Creato da redazionefuorispazio il 30/06/2009

L'amore secondo noi

ragazzi e ragazze alla ricerca dell'identità di Delia Vaccarello oscar mondadorii

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l'amore secondo noi al Festival di Mola di Bari

Post n°44 pubblicato il 19 Luglio 2012 da redazionefuorispazio




servizio del tg di Antenna sud

Giovedì 19 Luglio 2012 Mola di Bari
“Del Racconto, la Diversità” al Festival nei castelli - Mola di Bari
Incontri
[libri]
L'AMORE SECONDO NOI

di Delia Vaccarello (Mondadori)

[cinema]
TOMBOY

regia di Celine Sciamma

[ospiti]
Delia Vaccarello, scrittrice;

Enrico Fusco, segreteria regionale Diritti, Cittadinanza e Immigrazione;
Teresa Masciopinto, assoc. “UnDesiderioInComune


”Cosa vuol dire essere diversi? Chi decide cosa è diverso e cosa no? E diverso da chi? Da cosa? Si può vivere pensando di non essere diversi dagli altri? Si può vivere omologandosi al resto
La Diversità è al centro del nuovo appuntamento con il Festival di cinema e letteratura “Del Racconto, il Film”.
Protagonista di una serata all’insegna della riflessione, ma anche della leggerezza nel Castello Angioino di Mola di Bari, sarà la scrittrice e giornalista Delia Vaccarello.
Sarà lei, insieme con Enrico Fusco, responsabile di Diritti, Cittadinanza e Immigrazione all’interno della segreteria regionale del PD, e Teresa Masciopinto, dell’associazione “UnDesiderioInComune”, a parlarci de “L’amore secondo noi”, libro pubblicato da Mondadori nel 2005.

“L’amore secondo noi” è un percorso alla scoperta di desideri, speranze, problemi e paure giovanili. Nasce da una serie di incontri tra l’autrice e i ragazzi, incentrati soprattutto sul tema dell’amore e della sessualità. Sette viaggi in tutto che rappresentano sette esperienze di vita, descritte e commentate con un linguaggio alla portata di tutti, mai banale e in ogni caso diretto.

Subito dopo, sempre per “Del Racconto, la Diversità”, la proiezione del film di Cèline Sciamma, “Tomboy”. La storia di Laure, una bambina di 10 anni, appena arrivata in un nuovo quartiere di Parigi con i genitori e la sorella più piccola, che decide di presentarsi ai nuovi amici come fosse un maschio.

Ingresso libero e gratuito
c/o Castello Angioino Mola di Bari
inizio ore 19,30
Mola di Bari(Bari)
Castello angioino, Lungomare Dalmazia, Mola di Bari
ore 19.30
ingresso libero
Info. 3426624110 (clicca per ingrandire)
 
WEBhttp://www.ibambiniditruffaut.it

 
 
 

Sabina Minardi da l'ESPRESSO e Gianluca Matarrelli da RIPENSANDOCI

Post n°42 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

Delia Vaccarello presenta "L'amore secondo noi" & "Sciò"

campagna manifesti murali comune di venezia

I manifesti della campagna antiomofobia "L'amore secondo noi"  del comune di Venezia che prende nome  dal libro di Delia Vaccarello

 

Da l'ESPRESSO

gennaio 2010

 

Nomadi e innamorati colloquio con Delia Vaccarello


in Gioventù bisex di Sabina Minardi

 

 

“Devo definirmi per forza?Dire a tutti i costi se sono etero o gay? Io sono vago”.

Provate a chiedere a un adolescente quale sia il suo orientamento sessuale, e molto probabilmenet vi sentirete rispondere così.

Delia Vaccarello, curatrice della collana Mondadori “Principesse azzurre, racconti d'amore e di vita di done tra donne”; autrice di “Quando si ama si deve partire”, e alle prese con i giovani in progetti di educazione sentimentale nelle scuole veneziane (da cui è nato “L'amore secondo noi: ragazze e ragazzi alla ricerca dell'identità”), quella risposta l'ha ottenuta spesso.

Esattamente con quell'aggettivo, indeciso e variabile, sospeso e sfumato. A conferma di comportamenti frastagliati.


Giovani sempre più “vaghi”. Ho l'impressione, dunque, che la bisessulità stia diventando visibile anche in Italia?”


“Ho l'impressione di due situazioni che procedono parallelamente: da una parte ci sono nicchie adolescenziali di resistenza estrema a ogni forma di esplorazione, in quei contesti dove il bullismo è

forte e dove il gruppo svolge un ruolo fondamentale.Dall'altra ci sono gruppi dove, invece, la sperimentazione e la ricerca di sé sono serenamente accettate e anzi promosse.”



E' il gruppo l'elemento-chiave?


“Sempre quando si parla di giovani. E anche in questo ambito tutto dipende dalla disponibilità del gruppo a condividere e a considerare normali, e praticabili, certi comportamenti”


Le sembra che nella bisessualità delle ragazze oggi ci sia un conetnuto politico, un messaggio ideologico agli adulti sull'uso del proprio corpo?


“Non si può eslcudere. L 'ideologia entra in gioco se si respira nella famiglia di appartenenza. Se ad avere esperienze bisessuali è un ragazzo appartenente a una famiglia ipercattolica o molto bigotta è probabile che il suo gesto abbia quel significato: provocatorio e liberatorio. Più i ragazzi crescono in ambienti liberi, più la loro sarà un'esplorazione positi0va. E un'occasione di crescita.”


Lo spirito che sembra accomunare il racconto della bisessulaità tra le argazze americane è di allegria e naturalezza. E' davvero così?


“Conosco bene la realtà dei giovani americani. Questa è solo la rappresentazione, io sono convinta che vi sia ben poco di giocoso nella bisessualità delle adolescenti. E che anzi in questa scoperta della libertà sessuale si spendano risorse profonde con grande consapevolezza. Perchè c'è di mezzo l'amore”



giovedì 7 gennaio 2010

Delia Vaccarello a confronto


di Gianluca Matarrelli

In un mondo come quello odierno, attraversato dai cambiamenti apportati dalla tecnologia, anche i rapporti umani sono in evoluzione. Anni addietro era praticamente impossibile affrontare determinati argomenti considerati tabù, come il sesso o l’orientamento sessuale.
Molti ragazzi vivevano gli anni dell’adolescenza e della giovinezza in ambienti perbenisti, “prigioni” in cui era vietato parlare delle proprie inclinazioni o porre determinate domande. Negli ultimi anni le cose sono iniziate a cambiare, anche grazie allo sviluppo di nuovi mezzi di comunicazione come Internet che hanno favorito il dibattito su vari temi.
A scuola, tra amici, a volte anche in famiglia, c’è un clima più propenso al dialogo e al confronto. La strada è in salita, è ancora tenace la barriera del pregiudizio. Libri come quelli della giornalista Delia Vaccarello analizzano, in maniera semplice e senza alcuna pedanteria, gli interrogativi e le dinamiche dei giovani d’oggi. Sono rivolti non solo ai ragazzi, ma anche ai “brizzolati” (o “sale e pepe”), che in tal modo hanno un’opportunità in più per conoscere meglio i loro figli e se stessi.

La sete di libertà dei ragazzi

«Il mio lavoro – scrive Delia Vaccarello - tenta di costruire ponti da percorrere tutti insieme per raggiungere il luogo dell’animo dove riposa o è desta una grande sete di libertà. Libertà dai pregiudizi, da ciò che è scontato, dai dogmi, dalle false certezze, dagli ostacoli che impediscono l’espressione autentica di noi, dalle immagini stereotipate che ci intrappolano» (p. 22).
“L’amore secondo noi” è una serie di viaggi tra i desideri, le speranze, i problemi e le paure giovanili. Nasce da una serie di incontri tra l’autrice e i ragazzi, incentrati soprattutto sul tema dell’amore e della sessualità. La giornalista dà la parola ai suoi giovani interlocutori, che parlano (a volte liberamente, altre in maniera anonima) della loro quotidianità, delle loro esperienze, di cosa sia l’amore. Da questi colloqui scaturiscono sette “viaggi”, sette esperienze di vita, descritte e commentate con un linguaggio alla portata di tutti. Spesso la serietà degli argomenti è stemperata grazie alle intromissioni di un personaggio immaginario, un clone della scrittrice battezzato simpaticamente dai ragazzi “Mukkelia”. Un modo per prendere le distanze dai complessi temi affrontati e per fare una pausa distensiva.

I “viaggi” nei territori dell’adolescenza

I protagonisti dei sette viaggi sono eroi alla ricerca di una loro identità. Si tratta di storie che parlano di incontri e scontri, di amicizia, di accettazione o rifiuto, di solitudine, di amore. Ricercare l’altro significa conoscere se stessi, comprendere la propria natura, il proprio orientamento sessuale. L’amore completa, rende maturi, incoraggia all’azione, libera dalle paure. Etero, omo e bisessuali si relazionano, si confrontano, litigano, si allontanano, si ritrovano. Tentano di aprire la porta del loro “giardino segreto”, chiedono “tutto il coraggio del mondo” per affrontare la “seconda nascita”, il periodo travagliato dell’adolescenza caratterizzato da domande che non sempre trovano risposta.
Tanti i temi affrontati nel corso della narrazione: il rapporto con la famiglia, la scuola, la diversità, l’omofobia e il bullismo. E ancora la fantasia, la libertà, l’accettazione, il coraggio, la morte. E soprattutto l’amore, per qualcuno/a e per se stessi. Sono numerose, nel libro, le definizioni dell’amore date dai ragazzi, alcune chiare e profonde, altre complesse, altre ancora poetiche nella loro semplicità. Tutte rivelano la ricchezza interiore del mondo giovanile, rappresentano l’inizio di una ricerca che probabilmente non si fermerà agli anni dell’adolescenza.
Il libro di Delia Vaccarello ricorda a tutti noi quando abbiamo iniziato a cercarci. Ci rammenta che il nostro viaggio non è ancora finito, che abbiamo ancora tante domande da porre, tante risposte da ottenere. Ci sprona soprattutto a stare accanto ai ragazzi nella difficile fase della ricerca della propria identità.
Articolo tratto da Ripensandoci

 

 

 
 
 

Fiamma Tinelli su OGGI

Post n°41 pubblicato il 01 Novembre 2009 da redazionefuorispazio

Keith haringkeith haring

 

 

 

OGGI 29 ottobre/ 4 novembre 2009

Fiamma Tinelli intervista Delia Vaccarello

Amore 14

giovani,disinibiti, eppure romanticoni

 

...Attenzione però: il luogo comune che-ragazzacci-ai-miei-tempi-si-giocava-ancora-a-nascondino,non sta in piedi.

“Troppo facile dare la colpa a loro” avverte Delia Vaccarello, giornalista , scrittrice e autrice de l'amore secondo noi- ragazzi e ragazze allla ricerca dell'identità. “La verità è che nella nostra società il sesso è ovunque. Nelle veline che ballano sul bancone all'ora di cena, negli spot per lo yogurt, sul settimanale che compra paà, con la ragazza seminuda in copertina. Dalla mattina alla sera, i ragazzini sono tempestati di immagini sessuali, per altro ideate e prodotte dagli adulti. Poi però gli chiediamo di ignorarle”......

 

...peccato perchè a parlare d'amore con i ragazzi si scoprono cese interessanti. Per esempio che sotto quegli atteggiamenti da spacconi hanno anche una testa e un cuore.

“Qualche giorno fa sono entratta in una prima liceo per parlare di sentimenti” racconta Delia Vaccarello, che olre a scrivere di teenager è anche consulente del comune di Venezia per le culture giovanili.

“All'inizio era tutto un fare risatine e battute da viveur consumati, Mezz'ora dopo, uno di loro ha alzato lamano. “Senta, volevo saperee una cosa....ma come si fa a capire quando siamo davvero pronti per fare l'amore?”

 

 

 

 

 
 
 

INTERVISTA su PEDAGOGIKA

Post n°39 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

09.04.04 Roma CGIL for the rights

da la rivista Pedagogika


La rivista Pedagogika, nel numero di Marzo-aprile 2006,
dedica una approfondita intervista al libro e alla sua autrice.

“L’amore secondo noi: ragazzi e ragazze alla ricerca dell’identità” (Oscar Mondadori).
Intervista di Maria Piacente a Delia Vaccarello
…..“L’amore è libertà”.
“L’amore è un bellissimo sentimento che si prova verso un’altra persona qualunque sia il sesso”.
“Secondo me l’amore colpisce inaspettatamente e improvvisamente donando gioia, dolore, passione. E’ abbattere le frontiere dell’Io per permettere l’assemblarsi del Noi”.
“L’amore è un gran casino”.
“L’amore è una cosa dove i gay non c’entrano! W la fica”.
“Forse sono bisex, c’è un modo per stabilirlo?”.
“Come si affronta il problema dell’omosessualità con i genitori e con gli amici?” ….




