitori non lo aiutano, comincia a ad attaccarsi al mondo per noi visibile. Più i suoi occhi si aprono verso questo mondo più si chiudono alle cose di lassù. Quando il mondo entra nel cuore dell’uomo bambino, questi perde l’infanzia spirituale e, se nel futuro vorrà recuperare ciò che ha perso occorrerà una potenza celeste per liberarlo dal mondo visibile che ha conquistato volendo o nolendo. Di questo sono responsabili i genitori e le guide spirituali che ha avuto, perché entrambi sono chiamati ad essere, per il bimbo innanzitutto, ma anche per altri, luce del mondo e sale della terra. Costoro sono chiamati ad essere luce del mondo perché, se lo saranno, sapranno insegnare a distinguere il bene dal male che è la vera intelligenza, anche se il mondo è convinto che l’intelligente è colui che è capace di imparare le scienze, le lingue, la tecnica, le furbizie che riguardano il commercio ecc.. Chi insegna a distinguere il bene dal male è anche sale della terra, perché, vivendo ciò che insegna, gusta la vita e insegna ad altri, figli innanzitutto, a gustarla. In ogni caso quando l’uomo perde il Signore Dio dal suo cuore perde anche il Suo regno, diventa cittadino di questo mondo con tutto quello che ciò comporta. E’ graziato quell’uomo che, pur diventando cittadino di questo mondo, ha conservato almeno un raggio del sole divino che gli permette di ricordare o avere un po’ di nostalgia del mondo celeste. Il ricordo e la nostalgia del mondo celeste lo rendono, se non divino, almeno umano. Se perde anche questo poco diventa un uomo animale. Non perché sarà come un animale, ma perché sarà molto peggio. Infatti l’animale ha il corpo, l’anima e l’istinto che lo guida, mentre l’uomo, che prima di perdere il Signore Dio dal suo cuore, aveva lo Spirito, l’anima e il corpo, perdendo il Signore Dio perde anche l’anima la quale senza il Signore Dio non ha più forza Così il corpo diventa la dimora di spiriti negativi: Giustificazioni, stoltezza, violenza, omicidi, suicidi, superbia, orgoglio, piaceri carnali, denaro, potere ecc.., ciò che stiamo vedendo in questi giorni. A costoro il Signore Gesù sta dicendo: Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti – ed a quelli che portano la parola sta dicendo: Non buttate le perle davanti a porci. Tutto questo per dire che è impossibile recuperare chi ha perso la vita completamente. Un malato si può guarire ma un morto spiritualmente è impossibile riportarlo alla vita. Vedi ladrone crocifisso alla sinistra del Signore. Se ci è rimasto un raggio di vita, l’unica via per non appartenere a questo è rinunciare ad ogni attaccamento. Ma, come abbiamo già detto, quando esso è entrato in noi occorre una potenza divina per esserne liberati. Portiamo la croce sul petto, per testimoniare che abbiamo già rinunciato, quando in verità non abbiamo rinunciato a niente perché, anche se lo volessimo, il maligno che governa i nostri attaccamenti, non ce lo consente e ci convince che senza le cose che adoriamo non possiamo vivere. L’unica potenza che può risolvere il nostro problema è il Signore Gesù, ma interverrà solo quando crederemo che stiamo vivendo nella schiavitù del peccato. Quel giorno sarà il giorno in cui piangeremo per nostre colpe, quel giorno cominceremo a vivere da vivi. Quel giorno anche noi potremo dire che siamo in questo mondo senza essere di questo mondo. Per l’uomo che è in questo mondo senza essere di questo mondo, il cristianesimo non è una scienza sociale, ma è via, verità e vita. Per questo non si occupa di politica, di economia, di finanza, di clima, di lavoro, di potere, di denaro, di sesso, di salute, ecc.. Vive nella certezza di quello che è scritto: Cercate il regno dei cieli e il resto vi sarà dato in sovrappiù. Non gli mancherà niente e sarà, con la sua Pace, un esempio per tutti, lasciando che ad occuparsi delle cose del mondo, siano i chiamati a questo. Il Signore Gesù è venuto nel mondo come giudeo nel momento in cui i nostri antenati romani occupavano la Palestina, ma non si è mai interessato alla dominazione romana, non si è mai interessato dell’assetto politico della Palestina, non si è mai occupato della disoccupazione ecc.. perché sono problemi di questo mondo che devono essere risolti dagli uomini di questo mondo e ciò fino a quando costoro non confideranno nel Signore Dio Onnipotente chiedendoGli di intervenire con la Sua potenza. Da questo possiamo scoprire a quale mondo apparteniamo. Se apparteniamo a questo mondo cercheremo da soli di risolvere i nostri problemi di questo mondo, ma anche se ci riuscissimo non avremo risolto il problema principale: La nostra salvezza. Se al contrario non siamo di questo mondo perché non ci interessa, abbiamo cercato e trovato il regno dei cieli. Il nostro sovrappiù sarà che ogni nostro problema si risolverà non secondo la nostra “sapienza” ma seconda la sapienza Divina. Per questo il Signore Gesù sta dicendo che è venuto per dare testimonianza alla verità e che quelli che cercano la verità ascolteranno la Sua voce, confermata dalla Sua vita. Tramite le Sue parole rinunceranno a questo mondo per essere del Suo mondo – il Paradiso -. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 30/11/15 alle 00:30 via WEB
Lc 21.25-28.34-38 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo. Parola del Signore. Il Signore sta dicendo ai suoi discepoli che quando vedranno le potenze del cielo e della terra che saranno sconvolte la loro liberazione è vicina. Abbiamo detto nell’omelia precedente a questa che, come non possiamo sapere quando questo accadrà e non sapere quando accadrà vuol dire che non sappiamo neanche quando non accadrà, ogni giorno è buono perché queste cose succedano, ma anche se non accadessero ogni giorno sarebbe buono per la nostra dipartita. I segni dei tempi sono l’unica indicazione che il Signore ci ha dato. Se guardiamo bene, solo nel secolo scorso ci sono state due guerre mondiali e questo potrebbe essere la realizzazione del scrittura che dice: Ci saranno guerre dappertutto. Proprio oggi in Francia c’è la conferenza internazionale dei capi di stato di tutto il mondo per frenare il surriscaldamento del pianeta che, in assenza di accordo fra governanti, sarà sommerso dalle acque, ecc…. Se nel passato i popoli che non hanno visto questi segni hanno sperato che il Signore concedesse loro ancora un po’ di tempo, noi, popolo di questo tempo, certamente abbiamo, visti i segni, meno speranza di avere il tempo necessario per la nostra conversione. In ogni caso anche se il tempo ci fosse per il mondo non c’è la certezza che ci sarà per noi e questo ci obbliga ad esaminare quello che dobbiamo cambiare nella nostra vita. L’unica nostra certezza è che fino a quando il Signore spera di poter salvare almeno un’anima continuerà a dare vita al mondo. L’impegno di una sola persona a camminare verso la conversione è già sufficiente per frenare l’ira del Signore. Questa persona puoi essere tu. Ecco il valore dell’uomo agli occhi del Signore Dio e l’immensità del Suo amore. Della venuta del Signore non c’è nessun dubbio, perché il Signore è fedele e mantiene le Sue promesse. Per questo nel credo diciamo che verrà per giudicare vivi e morti. Sia che siamo vivi nella carne o morti nella carne noi stessi abbiamo tante volte proclamato che arriverà il momento in cui ci dobbiamo presentare davanti a Lui. Il Signore sta anche dicendo che quando cominceranno a succedere queste cose i discepoli, vivi o morti che siano, e anche noi se abbiamo creduto, possono ingioire perché la liberazione è vicina, ma a condizione che i cuori non si siano appesantiti in dissipazioni, ciò che nel mondo si chiama shopping, comprare cose superflue o fare spese voluttuarie. Sta anche dicendo che possiamo ingioire se non ci siamo appesantiti a causa degli affanni per i problemi del mondo che o non sono problemi veri oppure sono problemi che vogliamo risolvere confidando solo in noi stessi. Sta ora a noi esaminare la nostra coscienza per scoprire quanto questa scrittura ci riguarda. Se scopriamo che il nostro cuore è ancora pieno di desideri di questo mondo, è arrivato il momento di considerare seriamente il problema della nostra salvezza, perché il Signore sta dicendo che all’improvviso quel giorno piomberà su di noi come un laccio che scatta quando meno ce lo aspettiamo. Purtroppo da più parti, nel commentare questa lettura, si dice che il Signore ci sta solo avvisando che la nostra liberazione è vicina, sottacendo che occorre farsi trovare pronti o peggio ancora illudendoci che siamo già pronti. Ma lo siamo veramente? Si racconta che San Padre Pio, la sera prima di morire, era preoccupato di doversi presentare al cospetto del Signore perché non si sentiva a posto. Come mai noi, pur sapendo di non essere santi, non ci preoccupiamo? Purtroppo il salario del peccato – dice San Paolo – è la morte, l’uomo morto spiritualmente non può preoccuparsi neanche dei vermi che passeranno nel suo corpo. Se fossimo in queste condizioni preoccupiamoci perché non ci preoccupiamo. Oltretutto ringraziamo il Signore che ancora ci concede il tempo per cambiare i nostri cuori, purificarli e renderli degni di accogliere il Suo Santo Spirito. Come non si mette un cibo pulito in una pentola sporca, così il Signore non mette il Suo Santo Spirito in un cuore sporco. Il Suo Santo Spirito è Spirito di Pace, Amore, Sapienza, Coraggio, Potenza, Giustizia, vita e oltretutto è Spirito di Verità. Può lo Spirito di Verità dimorare in noi assieme all’inganno? NO, ma Lui, se lo vogliamo, ci da ogni grazia per aiutarci a scoprire la nostra verità perché ci ama e vuole la nostra salvezza. La Sua venuta sarà improvvisa non per prenderci, come si suol dire nel mondo, in castagna, ma per evitare che noi ci lasciamo andare al mondo scivolando sempre più in basso. Lui non vuole la nostra perdizione, ma, dopo averci avvisato, ci lascia liberi di scegliere. Chiediamo allora il Suo Santo Spirito di discernimento per non sbagliare ancora e prepararci in fretta all’incontro con Lui. Il Signore è la nostra salvezza. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 13/12/15 alle 16:18 via WEB
Lc. 3.10-18. In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: Che cosa dobbiamo fare? Rispondeva loro: Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha mangiare , faccia altrettanto. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: Maestro che cosa dobbiamo fare? Ed egli disse loro: Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato. Lo interrogarono anche alcuni soldati: E noi, che cosa dobbiamo fare? Rispose loro: Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni. si domandavano in cuor loro se foose lui i Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me , a cui non non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano il ventilabro per ripulire la sua aia, ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile. Parola del Signore. Giovanni risponde con Sapienza Divina ha chi gli chiede cosa deve fare e la Sapienza Divina è giustizia. Anche noi, dal profondo dei nostri cuori, possiamo chiedergli cosa fare e lui ci risponderà sempre con la stessa sapienza tramite la nostra coscienza. Nella nostra coscienza, se ancora abbiamo la coscienza, parla lo stesso Spirito che parlava nella coscienza e nella bocca di Giovanni. Sappiamo perfettamente che dobbiamo convertirci, che non dobbiamo più amare le cose del mondo e che non dobbiamo confidare in noi stessi. Giovanni ci ha già detto cosa fare, ma non lo facciamo e questo è il segno che non siamo liberi. Lui sta preparando la via al Signore Gesù che sta cominciando a manifestarsi e noi ci stiamo preparando per il Santo Natale come ricorrenza della Sua venuta. Sta venendo per liberarci dal peccato, ma dove vive il peccato se non dentro di noi? Purtroppo il salario del peccato - dice S. Paolo - è la morte e il morto non può credere di essere morto. Il morto pur vedendo che non è santo non se ne preoccupa. Per questo se chiediamo a Giovanni ci risponderà: Pentitevi e convertitevi, cercate il Signore finché siete in tempo per cercarlo, basta adorare le cose del mondo che sono la causa della vostra morte spituale. Nessuno può cercarLo e nesuno potrà incontrarlo fino a quando sarà sotto il dominio del peccato, ma Lui è pronto ad intervenire in chi scopre la propria verità. La verità è vita ed è via. La verità è Lui in persona e Lo avremo trovato quando scopriremo chi siamo. La nostrà verità è che siamo peccatori ma è anche vero che siamo, anzi eavamo, figli dell'Onnipotente. ma fino a quando perseveriamo nel peccato - dice San Giovanni - restiamo figli del diavolo! Per questo chi scopre e crede di essere peccatore piange per le sue colpe, come pianse Maria di Magdala. Chi scopre di essere peccatore, se lo crede nel profondo del suo cuore, piange perché vede come ha ridotto se stesso perdendo l'immagine Divina, cosa sta aspettando e quanto ha colpito il cuore del Signore diventando una spina della corona di spine che gli fu messa sul capo. Chi scopre di essere peccatore scopre anche quanto stolto è facendo ciò che fa. Ecco la verà umiliazione che diventa il fondamento dell'esaltazione. Chi scopre di essere peccatore scopre anche la misericordia del Signore Dio che ha toccato il suo cuore per portarlo verso la sua verità. Il Signore tocca il cuore di tutti ma non tutti sono disponibili ad accettare la propria verità. Il Signore Dio è il Papà del figliol prodigo che è sulla porta ad aspettare il figlio che ritorna pentito, per abbracciarlo ed riaccoglierlo come figlio, non come servo, mostrando tutto il Suo amore che si trasforma in misericordia. Il pentimento è un passaggio radicale ed è il fondamento della misericordia. Il Papà del figliol prodigo lo stava aspettando dal giorno in cui era partito, ma a nulla giovava il Suo perdono perché mancava il pentimento, solo quando il figlio si è pentito ha potuto beneficiare dell'amore e della misericodia del Padre. La storia del figliol prodigo dovrà essere la nostra storia. La misericordia è per sua natura il perdono verso il pentito. La pietà è il tempo concesso al peccatore o l'aiuto per portarlo al pentimento. In ogni caso se non ci pentiamo veramente non possiamo sperare nella misericordia del Signore, anche perché non ci servirebbe a nulla. Solo l'amore misericordioso del Signore Dio non ci salva, occorre anche il nostro credere. Il Signore Gesù è venuto per liberare l'uomo dal peccato, il peccato è uno spirito negativo che dimora in lui ed ha il potere su di lui a causa dell'attaccamento al peccato stesso. Il peccato perde il potere sull'uomo se questi smette di adorarlo e confidare in esso, in altre parole se l'uomo si pente. Se l'uomo non si pente il Signore può liberarlo dal peccato/spirito di satana, ma, come scritto, dove ce ne era uno ne ritornano sette. Per questo sarebbe inutile la misericodia senza pentimento. Questa sarebbe la risposta di Giovanni se gli chiedessimo cosa dobbiamo fare. Giovanni sta anche dicendo che Colui che verrà dopo di Lui battezzerà in Spirito, ha in mano il ventilabro (Alcuni biblisti hanno sostituito questa parola con "pala", ma non è la stessa cosa. La pala non distingue, il ventilabro è un passino che divide le cose. Nel nostro caso simboleggia il giudizio.) e lui non è degno neanche di slacciarGli i sandali. Giovanni dichiara di non essere degno di slacciare i sandali del Signore Gesù, ma il mondo ha il coraggio di bestemmiarLo e di chiamare signore, signora, signorina qualsiasi peccatore o peccatrice!!!!! Questo dopo 2000 anni di cristianesimo. Ecco allora perché Giovanni sta dicendo che l'ora del giudizio arriverà per tutti e che quelli che non hanno voluto scoprire chi sono, saranno bruciati con un fuoco inestinguibile, con un fuoco eterno che nessuno potrà spegnere, ma il Signore è la nostra salvezza e ci vuole tutti salvi. Ha dato tutto se stesso per noi perché ci ama e vuole inondarci della sua misericordia, ora sta a noi pentirci ed essere tanti figliol prodigo che Lui aspetta da lunghi anni. Giovanni non ci sta consigliando di pentirci, ma ce lo sta ordinando; nella sua bocca sta parlando lo Spirito Santo, il nostro DIO. Grazie Signore Gesù. -------------------------------------------------------------------------------- OMELIA 6.12.15 Post n°91 pubblicato il 06 Dicembre 2015 da giona2068
 