1. Qual è stata la motivazione che ti ha spinta a scrivere questo libro?
Ho scritto “L’amore secondo noi” per cercare e cercarmi insieme ai ragazzi. Non volevo indovinare le “risposte” giuste, ma piuttosto fiutare il modo opportuno per far scattare la comunicazione tra me e i tanti giovani che mi scrivono e che tra le righe lanciano un sos. Mi dicono: “ci sentiamo soli, adulti dove siete?”. Soli in che senso? Si sentono isolati quando provano emozioni forti, sembra loro che questo terreno sia una specie di tabù nella comunicazione con i “vecchi”. L’adulto appare apatico e impaurito. Voglioso di plagiare, di clonare, come dicono loro. L’adulto si mostra ansioso di vedere gli adolescenti come replicanti più giovani, navicelle in miniatura, cloni dell’astronave madre. Il “vecchio”, come dicono loro, appare spaventato dall’avventura emotiva che inizia con l’adolescenza e che accenna alla necessaria separazione. Le prime pulsioni, le fantasie, i coinvolgimenti sono il fischio di partenza del viaggio iniziatico che vede protagonista il/la giovane e terrorizza l’adulto.

1b. I ragazzi vogliono essere ascoltati. Ma che cosa hanno da dire?
Sono gli inviati speciali della società che sta cambiando. La stessa che gli adulti di oggi non sono riusciti a trasformare. Loro sanno di essere più avanti. "Noi questi cambiamenti li stiamo vivendo in diretta e vorremmo che qualcuno ci desse la linea e ce li lasciasse raccontare. Tu ci hai dato la linea e noi ti siamo grati", mi scrive Andrea, 19 anni. “Questa linea la vogliamo eccome, non è vero che siamo "vuoti" e disinteressati nei confronti di tutto; questa è solo una scusa per non farci parlare, anche perché quando parliamo, osserviamo, ci entusiasmiamo, PENSIAMO, per qualcuno è molto molto pericoloso”, riecheggia Consuelo 17 anni. E’ evidente: i ragazzi hanno la netta sensazione di spaventare. I giovani vogliono comunicare, e quando ce la fanno, quando mettono in parallelo la comunicazione interiore e quella col mondo, non si fermano più. Riescono ad accendere il cell. interiore se qualcuno li ascolta, ma a volte possono anche farne a meno. Entrati in contatto con loro stessi, vanno nei blog e parlano a tutti. Questa è la loro forza, che gli adulti sono chiamati a non ignorare.

2. Il libro: “L’amore secondo noi” ci spinge inevitabilmente a porti questa domanda: cos’è l’amore secondo gli adolescenti?
Sarebbe meglio dire cosa sono “gli amori”, perché i sentimenti sono tanti, ma una è la domanda segreta. All’amore i ragazzi chiedono di svelare la propria identità nascente. La sorpresa che per loro costituisce l’accoppiamento tra sentimento e sessualità è uno stupore identitario. “Senza di te io chi sono”, è il titolo di una delle storie che mostra la dipendenza dall’amore e contemporaneamente la scommessa in atto, questa: se amo, inizio a scoprire chi sono. “Quando mi innamorerò sarà una frana”, dice una sedicenne. Frana sta per crollo dei vecchi schemi, del “troppo noto” delle abitudini familiari, a vantaggio di una tensione verso un modo nuovo di essere. Frana è evento temuto e desiderato. L’amore è una promessa. In una società omologata, spesso bloccata nel suo percorso trasformativo, l’adolescente che ama, e dunque che interpreta il suo compito - cioè quello di diventare se stesso, di differenziarsi dal nucleo di origine, di autonomizzarsi - fa paura. Ma lui/lei invece non ha paura di questo percorso. Anzi forse intuisce che è solo così che potrà superare gli adulti e diventare “grande”. Solo così potrà esperire il fascino di sentirsi unico e non la paura di sentirsi solo.

3. Quali sono state le domande che più sono emerse da questo confronto?
“Quando siamo pronti per fare l’amore?”: questa è tra le più frequenti, e denota che alla scoperta del corpo che si trasforma, diventando pronto per fare l’amore, loro vogliono giungere “pronti” anche dal punto di vista emotivo. Vogliono presentarsi “interi”. “Perché il gruppo ha paura della passione a due?”: interrogativo che rivela la tensione tra l’essere e l’identificarsi. “Come faccio a scoprire se sono etero o bisex. Mi sento vago, devo decidermi per forza?”: domanda che getta luce sul terreno della ricerca dell’orientamento sessuale, battuto dai ragazzi, spesso demonizzato dagli adulti.

4. I giovani di cui si parla in questo libro sono assetati di un ascolto libero e di un confronto emotivo, desiderano parlare delle loro esperienze più intime e personali. Come si possono porre gli adulti rispetto a questo?
Gli adulti devono gestire il magone che li prende - a volte si tratta di vere e proprie ferite - quando impattano con l’emotività dei figli. Oggi gli adulti sono fragili: assenza di ideali collettivi, senso di morte e distruzione in dosi massicce, pericolo di essere invasi da nemici in carne e ossa o virali o sotto forma di “macchine volanti” ecc.ecc., latitanza di etiche eque e solidali, sia religiose che laiche, senso di isolamento, “greggismo”, rarefazione del valore della dignità che offre il lavoro, incapacità di trovare forme sociali di convivenza all’insegna della qualità dei rapporti, questi sono solo alcuni dei motivi che vedono gli adulti “giovani invecchiati”. La società italiana rischia di perdere la scommessa trasformativa per ripiegare su modi di vivere anni ’50. Gli adulti di questa società sono individui che spesso hanno mancato l’appuntamento con la storia, personale e collettiva.
Come possono vedere i loro figli? Come estranei, piccoli alieni in casa, che devono in tutti i modi essere “annessi”, omologati. I giovani di oggi hanno strumenti di informazione che dieci anni fa erano solo un sogno. Internet li mette a contatto con le società che hanno vinto la sfida trasformativa a differenza di quella italiana. Internet, e non solo, fornisce loro grandi possibilità di comunicare.
Ci siamo occupati del web e dei ragazzi non abbastanza da valutare, a mio avviso, le grandi potenzialità del mezzo nel campo della comunicazione. E i ragazzi sono assetati di comunicazione e protestano perché ne trovano troppo poca. Ancora. Loro sono pronti a partire, e dicono che hanno bisogno di imparare. Cosa? Possono conoscere molto e vogliono imparare a scegliere. Un adulto che non ha scelto non riesce ad educare i giovani a scegliere. Allora l’adulto deve farsi piccolo. Ha il dovere, se vuole sentirsi adulto “amante”, di individuare i suoi limiti. Oggi gli adulti sono come erano gli analfabeti che mandavano i figli a scuola. Devono tifare per loro, sapendo che presto, prestissimo, i ragazzi li supereranno. Allora, consapevoli dei propri limiti storici ed esistenziali, devono sapere ascoltare e cercare di capire. Devono avere anche la forza di dire: non capisco tutto, ma proviamo a vedere in che modo potrai farcela.


5. Che cosa possiamo fare noi adulti per alimentare le passioni relativamente a sentimenti, relazioni, politica, amicizia, amore, pace e libertà di scelta?
E’ semplicissimo: innamorarci. O, meglio, amare profondamente. Appassionarci. Sentire la vita senza schermi, con la schiena dritta, senza ripiegare, recuperare, “taroccare” come dicono i giovani. Dobbiamo smettere di rinunciare e cominciare a vivere. Noi, quarantenni, cinquantenni, sessantenni di oggi, tendiamo a vivere con la testa fuori dalla vita e confiniamo i ragazzi nell’anticamera. Ci siamo collocati altrove – nel già visto, nel troppo noto, nel “vecchio”, appunto - e riserviamo a loro un posto nella sala d’attesa. Nel frattempo pochi vivono. Dobbiamo essere umili e iniziare noi per primi un percorso di trasformazione e di rinnovamento per vivere non passioni tristi, ma passioni degne di questo nome. Per cercare soluzioni nuove. I ragazzi sgraneranno gli occhi. Ci riconosceranno come interlocutori. Faccio un esempio. Quando si parla con loro, penso che non bisogna mai dire: fai così. Ma portare, per creare la giusta empatia, esempi in cui noi stessi abbiamo dovuto prendere una decisione complessa. E mostrare loro che l’”emozione” e la “comprensione” sono corredi e funzioni che servono ad ognuno nel proprio viaggio personale, e non titoli vuoti di libri che non si aprono mai, lasciati a morire sugli scaffali. L’adulto autoritario oggi non può funzionare. Quello “amicone” fa danni. Occorre l’adulto pronto ad ascoltare e a rinnovarsi per primo, non un adulto sconfitto. Occorre l’adulto “in divenire”, un divenire intelligente di sé e rispettoso di ciò che non sempre può capire. Essere adulti, secondo me, vuol dire diventare capaci di rendere comunicabile l’avventura umana che viviamo con pienezza. In questo modo non respingiamo, attiriamo. Nutriamo.


6. Sembra che questi ragazzi possano esistere e riconoscersi solo negli sguardi e parole di adulti che sappiano essere un punto di riferimento. Così come dice Maria Zambrano: “ Ci vediamo nell’altro, e solo quando qualcuno raccoglie la nostra storia, la storia delle nostre pene, della nostra contentezza e del nostro fallimento, solo allora ci conosciamo. Come conoscerci se non ci conosce nessuno?”
Quando non ci conosce nessuno la nostra identità diventa un puzzle da comporre. Spesso di alcune parti di noi stessi abbiamo un vago sentore, mentre inabissiamo quelle originali a vantaggio delle parti accettate socialmente. I ragazzi che non trovano orecchie che li ascoltino devono fare un lento lavoro compositivo. Un lavoro che in parte è fisiologico per ognuno che cresce, nessun orecchio infatti ascolta la nostra interezza. Forse a farlo è l’orecchio della nostra interiorità, quando è capace di unire consapevolezza e inconscio. Comunque abbiamo bisogno dell’Altro. Ci sono altri capaci di restituirci ampie immagini di noi, e altri in grado di darci solo schegge, frammenti. Altri ancora sono superfici opache. Allora diventiamo esploratori. Ci muoviamo con un io sconosciuto tra persone che spesso non hanno voglia di ascoltarci, e dobbiamo scoprirci da noi. I tanti ragazzi che mi scrivono sono assetati di storie in cui identificarsi, di libri che centrino il fondo delle questioni. Sono assetati di conoscenza. Molti sono stati colpiti dalla vicenda di Carlo Giuliani, per loro è diventata una storia emblematica e necessaria per la costruzione del sé. Se mancano adulti che facciano da specchio e da contenitore, i giovani si cercano nella cultura: storie, musica, fumetti, Internet. E si costruiscono in silenzio, rischiando di lasciare anche dentro il proprio sè vaste aree prive di parole. Credendo spesso che comunicare sia un’utopia. La comunicazione è sistemica e segna un punto di non ritorno: se iniziamo a comunicare non la smettiamo più. Ma per comunicare davvero dobbiamo farlo sia con noi stessi che con gli altri.


7. Quali sono, secondo te, gli elementi di differenziazione nella costruzione dell’identità di genere tra l’attuale generazione e quella passata?
Le ragazze sono più cariche, hanno più spinta di quanto non l’avessero prima. I ragazzi hanno un sotterraneo ma vivo desiderio di aprirsi. Le ragazze lesbiche si sentono meno ufo, le ragazze etero esplorano il pianeta bisex. I ragazzi gay fanno fatica ma non si nascondono sempre. I ragazzi etero tacciono meno di prima. L’identità di genere, l’essere maschio o femmina, è meno potentemente condizionata dal ruolo sociale di genere, cioè da quanto la società impone al genere per tradizione. Io ricevo lettere anche da diciassettenni trans, questo significa che si comincia a poter parlare di identità di genere non come dato biologico ma come acquisizione della consapevolezza di genere.