giuscip1946
giuscip1946 il 20/12/15 alle 14:11 via WEB
+ Dal Vangelo secondo Luca In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Parola del Signore Questa lettura riguarda l'incontro di Maria ed Elisabetta, ma in verità è anche il primo incontro fra il Signore Gesù e Giovanni Battista, anche se entrambi erano ancora nel grembo delle rispettive Mamme e cugine. Questo è un monito per coloro che ammettono l'aborto pensando che se il bimbo non è ancora nato significa che non è un essere umano, bensì un "grumo di sangue"!!! In verità vi dico che il bimbo nel grembo è più che un essere umano, perchè porta con sè ancora l'immagine della purezza, dell'innocenza e della santità, poichè non si è sporcato con quanto il mondo offre. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo dopo il sussulto del bambino nel suo grembo, perché il suo Bambino riconobbe il Signore Gesù che era nel grembo di Maria e oltretutto perché, anche se non ancora nato, credeva in Lui. Il suo credere fece affluire in lui lo Spirito del Signore Gesù - lo Spirito Santo - e poiché il bimbo Giovanni era ancora una cosa sola con la sua mamma, ecco che anche Elisabetta si riempie di Spirito Santo ed esclama a gran voce : "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo". Se Elisabetta non fosse stata pura e non si fosse riempita di Spirito Santo non avrebbe potuto gridare ciò che ha gridato. Ecco allora cosa occorre per credere, occorre avere lo Spirito Santo che è Colui che fa credere l'uomo. Tutti noi siamo nati puri e dimora dello Spirito, ma che fine ha fatto il nostro Spirito? Non parliamo dei sacramenti che abbiamo ricevuto man mano che siamo cresciuti! LO Spirito Santo è spirito di vita, se non abbiamo lo Spirito non abbiamo la vita. Chi non ha la vita è morto. Il morto non può credere. Se crediamo siamo vivi, se non crediamo siamo morti. Per questo tante volte abbiamo detto che la fede non è un sapere, ma un sentire. Il sentire appartiene al vivo, non all'indifferente che è morto. San Paolo stesso dice che tutti quelli che sono guidati dallo Spirito si conoscono e si amano, perchè lo Spirito è uno solo e conosce se stesso anche se un parte di Sè vive in un altro corpo. Purtroppo è scritto che ci sono anche coloro che credono di credere, quelli che ingannano loro stessi - se adorano il Signore solo con le labbra, come idea e nell'inganno. Maria si alzò e andò in fretta verso la montagna perché era già perseguitata dagli ebrei e in particolare dai religiosi, scribi e farisei. La scusa è che questo succedeva perché era incinta senza essere sposata, ma in realtà la perseguitavano perchè nel Suo grembo c'era il Signore Gesù.Quello che succederà poi lo conferma. Questi ebrei, questi teologi,questi religiosi ecc.. non dicevano di essere credenti, anzi dicevano di essere il popolo prescelto, ma alla fine hanno crocifisso il Figlio del Signore Dio. Se veramente fossero stati quello che dicevano di essere avrebbero avuto lo stesso Spirito di Elisabetta, avrebbero saputo chi c'era in Maria e Maria non sarebbe dovuta scappare in fretta verso la montagna. Non è questo un caso di fede idea/fanatismo, un caso del credere solo con le labbra e vivere una fede idea che non giova a nulla? La nostra fede è fede in Spirito e verità oppure è una fede idea e/o noi siamo quel popolo che adora il Signore solo con la bocca? Il Santo Natale è la festa della verità, il tempo in cui possiamo scoprire la nostra verità. Dalle nostre opere possiamo scoprire la nostra verità. Se ci stiamo preparando alla festa della Verità cercando di esaminare la nostra coscienza, anche se scopriamo che siamo adoratori delle cose del mondo, la speranza c'è, perchè stiamo cercando il Signore, anzi lo abbiamo quasi trovato, perché Lui è Verità. Se al contrario pensiamo di festeggiare il "natale" - la festa della verità, abbandonandoci allo sperpero, siamo nell'inganno e non intendiamo cambiare. Il Signore sta venendo per donarci lo stesso Spirito del quale si riempiva Elisabetta perché ci ama e ci vuole vivi. Accetteremo questo dono? Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 26/12/15 alle 00:34 via WEB
Dal vangelo secondo Giovanni [In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.] Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. [Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. ] Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. La scrittura ci parla della venuta del Signore e ci spiega chi è, perché è venuto e perché doveva venire. Se il mondo fosse stato un mondo di Santi, il Signore Dio non avrebbe mandato Suo Figlio sapendo che il mondo Lo avrebbe crocifisso. Noi consideriamo il Santo Natale la festa più grande dell'anno e proclamiamo la buona novella, che consiste nell'annunciare la Sua venuta. Perché questo fatto è una buona notizia? Oltretutto, veramente per noi è una buona notizia? Si è detto anche che è un grande regalo. A cosa ci serve questo grande regalo? Anni fa un certo Dottor Di Bella annunciò al mondo di aver trovato un farmaco molto semplice capace di curare i tumori. Lasciamo perdere se il farmaco avrebbe funzionato o no, ma proviamo a scoprire per chi questa scoperta era una buona novella. Ho posto a un gruppo di preghiera questa semplice domanda: Secondo voi chi gioisce per questa scoperta? Tutti hanno risposto: I malati di tumore, chi non è malato è poco interessato perché non ha bisogno della cura del dott. Di Bella. Purtroppo la risposta era sbagliata, perché non era vero che tutti i malati di tumore gioivano; gioivano solo i malati di tumore che credevano di essere malati. Per i malati che non credevano o non sapevano di essere malati la notizia era solo una cronaca di quei giorni. Per loro la nuova medicina non era una buona novella, ma in verità ne avevano molto bisogno, perché correvano verso la morte sicura, pur avendo il farmaco per curarsi. Se guardiamo quanti sono quelli che fanno festa perché è arrivato il salvatore, sembra che siamo in un momento in cui tutti credono di essere peccatori e vedono nella venuta del Signore la speranza del perdono. E' proprio così oppure il mondo fa festa perché è una tradizione, un'occasione per comprarsi l'abito nuovo, per gozzovigliare, fare un viaggio oppure fare un bel pranzo con amici e parenti, che è cosa non male, ma senza riflettere sul vero significato del Santo Natale? Purtroppo molte volte siamo convinti che il Signore abbia già preso su di Lui le nostre colpe e noi siamo già a posto e qualora non lo fossimo Lui è misericordioso e perdona tutto. Manca poco che non crediamo che possiamo fare quello che vogliamo, tanto Lui ci perdona. In verità vi dico che è vero che il Signore Gesù è amore, pace e misericordia, tenerezza e tutto il resto, ma è anche giustizia. E' buonissimo, misericordiosissimo e tenerissimo con chi crede di essere peccatore, ma è terribile con quelli che non credono di essere peccatori, ma lo sono. Con la Sua venuta ha mostrato solo l'aspetto misericordioso anche con quelli che Lo hanno crocifisso, ma ci ha avvisato che chi non crede sarà condannato. Nel condannare non sarà né misericordioso né tenero, sarà solo giusto e ognuno raccoglierà ciò che ha seminato. Esattamente sarà come diciamo nel credo: Verrà per giudicare vivi e morti e tutte le genti che non hanno creduto si batteranno il petto. Il Santo Natale è il tempo della venuta del salvatore, ma anche quello della venuta del giustiziere. Per noi il Santo Natale è la Venuta del salvatore o di colui che prima o poi ci giudicherà? Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Il verbo è la parola, quando chi la porta , vive in prima persona i comandamenti che insegna, il verbo si fa carne perché la carne e la parola diventano una cosa sola. Diventano insieme un Santo Vangelo vivente. Questa è la vera differenza fra chi crede e vive la parola e quelli che appartengono al popolo che Lo adora con la bocca,ma il loro cuore è lontano da Lui. Invano Lo adorano. Noi a quale categoria apparteniamo? Quando mi trovo a parlare di questi argomenti, a volte trovo resistenza e mi accusano di essere colui che toglie la speranza, ma dopo esserci conosciuti un po' meglio ammettono che non tolgo la speranza, ma l'illusione e per questo mi ringraziano. La legge, i comandamenti, ci furono dati tramite Mosè. Mi crea sofferenza sentire Benigni quando spiega i comandamenti, che pur dicendo cose giuste, parla come colui che non ha timore del Signore Dio, Lo nomina come se fosse un suo pari e usa il tono di chi racconta fiabe. In ogni caso, se non siamo santi, noi abbiamo disobbedito ai comandamenti. Con il Santo Natale ci viene data la possibilità di avere la grazia del perdono e la luce per non continuare a sbagliare. Per questo l'Evangelista Giovanni sta anche dicendo che la grazia arriva a noi tramite il sacrificio del Signore Gesù. Questo è l'amore del Signore Dio e la buona novella. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 29/12/15 alle 13:25 via WEB
Dal Vangelo secondo Luca I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini. Parola del Signore Questa lettura riguarda la famiglia, quella famiglia che noi chiamiamo Sacra. Per i cristiani la Sacra famiglia è l'esempio di famiglia alla quale si ispiriamo. E' un esempio e un punto di riferimento per chi vuol crescere nella fede camminando sulla via della santità alla quale tutti, nessuno escluso, siamo chiamati. Camminare sulla via della santità è la base per una famiglia che vuole assomigliare a quella sacra. Per costruire una famiglia che assomigli a quella sacra, diciamo assomigli, ma dovrebbe essere uguale, dobbiamo cominciare dalla purezza degli sposi. Il Signore Dio Onnipotente per costruire una famiglia a Lui gradita non ha scelto una ragazza che ha avuto tanti fidanzati combinando quello che le ragzze combinano, specialmente in questo tempo, ma ha scelto una ragazza Santa, Pura e Perfetta, una ragazza che non aveva conosciuto uomini. Tutte le ragazze prima di sporcarsi sono come Lei, ma quando cadono nel sesso, ciò che il mondo chiama "amore", perdono tutte le grazie. A fianco a questa ragazza Santa, Pura e Perfetta ha messo un uomo vedovo, ma giusto, più grande di Lei affinché l'amasse, la proteggesse umanamente e l'aiutasse per crescere un figlio, il Signore Gesù. Il Signore Dio con la Sua sapienza non ha scelto per il mondo un esempio di coppia impossibile da seguire, ma ha scelto un esempio di coppia o un esempio di famiglia che tutti possiamo seguire. Ora bisogna vedere fino a che punto siamo disposti a seguire questo esempio. Con la bocca siamo pronti a dire che questa coppia ha originato la sacra famiglia, ma se guardiamo in che misura la imitiamo scopriamo quanta fede abbiamo, quanto siamo cristiami e oltretutto in che misura stiamo vivedndo secondo giustizia e verità. Non possiamo chiamarci cristiani e fare il contrario di loro due e del loro Figlio il Signore Gesù. Vediamo ora quale frutto ha dato la purezza di Maria e quella di Giuseppe. Il frutto è che il Signore, per la loro purezza, li ha scelti per far incarnare il Suo Santo Spirito dando al mondo il Salvatore. Questa è per loro la più grande grazia, ma lo è anche per noi perché a motivo della loro purezza ci è stata data una Mamma e il Salvatore. Il mondo chiama amore il sesso, ma il Signore Dio, oltre a scegliere una ragazza pura, ha voluto che il Suo figlio fosse concepito senza contatto uomo/donna perché, anche se puri, nel contatto c'è sempre il pericolo che entri il peccato e tutto il progetto divino vada in rovina. Se il Signore Dio ha fatto questo, con quale coraggio gli uomini chiamano amore il sesso che è peccato mortale? Molte volte sentiamo dire che quando c'è l'amore non c'è il peccato, ma in verità quel genere di amore altro non è che una ubriacatura che porta a lecitare ed a giustificare il peccato. Giuseppe e Maria si amavano ma sono rimasti puri, non hanno preso a pretesto il loro amore per peccare, perché vivevano nella Luce divina insita nella purezza. In questo tempo separazioni e divorzi non mancano e, secondo un mio amico avv. matrimonialista e non solo secondo lui, la causa della rovina delle famiglie è quasi sempre il sesso. Se veramente il sesso fosse amore, non porterebbe alla sepazione perché amore vuol dire unità. Giuseppe e Maria, il nostro esempio di coppia, non si non separati e non hanno divorziato perché sono rimasti puri. Esattamente il contrario di quello che il mondo pensa. Possiamo allora dire che la purezza è unità e che il sesso è divisione, prima unisce per peccare ed alla fine divide per aprire la strada ad altri peccati. Frutto della purezza è il Signore Gesù, frutto del sesso sono quei ragazzi , in particolare di questo tempo, che sono ribelli violenti ecc... In ogni caso il Signore Dio conosce la durezza di cuore di noi uomini e per questo benedice chi si congiunge per avere un figlio sperando che questo figlio sarà la Sua immagine e somiglianza, ma tutto il resto non è a Lui gradito anche se fra sposati. Il Signore Dio è Amore e l'Amore è Unità, per questo non interviene per dividere ma interviene per aggiustare quelle coppie che sono unite dal peccato, a condizione che prendano l'impegno di cercare la purezza che li unirà per l'eterno. Questa sarà la loro gioia. La purezza è lo Spirito Santo nell'uomo che viene trasmesso ai figli nel momento del concepimento, ogni vaso dà quello che ha. Beati coloro che La sapranno conservare e beati coloro che, dopo averla perduta, s'impegneranno per recuperarLa. Il Signore è venuto per questo e questo è l'Amore, il Suo Amore per costruire insieme una famiglia unita nell'amore per un mondo migliore che viva nella vera Pace. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 10/01/16 alle 14:47 via WEB
+ Dal Vangelo secondo Luca. 3,15-16, 21-22 In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Parola del Signore. Il Signore Dio creò l'uomo a Sua immagine e somiglianza. Quando l'uomo perse questa immagine, il Signore Dio mandò il Suo Figlio prediletto, il Signore Gesù, sulla terra per restituirci la Sua immagine e somiglianza. Nel momento in cui creò l'uomo e gli diede la Sua immagine, gli diede il Suo Santo Spirito che l'uomo ha perso cominciando da Adamo ed Eva fino ad arrivare a noi. Il Signore Dio ci creò santi, puri e perfetti. La santità, la purezza e la perfezione sono sempre il Suo Santo Spirito in persona e noi le abbiamo perse senza che ne rendessimo conto. Quando creò l'uomo , mise in lui il Suo Santo Spirito perché quel corpo e quell'anima erano stati creati puri. La storia si ripete con il Signore Gesù, che fu creato anche Lui senza il peccato originale e quale dimora dello Spirito Santo, anzi Lui stesso è l'incarnazione dello Spirito Santo. Con il battesimo del Signore Gesù, che era già pieno di Spirito Santo, il Signore Dio ha voluto rivelarci che lo Spirito viene solo da Lui e che questa grazia viene data all'uomo se questi ritorna puro. Dove c'è purezza c'è lo Spirito Santo, anzi la purezza è già lo Spirito Santo nell'uomo. Man mano che l'uomo si purifica, si riempie di Spirito Santo. Lo Spirito Santo è Spirito di vita, se vogliamo la vita, quella vera, l'unica via è la nostra purificazione. Con la purificazione l'uomo rinuncia al mondo che ha lasciato incarnare in sé . La sua purificazione è già la presenza dello Spirito Santo. Possiamo allora dire che la purezza è vita. Ogni uomo nasce puro, ma quando il mondo entra in lui diventa impuro. Quando si purifica rinuncia al mondo e ottiene l'equivalente nel divino. Rinunciare al mondo vuol dire rinunciare ai desideri delle cose del mondo, per rinunciarci occorre un grande combattimento, perché pur volendo rinunciare, una forza negativa blocca la volontà. Noi chiamiamo peccato questa forza negativa, essa è uno spirito negativo - satana - che con il peccato si è impadronito della volontà dell'uomo. Un po' come il pescatore s'impadronisce del pesce se questo abbocca all'amo . L'amo non è il pescatore, ma è il gancio del pescatore che porta il pesce nella sua pentola. Così l'uomo pur volendosi purificare non ci riesce. Basta pensare a chi è caduto nella droga, nell'alcool, nel fumo, nel sesso ecc. Prima della caduta dell'uomo, il peccato non aveva potere sull'uomo stesso , perché questi era il tempio dello Spirito Santo. Con il peccato l'uomo ha perso lo Spirito Santo, perdendo lo Spirito Santo è diventato debole perché si è sottomesso ad esso sperando di trovare la vita. Cioè l'uomo ha perso la vita che veniva dallo Spirito Santo ed ha conquistato la morte chiamandola vita. Il Signore Gesù è venuto per restituire all'uomo lo Spirito di Vita a condizione che, con il Suo aiuto, l'uomo si penta, si purifichi e ritorni com'era quando ha ricevuto lo Spirito Santo la prima volta. Per questo è detto: Se non ritornerete puri come questi bambini non potrete entrare nel regno dei cieli. Il battesimo è il momento in cui la grazia ritorna nell'uomo, senza grazia l'uomo è morto, è senza vita, ma oltretutto il battesimo fa ritornare l'uomo figlio del Signore Dio. Se è figlio è anche erede e in quanto erede, riceve un pezzo di eredità quando si cresima, quando prende la comunione, quando si sposa ed anche quando muore. Fino a quando in noi vivono i desideri del mondo, non possiamo sentire i desideri delle cose del cielo né del cielo stesso. Se ci riusciamo, facciamo bene a soffocare i desideri del mondo, specialmente quelli della carne, ma la vittoria sarà nel momento in cui avremo cacciato dalla nostra anima e dal nostro corpo il "desideratore". Questo non possiamo farlo da soli perché, quando il mondo è entrato in noi, occorre una potenza celeste per cacciarlo. E' scritto: senza di me non potete fare niente. Siamo come una bottiglia dalla quale esce l'aria quando la riempiamo di acqua ed entra aria quando la svuotiamo. Se crediamo, lo Spirito Santo entra in noi e fa uscire il mondo che appartiene al maligno, così noi avremo di nuovo la vita. Questo è il battesimo in cui l'acqua indica che siamo stati lavati. In chi si lava ritorna il pulito, che in questo caso è la vita. Purtroppo molte volte siamo gelosi della nostra sporcizia perché essa ragiona in noi e non vuole la nostra purificazione. Peggio ancora sarà se crederemo che possiamo ricevere il Santo battesimo con il cuore impuro o se addirittura lo abbiamo ricevuto senza porci il problema di esserne degni. Il Battista, in Lc 3, chiama razza di vipere e figli del serpente chi, credendo di poter sfuggire all'ira Divina, ha ricevuto il battesimo senza essere pentito dei propri peccati. ll Signore ci ha dato se stesso per aiutarci a scoprire la nostra verità di peccatori e per poterci alla fine ribattezzare con il Suo Santo Spirito perché ci ama e vuole riportarci a casa dal Padre nostro come figlioli prodighi. Grazie Signore Gesù.l
 
giuscip1946
giuscip1946 il 18/01/16 alle 14:38 via WEB
Dal vangelo secondo Giovanni 2, 1/12 In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Parola del Signore. L'Evangelista sta dicendo che questo fatto avvenuto a Cana di Galilea fu l'inizio dei segni compiuti dal Signore Gesù, il momento in cui cominciò a manifestare la Sua gloria e il momento in cui i discepoli credettero in Lui. Non è un caso che l'inizio della manifestazione della Sua gloria cominciasse in un matrimonio. Infatti il caso non esiste, non cade un capello dal nostro capo se non c'è la volontà del Signore Dio. La manifestazione della gloria del Signore Dio comincia in un matrimonio perchè matrimonio vuol dire unione indissolubile mediante donazione all'altra parte. Se l'uomo si unisce e si dona al Signore Dio in lui si manifesta la Sua gloria e l'alleanza sarà per l'eterno. La gloria del Signore Dio che si manifesta nel matrimonio/unione è l'amore. L'amore è vita e senso della vita e nello stesso tempo l'amore è il Signore Dio in persona che unisce, protegge e custodisce e oltretutto santifica. L'amore è unità, l'unità è il Signore Dio dell'amore in persona che è eterno, ma bisogna invitarlo per fare con Lui e davanti a lui l'alleanza divina umana. Nel matrimonio voluto dal Signore Dio, il peccato non ha nessun potere. Ora sorge spontanea una domanda: Come mai allora tanti matrimoni, in questo tempo in particolare, finiscono in discordie, separazioni e divorzi, pur avendo fatto alleanza con Lui tramite il sacramento? Che fine ha fatto l'amore con la sua unità e la sua durata che ha inizio e non ha fine? Non ha detto il Signore Gesù che l'uomo non deve separare ciò che il Signore Dio ha unito? Per rispondere a queste domande dobbiamo vedere innanzitutto quale fosse, nel momento della celebrazione, il fondamento del matrimonio finito male e la condizione spirituale degli sposi che arrivano alla separazione e/o al divorzio. Nessun matrimonio fondato sull'amore, secondo il Suo progetto, può finire in separazione o divorzio. Quando la catena che unisce gli sposi è l'AMORE, l'AMORE non finirà mai, non si stanca, non invecchia e oltretutto non va in ferie per permettere ciò che il mondo chiama "scappatella" ma che in verità si chiama tradimento/adulterio/peccato mortale. Nel cuore di ogni persona ci sono tante stanze. C'è la stanza per la mamma, per il papà, per l'amica, per l'amico, per la sorella, per il fratello, per la zia, per lo zio, per la moglie, per il marito ecc.... Il cuore è pieno e vive tranquillo e sereno quando tutte le stanze sono abitate da chi è atteso per abitarvi. Il nome di chi deve abitare le stanze del nostro cuore cambia ma non cambia la comune natura degli ospiti. La comune natura degli ospiti è l'AMORE sia quando esso è il marito, lo zio, la mamma, il papà ecc... Nel matrimonio fondato sull'amore - quello vero - gli sposi diventano vicendevolmente l'affetto di moglie, marito, amica, amico, mamma, papà, zia, zio ecc... secondo la necessità dell'altro. Questo è anche il matrimonio vissuto secondo la volontà del Signore Dio che fa incontrare e unisce gli sposi quando sono ancora puri. Il Signore Dio non progetta mai un matrimonio fra due persone aspettando che queste si sporchino per poi unirle e costruire con loro una famiglia unita nell'amore per un mondo migliore che viva nella vera Pace. Il matrimonio al quale si riferisce il Signore Gesù quando dice: L'uomo non divida ciò che il Signore Dio ha unito, riguarda il matrimonio benedetto dal Signore Dio in persona. Infatti non dice l'uomo non divida due persone sposate. Il perché lo vedremo più avanti. Purtroppo oltre ai matrimoni voluti dal Signore Dio ci sono anche quelli permessi dal Signore Dio e quelli fra persone che non hanno nessuna comunione con Lui. Possiamo anche chiamare questi ultimi due tipi di matrimoni: Matrimoni voluti dall'uomo e matrimoni voluti dal peccato. I matrimoni voluti dall'uomo non sono nel progetto divino. Per intenderci non assomigliamo al matrimonio fra Abramo e Sara. Quasi sempre nascono da due persone che s'incontrano, si piacciono, si desiderano fisicamente e chiamano amore questo loro desiderarsi, e, nei casi meno peggio, trovano una certa affinità mentale che completa e fortifica la loro unione ed alla, fine si sposano dando più rilievo alla cerimonia nuziale più che al sacramento. Non Invitano nè il Signore Gesù né la Sua/nostra Mamma Maria, anche se ne parlano. Così queste due persone vivono il loro matrimonio secondo il mondo. Per qualche tempo dimenticano che il loro "amore" è fondato sull'attrazione sessuale reciproca perché essa già appartiene a loro, ma se ne ricordano quando essa viene a mancare perché fa cessare l'"amore". In questo caso viene a mancare anche quella disponibilità reciproca generata dal soddisfacimento dei desideri carnali e cominciano le liti, le discordie ecc... . Questo è il momento in cui il maligno comincia a soffiare nella loro mente l'idea della separazione, del divorzio, dell'interesse per un'altra persona ecc.. Tutte vie che portano all'adulterio e quindi al peccato. In altre parole gli sposi arrivano ad un bivio: continuare o separarsi?. La via apparentemente più semplice è la separazione, ma, se entra un raggio di Luce e fanno un cammino spirituale, riescono salvare il matrimonio e oltretutto vengono benedetti dal Signore Dio che li guiderà, li proteggerà per salverà la loro unione diventata gradita a LUI. Il Signore Dio non distrugge mai, ma aggiusta ogni situazione se chiediamo la Sua mano e ci affidiamo a Lui. Il terzo tipo di matrimonio è quello voluto dal peccato, satana in persona, ed è quello in cui due persona si sposano solo per sesso o per obbligo pur di riparare situazioni imbarazzanti socialmente, come nel caso in cui lei fosse incinta. In questo tipo di matrimonio non manca solo la volontà del Signore Dio, ma anche quella di lui e lei, dico lui e lei perché non possiamo chiamarli sposi. La volontà di lui e lei non manca solo quando il matrimonio nasce da un obbligo, perché, nel matrimonio fondato sul sesso, manca anche quando sono entrambi a volerlo e si credono innamorati. In loro chi decide, chi vuole, chi desidera, chi dice che sono innamorati ecc.. è il desiderio sessuale, che è satana in persona, e non il loro cuore che soccombe al peccato. Anche in questo caso se cercano la mono del Signore le cose si possono aggiustare, ma sarà molto più difficile perché il peccato è quello che li guida. Altro punto da considerare è se il religioso ha la grazia per benedire gli sposi, perchè se questi è nel peccato, come spesso lo sentiamo dire, peggiora le cosa. Malachia dice che il Signore Dio cambierà in maledizione le benedizioni dei sacerdoti che vivono nel peccato, ma se invitiamo il Signore Gesù desiderando con tutto il cuore di averlo con noi e in noi, Lui esaudirà la nostra preghiera e ci aiuterà a vivere un matrimonio per costruire una famiglia unita nell'amore per un mondo migliore che viva nella vera Pace. Lui ha il potere di trasformare il male in bene, se confidiamo in Lui trasformeremo il nostro matrimonio voluto da chissà chi, in matrimonio voluto da Lui e a noi sarà detto: Non dividete ciò che io ho benedetto perché ne sono geloso. Ai Suoi occhi ciò che conta non è ciò che eravamo ma ciò che siamo nel momento che Lo incontriamo. Lui è misericordioso con chi riconosce le proprie colpe. Il Suo nome è misericordia, ma il Suo cognome è giustizia. Se diventiamo giusti secondo la Sua giustizia, con la Sua giustizia ci accoglie fra i giusti. altrimenti............ Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 24/01/16 alle 18:03 via WEB
+ Dal Vangelo secondo Luca 1, 1/4 - 4, 14/21 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’ io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Parola del Signore IL Signore Gesù sta dicendo che oggi si è compiuta questa lettura e che Lui è venuto a portare la buona novella. Noi stiamo leggendo questo brano da lunghi anni, ma in quale giorno la Sua venuta è per noi stata o sarà una buona novella? Sarà per noi una buona novella il giorno in cui, se non siamo santi, scopriremo di essere prigionieri, oppressi e senza grazia e, oltretutto, quando decideremo che, qualora non fossimo noi i poveri destinatari della buona novella perché siamo ricchi, molto ricchi dello spirito del mondo, vogliamo cambiare. La buona novella è per i poveri, ma, ai Suoi occhi di verità, i poveri non sono quelli che non hanno bisogno di fare la dichiarazione dei redditi perché non hanno nessun reddito e nessun capitale. Se cosi fosse, quei politici che paventano il reddito di cittadinanza sarebbero messaggeri di buona novella più del Signore Gesù! Se fosse venuto nel mondo solo per i poveri di ricchezze materiali, avrebbe trascurato quella parte di popolo ricco che, nella nostra area geografica in particolare, è formato da ricchi più numerosi dei poveri. Lui è venuto per portare la lieta novella ai poveri in spirito del mondo, a quelli che non sono attaccati alla materia sia nel caso che essi la posseggano sia nel caso che non la posseggano. Un uomo può essere pieno di cupidigia sia quando possiede beni sia quando non li possiede, così come può essere senza cupidigia sia chi possiede che chi non possiede beni materiali. I poveri di cui si parla sono questi ultimi. Se siamo ricchi dello Spirito del mondo non siamo destinatari della lieta novella, non per volontà del Signore Dio ma per nostra scelta. Il Signore Gesù sta dicendo di non buttare il tesoro davanti ai porci per farci comprendere che quando nel cuore dell'uomo c'è il mondo con le sue lusinghe e i suoi inganni che appartengono allo spirito del mondo, non c'è interesse per le cose di lassù. Bisogna quindi lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. La buona novella è tale perché proclama la liberazione dei prigionieri. Gli israeliti credevano che fosse la fine della dominazione dei romani in Palestina, ma in verità la buona novella riguarda la liberazione dell'uomo dalla schiavitù del peccato, che impedisce all'uomo stesso di fare quello che vorrebbe e di non fare quello che non vorrebbe. Chi si rende conto di non poter fare quello che vuole e di essere costretto a fare quello che sente essere ripugnante, è l'uomo peccatore che ha scoperto che in lui dimora una forza satanica che lo fa peccare e lo rende schiavo contro la sua volontà. Questa forza è più forte di lui, ma vuole vincerla, e potrà farlo solo con l'aiuto del Signore Gesù che si sta dichiarando disponibile ad aiutarlo. L'uomo che cerca è colui del quale è detto: Chiunque mi cercherà mi troverà. La buona novella consiste anche nel ridare la vista ai ciechi, non come un centro oculistico che opera i malati di cataratta, ma per ridare la vista a chi pur vedendo non vede e pur sentendo non sente, a causa del peccato che ha operato questo affinché questi non si converta. Costoro non sanno dove sbagliano, ma sentono nel loro cuore che non hanno la vita e per questo il Signore Gesù sta venendo in loro soccorso. La buona novella rimette in libertà gli oppressi, cioè quelli che portano un peso superiore alle loro capacità e sono da esso schiacciati. Costoro sono quelli che hanno sempre confidato e sperato solo in loro stessi, ma nel loro cuore c'è sempre stato il desiderio che il Signore li aiutasse. Per questo il Signore interviene. Il Signore è anche venuto per proclamare l'anno di grazia, cioè l'anno del perdono e della misericordia, ma nessuno inganni se stesso pensando che il perdono e la misericordia siano elargiti a tutti incondizionatamente. Se fossero elargiti a tutti incondizionatamente, i comandamenti e tutta la Legge non avrebbero nessun valore. Infatti, umanamente, quanto vale una norma che non prevede la pena? Voi direte niente, ma io in verità vi dico che varrebbe meno di niente perché equivarrebbe a dire: Fate quello che volete perchè il "signore" che è misericordioso vi perdona in ogni caso, ma è giusto che non sia così! Il Signore che è venuto per portarci la buona novella, ha accettato la croce per mostrarci con la Sua resurrezione che ogni volta che rinunceremo alle cose di questo mondo materiale ci sarà restituito l'equivalente nello spirituale, 30/60/90 volte tanto, perché LUI ci ama. Se siamo interessati alla buona novella, anche noi non possiamo non amarLO. Se Lo ameremo avremo la vittoria che è la corona della vita già stata promessa ai combattenti che vinceranno il peccato. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 02/02/16 alle 01:21 via WEB
1 cor 13, 4/13 La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. ................................................... Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità. Parola di Dio. La carità non cerca il proprio tornaconto, ma quello del suo prossimo. Offre se stessa come un sacrificio vivo per costruire la Pace e mantenerla viva. Per la carità il prossimo è se stessa, per questo lo ama quanto se stessa. La carità non si adira e non tiene conto del male ricevuto, non ha bisogno di perdonare perchè non nutre rancore e non cova vendetta. La carità ama i suoi nemici quanto i suoi amici. La carità è magnanima, quando dimora nell'anima fa diventare grande l'anima. Solleva la persona da umana a divina, l'anima divina è piena di vita, è come una fontana che non smette mai di dare acqua per dare vita a tutti senza distinguere razza colore e religione. La carità è benevola, è indulgente, è amante e paciere, perdona, spera, riempie di speranza chi è caritatevole e quelli che la incontrano. La carità non è invidiosa di chi ha la grazia, la carità s'ingioisce quando incontra le persone graziate, la carità è pronta a far crescere la grazia in chi ce l'ha ed a donarla a chi non ce l'ha. La carità non si vanta e non si gonfia d'orgoglio, la carità è umile, mite, dolce e buona di cuore. La carità si non vanta e non si gonfia perché è Colui che è. La carità rispetta la volontà di tutti, rispetta anche chi sbaglia e spera nel suo cambiamento. La carità rispetta se stessa, ha il potere sulla sua volontà ed è libera di scrivere, cancellare e fare tutto il necessario per costruire la Pace nel mondo. La carità non gode dell'ingiustizia, la carità soffre quando vede l'ingiustizia e si rallegra quando trionfa la verità. La carità è giustizia fondata sulla misericordia. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, la carità è lenta all'ira e ricca di grazia. La carità è paziente, è umile mite dolce e buona di cuore. Tutto sopporta e tutto spera. La carità è tenerezza per ogni creatura e speranza per chi cerca la speranza. La carità è l'amore nell'uomo, l'amore nell'uomo è il Signore Dio in persona. La carità è il Signore Dio nell'uomo. Così è la carità che noi molte volte confondiamo l'elemosina, così è l'uomo pieno di carità. Come possiamo sapere se noi abbiamo la carità? La carità è il modo in cui si manifesta l'amore, se non abbiamo l'amore la carità non può manifestarsi in noi. Diciamo questo per trovare il modo di scoprire se abbiamo la carità, la Sua assenza rende vana ogni nostra opera Infatti San Paolo sta dicendo: E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. Purtroppo c'è pericolo il pericolo che il serpente, per ingannarci e rendere vane le nostre opere, soffia nella nostra mente la convinzione che siamo a posto perchè ci diamo tanto da fare, ma ci impedisce di chiederci se operiamo con carità, per nostro onore e gloria o forse per non fermarci a riflettere. Il Signore con queste parole, tramite la bocca di San Paolo, sta suonando la tromba per chiamarci ad esaminare la nostra coscienza ed a scoprire chi siamo. Lui è la carità, la nostra carità.. Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. Parola del Signore Dopo aver letto questi versetti, sorge spontanea una domanda: Il popolo che era nella sinagoga ha riconosciuto il Signore Gesù oppure no. Il dubbio nasce dal fatto che prima tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, ma successivamente, dopo aver ascoltato ciò che non faceva loro comodo, volevano buttarlo giù dal monte. Se non ci riuscirono è perché non era giunta la Sua ora e non avevano il potere su di Lui. Passare in mezzo a loro, che volevano farLo fuori, senza che nessuno lo notasse, è già un altro prodigio. Per rispondere alla domanda ci facciamo aiutare da San Paolo che dice: "Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito si conoscono e si amano anche se non si sono mai visti". Il popolo aveva visto che il Signore Gesù non era come gli altri e si era meravigliato che proprio il figlio di Giuseppe fosse dotato di così tanta sapienza e grazia. Per tutto questo Lo accolsero nella mente, negli occhi, nelle orecchie ecc.., ma il cuore non fu interessato neanche minimamente. Quelli che sono guidati dallo spirito non solo si conoscono e si riconoscono ma si accolgono e si amano. Umanamente LO hanno riconosciuto, ma quando le Sue parole ha fatto manifestare chi c'era in loro, hanno tentato di ucciderlo. Noi quando abbiamo conosciuto il Signore, come lo abbiamo accolto? Se lo abbiamo accolto con il cuore siamo pronti a mettere in pratica ogni Sua parola, altrimenti....... Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 09/02/16 alle 01:09 via WEB