8. Freud afferma: “Nell’inconscio la differenza sessuale non esiste”. Cosa ne pensa a proposito?

Posso parlare dell’Inconscio da scrittrice. Mi misuro con l’esperienza che ho di zone remote dentro di me che, se raggiunte dal mio sentire, mi mettono in contatto anche con un sentire più vasto, collettivo e transtemporale. In questo mondo interiore, lunare, singolare e collettivo, possiamo esperire dimensioni universali. Possiamo identificarci con un maschio anche se siamo femmine, con un giovane anche se siamo adulti, con un animale anche se siamo esseri umani. L’inconscio ci può mettere in condizione di trascendere la nostra finitezza e i nostri confini. Quando questo avviene l’esperienza è di forte intensità. Ma solo se abbiamo una identità solida, e per identità intendo anche l’identità di genere e sessuale, possiamo, a mio avviso, “naufragare in questo mare”

9. Secondo lei quanto la società odierna condiziona la scelta sessuale?
La condiziona a colpi di ignoranza. I ragazzi sono bombardati di immagini e sono poco raggiunti dalle informazioni. C’è poi un’avanzata del dogma cattolico repressivo che azzera i presupposti stessi della scelta, definendo normale l’eterosessualità e deviante il contrario. A mio avviso la scelta sessuale consapevole fa parte della scelta più vasta che un individuo fa nella propria vita. Io direi che oggi, essendoci ampie aree di incertezza, c’è la possibilità della sperimentazione e persino della “sana confusione”. Ma non c’è l’educazione alla libertà, e quindi non c’è l’educazione alla scelta.


10. Che peso ha la famiglia nello sviluppo psico – affettivo degli adolescenti relativamente alla strutturazione dello sviluppo affettivo?
Enorme. Un adulto padre o madre “sviluppato”, in grado di amare, è di per sé un insegnante. Un adulto insicuro, conformista, strumentale, è un diseducatore. Poi ci sono gli adulti innamorati dell’essere genitori. E non solo la norma. Chi è innamorato trepida e si cerca, e cerca i modi di far fiorire l’altro. I “genitori innamorati” sono rari, ma esistono. E contribuiscono alla felicità dei figli. Ma non dimentichiamo il peso degli altri adulti. Gli zii, i nonni, i cugini più grandi. Non dimentichiamo il valore delle nuove convivenze, la presenza delle persone omosessuali nelle famiglie…. Una famiglia solida è una famiglia che si apre alle differenze e dunque allo sviluppo dei suoi componenti.

11. Dal suo libro emerge che una parte dei giovani incontrati siano orientati verso una scelta omosessuale. Può essere considerato un passaggio? (Nota: ho tolto transizione perché mi sembra ripetitivo l’accostamento tra passaggio e transizione)
Questa è la “domanda tipo” di chi veicola un pregiudizio. Ai giovani gay e lesbiche si dice spesso: “vedrai, è una fase, ti passerà”. E loro si vivono come in un’eterna anticamera, in attesa di entrare nella camera vera, quella della scena eterosessuale. In nome della par condicio facciamo questa domanda anche rispetto alla eterosessualità. Può essere considerata un passaggio l’eterosessualità di molti giovani incontrati? Certo, in adolescenza può essere considerato un passaggio sia l’amore etero che l’amore omosex. L’orientamento sessuale è una acquisizione della maturità affettiva. Le pratiche sessuali sono solo indicatori in tal senso. In realtà scopriamo il nostro orientamento sessuale quando per la prima volta ci sentiamo davvero completati da un altro essere che viviamo come compagno di vita. Il sesso di questo essere ci rivela il nostro orientamento. Ci sono persone che non raggiungono mai una vera solidità di relazione. Tutti coloro, ad esempio, che possono “sostituire” l’oggetto amato e che in ogni relazione apparecchiano il medesimo scenario. Individui che non approdano mai al rapporto con l’Alterità dell’oggetto amoroso, nel cui inconscio, c’è un messaggio segreto indirizzato al nostro. Dunque non demonizzerei le transizioni, né enfatizzerei le apparenti solidità che spesso sono applaudite perché rassicuranti per il gruppo. Chiederei ai giovani se conoscono l’amore. Ed è quello che ho fatto.

12. Se scoprirsi omosessuali porta a un senso di inadeguatezza, quanto questo malessere interferisce nel processo di formazione di identità personale?

Interferisce se non ci sono interlocutori. L’inadeguatezza può essere solo sociale, non di esperienza. Ne “l’amore secondo noi” ci sono espressioni di amore omosex altissime così come espressioni di amore etero. E’ il pregiudizio sociale che disturba la ricchezza delle relazioni. Il ragazzo/a che non può tornare a casa raggiante perché si è innamorato di un compagno, che impara a nascondere i segnali del coinvolgimento, è un ragazzo che rischia di abituarsi a inabissare le emozioni e che deve conquistare ciò che agli altri coetanei spesso è dato come ovvietà. L’identità si costruisce nelle relazioni, e se ci sono troppi silenzi le relazioni risultano mutilate. C’è però un’opportunità in più oggi per i giovani omosex: la passione vive di segreti. Oggi il gruppo si impone – il gruppo familiare, di ragazzi, sportivo… - e osteggia la passione a due. Nel gioco della passione la ragazza lesbica e il ragazzo gay potrebbero avere un’opportunità formativa in più rispetto al ragazzo e alla ragazza etero, che vengono subito inclusi e annessi nel gruppo sociale oggi molto omologante. Non dimentichiamoci che i ragazzi hanno bisogno dei segreti, dovendo loro stessi scoprire il proprio. Nel segreto che ognuno di noi è in grado di reggere riposa spesso il volto del nostro talento, viene custodito il respiro della libera immaginazione che potrebbe essere soffocato da presenze troppo contigue. Nel mondo misterioso che l’adolescente riserva a se stesso, ed è in grado di proteggere, c’è una promessa di creatività. Nel buio, illuminato dalla fiammella di un sé generoso e sensibile, riposa l’artista, il poeta, la grande persona del futuro.
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INTERVISTA di GHITA GRADITA su ULTIMA PAGINA

Post n°38 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

delia a fumettimukkelia


da
Ultimapagina

intervista di Ghita Gradita



Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice presenta il suo
nuovo libro “L’amore secondo noi”

“Le tematiche relative al mondo omosex e trans sono sempre più centrali nel
dibattito che impegna l’opinione pubblica”


Curi la rubrica "Liberi Tutti" su l'Unità. Si tratta di uno
dei primi (e unici) esempi di rubrica lgbt su un
quotidiano nazionale. Che difficoltà incontri?


Spazio. Solo una parola per dirlo. Ce ne vorrebbe di più. Quello di cui dispongo mi dice: scegli. Le tematiche relative al mondo omosex e trans sono sempre più centrali nel dibattito che impegna l’opinione pubblica. Avendo una pagina quindicinale occorre scegliere. Scelgo di volta in volta approfondendo gli argomenti che mi sembrano più essenziali. Cerco il “suono” di fondo, o il rumore, fai tu, che unisce i tanti altri. Si è parlato tantissimo di Pacs ma di fatto lo scontro è un altro. A volere la guerra sono le gerarchie cattoliche che hanno giudicato per decreto, sulla base di vangeli che non si sono mai espressi, gli etero normali e gli omosex devianti. A questi, gli omosex, il compito di cercarsi e di trovare, gratta gratta, la verà identita etero che è in loro. Da quando è stato eletto Ratzinger a Papa l’offensiva è fortissima. Anche di Pacs si è parlato tanto perché al Vaticano non va giù, e la politica ne viene influenzata. Nel frattempo la gente vive piuttosto maluccio. Da una parte se ne frega, dall’altra non può non sentire il richiamo all’ordine degli alti prelati. Allora le questioni centrali diventano: omosessualità e fede, laicità e integralismo, scuola e sullo sfondo sempre la libertà di orientamento sessuale. Poi è venuta alla ribalta la questione trans con la vicenda Lapo Elkann. E il nostro paese si è scoperto orrendamente indietro. Allora devi ridire l’abc sulla transessualità. Già detto tante volte su liberi tutti. Ma occorre precisare, ribadire. Insomma, far sentire che gli individui non possono essere messi sotto nessun ombrello. Bisogna informare a partire da ciò che evidente e che il pregiudizio fa di tutto per offuscare. L’obiettivo è : informare scegliendo e comunicando sempre.

In questo periodo in cui tutti sembrano avere voglia di
dire qualsiasi cosa sulla questione dei Diritti delle
persone omosessuali come è possibile farsi ascoltare?


Occorre avere fiuto e competenza. Di opinion maker è pieno il mondo, e alcuni non sono poi da buttar via. Ma chi da tempo approfondisce questi temi deve riconoscere a se stesso tutta la giusta autorevolezza. Un conto è essere voci fuori dal coro, un altro è essere voci che nel coro dicono la propria con precisione, fermezza e fiuto. Dire la cosa giusta al momento giusto è un’arte che raramente s’improvvisa.


Non trovi che attorno al tema del PACS l'atteggiamento
delle lesbiche e dei gay italiani sia un po' tiepido?


No. Noi parliamo di Pacs da anni. Quando io ho iniziato a parlarne mi dicevano di sciogliere la sigla, perché in pagina titolare sul Pacs era come farlo sul Funcs. Sai cosa vuol dire Funcs? Pensa un titolo così: Gli omosessuali lottano per il Funcs. Che vuol dire? Niente, funcs non vuol dire un bel niente. Scrivevo Pacs e sembrava Funcs, cioè niente. Oggi dire Pacs è come dire Jazz, bit, Pc. Chiunque lo capisce. Allora non si tratta di scarso calore, ma di battaglie fatte da anni. Ho visto piangere gente in piazza quest’estate a Roma dinanzi alla celebrazione di un Pacs sebbene simulato. Avrebbero pianto per un Funcs? Per noi il pacs è storia, minimo indispensabile, parola d’ordine. Ma chissà quando sarà legge.


È uscito recentemente il tuo nuovo libro, ce ne puoi
parlare?


“L’amore secondo noi” (Oscar Mondadori) è un ponte su cui s’incamminano tutti. Tutti i ragazzi si cercano, e ci siamo scocciati di vedere proiettata anche su di loro la tenaglia dei diversi di qua e normali di là. Si cercano e si fiutano, vogliono fare l’amore “secondo loro”. Ho raccolto tantissime domande che i ragazzi mi hanno fatto su bigliettini anonimi, in diverse scuole. Perché i ragazzi vogliono essere ascoltati, ma non clonati. E se sei anonimo nessuno ti clona. O per lo meno sfuggi, finché puoi. Ti dai il tempo di prendere fiato e di trovare la forza di dire: io sono. I vecchi (che siamo noi) sono spesso cinici, svaccati, alieni, troppo rilassati, distratti. Loro stanno giocando la partita dell’amore per la prima volta. Sentirli è fantastico, essere loro amica è vitale per me. Ho
raccolto sette storie, ciascuna storia è seguita da un viaggio nel quale, con i ragazzi, assaporiamo le emozioni con un linguaggio onirico, associativo, gergale. Noi tutti viviamo esperienze senza gustarle, facciamo un continuo zapping, un frullato di sapori. Soffermarsi è radicarsi. E’ connettersi al server remoto dell’emozione che ti dice: dai, stai proprio vivendo un’esperienza wow.

Quale è l'ostacolo più grande che i giovani incontrano
nel trovare prima e affermare poi la loro identità?


Viviamo in un mondo di conformisti da paura. L’identità fa scandalo, prevale lo stile fotocopia tra i vecchi. Stiamo zitti, atterriti dal benché minimo bisbiglio autentico di noi. I ragazzi devono fare tutto da soli. E cercano un “vecchio”, cioè uno di noi, che sia meno pavido degli altri. Che sia. E basta. Quando non lo trovano annaspano un po’ ma poi sono capaci di stupire. Se non lo fanno sono già out, tagliati fuori.


Il disagio è così legato alla presa di coscienza del loro
orientamento sessuale?


Il disagio è tutto nella mancanza di libertà e nell’occultamento delle parole che schiudono porte importanti. Non bandiere, ma parole. Se a scuola Achille e Patroclo sono amici la cosa si fa difficile. Un ragazzo persiano racconta ne “l’amore secondo noi” che sentiva il suo ragazzo intima fibra di se stesso, che aveva una infinita sete di baci. Capisci bene che la parola “amicizia” va a farsi benedire. Quelli si amavano e basta. Saffo amava le donne. Silenzio. A scuola si dice raramente. Rossella O’Hara forse non amava nessuno, magari amava Melania, eppure è un mito dell’amore etero. I ragazzi non vivono in un regime di libertà lessicale e cercano come pazzi la verità. Sono raccoglitori clandestini di sapere. Il disagio sta tutto qui. Nella dittatura di una educazione taroccata che è solo avvio alla deformazione sessuale. Loro cercano una unica forma, ciascuno per sé. Quando la trovano conoscono la gioia. La cultura, vera, intima fibra di noi stessi per parlare come il giovane Omar, è gioia.

Approveremo la legge sul PACS?

Si può dire: chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza. Oppure: in bocca al lupo. Quale versione scegli?

Il premio giornalistico europeo a “Liberi Tutti” e
all’Unità


L’Unità e la rubrica “Uno, due, tre… Liberi tutti” sulle identità gay, lesbiche, bisex e trans firmata da Delia Vaccarello vincono a livello nazionale il premio giornalistico europeo “Sì alle diversità. No alle discriminazioni” e concorrono per la finale europea. Il premio indetto dal commissario europeo per il lavoro, gli affari sociali e le pari opportunità, Vladimir Spidla, riconosce per la prima volta i giornalisti che hanno contribuito alla lotta contro le discriminazioni sul posto di lavoro. Premia venticinque vincitori nazionali, uno per ogni paese dell’UE, e nel corso del mese selezionerà tre finalisti europei. L’Unità vince con l’articolo “I militari gay sfidano l’esercito dei pregiudizi”, che risponde, secondo il parere della giuria nazionale, ai requisiti richiesti: “impegno ed eccellenza nel comunicare i provvedimenti di valorizzazione della diversità sul posto di lavoro e di lotta ala discriminazione sulla base di origine etnica o razziale, religione o credo, invalidità, età e orientamento sessuale”. L’Europa, che non ha scelto Rocco Buttiglione sulla base delle sue posizione omofobiche, non fa mancare attenzione alle tematiche relative all’orientamento sessuale e premia l’Unità per il lavoro svolto fino adesso contro le discriminazioni. Vladimir Spidla si è congratulato con i finalisti sottolineando che “la legislazione dell’Unione europea contro la discriminazione sarà in grado di proteggere le persone contro un trattamento meno favorevole sul lavoro solo se esse saranno veramente informate sui loro diritti. Questo è il motivo per cui i giornalisti e i media sono così importanti nel contribuire a risvegliare la pubblica consapevolezza su come la diversità arricchisce la nostra vita lavorativa. (da l’Unità del 26 aprile 2005)

 
 
 

INTERVISTA Di PASQUALE QUARANTA per IL CASSERO

Post n°37 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

Mezzo gay
Le storie di Delia
Quattro chiacchiere con Delia Vaccarello, giornalista, scrittrice lesbica e docente di Media e orientamento sessuale nelle università di Bologna e Urbino

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Pasquale Quaranta, 16.01.2006 Il Cassero, Anno V – N°1 – GENNAIO-FEBBRAIO 06


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Parliamo di questa offerta formativa: cosa insegni ai tuoi studenti?



L'amore secondo noi è disponibilie presso tutte le librerie

Insegno l'Abc: dico di non dare mai niente per scontato, di non cedere alla supponenza del lessico comune giornalistico che troppo spesso sceglie termini inclini al pregiudizio, alla morbosità, allo stereotipo, sia quando si parla di realtà non conosciute, ma anche quando si affrontano argomenti noti. La materia e il suo titolo "Media e orientamento sessuale" sono di mia invenzione. Lanciai l'idea nel corso di un dibattito alla Festa de l'Unità di Genova, ormai oltre tre anni fa, tra il pubblico c'era Luigi Valeri, responsabile della comunicazione esterna di Arcigay. Luigi si è innamorato dell'idea, insieme siamo andati dai responsabili delle scuole di Bologna e di Urbino, la nostra proposta è stata accolta. Agli studenti leggo le notizie Ansa o gli articoli di giornale e li invito a riflettere sui tanti modi in cui si può dare una notizia che contiene cenni sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere.

Come rispondono i ragazzi?
I giovani si sono molto appassionati sentendo la mia descrizione della realtà trans. Le loro conoscenze in materia erano, diciamo, avvolte nell'ombra. Una ragazza lo scorso anno ha chiesto la tesi nella mia materia. Abbiamo fatto un lavoro sulla trasmissione I fantastici 5, discutendo la tesi nell'aula dell'ateneo. Abbiamo dimostrato come i media avevano informato della trasmissione con una buona dose di pregiudizi, sia i media generalisti, che molte pubblicazioni di settore. L'entusiasmo dei ragazzi è notevole. Ed è più forte in coloro che scelgono questa professione spinti dal senso di umanità, dal desiderio di parlare del mondo per parlare di noi tutti.

Ma quanti ti chiedono perché lottiamo?
Pochi. Si guarda a noi come individui che lottano a volte per motivi di rivendicazionismo. Ma ogni volta che sento una storia vera e una lotta vera, io sento un'emozione che vale quanto una intera vita. Sento che spesso lungo l'arco di tutta una vita questa emozione aspetta di essere liberata nella pienezza della dignità. Credo che la nostra società censuri l'amore inteso come spinta essenziale per vivere.

Che significa "censura" per te?
Significa taglio doloso o involontario, omissione di informazioni fatta con intenzione o sulla scia di ovvietà di cui il sentire comune è infarcito. Ci sono argomenti tabù censurati dall'opinione comune e non affrontati dai media se non con toni morbosi. Toni che rafforzano i tabù. Un tabù sta diventando l'amore, l'etica dell'amore. Anche quando si guarda alla battaglia di liberazione di gay, lesbiche e trans, non si pensa a una lotta che ha come obiettivo la liberazione di realtà di amore. Amore è una parola che va declinata a più livelli: personale, civile, politico, esistenziale, artistico.
Sei mai stata censurata nel tuo lavoro? Ho incontrato la censura quando un argomento non trovava spazio perché considerato non interessante per una presunta maggioranza. Si presume sempre qualcosa, e finiamo con l'essere censori e presuntuosi! La censura è l'opposto della curiosità. Ma attenzione: scegliere non significa mai fare censura. Scegliere è essere responsabili di ciò che si mette da parte. La censura non ragiona, è frutto di paure e di sopruso.
E nella vita?
Sono stata censurata perché la mia forza e il mio sforzo di essere indipendente sono stati interpretati come arroganza. Noi donne siamo allevate spessissimo in base a un principio: quello della dissuasione ad esistere. Alle ragazze non si indica quasi mai l'ampia ruota di possibilità cui hanno diritto di accesso nella vita. Le si educa a un senso del limite mortificante e limitante. Si taglia loro le ali. Questa censura ha colpito me come tante altre e ho lottato tantissimo per ricomporre i lembi delle ferite.

Qual è lo stereotipo che ti infastidisce di più?
L'immagine del diverso inteso come anormale. Ciascuno di noi è diverso, stop. Invece ci sentiamo così falsamente rassicurati da chi ci è apparentemente simile.

Se ti dico "normalizzazione", a cosa pensi?
Penso alla fine della creatività, una condizione spaventosa.

La scrittura vien leggendo?
No, la scrittura non viene leggendo. Ci sono lettori e lettrici voraci che diventano al massimo scrittori e scrittrici noiosi. Ma ci sono scrittori e scrittrici illuminati che forti della propria ispirazione si coltivano, in maniera indispensabile, attraverso ottime letture. La scrittura è nascita e creazione.

…E un'ottima lettura è L'amore secondo noi, l'ultima fatica di Delia Vaccarello (Mondadori). Sette storie di adolescenti alla ricerca della propria identità. Lo stile narrativo è materno, delicato, generoso in amore e humour. «I ragazzi – scrive l'autrice - si stanno cercando dove voi non immaginate…».
delia
 

 
 
 

INTERVISTA di DANILA BERTAMINI su YOURSELF

Post n°36 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

La psicologa e consulente sessuologa Danila Bertamini intervista Delia sulla rivista di psicologia YUORSELF nov/dic. 2005


...Delia Vaccarello, giornalista escrittrice, nel suo ultimo libro, l'amore secondo noi, ci parla del difficlile percorso di scoperta di sè:

Gli adolescenti si cercano fuori da strade già tracciate. Prendiamo ad
esempio il percorso di una ragazza che si chiama Lucetta. Lei dice: "quando
mi innamorerò sarà una frana". La frana è ciò che desidera e teme. Desidera
che frani il mondo come lo ha conosciuto fino adesso e che l'amore sia una
vera scoperta. Dice che la ricerca dell'orientamento sessuale è per lei un
"work in progress", cioè, sintetizzando, "un casino". Ecco un saggio di
questo "casino". Lucetta è una ragazza molto capace di sentire e analizzare.
Ripercorre gli episodi di flirt avuti con qualche coetaneo, nel corso dei
quali si è sentita soverchiata dall'insistenza maschile, ripercorre le
esperienze a tre, in cui ad essere corteggiata è stata lei insieme a un'
altra ragazza. Poi prova emozioni forti prima per un ragazzo gay e dopo per
una compagna di scuola. Quando bacia una ragazza avverte un trasporto nuovo.
Nelle esperienze precedenti c'era un "provare a vedere l'effetto che fa". C'
era una Lucetta che agisce e un'altra che guarda se stessa. Ma a un certo
punto accadono momenti in cui questo doppio punto di osservazione, questo
sistema fatto di quattro occhi, frana. E Lucetta si sente se stessa. La
ricerca dell'orientamento sessuale di Lucetta, il suo "casino", non prende
in considerazione i tradizionali ruoli sociali attribuiti al genere - se
prima Lucetta è corteggiata, poi è lei a farsi avanti. Anche i comportamenti
sono differenti: Lucetta fa a meno di un codice non esplicito in base al
quale ci sono cose che "si fanno solo con i ragazzi". Infine libera anche un
'attrazione per un ragazzo gay che evidentemente suscita in lei interesse
proprio per la sua particolarità. Lucetta chiede all'amore molte risposte
sulla propria identità. L'amore cercato in questo percorso inedito, e tutto
da esplorare, mantiene in lei vivo un contatto con se stessa e con il suo
desiderio di costruirsi secondo un sapiente, e anche avventuroso, "fai da
te".

Ho citato questa storia, ma potrei citare a riprova della creatività dei
ragazzi di oggi anche le altre storie da me raccolte nel libro "L'amore
secondo noi, ragazzi e ragazze alla ricerca dell'identità" (Piccola
biblioteca oscar Mondadori). I ragazzi oggi si cercano e si sentono soli,
hanno bisogno di orecchie che ascoltino, ma fuggono da chiunque voglia
"clonarli". Vogliono assaporare ciò che vivono. Ed è impresa difficile,
perché la nostra non è una cultura che elabora le emozioni, anzi, spesso,
delle emozioni rifiuta il senso. Lasciando i ragazzi in un deserto di
strumenti. Ma loro non demordono: insistono, vogliono vivere l'amore
"secondo loro"
flag
 

 
 
 

INTERVISTA DI ANDREA TURETTA per BABYLONBUS

Post n°35 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

Da BABYLONBUS
del 10 gennaio 2006

http://www.babylonbus.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=5628

Intervista a Delia Vaccarello, autrice de “L’amore, secondo noi”

Di Andrea Turetta

E’ una delle giornaliste/scrittrici più preparate Delia Vaccarello. Una persona da sempre attenta alle tematiche sociali, alle storie dei giovani… E sul suo libro, “L’amore, secondo noi”, edito da Mondadori, cerca di fare luce sui sentimenti. Sentiamo allora dalle sue parole qualcosa su questo bel libro…





Andrea: Com’è nata l’idea di questo libro?

Delia: E’ nata da un desiderio. Fare un viaggio con gli adolescenti alla ricerca del momento in cui comincia la ricerca. Di cosa? Di sé e della passione, di ogni passione. Un viaggio senza certezze, sapendo che si parte da pulsioni, emozioni, spinte. Sentendo il sapore delle domande di ieri e di oggi, e persino della confusione che le precede e le accompagna.


Andrea: Tu sei comunque una persona che vive a contatto con i giovani. Quali pensi possano essere le frecce nel loro arco rispetto ai propri predecessori?

Delia: Loro mi hanno cercato con le mail. E’ stato fantastico. Quando liberi tutti , la pagina che scrivo sull’Unità, è passata da settimanale a quindicinale una sedicenne mi ha scritto dichiarando il suo amore per la pagina e il suo impegno per difenderla. E’ stato un tuffo al cuore. Avere lettori è bello, averne di giovanissimi è da urlo. Ecco. Loro oggi hanno la comunicazione. Possono comunicare, se vogliono. Prima era molto più difficile. Oggi possono informarsi di più. Si buttano dentro Internet e sanno che non hanno molti controlli.