Luca 5,1-11 In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono. Parola del Signore. Secondo il pensare secondo il mondo, a questo Simone non converrebbe lasciare il suo lavoro, la sua barca, la sua famiglia e quant'altro possedeva, per avere come ricompensa la crocifissione a testa in giù per mano dei nostri antenati romani, ma agli occhi della verità la sua ricompensa non sarebbe potuto essere più grande perché ha ricevuto la grazia più grande. La sua ricompensa infatti fu/è il regno dei cieli. Da questo possiamo scoprire se noi siamo veramente disposti a seguire il Signore Gesù oppure se preferiamo continuare a vivere secondo il mondo. La croce è ricompensa e la speranza per ogni cristiano, perché essa rappresenta la disponibilità a rinunciare a tutto per avere in cambio il regno dei cieli. Solitamente noi siamo buoni commercianti capaci di valutare se una cosa è per noi conveniente oppure no, ma purtroppo fino ad oggi ci siamo sbagliati. Se non ci fossimo sbagliati saremmo santi. Ci siamo sbagliati perché, pur cedendo di sapere quello che stavamo scegliendo, non siamo riusciti a vedere le conseguenze delle nostre scelte. Per non sbagliarci dobbiamo conoscere la verità che poniamo alla base delle nostre scelte. Quasi sempre quando scegliamo siamo convinti di aver scelto giusto, ma solo alla fine scopriamo se la nostra scelta era giusta o sbagliata, ma quando scopriamo di esserci sbagliato non sempre è possibile rimediare, se non c'è la Sua mano. Quando sbagliamo scelta di vita spesso assomigliamo a quel Pinocchio che accettando di seguire il suo amico Lucignolo, che gli promise di portarlo nella città dei balocchi, alla fine si ritrovò in tutt'altro posto e con le orecchie lunghe. Fino ad oggi abbiamo sempre scelto ciò che ci era sembrato facile da realizzare e ci dava la speranza di arrivare alla felicità! Alla fine abbiamo scoperto che la felicità è una cosa di questo mondo, che quando la incontriamo, se la incontriamo, dura poco, ma per seguire questa illusione abbiamo perso la via della vera gioia, che, come la nostra anima, è eterna ed è vera vita. Chi c'era dietro la nostra scelta, il Signore Dio o satana? La risposta è evidente! Ringraziamo il Signore Gesù che nonostante i nostri sbagli ha accettato la croce per rivelarci la verità e per darci la stessa possibilità che ha dato a Simone/Cefa/Pietro. Simon Pietro, che aveva sbagliato quanto noi, ha avuto questa possibilità che lo ha portato nel regno dei cieli passando per la croce, dopo aver riconosciuto di essere un peccatore. "Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore". Il Signore Gesù vedendo che quest'uomo era sincero e veritiero, non guardò i suoi peccati ma la verità, la sua verità, nella quale viveva. Lui che è via, vita e verità con questo episodio ci ha indicato la via che porta alla vita e che consiste nel conoscere la nostra vera verità. A Lui, che è verità, sono graditi proprio quelli che riconoscono la loro verità. La stessa cosa è capitata con Maria di Magdala e con il ladrone crocifisso alla Sua destra. Questo è un passaggio obbligato. Fino a quando non scopriremo che in noi vive il nemico, l'ingannatore che ci impedisce di vedere come siamo, continueremo a vivere nell'inganno pensando di essere già apposto ed a Lui graditi, quando in verità non lo siamo perché siamo una spina nel Suo capo ed una spada nel Suo cuore. Fino a quando non scopriremo la nostra verità, ciò che guida i nostri passi, il nostro inganno ci impedisce di obbedire al Signore della vita perché pensiamo di sapere già tutto pur non sapendo nulla. Non saremo mai quel Simon Pietro che, sulla Sua parola, butta la rete come obbedienza per poi seguirlo nel cammino verso la vita. Non saremo mai pescatori nè uomini nè di pesci e la prima persona che non pescheremo sarà noi stessi. Oggi il Signore ci sta chiamando esattamente come in quel tempo ha chiamato Simon Pietro per darci la croce che ci guiderà verso il cielo. Se diremo "Eccomi Signore", sentiremo il profumo della Pace e della Vita; sentiremo la gioia di amare ed essere amati anche se questo comporterà rinuncia e sacrificio, ma nella rinuncia e nel sacrificio c'è sempre la speranza e, la speranza è già il profumo della vita. Per darci questa opportunità il Signore ha accettato la croce per noi perché ci ama e vuole farci pescatori di uomini che Lui ama quanto noi. Gioia per noi, gioia per il mondo e gioia per il cielo. Il Signore è la nostra salvezza. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 14/02/16 alle 21:27 via WEB
Dal Vangelo secondo Luca 4 In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato. Parola del Signore Il Signore Gesù, per volontà dello Spirito Santo, viene sospinto nel deserto per essere tentato da satana! Sembra quasi che lo Spirito Santo abbia bisogno di mettere in prova il Signore Gesù, cioè se stesso, per vedere se fosse fedele oppure no. Il serpente satana si presenta spontaneamente perché è tenebra e non vede chi ha difronte. Il Signore Gesù, o lo Spirito Santo, fa questo per dire al mondo che satana prova a far cedere tutti e il più delle volte ci riesce. La prima rivelazione che ci viene fatta, non come parola ma come esempio di vita vissuta, è che il cibo al quale siamo attaccati fino a considerarlo vita, non è importante tanto quanto noi crediamo. Il Signore Gesù rimane in digiuno per quaranta giorni pur avendo ogni potere di trasformare in pane qualsiasi cosa. Con questo gesto ci rivela che non siamo carne e che, anche se morissimo di fame, potremmo essere salvati, mentre potremmo rimanere senza vita anche se avessimo tutta la pastasciutta di questo mondo. Non di solo pane vive l'uomo, il pane non è l'unico nutrimento per l'uomo, per l'uomo il vero nutrimento è l'amore del Signore Dio che lo nutre con la Sua parola. Il pane nutre solo il corpo. Un po' come la benzima nutre la macchina ma non nutre il guidatore che ha bisogno d'altro. La fede consente all'uomo di nutrirsi dell'amore del Signore Dio sia come anima che come corpo. Purtroppo è convinzione di molti che senza cibo non vi è vita neanche per poco tempo. Quanto lontani siamo da questa verità, noi che confidiamo nel cibo e lo pretendiamo ottimo ed abbondante? Se non riusciamo a consumare solo lo stretto necessario, cerchiamo almeno di ridurre un po' la quantita e oltretutto la picevolezza, perché gustare il cibo è un accontentare uno dei desideri della carne che vengono da satana. Infatti satana tenta il Signore Gesù proprio con il cibo, anche se fallisce. Se vogliamo che fallisca anche con noi, occorre mangiare per vivere e non vivere per mangiare. Il Signore Gesù, che è il nostro esempio, ci sta insegnando questo. Dopo questo fallimento, satana offre al Signore tutto il catalogo delle sue disgrazie, cioè le cose del mondo, sperando, ma non troppo, che Questi accettasse, ma pone una condizione: "Se ti prostrerai a me in adorazione, tutto questo sarà tuo! Se il Siognore Gesù fosse stato interessato a qualcosa di quello che satana Gli stava poffrendo, avrebbe accettato. Immaginiamo cosa avrebbe perso, ma non occorre immaginare troppo perché basta vedere cosa è capitato a noi adoratorri delle cose del mondo, anche se la nostra difficoltà consiste nel renderci conto della nostra condizione. In ogni caso vogliamo notare che satana non ha nessun potere su chi non adora lui o le sue esche, ossia le cose del mondo. Lui prende il potere solo su chi lo adora consapevolmente o incosapevolmente. Chi adora lui o le sue esche, sesso, denaro, potere, diventa uno dei suoi, perché gli consente di entrare nell'anima e nel corpo. Chi adora lui o le sue esche, sente ciò che sente lui ed è guidato da lui in ogni opera. L'uomo che adora le cose del mondo, facendo entrare satana nella sua anima e nel suo corpo, diventa cieco come lui. Solo una potenza divina può liberare l'uomo ridotto in queste condizioni, perchè oltretutto ha perso anche il potere sul suo volere. La nostra condizione com'è? E' tale da indurre il Signore Dio a mandare il Suo Figlio a morire sulla croce affinchè ci rendessimo conto di come siamo ed avessimo la speranza di poter recuperare quanto abbiamo perso. Occorre un cammino di ritorno tramite il quale rinunciamo a quanto abbiamo accolto. Il male ed il maligno perderanno il potere su di noi e noi ritorneremo figli del Signore Dio come quel figliol prodigo. Solo in questo ultimo caso, potremo anche noi dire a satana con potenza: Vattene via (vedi Lc 4). La croce è la nostra speranza perché è il segno della nostra rinuncia. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 23/02/16 alle 21:01 via WEB
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi! Parola di Dio. San Paolo ci chiama "fratelli" perché la fratellanza non nasce da legame di sangue ma da quello di Spirito ed è per questo che il Signore Gesù ci ha insegnato a pregare dicendo: Padre nostro...... La fratellanza è amore verso chi è come noi e verso quelli che sono diversi da noi. Con quelli come noi condividiamo ciò che il Signore Dio ci dona, quelli diversi da noi cercheremo di portarli a Lui perché sono lontani, sperando sempre di essere noi sulla giusta via. La fratellanza è amore e l'amore, come già detto, non conosce razza colore e religione. Molte volte ci scoraggiamo perché, se abbiamo l'amore come speranza, vediamo che non riusciamo a trasmetterlo a chi è lontano dall'amore e ci chiediamo cosa sia possibile fare con chi non si accorge di vivere nelle tenebre. In questo caso, l'unica speranza è che il nostro esempio diventi un punto di domanda per chi ci rifiuta. Purtroppo per il male che domina chi rifiuta l'amore, il male peggiore è il bene, perché lo distrugge Noi quando ci sentiamo rifiutati dai nostri fratelli abbiamo la certezza di trasmettere loro amore? San Paolo, che ha tutta la certezza che la vita sia dietro la croce, sta piangendo perché constata che coloro i quali sono stati illuminati con la parola e con il suo esempio, ora si comportano da nemici della croce. Questo è l'amore: Piangere per chi è fuori strada dopo aver pianto per i nostri sbagli. I nemici della croce sono quelli che la rifiutano, quelli che non accettano la rinuncia e il sacrificio. S. Paolo, insegnandoci a rinunciare, non vuole insegnarci cose contro la nostra natura e oltretutto cose che non siano verità. La nostra anima desidera solo la comunione con il Signore Dio e null'altro perché è parte dell'Onnipotente. I nostri attaccamenti, che generano inimicizia verso la croce, sono opera dell'ingannatore satana che ragiona in chi non vuol rinunciare agli idoli che ha lui stesso crea nell'uomo. Il maligno vuole questo perché odia l'uomo a causa dell'invidia e vuole portarlo alla perdizione per accontentare l'invidia che lo divora. San Paolo che conosce la verità sta piangendo perché sa la fine che aspettano i nemici della croce che lui considera fratelli. Il Signore Dio è vita e nutre le nostre anime, quando l'uomo si lascia convincere dal serpente che la vita è nel cibo, confonde il vivere con il vegetare e per questo il "dio" di questo uomo diventa il suo ventre che accoglie il cibo. Noi siamo sappiamo distinguere il vivere dal vegetare? Per scoprirlo è molto semplice, purché seguiamo l'esempio di San Paolo che piange per quelli che non vogliono rinunciare a nulla, cioè per i nemici della croce ed in particolare quando piange per quelli che pensano di trovare vita nel cibo. Chi è nemico della croce/rinuncia è nello stesso tempo nemico del sacrificio per salvare se stesso ed altri. Nel sacrificio c'è la speranza, nell'ozio o "dolce" far niente non vi è speranza. Dove non c'è la speranza c'è la disperazione e prima o poi si manifesterà. Nel materiale, basti pensare: Chi lavora si sacrifica ma ha la speranza di guadagnare il necessario per mantenere la vita. Chi non vuol sacrificarsi non lavora, ma non lavorando non ha la speranza di poter mantenere la vita. La stessa cosa vale nello spirituale: Chi è amico della croce sacrifica ma ha la speranza di vivere. Chi è nemico del croce, come rinuncia e sacrifico, è senza speranza di vita. Noi come siamo? Se accetteremo la croce come rinuncia e sacrificio, che sono insite nella nostra natura umanadivina, otterremo il passaporto divino per entrare nel regno dei cieli dove il Signore Gesù ci sta aspettando per trasfigurare il nostro corpo in corpo glorioso, quale il Suo che passa attraversi i muri e mangia pane e pesce. Guai allora a coloro che avranno ridotto in cenere il loro corpo tramite quella che il mondo chiama cremazione. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 03/03/16 alle 12:07 via WEB
Dal vangelo secondo Luca In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? Se il Signore Gesù non avesse sentito che quelle persone, le quali si erano presentate davanti a Lui per riferire della strage avvenuta, stavano credendo di essere meglio di quelle che avevano subito tale sorte, non avrebbe posto questa domanda. Purtroppo il nemico satana è sempre pronto a soffiare nella mente di chi si espone il credere di essere meglio di altri ed alla fine soffia il credere di essere già a posto quando in verità neanche i santi lo sono. Figuriamoci come sarà chi non è santo, ma lo crede? Io vi dico no. Ora se la risposta è no, sorge spontanea questa domanda: Chi c'è dietro questo inganno? Ognuno risponda secondo ciò che sente, ma la verità è che non c'è una terra di nessuno. O con me o contro di me , dice il Signore Gesù. La santità è l'Amore. Il santo ama se stesso perché, anche se santo, continua a cercare la sua salvezza. Chi s'incammina verso la santità non può non portare la salvezza anche ad altri. Nel santo vive, dimora e si manifesta il Signore Dio che guida i suoi passi. Il Signore Dio ama tutti e cerca di recupare quelli che sono lontani tramite i santi. Per questo il santo non può non cercare la salvezza di altre persone. Basta pensare agli Apostoli ed alle loro opere. Il segno della santità nell'uomo è il rispetto e nel rispetto c'è l'umiltà che gli impedisce di credersi migliore di altri, il santo vive nella verità. Chi non è santo è peccatore e il peccatore è sotto il dominio del maligno. Noi in questo percorso a che punto siamo? In quel tempo il Signore Gesù ha parlato al popolo di quel tempo, ora sta parlando a noi e ci sta chiedendo: Qualcuno pensa di essere meglio di altri? Non ce lo sta chiedendo perchè non lo sa, ma perché noi possiamo renderci conto di ciò che vive in noi. //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». Il Signore sta dicendo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero, ma non ne trovo! Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno? Ogni persona che non è santa è questo albero che non da frutti. Il Signore ha pensato di tagliarlo dopo tre anni che non da frutti, non ha pensato questo dopo il primo anno. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia e tenerezza per ogni creatura. Con altre parole, il Signore è paziente con ognuno di noi, ma noi siamo pazienti con il nostro prossimo? Fondamento della pazienza sono l'umiltà e la speranza. Chi non è umile è superbo ed orgoglioso, il superbo non può accettare che altri sbagliano perché, nel suo immaginario, chi sbaglia è inferiore a lui che crede di non sbagliare mai. La via per far aumentare in noi la pazienza è chiederci, prima di perdere la pazienza a causa del credere di essere migliore di altri, qual è la ragione per la quale sono migliore di chi sto giudicando? Sono certo che la risposta non arriverà e se arriverà non sarà convincente e questo frenerà il nostro perdere la pazienza. Se l'umiltà contribuisce a non farci perdere la pazienza, la speranza aiuta a rafforzarla. Per questo il Signore sta dicendo che non ha disposto di tagliare l'albero già nel primo o nel secondo anno ed ha continuato a sperare che venisse il giorno in cui facesse un frutto, ma alla fine del terzo anno, quando ha perso la speranza, ha deciso di farlo tagliare. La stessa cosa fa con noi e con il mondo. Fino a quando spera di poter trovare un giusto nel mondo, continuerà a dar vita al mondo, ma se non troverà nessun giusto chiuderà la storia umana come al tempo di Noè e Sodoma e Gomorra. Infatti Abramo, nella sua preghierà chiese al Signore: Se troverò 500/100/50/5 giusti, salverai il mondo? Si Abramo, lo salverò, disse il Signore, ma alla fine il diluvio venne perchè giusti sulla terra non ve ne erano. La preghiera di altri può salvarci perché il Signore spera e sperando porta ancora pazienza come nel caso di questa lettura e nel caso di Abramo, ma noi dobbiamo credere che la nostra conversione, il nostro portare frutto, che va ben oltre l'essere brave persone, può salvare noi e il mondo intero. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia perchè ci ama. Non togliamoGli la speranza, altrimenti la nostra fine sarà peggiore del nostro inizio. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 03/03/16 alle 12:10 via WEB