Andrea: C’ è voluto molto tempo per raccogliere le loro storie ed hai riscontrato in loro la voglia di aprirsi e raccontare?

Delia: Hanno un forte desiderio di essere ascoltati, ma non clonati. Vogliono essere accolti, vogliono dirti tutto e se non stai lì a guidarli, ma solo a confrontarti con loro, i loro occhi si accendono e cominciano a parlare.


Andrea: Il libro è strutturato in sette storie… le hai inserite secondo un criterio particolare?

Delia: Sì. Il libro scandaglia la ricerca dell’orientamento sessuale. Nelle prime storie ci sono ragazzi che si cercano, nell’ultima ci sono due giovani che si sono trovate. Si intitola: “Lasciateci in pace, abbiamo l’amore”. Oggi, che siamo “vecchi” o no, proviamo tutti una gran paura della passione. Queste ragazze no. Loro adorano la passione.


Andrea: Le domande che si pongono oggi i giovani pensi siano un po’ quelle dei loro genitori?

Delia: C’è un’adolescenza senza tempo, se ti guardi allo specchio scopri l’adolescente che è in te. Devi stare attento, appare un attimo, e poi vola via. Ci sono domande eterne, dei ragazzi di ieri e di oggi. Ci sono domande solo di oggi. E’ possibile in questo tempo permettersi la confusione sull’orientamento sessuale. Prima, tipo 30 anni fa, se sentivi un’attrazione verso qualcuno del tuo stesso sesso ti percepivi fuori, fuori dai gruppi, dai contesti, dal mondo. Gridavi a te stesso: sono l’unico essere al mondo così. Oggi no. Anche se l’omofobia esiste, e il machismo non demorde. Ma c’è lo spazio per le domande e le ricerche. Vuoi una domanda eterna? Eccola: esiste l’anima gemella? Vuoi una domanda del 2006? Ti accontento: “Quando si è pronti per fare l’amore?”


Andrea: Dai racconti si evince che il rapporto tra genitori/figli, in alcuni casi è ancora difficile…

Delia: Spesso lo è. I grandi, detti da loro i “vecchi” e nel libro “brizzolati” o “sale e pepe”, non tollerano che i ragazzi abbiano i loro segreti. Ma è lì, nella terra del segreto, che dimora il futuro dell’identità…


Andrea: Spesso si parla del gruppo… è difficile oggigiorno, ragionare con la propria testa?

Delia: Il gruppo è un dittatore e ha un progetto segreto. Il quel progetto è scritto come devono essere i suoi affiliati, anche il ragazzo o la ragazza nuovi, senza volto, quelli che verranno, saranno ammessi solo e soltanto se rispondo a certi requisiti di identificazione. Ma poi…. Poi c’è il mondo che cammina e frega tutti, e scardina le chiusure dei singoli e dei gruppi. E il gruppo si ritrova con le sue contraddizioni. In un’assemblea in un liceo una ragazza si è alzata e ha detto: “Io ho il migliore degli amici possibili, è qui accanto a me, è gay”. Silenzio e … commozione. Il progetto segreto del gruppo di quegli studenti aveva ammesso impreviste aperture, liberazioni, disinibizioni…

Andrea: Parlando di giovani è difficile non notare un disagio che spesso scaturisce in atti di bullismo o violenza…

Delia: Il bullismo omofobico è dettato spessissimo da un’omosessualità repressa. In una delle storie ne parlo. Una ragazza derisa diventa una bulla. Come se avesse detto a se stessa: meglio tirare le pietre che riceverle. Con la violenza si agisce il rifiuto che si è subito. Un ragazzo che sa di essere gay, ma è costretto dal padre a convertirsi, si fa scappare frasi da macho. Poi gli vengono i conati di vomito. La violenza subita si riversa dentro i nuovi attori in una spirale reattiva che si avvita su se stessa. Spesso il gruppo approva. Ci si fa forti perché si sa di non essere soli. La violenza diventa comportamento approvato socialmente e dunque uno scudo che si ritiene funzioni. Sarà poi nel segreto del mondo interiore che il violento pagherà prezzi altissimi, dopo averli fatti pagare agli altri. Questo meccanismo della violenza scatta ogni qualvolta si ritiene di dover acquisire una immagine di “presunta forza”. Allora si va a caccia di quel “presunto debole” sul quale sperimentare un atteggiamento di sopruso. Trovata la vittima, il carnefice se ne vanta. La vittima può essere un compagno grasso, troppo sensibile, effeminato, bravo a scuola, ecc. ecc. La vittima è sempre colui che devia dai parametri stabiliti per valutare la presunta forza. Parametri esterni. Di chi è la responsabilità? Gli adulti in fuga dall’interiorità forniscono questi modelli di presunta forza, e i ragazzi fragili si ispirano a questi modelli. Come uscirne? Educando alla gestione delle emozioni, allo spirito critico, all’introspezione. Negativa non è la rabbia, ma l’ignoranza del modo giusto in cui maneggiarla, senza bruciarsi e bruciare. Sprito critico: partire da sé, dalla ricerca, dalla fiducia nelle proprie capacità. Non dare nulla per scontato. Liberare dentro di sé l’empatia al posto della prepotenza. Chi ha una certa sicurezza di sé, non diventa violento.


Andrea: Spesso, per attirare l’attenzione su di sé, i ragazzi arrivano a gesti estremi… violenza verso gli altri ma anche verso se stessi…

Delia: Nel libro, oltre ad attraversare le emozioni positive, facciamo tutti insieme anche qualche viaggetto all’inferno. Una ragazza, la bulla di cui parlavo prima, che non riesce ad esprimere l’amore per colei che ama, comincia a buttarsi via: si droga, beve, passa da un ragazzo all’altro, per sembrare “normale” cioè etero. Per inciso: diciamo che questa equivalenza è dettata da modelli esteriori e gravidi di pregiudizio. L’amore, infatti, non è “normale”, è. Punto e basta.
La ragazza arriva anche a farsi del male…
Ma poi si ferma. Riesce a non buttarsi via del tutto perché qualcuno le dice che ciò che prova non è male. Il degrado è spesso frutto dell’interiorizzazione di forme di non accoglienza, di non ascolto, di rifiuto. Se accogli una persona con le sue emozioni, si sentirà più forte. E inizierà ad amarsi.


Andrea: I ragazzi oggi sono più liberi di ieri… ma in che cosa?

Delia: Si trovano dinanzi a un paradosso. Hanno più mezzi di informazione, quindi potrebbero fare meglio le proprie scelte. Ma vivono in un mondo di grandi appiattimenti, di scarsissime passioni, di orizzonti piccoli piccoli. L’adolescenza è sfida, la gioventù è sfida. Ciascuno di noi si sente giovane quando si trova dinanzi a una terra da esplorare. Loro vorrebbero sentirsi eroici, ma hanno pochissimi esempi. I vecchi sono tutti demotivati…. Dunque: hanno maggiori possibilità di essere liberi ma pochissimi modelli cui ispirarsi. Spesso si sentono soli con una gran voglia di essere.


Andrea: Cosa ti piace degli adolescenti di oggi?

Delia: Quelli vivi non si fanno fregare dal conformismo, con la testa fanno il giro del mondo e poi ti dicono: io sono così e voglio volare. Quelli che volano, anche se si sentono disperati, sono una cascata di gioia per chi li incontra. Per me lo sono.


Andrea: E tu come ricordi la tua di adolescenza?

Delia: Sofferta, eroica, confusa, solitaria, avventurosa.


Andrea: Hai inserito verso la parte finale del libro, una ricca filmografia… sei un’appassionata di cinema?

Delia: I ragazzi vedono più spesso un film di quanto non leggano un libro. Io ho scritto il libro con loro e per loro. Io amo le storie sotto ogni forma mi si presentino. Vado al cinema spessissimo. E le pellicole mi restano dentro, come un dono che non finisco mai di scartare.


Andrea: Cosa ti piace della tua professione e cosa meno?

Delia: Mi piace tutto. Rompere il ghiaccio con gli sconosciuti, andare in luoghi imprevisti, improbabili, preclusi. Sentire la gente. Guardare il mondo da dentro e da fuori. Scrivere… mi piace da morire! Ho odiato però i tempi sincopati del giornalismo quando ero dipendente. Rosicchiavano i miei tempi interiori e frenavano la creatività. Solo questo non mi è piaciuto. Io amo la mia professione. E’, nella sua quintessenza, una dea della libertà.


Andrea: Gli utenti di Babylonbus, ti conoscono soprattutto come autrice di “Uno, due, tre… liberi tutti” su l’Unità. Com’è nato questo spazio?

Delia: L’unità è andata in cassa integrazione nel 2000. Nel 2001 Colombo e Padellaro hanno riaperto il giornale. Ho proposto loro questa rubrica, puntando sul tema della ricerca delle identità e dei diritti. Hanno detto di sì. Ho stanato pagina dopo pagina il killer del pregiudizio. Ho combattuto e combatto raccontando le storie: storie di tutti. Non di diversi. Ma di esseri unici, com’è unico ciascuno di noi. Dalla rubrica sono nati sei libri, due siti, liberi tutti on line e www.fuorispazio.net, insomma: un arcipelago della comunicazione!


Andrea: So che hai un amore speciale verso gli animali… in particolare i cani. Ce ne puoi parlare?

Delia: I cani mi hanno insegnato la spontaneità, le feste al mattino, e nei momenti più impensati, la saggezza e l’improvvisa irruenza. La premura nella sofferenza. Io vivo con loro. Con una polpetta avvelenata hanno ucciso in agosto il mio adorato Felis. Chi uccide gli innocenti ha l’inferno nel cuore. Felis è morto. Felis è vivo. La morte, se ha vinto sul suo corpo, non ha vinto nel ricordo che ho di lui, nelle galoppate che continua a fare giorno dopo giorno nei prati del mio giardino interiore. Bagnati di sorrisi e lacrime.


Andrea: Per chiudere… che cos’è l’amore, secondo te?

Delia: La vita. Ogni vita. Al di là del tempo, della morte, dei limiti. L’amore mi fa creare, disperare, conoscere, non fermare. Partire.


Delia Vaccarello, giornalista professionista e scrittrice, è nata a Palermo e vive tra Roma e le colline umbre. Impegnata nelle tematiche sociali, svolge docenze di "media e orientamento sessuale" presso la scuola di giornalismo di Bologna e Urbino, è autrice della pagina "Uno, due, tre... liberi tutti" pubblicata a martedì alterni sull’«Unità». Si tratta di una rubrica, unica nella stampa italiana, dedicata alle tematiche del gender e alla lotta ai pregiudizi, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio giornalistico Europeo “Sì alle diversità. No alle discriminazioni”. Delia Vaccarello ha scritto Gli Svergognati (La Tartaruga, 2002) e ha curato anche le tre edizioni dell’antologia di racconti Principesse azzurre (2003, 2004, 2005) sempre per la Piccola Biblioteca Oscar.


Si ringraziano per la gentile collaborazione il quotidiano "Unità" e Delia Vaccarello

http://www.unita.it/index.asp?sezione_cod=LIBE

http://www.fuorispazio.net/

www.librimondadori.it


Intervista a Delia Vaccarello, autrice de “L’amore, secondo noi”

 
 
 

INTERVISTA di PASQUALE QUARANTA su BABILONIA

Post n°34 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

UN FIORE CONTRO LE DISCRIMINAZIONI
Delia Vaccarello racconta il suo amore per le storie senza voce

di Pasquale Quaranta

Edito originariamente in "Babilonia", n. 10, novembre 2005, pp. 57-58







Delia Vaccarello è nata a Palermo e vive tra Roma e le colline umbre. Svolge docenza di "media e orientamento sessuale" presso la scuola di giornalismo di Bologna.

È autrice della pagina "Uno, due, tre... liberi tutti" pubblicata a martedì alterni su "l'Unità", una rubrica che ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il premio giornalistico Europeo “Sì alle diversità. No alle discriminazioni”.

Ha scritto Gli Svergognati (La Tartaruga, 2002) e ha curato anche le tre edizioni dell’antologia di racconti Principesse azzurre (2003, 2004, 2005) sempre per la Piccola Biblioteca Oscar Mondadori.

Raccogliere testimonianze significa anche dar voce a chi non ne ha. Raccontare delle storie vuol dire anche esprimere se stessi. Il tuo lavoro di giornalista, il mestiere di scrivere, ti ha aiutata ad essere più libera e ad amare un po' di più?