Dal vangelo secondo Luca In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? Se il Signore Gesù non avesse sentito che quelle persone, le quali si erano presentate davanti a Lui per riferire della strage avvenuta, stavano credendo di essere meglio di quelle che avevano subito tale sorte, non avrebbe posto questa domanda. Purtroppo il nemico satana è sempre pronto a soffiare nella mente di chi si espone il credere di essere meglio di altri ed alla fine soffia il credere di essere già a posto quando in verità neanche i santi lo sono. Figuriamoci come sarà chi non è santo, ma lo crede? Io vi dico no. Ora se la risposta è no, sorge spontanea questa domanda: Chi c'è dietro questo inganno? Ognuno risponda secondo ciò che sente, ma la verità è che non c'è una terra di nessuno. O con me o contro di me , dice il Signore Gesù. La santità è l'Amore. Il santo ama se stesso perché, anche se santo, continua a cercare la sua salvezza. Chi s'incammina verso la santità non può non portare la salvezza anche ad altri. Nel santo vive, dimora e si manifesta il Signore Dio che guida i suoi passi. Il Signore Dio ama tutti e cerca di recupare quelli che sono lontani tramite i santi. Per questo il santo non può non cercare la salvezza di altre persone. Basta pensare agli Apostoli ed alle loro opere. Il segno della santità nell'uomo è il rispetto e nel rispetto c'è l'umiltà che gli impedisce di credersi migliore di altri, il santo vive nella verità. Chi non è santo è peccatore e il peccatore è sotto il dominio del maligno. Noi in questo percorso a che punto siamo? In quel tempo il Signore Gesù ha parlato al popolo di quel tempo, ora sta parlando a noi e ci sta chiedendo: Qualcuno pensa di essere meglio di altri? Non ce lo sta chiedendo perchè non lo sa, ma perché noi possiamo renderci conto di ciò che vive in noi. //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». Il Signore sta dicendo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero, ma non ne trovo! Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno? Ogni persona che non è santa è questo albero che non da frutti. Il Signore ha pensato di tagliarlo dopo tre anni che non da frutti, non ha pensato questo dopo il primo anno. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia e tenerezza per ogni creatura. Con altre parole, il Signore è paziente con ognuno di noi, ma noi siamo pazienti con il nostro prossimo? Fondamento della pazienza sono l'umiltà e la speranza. Chi non è umile è superbo ed orgoglioso, il superbo non può accettare che altri sbagliano perché, nel suo immaginario, chi sbaglia è inferiore a lui che crede di non sbagliare mai. La via per far aumentare in noi la pazienza è chiederci, prima di perdere la pazienza a causa del credere di essere migliore di altri, qual è la ragione per la quale sono migliore di chi sto giudicando? Sono certo che la risposta non arriverà e se arriverà non sarà convincente e questo frenerà il nostro perdere la pazienza. Se l'umiltà contribuisce a non farci perdere la pazienza, la speranza aiuta a rafforzarla. Per questo il Signore sta dicendo che non ha disposto di tagliare l'albero già nel primo o nel secondo anno ed ha continuato a sperare che venisse il giorno in cui facesse un frutto, ma alla fine del terzo anno, quando ha perso la speranza, ha deciso di farlo tagliare. La stessa cosa fa con noi e con il mondo. Fino a quando spera di poter trovare un giusto nel mondo, continuerà a dar vita al mondo, ma se non troverà nessun giusto chiuderà la storia umana come al tempo di Noè e Sodoma e Gomorra. Infatti Abramo, nella sua preghierà chiese al Signore: Se troverò 500/100/50/5 giusti, salverai il mondo? Si Abramo, lo salverò, disse il Signore, ma alla fine il diluvio venne perchè giusti sulla terra non ve ne erano. La preghiera di altri può salvarci perché il Signore spera e sperando porta ancora pazienza come nel caso di questa lettura e nel caso di Abramo, ma noi dobbiamo credere che la nostra conversione, il nostro portare frutto, che va ben oltre l'essere brave persone, può salvare noi e il mondo intero. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia perchè ci ama. Non togliamoGli la speranza, altrimenti la nostra fine sarà peggiore del nostro inizio. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 06/03/16 alle 13:24 via WEB
Dal Vangelo secondo Luca """ In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».""" I pubblicani e peccatori sono vicini al Signore Gesù per ascoltare la Sua parola. Il Signore Gesù li rispetta, li ama e cerca di recuperarli senza umiliarli e senza disprezzarli per la loro condizione. Parla a loro tramite la parabola del Figliol prodigo per offrire loro una via ed una speranza di poter recuperare ciò che hanno perso cadendo nel peccato che li ha portati lontano dal Signore Dio, ma lo fa con la delicatezza che appartiene solo a chi ama. Le parabole non sono fatti realmente accaduti, ma sono fatti che possono accadere tenuto conto della mentalità e dell'ambiente in cui si collocano. Le parabole sono oltretutto ciò che il Signore spera che succeda. Scribi e farisei non possono sopportare che il Signore prenda in considerazione quelli che loro considerano inferiori a loro stessi. Con loro, si ripete un po' la storia di Caino. Questo è il frutto dell'opera di satana che fa entrare nell'uomo l'orgoglio, l'invidia e la superbia che lo convincono di essere ciò che non è. A noi è mai capitato? Se la risposta fosse no, sarebbe la prova che ci è capitato ma che non ci siamo accorti. """Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.""" Secondo la "sapienza" degli uomini, questo Padre che divide il patrimonio per darlo ai figli fa bene oppure fa male? La risposta potrebbe essere che ha fatto male perché il figlio va a spendersi la sua parte ed abbandona il Padre. Fino a quando l'importante è la conservazione del patrimonio tutto gira attorno al modo in cui conservarlo, ma quando diventa importante che il figlio comprenda che le vie del mondo portano alla perdizione, la perdita delle ricchezze nulla conta, se serve per salvare un figlio. Questa è sapienza divina e oltretutto la Sua prescienza, cioè la conoscenza di come andranno a finire le cose. Umanamente nessun papà farebbe questo perché la ricchezza non si tocca e oltretutto perché nessuno è capace di vedere nel futuro. Il Signore Dio, che nella parabola indossa la veste di un papà umano, ha invece visto come sarebbe finita questa storia e per questo ha lasciato andare ilo figlio. Il figlio che si è allontanato dal Papà è ognuno di noi e la nostra parte di patrimonio sono le grazie che erano in noi prima di perderle. Il Signore Dio lo ha permesso affinché ci rendessimo conto che lontano da Lui non c'è vita. Purtroppo nella nostra stoltezza crediamo che questa sia la nostra libertà e il nostro diritto di essere liberi per fare come ci piace, senza però renderci conto di quello che abbiamo perso e che ancora stiamo perdendo. "Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre"". Questo giovane che pensava di sapere tutto così come noi abbiamo creduto di sapere tutto, ad un certo punto si accorge del suo sbaglio e cade nella disperazione, ma nella disperazione trova la speranza, anche se può sembrarci assurdo. Il disperato è una persona seduta in un bivio: O prende la via che lo riporta al Padre, il Signore Dio, oppure si lascia sopraffare dalla disperazione e vive l'inferno nell'anima e corpo vivo. Bisogna però vedere quante tenebre sono entrate in lui, le quali soffocano parte o tutta la nostalgia di tornare dal Padre. Ricordiamo i due ladroni sulla croce. In quel tempo, il Signore Gesù ha scelto la parabola del figlio che ritorna al Papà per dare speranza ai peccatori che Lo stanno ascoltando, scribi e farisei compresi, anche se questi ultimi non accetteranno e neanche si accorgeranno che il Signore sta parlando anche per loro. In questo tempo sta raccontando a noi la stessa parabola sperando di trovare un figliol prodigo fra di noi. Se questo figlio non avesse avuto fiducia nella misericordia del padre non sarebbe tornato a Lui. La misericordia salva e fa ritornare figlio chi ha peccato, ma a condizione che vi sia il pentimento. Per questo è scritto che chi crede sarà salvato, cioè sarà salvato chi crede di aver sbagliato, ma è anche scritto che chi non crede di aver sbagliato sarà condannato. Noi crediamo di aver sbagliato? Chi non è santo ha sbagliato, anzi sta sbagliando ancora, ma beati quelli che si renderanno conto del loro errore prima che sia troppo tardi. ""Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.""" Il Padre, che era davanti alla casa ad aspettarlo, gli corre incontro e lo abbraccia, ma non ha bisogno di perdonare il figlio. Chi ama non ha bisogno di perdonare perchè non lascia mai spazio al rancore, alla vendetta ed al rifiuto. L'amore è già perdono ed il perdono è amore e misericordia, ma la misericordia e l'amore non possono operare senza pentimento. Noi dobbiamo preoccuparci del nostro pentimento, la misericordia c'è già, se vogliamo essere come questo figliol prodigo. Ognuno di noi è chiamato ad essere un figliol prodigo, ognuno di noi è chiamato a credere di essere figlio dell'Amore per ritornare figlio dell'Amore che ci sta aspettando e ci è venuto incontro venendo a soffrire nel mondo per noi. Così si realizza in noi la scrittura che dice: Alcuni degli ultimi diventeranno primi ed alcuni dei primi diventeranno ultimi. """"Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».""" Il Signore Dio è il Papà dei papà e vuole recuperare anche l'altro figlio il quale credeva di essere giusto senza esserlo. Con questo gesto da la possibilità anche a lui di scoprire la sua verità. Questo è l'Amore, costruire insieme una famiglia unita nell'amore per un mondo migliore che viva nella vera pace. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 13/03/16 alle 23:54 via WEB
Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Parola del Signore. In quel tempo una donna sorpresa in flagrante adulterio, secondo la legge di Mosè, doveva essere messa a morte per lapidazione. Domanda: L'adulterio è per noi un peccato mortale oppure è un peccato non grave? Lasciamo perdere, la definizione, perché ciò che la scrittura sta dicendo è che per questo peccato è prevista la pena di morte. Quando si parla di adulterio secondo la legge del Signore Dio, non si intende solo il sesso con persona diversa dal coniuge, come previsto codice civile, ma anche il sesso fra persone non sposate. "Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore, dice il Signore. Come mai ciò che in quel tempo era motivo di morte in questo tempo è lecito e lo si chiama "amore" anche fra persone dello stesso sesso? Le leggi degli uomini sono fatte da uomini che spesso hanno perso l'umanità e legiferano secondo ciò che credono convenga loro, ma legge del Signore Dio non cambia anche quando il mondo approva leggi e comportamenti iniqui. Il mondo sta vivendo nel peccato chiamandolo amore! Il salario del peccato è la morte ed è per questo che il serpente satana, che vuole distruggere l'uomo, per ingannarlo ha cambiato nome al peccato e l'uomo, pensando che in questo modo riesce a giustificarsi, ha accettato l'inganno. Così l'adulterio diventa "amore", l'omosessualità diventa "amore", la bestemmia diventa intercalare, l'alcool diventa divertimento, la droga diventa sballo ecc... si sporca il tempio del Signore Dio, il nostro corpo, con la massima indifferenza, ma l'indifferenza non è il segno visibile che l'uomo sta vivendo da morto? Il Signore che ha dato a Mosè la legge, il Signore che ha detto che l'omosessualità è un abominio, il Signore che ha detto che chiunque guarda una donna per desiderale ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore, il Signore che ha detto: "Voi siete il tempio di Dio, chi distruggerà questo tempio sarà distrutto senza pietà" e il Signore che ha detto : Passa questo mondo, passa questo tempo, ma le mie parole non passeranno mai, è sempre lo stesso e guai a quelle nazioni che approveranno leggi contro la Sua volontà ed ammettono modi di vivere fuori dalla Sua legge. Se lo crederemo saremo salvi ma se non lo crederemo saremo condannati senza pietà. Crederlo vuol dire cambiare vita. In quel tempo il Signore Gesù non ha condannato un'adultera alla lapidazione e le ha detto: Voi e non peccare più, ma non le ha detto: Vai perché la tua anima è salva. Le ha dato una possibilità e la stessa possibilità sta dando anche a noi, sperando che anche noi ci ravvediamo. Se così non fosse ci farebbe morire subito, non ci darebbe cioè ancora vita su questa terra. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia, ma se quando giunge l'ora non siamo pronti la sua misericordia si trasforma in giustizia e non vi è cosa più terribile! Facciamo presto perché la nostra ora potrebbe essere in ogni istante! A quelli che volevano lapidare questa donna adultera, il Signore Gesù ha detto di farlo se in mezzo a loro ci fosse stato almeno uno senza peccato, ma nessuno ha avuto il coraggio di dichiarare questo ed hanno così lasciato cadere il sasso dalle loro mani rinunciando a lapidarla, ma avevano raccolto il sasso perché tutti credevano che solo lei fosse peccatrice , dimenticando la loro verità. Se non vi fosse stato questo fatto nessuno di loro avrebbe scoperto di essere come, se non peggio, quella donna. Noi quando giudichiamo, quando disprezziamo e oltretutto quando ci sentiamo meglio di altri perché siamo scritti sul registro dei battezzati, perché nel cammino abbiamo imparato tante cose nuove ecc.. non crediamo di essere peccatori e crediamo di avere il diritto di scagliare sassi su altri. Se abbiamo scoperto la nostra verità, il segno sarà il nostro totale cambiamento, se non abbiamo scoperto la nostra verità siamo come quel popolo che voleva lapidare l'adultera, con una differenza: Loro hanno rinunciato a scagliare sassi su altri, noi invece....... Questa avvenimento non è un racconto per riempire pagine di giornali di quel tempo, ma è l'amore del Signore Gesù che vuole salvarci e che aspetta che scopriamo chi siamo! Per questo è arrivato fino a noi tramite quei messaggeri che hanno dato la loro vita affinché noi ricevessimo questo specchio. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 20/03/16 alle 19:29 via WEB