Fin dagli inizi della mia professione ho scoperto che nel corso di un'intervista c'è un momento speciale che chiamo il "momento magico": è come se le anime di chi chiede e chi risponde divenissero due fiumi le cui acque, per un attimo, convergono poco prima di unirsi al mare. Il giornalismo mi ha insegnato che l'umanità delle persone è un elemento imprevedibile nella sua fertilità. Credo di aver intrapreso questo lavoro perché mi muove un profondo sentimento di amore per ciò che vive, ma la collettività non è facile da raggiungere e il giornalismo è una piccola imbarcazione capace di traghettare le nostre vite. La scrittura in sé è un momento di grande riflessione. Vorrei essere abile come una brava artigiana del legno che pulisce i suoi strumenti, che rifinisce l'opera con cura e pazienza. Vorrei che ogni scritto avesse il nitore del più piccolo mobile appena restaurato. Quando scriviamo levighiamo parole e frasi, togliendo la patina di ovvietà che un termine abusato porta con sé, per restituirlo alla sua forza espressiva. C'è un modo per farlo, gli "scrittori artigiani" lo conoscono.

Le donne lesbiche mi sembrano ancora "belle addormentate nel bosco" in attesa di una "principessa azzurra" che le svegli con un bacio.

Ciascuno di noi ha bisogno di essere risvegliato dal torpore che il potere, oggi massimamente, infligge alla nostra emotività e affettività. Noi paghiamo il prezzo delle eredità di ruolo che la cultura tramanda a maschi e femmine. Avere la forza di trovare sé stessi non è compito facile. Ed è però il primo passo verso la libertà. La libertà è innanzitutto interiore, e poi diventa con naturalezza modo di essere nella collettività. La libertà è anche possibilità di assecondare i propri autentici slanci. Il "primo" coming out è, dunque, capacità di ascoltare e far emergere dentro di noi le nostre autentiche vocazioni, senza reprimerle o inibirle. Noi lamentiamo il degrado della vita sociale a opera di una destra che promuove prodotti e non percorsi di vita. Il degrado ci scoraggia, e finiamo al massimo con l'escogitare forme di resistenza e non di invenzione. Inventare la propria strada mentre la si percorre è il vero "coming out". Bisogna lottare contro chi e cosa ci opprime, anche dentro di noi, e trovare nuove strade, senza aspettare che l'accoglienza arrivi alla prima uscita. La forza dell'amore, inteso come modo di stare al mondo, vive della convinzione che le esperienze, anche le più private, divengano, pur in modo indiretto, forza di tutti.

Non credo si possa essere felici a lungo restando solo in due. Anche il modo intimo di vivere l'amore ha le sue forze, che però fioriscono nella pienezza quando non si smarrisce lo sguardo che occorre rivolgere alla comunità. Dunque "intimità" non equivale a invisibilità, e visibilità non equivale a libertà. La vera sfida non consiste nell'obbedire a etichette che ci diano la sicurezza di aver percorso la nostra strada. La sfida con sé stessi consiste nel trovare la propria strada e non insabbiarsi, ma fare "coming out" nel senso di non rintanarsi in nicchie del vivere che diventano vicoli ciechi. Libertà per me è amare sé stessi e gli altri secondo il proprio unico modo di essere. E una cosa è certa: l'amore si vede.

In "L'amore secondo noi" (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori), racconti storie di ragazze e ragazzi alla ricerca dell'identità. C’è un modo per capire se siamo davvero innamorati?

I ragazzi fanno moltissime domande sull'amore. Tra le domande compare proprio questa: "Come facciamo a capire se siamo davvero innamorati?". Io rispondo narrando le storie dei ragazzi in prima persona, e al termine di ogni storia iniziando con loro un viaggio nei luoghi emotivi che il racconto ha schiuso dentro di noi. Il lessico è onirico, allusivo, fumettistico anche, metaforico. Al termine del libro ritorniamo lì, dove le domande non finiscono mai. Al termine del libro torniamo ad innamorarci ancora, davvero. Non lo capiamo "soltanto".

Lo sentiamo, ed è un sentimento "intelligente". Abbiamo viaggiato attraverso l'abbandono, la sorpresa, l'imprevisto, l'estasi, il contatto con le nostre solitudini: sono i luoghi che l'innamoramento "vero" ci fa attraversare. Al termine del libro, poiché qualcosa abbiamo "inteso", voliamo nella libertà di una risata.

Sei credente?

Io ho perso il corpo di molte care presenze, ma non ho perso il loro spirito. Non conosco l'oblio degli affetti. Mi sembra che dentro di noi viva una sorta di diapason in grado di vibrare laddove la forza di coloro che ci sono, e che ci sono stati, ritorna in noi, bussa alle tante nostre porte interiori. Cerca la nostra voce per avere una propria voce, ancora. Questa forza può ritornare anche nella carezza dei rami scossi dal vento. Io sono una persona ostinata, che non lascia perdere un contatto emotivo quasi a ogni costo.

Mi chiedo il perché di questa ostinazione e mi rispondo richiamandomi alla forza del mio sentire. C'è un sentire che mi guida. Io credo in questo sentire, nella sua capacità di oltrepassare i limiti dello
spazio e del tempo. Gesù resuscitava? Ecco, io credo che l'Amore possa resuscitare, cioè suscitare ancora, e ancora, moti dell'animo altrimenti mortificati, dignità negate. Spontaneamente, faccio questa operazione con coloro il cui corpo non cammina più su questa terra. Di recente hanno ammazzato il cane che adoravo, Felis. Lo hanno avvelenato, per un uso barbaro che c'è qui in Umbria e che prende di mira gli innocenti. Era lui, di già, una sorta di "prosecuzione" di un cuccioletto che ho seppellito un giorno, avendolo trovato sul ciglio della strada ammazzato e abbandonato. Anche allora una voce prepotente dentro di me disse: "seppelliscilo". La voce guidò le mie mani, mi fece prendere la vanga, mi fece smuovere la terra.

Dopo qualche giorno la mia cagna in calore si accoppiò con un cane proprio sopra quel tumulo che custodiva le spoglie del cuccioletto morto. Dopo un paio di mesi, nacquero i cuccioli, e uno di loro somigliava straordinariamente al piccolo sepolto. Lo chiamai Felice. Mi seguì fin da subito come un'ombra. Io ero e sono il suo grandissimo amore. Adesso lo hanno avvelenato.

Mi sono sentita spaccare il cuore. L'ho portato all'obitorio. È il secondo grande amore che muore all'improvviso e che abbraccio all'obitorio: prima, all'età di 23 anni, la mia compagna. Ora, Felice, che aveva pressappoco la sua età, se misurata in tempi canini, 4 anni circa. Ho scorso tutte le foto di Felice, detto Felis come diminutivo di Felicitas, finché ho sgranato gli occhi: ora, solo ora, mi è apparsa la grande somiglianza con la compagna che ho perso. E non è un'impressione, sono somiglianti: biondi, belli, con uno sguardo castano profondo che innamora. Sono somiglianti: nell'avermi amato tantissimo.

Io credo in questo. L'amore che riceviamo e diamo è un abbraccio che non ha fine, non conosce sbarramenti, recinti, catene, limiti. Entra dentro di noi, e da noi in altri, e a un certo punto, come una grande tenda tiepida che ha i colori del crepuscolo e dell'alba, ci abbraccia e ci rigenera. Per toccare questo amore ho attraversato il dolore della perdita fino all'ultima goccia. Quando ero giovane ci sono voluti dieci anni della mia vita. Adesso, grazie alla forza che mi arriva da coloro con cui sono in contatto, mi sono immersa subito. Ho pianto molto, ancora non tutto. Ho scritto un racconto che si intitola "Anima bionda". È per me l'anima mundi.

È un mondo da riscrivere o soltanto da correggere, il nostro?

Riscrivere il mondo sarebbe considerarsi onnipotenti. Spesso ci si brucia nel provare a riscrivere, anche se l'obiettivo può essere stimolante e può indurre a vedere le cose con chiarezza. Forse dovremmo provare a correggere il mondo dopo aver pensato di riscriverlo, e aver valutato che per riscriverlo non abbiamo il tempo. Continuo a seguire la tua metafora: quando ho iniziato a scrivere articoli per il giornale, e poi racconti, quando ho iniziato, ancora, a svolgere una funzione di dirigente dentro il giornale, correggendo gli scritti altrui, o di curatrice delle antologie di amore e vita di donne tra donne, ho imparato davvero il mestiere di chi corregge. Prima ho accolto le correzioni fatte a me, poi le ho apportate ai testi altrui e ai miei. A volte correggere è arte di fioretto, si tratta di interventi leggeri, che lasciano l'autenticità dell'impianto dell'opera.

Ma venendo alla sostanza della domanda, dinanzi all'orrore che vedo crescere intorno a noi, la metafora si perde. Non basterebbero oggi ritocchi leggeri, in un mondo che insegue le cose e non il senso del vivere, che ci interroga su quesiti sofisticatissimi e che ha perso il contatto con ciò che di semplice e forte ci fa vivi: le relazioni con gli esseri viventi, la qualità dell'ambiente, l'educazione alla convivenza, la possibilità data a ciascuno di esprimersi, l'arte, la pace vera, solo per fare qualche citazione. Vorrei che guardassimo il mondo con lo sguardo di chi è innamorato, che trepida e non vuole che nulla mai e poi mai possa fare del male alla persona amata. Vorrei che lo guardassimo con lo sguardo dell'amore, che conosce i tempi lunghi dell'attesa, e costruisce una vita a due.

 
 
 

INTERVISTA su GAY.IT

Post n°33 pubblicato il 05 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

L`AMORE E` UNA RIBELLIONE

di Gabriele Strazio

(25/10/2005) E` appena uscito `L`amore secondo noi`, nel quale Delia Vaccarello compie un itinerario dal vivo attraverso le storie di giovani ragazze e ragazzi alle prese con l`amore. L`abbiamo intervistata.


Prima di tutto una finestra su “L’amore secondo noi”: com’è nato e cosa ti aspettavi di trovare, quale era il progetto, cos’hai poi trovato…?

Io sono innamorata dell’amore e della passione, cercare di scorgere il momento della loro nascita è stato un intento seduttivo. Parlo di amore e di passione in genere, non solo a due, di passione civile anche. Mi aspettavo di trovare voci nuove, capaci di dire di sé ma anche confuse, in cerca, inquiete. Ho trovato una gran fiducia, la solidità di rapporti con ragazzi dai sedici anni in su che nutre e dà la carica. Ero stanca di barriere inutili ma necessarie a certo pensiero oscurantista: ognuno cerca la propria maturità affettiva e il proprio orientamento sessuale, la dicotomia tra normali e diversi è spaventosamente irreale.

Il tuo volume, trattando la convergenza spinosa di due argomenti delicati come l’amore e i ragazzi di oggi, si staglia su uno sfondo iper-accademico e si caratterizza per un approccio meno formale: hai scelto questa via solo per rivolgerti meglio ai ragazzi o è anche una fortunata intuizione per rendere più accessibile il tema in senso lato?

La ricerca del linguaggio diretto, del giusto tono, che si intravede soprattutto nella sezione “viaggi” successiva a ogni storia – il libro è formato da sette storie di ragazzi, personali e collettive, e sette viaggi, più tante domande dei ragazzi e tante definizioni di amore – è stata delicatissima. Non aveva senso scadere nel didascalico, è un tono che non mi appartiene. Era necessario, invece, intercettare le emozioni vissute da chi racconta le storie e da chi legge, e restituirle nella pagina facendo un salto. Quel salto che si fa tutte le volte che si coglie – attenzione: non dico si capisce – , che si afferra, il senso del vivere. Se vivessimo in una cultura dell’emozione questo procedimento sarebbe noto, ma noi non elaboriamo le emozioni, e finiamo per non sentirle neanche. Il libro cerca di comunicare. Comunicare è un’arte.

Attraverso il tuo libro sentiamo i ragazzi parlare di rispetto, felicità, giustizia, attenzione per le piccole cose e non solo quelle grandi, mentre l’amore si rivela insieme come una scoperta e alle volte anche un rimedio; se è vero che i ragazzi di oggi sono gli adulti di domani, tutto questo è una speranza per la società futura o questa “isola felice” è destinata purtroppo comunque a mutarsi, a scendere a compromessi morali e, per dirla tutta, rimanere sempre la stessa?