Dal Santo Vangelo secondo Luca. Oggi è la domenica delle palme per ricordare la festa che gli ebrei fecero al Signore Gesù quando entrò in Gerusalemme. Si chiama domenica delle palme perché gli ebrei fecero festa sventolando le palme . Fin qui è tutto bello, il popolo Lo accoglie Gli fa festa nonostante che fosse abituato ad accogliere in quel modo solo le persone importanti che si presentavano con carri trainati da cavalli di razza. Il Signore Gesù si presente in groppa ad un puledro non domato e questo da un lato è un gesto di grande umiltà e dall'altro lato un segno di potenza che nessun essere umano è capace di manifestare. Se non avesse avuto la potenza non avrebbe potuto cavalcare un puledro non domato. Certamente il puledro Lo riconobbe e si sottomise a Lui, mentre gli stessi uomini che Gli stanno facendo festo presto grideranno "crocifiggiLo". Il puledro si sottomette perché vede lo Spirito, mentre gli uomini non vedono lo Spirito e Gli fanno festa solo perché conoscono con la mente e non con il cuore, le Sue opere! Come mai lo stesso popolo che sta gridando: Osanna, Osanna figlio di Davide, dopo solo quattro giorni griderà "crocifiggilo"? Chi guidava questo popolo? Purtroppo il popolo era guidato da quelli che sono lupi vestiti di agnello che prima o poi vengono fuori e dimostrano la loro vera identità. Scribi, farisei e falsi religiosi hanno avuto il coraggio di voler la crocefissione del Signore per non perdere il loro potere difronte a Colui che scopriva la loro falsità. Basta immaginare cosa avviene nel cuore di questi capi "spirituali", che sono amati ed ascoltati dal popolo, quando lo stesso popolo crede proprio in colui che scopre la loro falsità e Lo mette al primo posto! Molte volte pensiamo che questo avvenga a causa della superbia e dell'orgoglio, ma dimentichiamo che l'orgoglio e la superbia sono satana in persona che vive nell'uomo. Questi lupi vestiti di agnello potrebbero essere ognuno di noi se è superbo e/o orgoglioso. In particolare è ogni persona ambiziosa o/e che non vuole ammettere i propri sbagli per non scendere dal trespolo che sul quale si è coricato. In ogni caso il Signore sta entrando in Gerusalemme pur sapendo che quelli che Gli fanno festa saranno gli stessi che decreteranno la Sua crocifissione tramite Pilato, che collabora per paura di perdere il potere e la gloria. Il Signore, prima di essere arrestato, cena con i Suoi discepoli, non per far festa nè per mangiare del buon cibo, ma per istituire l'eucarestia e oltretutto per realizzare il tradimento di Giuda. Giuda non tradisce perché il Signore lo aveva destinato a questo, ma perché nel suo cuore c'era l'attaccamento al denaro. Il Signore che conosce anzitempo ciò che ogni uomo farà, ha fatto il progetto di salvezza per noi cambiando il male di Giuda in bene, ma ha anche detto guai a colui che mi tradisce: Sarebbe meglio per lui se non fosse mai nato! Quando il Signore istituisce l'eucarestia, benedicendo il pane, che chiama: Mio corpo, e benedicendo il vino che chiama: Mio sangue, offre se stesso come sacrificio vivo per tutti gli uomini delle generazioni di quel tempo e per quelle future. Se il Signore non avesse accettato la croce quel pane e quel vino sarebbero rimasti pane e vino. Sono diventati il Suo sangue e il Suo corpo nel momento che è salito sulla croce, perché con la croce ha veramente dato se stesso per la nostra salvezza e oltretutto perché con la Sua resurrezione abbiamo conosciuto la Sua unità con il Signore Dio Padre che tutto può. Il corpo è la dimora dell'anima e dello Spirito, per chi non li persi. Il Signore Dio con la Sua onnipotenza fa entrare il Suo Santo Spirito nel pane e nel vino affinché tramite essi, che diventano il Suo tempio al pari del nostro corpo, il Suo Santo Spirito venga veicolato in noi per ridarci la vita. Noi crediamo che senza il Suo Santo Spirito non abbiamo la vita? Se lo crediamo vuol dire che una minima parte di Spirito è ancora in noi, non siamo proprio morti ma, per usare una metafora, siamo malati. Al contrario se non lo crediamo siamo morti, il morto non crede nella sua morte, anzi non può! Ricevendo il Suo Santo Spirito tramite l'Eucarestia , non siamo ancora salvi, ma abbiamo quel raggio di vita che ci consente di non perderlo di nuovo, di sentire il profumo della vita e oltretutto e di combattere contro il male e il maligno che ci ha portato fuori strada seguendo gli idoli ai quali siamo attaccati. Noi viviamo due mondi: Quello visibile e quello invisibile, ma se siamo attenti, dalle nostre opere possiamo scoprire ciò che nell'invisibile ci guida. Se non siamo attenti non scopriremo mai chi siamo e chi guida i nostri passi. Promettiamo e non manteniamo, crediamo di essere quando non siamo e pensiamo di sapere quando non sappiamo. Siamo esattamente come Pietro che promette di rimanere fedele al Signore, ma Lo rinnega nel momento della prova perché, quando prometteva, non era consapevole di chi guidava i suoi passi. Solo il suo pianto ha salvato la sua anima. Anche la nostra anima sarà salva solo se riconosceremo le nostre colpe e piangeremo per i nostri errori che hanno causato la crocefissione del Signore. Anni fa un pompiere di Roma, per salvare una persona travolta dalla piena del Tevere, dopo aver posto in salvo la persona stessa , è stato colpito da un grosso tronco ed è morto. Costui ha dato la sua vita per salvare chi era in pericolo, se non ci fosse stato pericolo, non sarebbe andato incontro alla morte. Il Figlio del Signore Dio ha accettato consapevolmente la morte per salvarci e questo è il segno del gran pericolo che stiamo correndo, ma lo crediamo? Se non lo crediamo rendiamo vano il Suo sacrificio anche se partecipiamo a tutte le cerimonie, processioni, feste ecc.... La salvezza viene dal credere e dalle opere che la nostra fede ci induce a fare. Il Signore Gesù accettando la croce come rinuncia totale alle cose del mondo, ci ha dimostrato che la rinuncia purifica, la purezza è lo Spirito Santo in persona e lo Spirito Santo è Spirito di vita. Siamo peccatori, ma il Signore è venuto proprio per i peccatori. E' venuto per portare il perdono ai peccatori che credono di esserlo e si ravvedono, Questo è l'AMORE di che è stato crocifisso a causa dei nostri peccati. Grazie Signore Gesù. Il mio augurio è che la crocifissione del Signore non diventi una delle tante notizie del telegiornale che non ci riguardano.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 31/03/16 alle 19:14 via WEB
Dagli Atti degli Apostoli In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». Parola di Dio Lo stesso Pietro che ha rinnegato il Signore Gesù davanti ad una donna senza potere, ora ha preso la parola e sta dicendo di essere testimone della resurrezione del Signore e di aver mangiato e bevuto con Lui, cioè con Colui che gli ebrei hanno voluto che fosse ucciso tramite la morte di croce. Come mai questo uomo pauroso ora è diventato coraggioso e come mai colui che alzava la voce per dire di non conoscerlo ora, senza timore, sta alzando la voce per dire di aver mangiato e bevuto con Lui dopo la Sua resurrezione? Questo è il segno che accompagna chi riceve lo Spirito Santo. LO Spirito Santo è amore a l'amore è unità. Dove c'è il coraggio ci sono tutte le altre grazie. Un po' come dire: Se la mia mano è in casa tua vuol dire che anche la mia testa, i miei piedi, la mia schiena ecc...sono a casa tua, a motivo dell'unità del corpo. Pietro non ha solo la grazia del coraggio, ma anche la Pace, l'Umiltà, la Sapienza. la Dolcezza, la Purezza. la Mitezza ecc... Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, ma abbiamo le grazie? Se non abbiamo le grazie vuol dire che siamo come una bottiglia chiusa nella quale non è entrato neanche un goccio di acqua pur rimanendo per lungo tempo sotto la cascata! La nostra fede è solo una idea che non ha cambiato la nostra vita. L'unica nostra speranza è credere nella nostra verità ed attivarci per rimuovere il tappo/idolo che blocca la porta del nostro cuore Dal Vangelo secondo Giovanni Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Parola del Signore Quante volte abbiamo augurato buona Pasqua ad amici e parenti? Tante! Ma quante volte ci siamo chiesti cosa stavamo augurando o se quello che abbiamo augurato riguarda la Santa Pasqua? Augurare buona Santa Pasqua, in spirito e verità, vuol dire augurare di morire e risorgere. Morire al peccato e risorgere con un cuore puro pieno di amore e pace. Far morire l'uomo vecchio e risorgere come uomo nuovo. Detto con altre parole, vuol dire augurare un cambiamento che sia fonte di vita. La parola morire forse ci spaventa, ma se così fosse, sarebbe un inganno. Il Signore Gesù, il Santo, il Puro e il Perfetto è morto e risorto per noi nella carne per dare a noi la speranza della resurrezione, un segno dell'onnipotenza Divina e oltretutto per dare a noi il Suo corpo che nell'eucarestia veicola in noi il Suo Santo Spirito di via, vita e verità. Senza il Suo sacrificio non avremmo mai potuto ricevere di nuovo lo Spirito di vita e Lo crocifiggiamo di nuovo quando pur ricevendo il Suo Spirito non apriamo il nostro cuore, al contrario di ciò che ha fatto Pietro. La nostra morte e resurrezione non può assomigliare a quella del Signore, non possiamo cioè morire nella carne perché non siamo pronti. Non siamo né santi, né puri né perfetti. Se morissimo nella carne non risorgeremmo a causa della nostra impurità. Il nostro morire consiste nel pentirci di aver peccato obbligando il Signore a salire sulla croce a motivo del Suo amore. Il nostro pentimento rompe la comunione con il peccato che perde il potere su di noi. Così il nostro cuore ritorna puro e possiamo nuovamente ricevere il Suo Santo Spirito per una vita nuova. Se lo faremo avremo la speranza della resurrezione della carne con un corpo glorificato uguale a quello del nostro Signore che passa attraverso i muri e chiede da mangiare. Il Signore ci ama ed è salito sulla croce per prendere i nostri peccati su di Lui, ma i peccatori che sono gelosi dei loro peccati perché giustificano le loro colpe e quelli che non credono di essere peccatori, resteranno come sono. Il resto lo sappiamo già. Noi a quale categoria di peccatori apparteniamo? Con la bocca possiamo dire di essere pentiti e convertiti, ma le nostre opere lo confermano? Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 05/04/16 alle 13:28 via WEB
Giovanni 20,19-31 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore. Come mai ci persone che credono senza vedere, persone che credono dopo aver visto e, peggio ancora, ci sono persone che non credono anche se vedono? Esempio : Scribi e farisei hanno visto che Lazzaro è risuscitato, hanno visto che un cieco è stato guarito ecc...ma non hanno creduto. Il problema è che quando l'uomo perde il Signore Dio dal suo cuore perde la verità, chi perde la verità perde la vita e chi perde la vita è morto. Il morto non può credere neanche se vede perché è morto ed a lui è detto: Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Il salario del peccato è la morte. Se il peccato non s'incarna completamente nella persona, la morte non è totale. Quella piccola parte di vita che rimane diventa una piccola speranza di tornare alla pienezza della vita, ma occorrerà tanto impegno e tanto combattimento per fare un piccolo passo. Oltretutto occorrerà credere nella propria verità. Solo la conoscenza della nostra verità, la consapevolezza di quello che siamo ci spingerà a cercare la vita. Fino a quando non saremo consapevoli di ciò che siamo, partecipiamo a tutte le cerimonie, andiamo nei santuari, diventiamo eruditi in teologia ecc.., ma dopo lunghissimi anni di cammino scopriamo che il nostro cuore non è cambiato e che siamo quelli di prima o forse peggio. Infatti l'acculturamento religioso, in chi non ha scoperto chi è, e la partecipazione alle cerimonie religiose creano una maschera che ci trasforma in lupi vestiti di agnello pronti a mordere quando qualcuno ci tocca. Quello che è ancora peggio è che questo inganno fa crescere in noi anche la superbia e l'orgoglio che sono satana in persona nell'uomo. Se non vogliamo ingannare noi stessi, dobbiamo seguire i passi del credere. Il primo credere è il credere nella nostra verità di peccatori. Credere di essere peccatori vuol dire credere di aver perso buona parte della vita che era in noi e, oltretutto, di aver colpito il cuore del Signore nostro Padre. E' un errore cercare di scoprire chi è il Signore Dio senza sapere chi siamo noi. Scoprire chi sono diventa allora scoprire che sono, anzi che ero, l'immagine e somiglianza del Signore dell'Amore e della Pace, ma che ho distrutto questa immagine in larga parte. Se ciò che mi è rimasto è sufficiente affinché io possa recuperare, torna in me la speranza. Se scopro solo le mie schifezze rischio di cadere nella disperazione come Giuda, perché dietro a questa scoperta c'è satana che si trasforma in un falso predicatore che mi fa vedere solo il mio sbaglio: Hai visto cosa hai fatto? Hai tradito il tuo "dio"! Non ti rimane che suicidarti o vivere senza speranza ecc... Se il figlio prodigo, quando ha scoperto il suo sbaglio, non si fosse ricordato di essere figlio di chi era figlio, non sarebbe ritornato al padre fiducioso di essere perdonato. Avrebbe cioè fatto anche lui la fine di Giuda, ma questo non avvenne perchè in Lui era rimasto un raggio di luce. La stessa cosa dobbiamo fare noi, se non lo facciamo ci manca quel raggio di luce. Se vogliamo camminare verso il credere o crescere nella fede, dobbiamo scoprire chi siamo, cioè peccatori ma figli del Signore Dio. In questi giorni ho incontrato tante persone che credono di non dover più pensare al passato. Questo è giusto, ma a condizione che abbiamo smesso di pensare al passato quando abbiamo pianto per le nostre colpe, quando cioè abbiamo sentito nel nostro cuore la stessa spada che ha trafitto il cuore del Signore Dio che vive nei nostri cuori. Solo in quel momento sentire sentiremo nella nostra coscienza la voce del Signore Dio: Figlio mio ti ho perdonato. Questo è un passaggio obbligato se non voglio essere, non quello che se non vedo non credo, ma quello che pur vedendo non crede. Il resto lo sappiamo già. Dice il Signore tramite S. Giovanni. Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Credere che il Signore Gesù è il Cristo, il Figlio del Signore Dio, vuol dire avere la vita, ma per arrivare a credere questo occorre prima credere nella nostra verità. Lui è via, verità e vita. Essendo Lui verità, credere nella nostra verità vuol già essere in Lui: Vedi ladrone crocifisso con Lui alla Sua destra. Passa questo mondo passa questo tempo ma le mie parola non passeranno mai, dice il Signore. Ciò che è stato detto in quel tempo è esattamente ciò che viene detto in questo tempo. Chi crede sarà salvo e chi non crede sarà condannato. Nessuno sceglie in piena consapevolezza di essere condannato. Per questo satana convince chi glielo permette che il Signore Dio è solo amore, pace e misericordia nascondendo che è anche giustizia. Vogliamo allora credere in Spirito e Verità per non cadere in questa trappola. La verità è l'amore del Signore per ognuno di noi, è Lui in persona, chi ama la verità ama Lui. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 17/04/16 alle 20:14 via WEB
Dal Vangelo secondo Giovanni 10 - 27/30 In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Parola del Signore. In quel tempo, il Signore disse quello che stiamo leggendo. In quel tempo disse anche: Passa questo mondo, passa questo tempo, ma le mie parole non passeranno mai. Per questo ciò che ha detto in quel tempo lo sta dicendo anche a noi popolo di questo tempo. La sua parola è sempre attuale. Dice il Signore: Le mie pecore ascoltano la mia voce; accettano di fare la volontà del Padre mio che io rivelo a loro. Le mie pecore, dice il Signore, si chiamano pecore perché sono ubbidienti, si lasciano guidare dal loro pastore e sono mattoni vive per costruire il regno di Dio sulla terra. Le mie pecore sono ubbidienti, l'ubbidienza fa scendere su di loro la grazia come la pioggia che bagna la terra e continuerà per l'eterno se rimarranno nell'ubbidienza al Padre mio. Dice il Signore: Quelli che mi amano fanno la mia volontà spontaneamente e con gioia. La loro ubbidienza non è sacrificio o sofferenza, è la loro gioia. Nell'obbedienza passa la vita, la vita è gioia di per se stessa. Quelli che ascoltano la mia parola e la mettono in pratica con la loro obbedienza sono, svegli attenti, decisi, precisi. dolci, umili, miti e buoni cuore. Il loro giogo è soave, portano la croce con gioia, non sentono la fame, non sentono il sonno, non sentono la stanchezza, non temono le malattie del corpo, non temono la morte, vivono da vivi e oltretutto sono luce del mondo e sale della terra. Io, dice il Signore, conosco le mie pecore, il loro cuore è il mio cuore per amare il mondo. Loro sono in me, io in loro, io e loro siamo nel Padre mio e con Lui siamo una sola cosa. Siamo uniti nell'amore, per questo le conosco e loro conoscono me, mettono tutto nelle miei mani; vogliono essere condotte dove vado io. Tutti, dice il Signore, siete chiamati per essere il mio gregge ed a tutti è dato il necessario per essere pecorella obbediente. Quelli che non sono voglio essere mie pecorelle, non sono miei e non sono pecore, sono caproni disubbidienti; e un legno vivo per il fuoco dell'inferno. DALLE VOSTRE OPERE, DICE IL SIGNORE, SAPETE GIA' QUELLO CHE AVETE SCELTO. TUTTI , DICE IL SIGNORE, SIETE CHIAMATI PER ESSERE PECORE; IL PADRE MIO VUOLE LA VOSTRA SALVEZZA, SATANA VUOLE LA VOSTRA PERDIZIONE E VOI SCEGLIETE CIO' CHE VOLETE, MA VI I E' STATA DATA LA POSSIBILITA DI SCEGLIERE PERCHE' OGNUNO RACCOLGIERA' CIO' CHE HA SEMINATO. Io, dice il Signore, e il Padre mio siamo già una cosa sola, se lo volete e vi impegnate per vincere il mondo, il Padre mio sarà il Padre nostro. Per questo sono venuto e per questo vi ho parlato. Il Padre mio è l'Onnipotente, nessuno potrà strapparvi dalle Sue mani. Solo la vostra disobbedienza può allontanarvi dal Padre mio. Io, dice il Signore, vi metto in un bivio: Via della vita e della morte. Quelli che sceglieranno la vita, canteranno: IL Signore è la mia salvezza e con Lui non temo più perché ho nel cuore la certezza la salvezza è qui con me .......................................... Grazie Signore
 