Io intravedo davvero a stento il mio destino, non posso immaginare quello dei ragazzi di oggi. C’è un rischio, certo: la loro apertura – che non è un’isola felice, perché vive affiancata da bullismo, sessuofobia, omofobia – è frutto di un momento che gode di alcune opportunità. I messaggi medievali sull’ordine naturale delle cose che le gerarchie cattoliche stanno veicolando con insistenza sono lontani anni luce dall’esperienza dei ragazzi. Occorre però difendere la capacità vitale dei ragazzi di credere. In cosa? Loro credono che l’essere umano possa cercarsi, e possa trovare valori intorno a sé. Credono che possa costruirli. Per questo parlano e ascoltano. Se tutto è già dato, non ha senso il cammino di nessuno.

Spesso questi ragazzi sentono il bisogno di cambiare ambiente per essere felici: traducendo questa immagine si potrebbe pensare che desiderino un ambiente diverso sotto diversi aspetti, dalle libertà dell’individuo, alla famiglia e via dicendo… L’Italia secondo te ququanot è consapevole di questo bisogno di rinnovamento, soprattutto perché visto da chi questo ambiente e questa atmosfera dovrà poi abitarli.

Quando hanno una spinta compulsava a cambiare è perché non si sentono in grado di affrontare la valanga soverchiante dei pregiudizi e della violenza di chi li agisce. Fuggono l’orrore, come dargli torto? Ma non vogliono cambiare per cambiare. Cercano il suono della loro sinfonia, lo inseguono, lo stanano, e poi si fermano. Incantati.

Scegli un termine tra questi e dicci come mai: realizzazione, felicità o sogno.

Sogno. Fin da piccola dicevo di essere fedele ai miei sogni. I sogni, e non le evasioni, sono una forza inarrestabile. I have a dream
“L’amore è sempre una vera ribellione”. Fa un certo effetto sentire pronunciata da “soli” diciotto anni di esperienza una frase così alta, così consapevole, così vera. Sono rare eccezioni questi cuori o ne hai incontrati tanti nel tuo lavoro?

Ma non sono solo cuori, sono individualità forti. Ribellione è un termine che ci porta fuori dal recinto dell’amore sdolcinato o mimato, dell’amore fotocopia di tanti altri presunti amori, dell’amore scimmiottato. Loro si cercano, lamentano le tante maschere che sono costretti a indossare, le tante maschere che vedono intorno a loro, si ribellano. Vogliono cogliere il sapore della vita. E partono da un forte sentire – bello o brutto – cercano la radice dell’emotività grazie a cui crescere, chiamando a raccolta conoscenza e riflessioni. Sono in cerca del loro sapere. Vogliono tutta la verità. Non sono rare eccezioni, rara è la possibilità di ascoltarli.

Trova un aggettivo che possa riassumere la tua esperienza per questo libro.

Rivoluzionaria

Nelle storie che hai riportato si vedono zie coraggiose e dolci, ragazze riflessive e a tratti più determinate dei ragazzi, mamme dallo sguardo più profondo…Le donne lasciano più facilmente le porte aperte all’amore?

Le donne hanno più dimestichezza con l’emotività e meno con la sfera pubblica, e gli uomini viceversa. Ma il coraggio di cercarsi e trovarsi richiede entrambe le attitudini. Non si tratta di porte aperte all’amore. Nel cercare l’amore ragazze e ragazzi cercano se stessi. Queste emozioni forti, erotiche in senso lato ma anche proprio, sono uno start: partono da qui per il viaggio che approderà alla “seconda nascita”. Spesso si sentono soli. Agli adulti chiedono di essere ascoltati, non clonati.

Parlando ora di omosessualità: c’è voluto del coraggio per parlare a voce alta dei giovani alle prese con una vita affettiva meno “canonica”, ma se ne sentiva davvero il bisogno. Nella maggior parte dei casi si trova un muro silenzioso, che sia quello dell’indifferenza o del rifiuto. Ad un certo punto tu dai la bellissima definizione del senso di colpa come “un grande architetto che piazza dentro di noi una scena immaginaria e fortissima”. Questi muri oggi rispetto al passato come ti sembrano? e in futuro come li vedi?

C’è meno controllo, l’architetto è meno maniacale di prima, nel costruire il castello dei sensi di colpa lascia muri non eretti, botole agevoli, traccia tanti passaggi segreti. Finora. Ma questo avviene perché gli adulti sono voltati da un’altra parte, non stanno attenti al terreno sui cui i ragazzi stanno giocando la loro partita decisiva. Il libro non è sull’omosessualità ma sulla ricerca dell’orientamento sessuale. Il messaggio eversivo consiste in questo: cerca sé stesso l’omosessuale, come l’etero, come il o la bisex. L’affettività e la sessualità goduta a pieno sono un approdo. Per tutti.




Il sottotitolo del volume chiama in causa l’Identità, non facile da trovare senza mappe universali. C’è qualcosa di più? La ricerca è un percorso lungo, buio, magari un labirinto, una corsa a ostacoli…?

La ricerca dell’identità “è un work in progress. Insomma è un casino”, per citare una di loro. Non ci sono mappe universali, ma non è l’unica lacuna. Ci sono mappe piene di omissioni. Nei libri di testo i buchi educativi sono da paura, come dicono sempre loro. Non hanno le chiavi per aprire le porte che conducono ai saloni del corpo, alle soffitte del piacere, ai giardini dell’incanto. Come si fa? L’importante è volere e non demordere.

C’è qualcosa che avresti voluto per il tuo libro e invece è mancato?

Narrare l’esperienza della giovinezza trans.

Cosa ti auguri possa portare con sé “L’amore secondo noi”?

L’ironia e l’esperienza dell’amore. Il coraggio di vivere le passioni – amorosa, politica, artistica ecc. – e la capacità di volare in una risata.

E infine, per riportare un episodio del libro, l’amore tra i ragazzi è un bacio alla “Lilly e il vagabondo”?

No, il libro usa quell’immagine trasponendola. Due ragazze vogliono baciarsi e lo fanno ricordando una scena del cartone. Nel momento in cui le loro labbra si accostano, salutano l’infanzia e volano nella sessualità da esplorare. Per farlo escono dal castello stregato dei sensi di colpa. Imboccano l’uscita maestra. E dicono l’una all’altra: “Evvaiiiiiiiii!”.

Gabriele Strazio

 
 
 

QUEERVENICE

Post n°32 pubblicato il 04 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

queervenice

scuole fumetti e nuove famiglie

Si sono chiusi, al Liceo Scientifico Benedetti e al Liceo Psico-Pedagogico Tommaseo di Venezia due laboratori sugli stereotipi di genere, di identità e di orientamenti sessuali. “Effetto libertà”, questo il titolo, è un percorso progettuale realizzato, da gennaio a maggio 2007, dall’Assessorato alle politiche giovanili e dall’Osservatorio Lgbt del Comune di Venezia, con il supporto della L.285/97.
Al Liceo Benedetti, il lavoro con le ragazze e i ragazzi del quarto anno, si sono concentrati sulle storie e i fumetti raccolti da Delia Vaccarello nel suo libro “Sciò!”, pubblicato quest’anno da Mondadori. Storie e immagini sull’identità, l’amore, i sentimenti vissuti dagli adolescenti. Ne è nato così un workshop in cui gli stessi studenti hanno provato a riscrivere le storie del libro, raccontate dai fumetti di Giulia Argnani. La stessa disegnatrice ha prodotto una serie di strisce i cui protagonisti sono gli studenti del Liceo.
Il secondo laboratorio, al “Tommaseo”, si è focalizzato sul valore delle relazioni di amore e di affetti, sulle diverse formazioni familiari. E’ stata coinvolta una classe terza, interamente femminile: qui il punto di partenza è stato “L’albero di Antonia”, il film di Marleen Gorris (1996), scelto per la forte impronta di genere, dal punto di vista narrativo, poetico e simbolico.
Le ragazze hanno provato a inventare quattro storie attorno a diverse forme familiari: la famiglia tradizionale, la donna sola con figli, la coppia omosessuale e marito-moglie in crisi. Ne è nato un unico racconto, che cuce e fa incontrare queste quattro storie: “Le avventure di Tartaren”, elaborato da Delia Vaccarello, che ha curato l’intero laboratorio.
Tutti i materiali sono raccolti in un foglio conclusivo, “Tutti diversi”, disponibile presso l’Osservatorio e l’Assessorato alle politiche Giovanili.

Posted by redazione on Maggio 31st, 2007 under omofobia, scuole
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LA RISPOSTA DEL MINISTRO BARBARA POLLASTRINI

Post n°31 pubblicato il 04 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

la risposta della ministra delle pari oportunità
barbara pollastrini alla interrogazione dell'onorevole zanella su la campagna del comune di venezia l'amore secondo noi

Allegato B

Seduta n. 227 del 19/10/2007

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA


Risposta. - Con l'interrogazione parlamentare in esame l'Onorevole chiede di acquisire elementi informativi sulle iniziative del Governo riguardanti la prevenzione dei fenomeni di bullismo omofobo.
L'inquadramento della problematica non può prescindere da alcune considerazioni di ordine generale.
La lotta alla discriminazione per motivi di orientamento sessuale e di identità di genere è uno degli obiettivi prioritari del Ministero per i diritti e le pari opportunità e di tutto il Governo.
A tale proposito Le ricordo che ho risposto in data 30 maggio 2007, alla richiesta di informativa urgente, da parte della Camera dei Deputati, sul tema dell'omofobia e sui più recenti episodi verificatisi nel paese. In quella sede ho voluto sottolineare l'importanza di una rapida approvazione del disegno di legge del Governo recante «Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona e nell'ambito della famiglia, per l'orientamento sessuale, l'identità di genere ed ogni altra causa di discriminazione», proposto dai Ministri per i diritti e le pari opportunità, per le politiche della famiglia e della giustizia. Il disegno di legge, come l'interrogante ben sa, è stato presentato al Parlamento il 25 gennaio 2007 ed attualmente è in discussione alla Commissione giustizia della Camera dei Deputati.
Prevede un intervento integrato in materia di contrasto verso ogni forma di violenza e molestia sessuale o di genere che investe tre livelli: le misure di sensibilizzazione e prevenzione, i diritti della vittima, la tutela penale.

In particolare, per quanto riguarda l'attivazione di specifiche politiche educative sul tema, si prevede un intervento a tutto campo attraverso misure di sensibilizzazione e prevenzione, fissando tra gli obiettivi della formazione scolastica di ogni ordine e grado il pieno riconoscimento dei principi di pari dignità sociale, eguaglianza e non discriminazione per ragioni di genere e di orientamento sessuale attuando anche interventi formativi rivolti ai docenti.
L'articolo 2 recante principi e strumenti nel sistema della formazione e dell'istruzione, in attuazione a quanto disposto dall'articolo 3 della Costituzione, inserisce, tra le finalità del sistema formativo inteso nel suo complesso, sia con riguardo alla formazione scolastica sia universitaria e post universitaria di specializzazione e di aggiornamento professionale, il principio di non discriminazione di genere o per motivi di orientamento sessuale.
Il mio impegno è confermato, inoltre, dalla istituzione, il 3 maggio 2007, contestualmente all'inaugurazione dell'anno europeo per i diritti e le pari opportunità, della Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender, a carattere consultivo, che, nell'esercizio delle sue competenze, in particolare elabora proposte di provvedimenti da adottare al fine di rimuovere cause di discriminazione ed ogni effetto pregiudizievole. La stessa Commissione è impegnata ad analizzare le questioni di carattere istituzionale normativo che possano risultare direttamente o indirettamente discriminatorie in riferimento all'orientamento sessuale o all'identità di genere.
Le segnalo, altresì, alcune delle iniziative per i diritti delle persone lgbt e di contrasto all'omofobia previste all'interno del Piano nazionale per l'anno europeo per le pari opportunità per tutti:
Fiera dei diritti e delle pari opportunità per tutti - L'evento, promosso dalla Regione Piemonte, si terrà dal 22 al 24 ottobre e comprenderà un convegno sulla situazione delle persone Lgbt a scuola.

rete italiana delle istituzioni locali contro le discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere - Evento informativo e divulgativo (con una mostra, un convegno, quattro workshop) che si terrà a Firenze il 26 e 27 ottobre;
piano di azione interministeriale per la promozione e tutela delle donne, delle immigrate, di gay, lesbiche e transgender - Seminario promosso dal Ministero della salute che si terrà in concomitanza con la Conferenza nazionale sulla salute delle donne.

Nel quadro delle iniziative, volte a contrastare i fenomeni segnalati nell'interrogazione Le evidenzio, inoltre, che il Ministero della pubblica istruzione con l'emanazione delle nuove indicazioni nazionali per la scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione ha inteso valorizzare la scuola come luogo in cui realizzare l'obiettivo il principio del rispetto di sé e degli altri, generato «dalla consapevolezza che esiste un valore intangibile: la dignità di tutti e di ciascuno, nessuno escluso».
Lo stesso Ministero, mi ha informato che, nell'ambito delle azioni già svolte, in data 5 febbraio 2007, ha emanato una serie di linee di indirizzo generali che prevedono azioni nazionali per il contrasto e la prevenzione dei fenomeni del bullismo.
Ha, inoltre, istituito degli osservatori regionali permanenti che, oltre a monitorare il fenomeno del bullismo e a verificare la attività di contrasto svolte dalle scuole, avranno il compito di promuovere percorsi di educazione alla legalità, all'interno delle stesse istituzioni scolastiche nell'ambito delle attività curricolari ed extracurricolari.
Il rispetto della diversità, quale quella di genere, è inoltre uno dei punti fondamentali del «Piano nazionale per il benessere dello studente», presentato il 18 aprile 2007 dal Ministro Giuseppe Fioroni, per promuovere azioni preventive del disagio fisico, psichico e sociale a scuola, tramite la collaborazione con altri dicasteri competenti e con i diversi soggetti presenti sul territorio.
Nel quadro delle iniziative volte a contrastare i fenomeni segnalati nell'interrogazione, il Ministero delle pubblica istruzione intende, inoltre, firmare un protocollo d'intesa con tutte le associazioni nazionali dei genitori compresa l'Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali (AGEDO) inerente il contrasto e le prevenzione dei fenomeni di bullismo, compresi quelli di natura omofobica, al fine di promuovere in collaborazione con tali associazioni percorsi culturali che contribuiscano alla diffusione del rispetto e delle cultura delle differenze e delle diversità.
In considerazione di quanto sopra illustrato, questo Governo, per quanto riguarda le iniziative del Comune di Venezia in collaborazione con l'Osservatorio Lgbt e l'Assessorato alle politiche giovanili, nelle more di ricevere il materiale di riferimento, per poter valutare e considerare i relativi progetti, esprime vivo apprezzamento per l'impegno profuso dagli studenti degli Istituti superiori Tommaseo e Benedetti della città di Venezia.

Da parte mia, confermo l'impegno a sostenere una cultura della differenza e della non discriminazione anche attraverso il potenziamento di esperienze formative rivolte agli adolescenti finalizzata al rispetto delle diversità e tra queste quella sessuale.
Il Ministro per i diritti e le pari opportunità: Barbara Pollastrini.

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ILGA

Post n°30 pubblicato il 04 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

dal sito de ILGA
http://www.ilga-europe.org/

"Equality for lesbian, gay, bisexual and transgender people in Europe"


L'amore secondo noi / Love According to Us. Campaign against homophobia and for the rights to differences. 15/01/2007 -15/02/2007


OrganiserMunicipality of Venice - Lgbt Policies Dept.
Pricefree
Web sitehttp://www.veneziagiovane.net
Phone+39 041 2748320 / 8264
Fax+39 041 2747642
Emaildifferenze@comune.venezia.it
AddressS.Marco 4089 Palazzo Cavalli
Postal code30124
CityVenezia

“I dreamt of kissing a girl”, “I dreamt of kissing a boy”, “What sex is your love?”, “I'm gay, don't laugh, smile at me”, “My desk-mate is lesbian, and so?”, “I'm gay, what are you?”. These are the messages that since January 15 you can read on the walls of the city, framed by coloured details of girls and boys' faces.
It's called “L'amore secondo noi” / “Love according to us” and it's the first public campaign made in Venice against homophobia and for the rights to live freely sexual identities and orientations.
The event is promoted by the Municipality of Venice, through the Osservatorio LGBT and the Youth Polices Department, and carried out with the patronage of “All different / All Equal”, the Council of Europe Campaignin to support differences, human rights and youth participation.
“Love according to us” has been conceived during a workshop about the cultures of differences, during the school year 2005/2006 at “Niccolò Tommaseo” High School in Venice.
A project which involved girls and boys of class IV c [s.y. 2005/6] in a series of meetings: a questionnaire about their perception of differences, the vision and discussion over some films, the meeting with Agedo [Association of parents with lesbian and gay sons] and the presentation of the book “L'amore secondo noi” by Delia Vaccarello.
So with the author of this hand book about the “quest of identity” of adolescences, the idea of converting sentences ad notes from the meetings with the girls and boys into a campaign against homophobia and for the rights to differences was born.
A diary of this workshop has been printed at the end of the school year and it is available at the Osservatorio.
Discussed and elaborated along with the girls and boys, these posters are addressed to the citizenship for thinking about the value of relationships and identities to be lived freely and fully. Eight kinds of posters, graphically conceived by Studio Tapiro, one of the most important Graphic Crew in the city, have been affixed in hundreds copies on the walls of the city, like an urban exhibition, with direct, explicit, immediate messages, which try to arouse attention, discussion and emotional impact.



About us What is ILGA-Europe? About us in your language! Organisational documents Our history Annual conference Executive Board Staff Job opportunity Contact us News Media Campaigns & projects 2007 - European Year of Equal Opportunities Freedom of assembly and expression Freedom of movement Health project Social exclusion Previous campaigns Advocacy & lobbying Policy papers Equality and non-discrimination EU enlargement Human rights issues Human rights mechanisms Human rights outside Europe Social inclusion and Lisbon strategy Transgender Publications Newsletter Non-periodical publications Euro-Letter Funding & capacity building Funding opportunities Capacity building Working with media Get involved & support us Become a member Make donation Volunteer Subscribe Become a Scholarship Angel! Buy ILGA-Europe t-shirt and promote equality! LGBT guide to Europe Country-by-country European Union Council of Europe Organisation for Security and Cooperation in Europe LGBT issues Asylum and immigration Education and schools Employment Hate crime and violence Health Holocaust International Marriage and partnership Multiple identities Parenting Pride events Notice board Your country information Resources Projects Events Links u galleries Pride in London, 30 June 2007 Friendship Days/Riga Pride 2007, 31 May-3 June 2007 ILGA-Europe Training on Advocacy in Kyrgyzstan, 20-25 May 2007 Chisinau Pride, 27 April 2007 Protest outside Moldova embassies, 27 April 2007 Capacity building seminars, Romania, 18-20 April 2007 Sofia Conference, 26-29 October 2006 Launch of Youth Report, 13 September 2006 Protest in Brussels, 2 June 2006 EU Network Meeting, Brussels 10-11 March 2006 Conference "Prides Against Prejudice" and EuroPride, 30 June - 1 July 2006, London
2007 - European Year of Equal Opportunities for AllCopyright 2007 ilga-europe.org ILGA-Europe gratefully acknowledges

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ATTI PARLAMENTARI

Post n°29 pubblicato il 04 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

Atti Parlamentari — 5129 — Camera dei Deputati
XV LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 16 APRILE 2007


Interrogazione a risposta scritta:

POLITICHE GIOVANILI E ATTIVITÀ SPORTIVE


Allegato B
Seduta n. 144 del 16/4/2007

Pag. 5129

POLITICHE GIOVANILI E ATTIVITÀ SPORTIVE
Interrogazione a risposta scritta:

ZANELLA. - Al Ministro per le politiche giovanili e le attività sportive, al Ministro per i diritti e le pari opportunità, al Ministro della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:
nel luglio 2005 l'Amministrazione comunale di Venezia ha istituito il progetto «L'amore secondo noi - una campagna contro l'omofobia e per il diritto delle differenze», per attivare politiche nell'ambito delle «culture delle differenze» contro l'omofobia e per il diritto a vivere liberamente e pienamente le proprie identità e i propri orientamenti sessuali, con un ottimo riscontro di interesse e sensibilizzazione da parte degli utenti, studenti e cittadini;
la Giunta comunale, con delibera n. 36 del 29 luglio 2005 ha individuato come obiettivi di fondamentale importanza: favorire l'accesso ai diritti di cittadinanza; contrastare fenomeni di discriminazione, omofobia ed esclusione sociale, in particolare nelle scuole; conoscere e far emergere bisogni sociali della popolazione lesbica, gay e transgender; attivare progetti e realizzare iniziative per far emergere e valorizzare le culture prodotte dalle comunità lgbt, in particolare da giovani artisti/e; collaborare col coordinamento cittadino della Memoria sulle persecuzioni contro lesbiche e gay; attivare queer studies; promuovere reti cittadine di servizi e gruppi locali e favorire l'associazionismo lgbt; partecipare a reti nazionali ed internazionali, in particolare con ILGA-Europe (International Lesbian and Gay Association); attivare collaborazioni con enti, istituzioni, centri culturali, e città europee ed euromediterranee;
nell'ambito di questo progetto, da settembre 2005 a dicembre 2006, sono state promosse 15 iniziative culturali [editoria, teatro, cinema]; un progetto culturale di un anno con giovani artisti che si chiuderà nel 2007 e due laboratori nelle scuole superiori Tommaseo e Benedetti (da cui sono state realizzate la campagna contro l'omofobia e il progetto europeo con il programma Gioventù); con il Dipartimento di Sociologia dell'Università di Padova, è stato realizzato un ciclo di focus-group sulla vita quotidiana di lesbiche e gay a Venezia, che verrà raccolto in un quaderno e un seminario sull'omogenitorialità e le nuove forme familiari che si è svolto a Civitas - salone della solidarietà e dell'economia sociale e civile; è stato attivato un tavolo cittadino di esperienze LGBT, che raccoglie una decina di servizi e associazioni impegnate sul tema, è tra i promotori della Rete nazionale delle città «LGBT friendly» (assieme alle città di Torino, Bologna e Roma ed altri dieci enti locali) di cui ha sottoscritto la Carta d'intenti con delibera di giunta n. 445 del 24 ottobre 2006, ed ha in corso collaborazioni e partnership con numerosi festival, enti ed associazioni europee ed euro-mediterranee;
nel corso di un laboratorio sulle culture delle differenze, realizzato nell'anno scolastico 2005/2006 al Liceo Nicolò Tommaseo di Venezia, nell'ambito dei progetti finanziati dalla legge n. 285 del 1997 sull'infanzia e l'adolescenza, è stata ideata la campagna di comunicazione «L'amore secondo noi»: un percorso che ha coinvolto le ragazze e i ragazzi della classe IV c (a.s. 2005/6) in un ciclo di incontri: un questionario sulla loro percezione delle differenze, la visione e la discussione di alcuni film, l'incontro con l'Agedo (l'associazione di genitori con figli lesbiche e gay) e la presentazione del libro «l'amore secondo noi» di Delia Vaccarello, giornalista e scrittrice; proprio con l'autrice di questo manuale-narrazione sulla ricerca dell'identità degli adolescenti, è nata l'idea di trasformare frasi e appunti degli incontri con i ragazzi e le ragazze, in una campagna contro l'omofobia e per il diritto alle differenze, dando vita ad un diario di bordo che è stato stampato a fine anno scolastico e dal quale sono nati otto tipi di manifesti, con i pensieri di ragazze e ragazzi veneziani, realizzati graficamente dallo studio grafico Tapiro, affissi sui muri di tutta la città, come un'esposizione urbana, con messaggi diretti, espliciti, immediati;
discussi ed elaborati assieme alle ragazze e ai ragazzi, i manifesti si sono rivolti alla cittadinanza per invitarla a riflettere sulla naturalezza e il valore delle relazioni e delle identità, da vivere liberamente e pienamente;
l'iniziativa è promossa dal Comune di Venezia, attraverso l'Osservatorio LGBT (lesbian, gay, bisexual e transgender) e l'Assessorato alle politiche giovanili, e realizzata con il patrocinio di Tutti diversi, tutti uguali, la campagna del Consiglio d'Europa a favore delle diversità, dei diritti umani e della partecipazione dei giovani;
l'Osservatorio LGBT e l'Assessorato alle Politiche Giovanili stanno portando avanti il loro lavoro nelle scuole anche per l'anno scolastico 2006-07, con progetti sulle differenze, le identità, le relazioni sentimentali, contro ogni pregiudizio ed ogni forma di esclusione;
se il Governo sia a conoscenza di tale iniziativa e degli ottimi riscontri che ha ottenuto localmente -:
se il Governo voglia prendere in considerazione l'opzione di assumere tale progetto come linea guida per tutto il territorio nazionale per il diritto alla diversità, anche in risposta ai recenti episodi di razzismo e omofobia avvenuti soprattutto in ambito scolastico.
(4-03275)

 
 
 

CAMPAGNA "L'AMORE SECONDO NOI" A VENEZIA E POLEMICHE

Post n°28