giuscip1946
giuscip1946 il 10/05/16 alle 17:58 via WEB
Dal Vangelo secondo Luca 24-46/53 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio. Parola del Signore E' scritto ed il Signore Gesù lo sta ricordando, che Lui dovrà morire/patirà e che sarebbe risorto dai morti il terzo giorno. Questa scrittura è stata già realizzata. Ora tocca a noi morire per risorgere. Abbiamo già detto che, per ora, siamo chiamati a morire al peccato e non nella carne, perché se morissimo nella carne non saremmo salvi a causa della nostra impurità e delle nostre mani vuote di buone opere. Il Signore Gesù è morto nella carne perché è santo, puro e perfetto, ha potuto morire nella cane perché era pronto per ricevere il corpo glorificato. La nostra morte e resurrezione consistono nel far morire dentro noi l'uomo vecchio e far risorgere l'uomo nuovo per avere un'anima nuova, uno spirito nuovo ed una vita nuova. Risorgere è gradito a tutti e nessuno si oppone, ma a morire nessuno o quasi è disposto. Basti vedere quando qualcuno tocca il nostro "iioooooo", ma non si può risorgere senza morire e questo il problema che frena il nostro cammino verso la salvezza. L' evangelista Luca, ispirato dal Signore in persona, sta dicendo che nel Suo nome sarà predicata la conversione e il perdono dei peccati. Le parole non sono messe in ordine per caso, ma rispondono ai passi necessari che dobbiamo compiere. Prima la conversione e poi, eventualmente, ma senza pretesa, il perdono dei peccati. Conversione e perdono sono le stesse parole di morte e resurrezione. Siamo interessati al perdono? Se sì, vuol dire che abbiamo compreso il nostro errore Se la risposta fosse no, vuol dire che, pur sapendo di aver peccato, non ancora siamo consapevoli della gravita della nostra condizione spirituale e ancor meno della grandezza della grazia. In questo ultimo caso stiamo vivendo nelle tenebre senza rendercene conto. Il Signore Gesù sta ancora istruendo i Suoi discepoli ordinando loro di non andare in giro a chiacchierare con le loro capacità, ma di aspettare che lo Spirito Santo li rivestisse con la Sua potenza. Infatti dopo essere stati rivestiti di Potenza sono andati nel mondo per portare il Santo Vangelo pagando con la propria vita - vedi Pietro. Se noi oggi abbiamo la grazia di poter leggere il Santo Vangelo, lo dobbiamo proprio al loro sacrificio. Mentre li benediceva, si stacco da terrà e venne portato in cielo. E' accaduto un qualcosa che assomiglia alla pioggia. Quando piove le particelle di idrogeno ed ossigeno si concentrano così si forma la goccia che cade sulla terra e dopo averla bagnata evapora di nuovo per tornare nello spazio riassumendo la forma precedente. Lo Spirito Santo ha preso forma è venuto sulla terra ed ora, con la risalita in cielo del Signore Gesù, è tornato nello spazio riassumendo la forma che aveva prima di scendere. Lo Spirito satura lo spazio e noi che viviamo nello spazio stiamo vivendo nel cuore dello Spirito del Signore Dio, ma lo rendiamo sofferente a causa dei nostri peccati, della nostra poca fede e oltretutto per la nostra incapacità di credere nella nostra condizione spirituale. Vivendo nel cuore del Signore Gesù che è tornato nello spazio, ogni nostro comportamento è sotto i suoi occhi e ci darà la ricompensa o il castigo a secondo di quello che facciamo. Per ora ci sopporta perché ci ama, ma fino a quando? Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 17/05/16 alle 13:28 via WEB
Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Parola del Signore Il Signore Gesù sta dicendo che quelli che Lo amano faranno la Sua volontà spontaneamente. Nella spontaneità c'è la gioia di fare ciò che si sente e oltretutto c'è la vivacità. L'amore è di per se stesso gioia che nasce dalla presenza del Suo Santo Spirito nell'uomo. La gioia è di per ser se stessa vita. La presenza del Suo Santo Spirito rende la persona viva, sveglia, attenta, decisa e precisa. Tutte cose piacevoli e desiderabili, ma sono possibile a condizione che l'uomo ami il Lui. L'amore apre il cuore per accogliere l'amato che entrando porta ogni grazia. La natura umana è fatta per accogliere il Suo Santo Spirito e ne sente il bisogno quando le manca. L'anima conosce lo Spirito perché proviene da quel mondo, non vede l'ora d'incontrarsi con Lui e quando s'incontra oltre a gioire, ad essere vivace, ed operare segni e prodigi, è in Pace perché vive la Sua vera natura. Così l'Amore e la Pace diventano come una medaglia dove in una faccia dimora l'Amore e nell'altra la Pace. Il comandamento stesso dice di amara il Signore con tutto il nostro essere. Ora, se il Signore che ha creato l'uomo, sta dicendo di amarLo con tutto il suo essere senza lasciar spazio alla più piccola delle cose mondo, e il Suo Figlio sta ripetendo la stessa cosa, non vuol dire che la nostra umana natura è predisposta per fare questo e che oltretutto trova vita solo in questo? Non poteva il Signore Dio della Sapienza creare l'uomo desideroso delle cose del mondo, piaceri carnali in particolare, per poi ordinargli di amare Lui solo, ma nonostante questo i desideri mondani sono abbondantemente presenti negli uomini. Viene allora da domandarsi: come mai? La risposta è che, se l'anima desidera/adora cose diverse dallo Spirito di chi l'ha creata, non è pura. L'impurità consiste nell'avere accolto non solo il desiderio delle cose del mondo, ma il desideratore stesso, che è satana. Per questo molte volta combattiamo contro i nostri desideri vincendo temporaneamente, ma dopo qualche tempo si ripresentano com una forza superiore. La soluzione al problema ci sarà solo quando avremmo preso coscienza che chi in noi desidera il mondo, chi suscita cattivi pensieri e oltretutto chi guida i nostri passi e il maligno che possiamo sconfiggere solo confidando nel Signore Gesù difronte al quale ogni ginocchia si piega in cielo, in terra e sotto la terra. La fiducia è il fondamento dell'Amore, è infatti impossibile amare qualcuno senza aver fiducia. Il Signore Gesù sta dicendo che quelli che Lo amano rispettano i suoi comandamenti perché si fidano di Lui. Questa fiducia diventerà credere nello stesso momento in cui che sarà totale. Il cristiano diventa cristiano quando tramite la fiducia arriva ad amarLo lasciando a Lui guidare i suoi passi. Quando Lui vive nell'uomo è Lui stesso che fa la Sua volontà nell'uomo. IL merito dell'uomo sarà quello di averlo accolto. Il comandamento di amarLo con tutto il nostro essere e che Lui stesso ci ha dato, è per il nostro bene e non per la Sua gloria. Lui che è vita entrando in noi ci dona la vita. Detto con altre parole, è il Suo modo di farci diventare Suoi figli e nessun onore sarà per noi più grande di questo. Il Signore Gesù è unito al Padre tramite l'amore ed è con Lui una cosa sola, quando dice che la Sua parola non è Sua ma del Padre Suo, Lui che è Lui, sta dicendo che non guida se stesso e non parla secondo se stesso. Noi invece, pur essendo tanto lontani da Lui, pretendiamo di essere sapienti, di poter decidere ciò che è bene e ciò che è male ecc.. Se siamo così, non è questo il segno che siamo sotto il dominio del maligno dal quale Lui è venuto a liberarci? Se lo ammettiamo, siamo pronti per esserne liberati, ma se ci rifiutiamo di crederlo a noi sarà detto: Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Ci sta mettendo in un bivio in cui s'incrociano la via della vita e della morte, ma lascia a noi la scelta della via prendere dopo aver dato luce alle nostre menti e pace ai nostri cuori. La domenica alla quale è riferita questa lettura è quella della Pentecoste, cioè della promessa della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli. La promessa è stata mantenuta perché lo Spirito Santo è sceso come lingue di fuoco sugli Apostoli e su altri presenti cambiando la loro vita. Basti pensare a quanto avvenuto in Pietro, che ha dato la vita per portare a noi il Santo Vangelo, quando prima di ricevere lo Spirito Santo rinnegò il Signore per paura di essere arrestato. Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, ma il cambiamento c'è stato? Se non c'è stato speriamo sia servito ad accendere in noi il desiderio di cercarLO. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 17/05/16 alle 17:07 via WEB
Il santo è colui che ama, la santità è l'amore nell'uomo, l'amore è Dio nell'uomo. Chi non ama odia, l'odio è satana nell'uomo, chi non ama è insatanato. Chi odia è di satana - chi ama è di Dio.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 24/05/16 alle 12:52 via WEB
Giovanni 16-12/15 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». Parola del Signore In quel tempo il Signore Gesù disse agli apostoli che non poteva rivelare loro la verità tutta intera perché non erano in grado di sopportarne il peso e che, al momento giusto, sarebbe venuto lo Spirito della Verità che avrebbe rivelato a loro ed al mondo, la verità tutta intera. La verità è di due tipi: Quella oggettiva che è il mistero Divino che non possiamo compre e quella soggettiva che è la nostra verità, quello che siamo e ciò che non siamo. Forse è meglio dire quello che eravamo e quello che siamo diventati. Oggi la stessa cosa la sta dicendo a noi perché dopo duemila anni di cristianesimo spera di trovare qualcuno capace di poterne sopportare il peso. Lo Spirito della Verità è lo Spirito Santo e si incarna in chi Lui ritiene degno e rivela a chi né è degno la verità tutta intera. Chi cerca di scoprire la propria verità è colui che è degno di conoscerla. Questa grazia è data a tutti, ma beati coloro che la cercano. Sorge allora spontanea questa domanda: Cos'è questa verità personale che non tutti sono in grado di sopportare e cos'ha di tanto tremendo? Molte volte crediamo di essere quando non siamo, crediamo di sapere quando siamo ignoranti, crediamo di essere vivi quando siamo morti, crediamo di amare quando odiamo, crediamo di essere giusti quando siamo ingiusti, crediamo di essere intelligenti quando siamo stolti, crediamo di fare il bene quando operiamo il male, crediamo di essere esseri umani quando non lo siamo, crediamo di essere graditi al Signore Dio quando in verità siamo legno secco per il fuoco dell'inferno ecc.... Viviamo nell'inganno senza rendercene conto. Chi vive nell'inganno è sotto il dominio dell'ingannatore - satana - che è gelosissimo dei suoi malcapitati e, finché può, impedisce all'uomo di scoprire la sua verità servendosi dell'orgoglio, della superbia, del rifiuto e della violenza - vedi quello che ha fatto con il Signore Gesù e con i Suoi apostoli - . Per questo è possibile rivelare la verità solo a chi la cerca e pregare per chi non è capace di sopportarne il peso. Occorre cioè evitare di operare il male pur credendo di fare il bene. Occorre pensare prima di agire e questo è il comandamento da rispettare per poter rispettare tutti gli altri. Tutti gli uomini sono stati creati santi, puri e perfetti ed a tutti è stato dato il comandamento di adorare (adorare è più di amare) il Signore Dio con tutto loro stessi. La disobbedienza a questo comandamento, datoci per il nostro bene e conforme alla nostra natura, avviene a causa dell'attaccamento agli idoli che rubano uno spazio del nostro cuore creato per essere totalmente il tempio del Signore Dio. Se l'uomo non è attento dopo che è entrato il primo idolo ne entra un secondo, un terzo ecc...fino a trasformare la persona in tempio egli idoli. In ogni caso anche se nel cuore ci fosse un solo idolo, già questo, crescendo, occupa tutto lo spazio e da quel momento tutte le opere della persona girano attorno ad esso e sono in funzione di esso. Dietro ad ogni idolo c'è satana con la sua mela di Eva che impedisce alla persona di vivere in Pace. Chi è in queste condizioni accetterà la parola di chi vuole rivelargli la sua verità tutta intera? Non solo non accetterà, ma si scatenerà contro chi vorrebbe aiutarlo e diventa suo nemico. Questo siamo quando in noi si manifesta l'orgoglio e la superbia. Preghiamo allora il Signore che ci predisponga ad accettare la nostra verità tutta intera per incontrarci con il Suo Spirito di Verità che ci da la vita. Il Signore Gesù sta dicendo anche che quando verrà lo Spirito della Verità prenderà da ciò che ha ricevuto dal Padre Suo e ce lo annuncerà. Il Padre, lo Spirito della Verità ed il Signore Gesù si stanno interessando della nostra salvezza perché, Loro che sono la Santissima trinità, ci amano e vogliono restituirci la Loro immagine somiglianza, se accettiamo la nostra verità tutta intera e piangiamo per le nostre colpe. La Santissima Trinità è la nostra salvezza Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 05/06/16 alle 23:44 via WEB
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante. Parola del Signore Il Signore Gesù si trova difronte ad un funerale. E' scritto che non cade un capello dalla nostra testa senza la volontà del Signore Dio. Per questo non è un caso se nel Suo andare il Signore Gesù incontra questo funerale. Il Signore non ebbe compassione per il ragazzo morto, ma fu preso da grande compassione per sua mamma la quale soffriva molto a causa dell'amore per suo figlio. Il Signore non è mai indifferente all'amore, l'amore che portiamo nel cuore è Lui stesso. Se abbiamo perso l'amore, è il segno che abbiamo perso Lui, anche se per amore il mondo intende quello che gli fa comodo! Il Signore Gesù sa che lo risusciterà ma sente ugualmente la sofferenza di quella mamma e la rassicura dicendole di non piangere. Alla Sua parola fa seguito il miracolo. Se non fosse stato colpito dalla sofferenza di quella mamma forse non avrebbe riportato alla vita quel ragazzo, ma oltretutto non avrebbe potuto insegnare a noi che se non entriamo nella sofferenza degli altri non siamo nell'amore e siamo indifferenti ache verso noi stessi. L'uomo peccatore è morto perchè il salario del peccato è la morte Difronte a chi ha vinto la morte, la morte stessa deve indietreggiare, ma occorre che qualcuno pianga per i nostri peccati se vogliamo tornare a vivere. Questo è il valore dell'Amore. Se piangeremo per le nostre colpe il Signore Gesù avrà compassione anche per noi e ci risorgerà dalla morte. Il problema è che noi non crediamo di essere morti a causa del peccato e non piangiamo perché il morto non può piangere neanche per se stesso. Secondo i "comandamenti" che ci siamo dati non abbiamo nulla da rimproverarci e non ci rimpovera niente neanche la nostra coscienza perché anche'essa è morta con noi, ma allora domandiamoci: Perché non sono santo? L'unica nostra speranza è la nostra Mamma Celeste che ci ama e continua a piangere per la nostra condizione ed a pregare il Suo figlio perché abbia pietà di noi. Per Suo Figlio, risuscitare un morto nella carne non costa nulla, ma risorgere un morto nello Spirito non è oltretanto semplice. Infatti per risorgere chi è morto nela carne non occorre la volontà della persona morta, mentre occorre per risorgere in chi è morto nello Spiritoi. Per questo ha accettato la croce per noi dandoci il Suo corpo e il Suo sangue, che noi assumiamo nell'eucarestia. Tramite il suo corpo, che entra nel nostro corpo e il Suo sangue che scorre nelle nostre vene, in noi viene veicolato il Suo Santo Spirito come raggio di vita che ci da la luce e la potenza per credere nella nostra verità e per poter piangere per le nostre colpe. Così Lui avrà compassione anche di noi e ci risorgerà dalla norte eterna. Fino a quando siamo indifferenti alla nostra morte o peggio ancora non crediamo di essere spiritualmente morti perché riusciamo a fare quello che il mondo fa, siamo senza speranza! Qualcuno crede in quello che sta leggendo? Lo spero, perché chi crede sarà salvato. Grazie Signore Gesù.
 
Gli Ospiti sono gli utenti non iscritti alla Community di Libero.
 
 
 

INFO


Un blog di: francesconapoli_fn
Data di creazione: 01/06/2010
 

Sacro Cuore di Gesù

Sacro Cuore di Gesù purificaci da ogni macchia di peccato e donaci salute e salvezza.

Amen.

 

San Michele

San Michele Arcangelo, donaci la forza per tenere lontano le insidie del maligno. Ricaccia negli inferi gli spiriti malvagi e custodisci con la tua potenza i figli di Dio. Amen.

 

 

Sant'Antonio di Padova

O Sant'Antonio, che hai preferito abbandonare la dottrina per vivere nella semplicità, sul tuo esempio, aiutaci a vivere come umili cristiani pieni di sante virtù, la cui grande ricchezza sta nell'essere con Cristo, Salvatore del mondo. Amen.

 

San Pio

O San Pio da Pietrelcina, intercedi per noi presso Gesù affinché ci siano concesse le grazie materiali e spirituali necessarie per ottenere la salvezza eterna di ognuno di noi, cosicché possiamo rendere gloria a Dio come Lui vuole, con cuore, anima e mente. Amen.

 

 

 

noicattolici

 

 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
I commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 

ULTIME VISITE AL BLOG

Singleoggitempestadamore_1967francesconapoli_fnLT97QZZbiagio.carilliclara8marzodaniela.boni67anbo54robertofarris.rfStratocoversprefazione09baby.gcvolmetCherryslcampanianetwork.it
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom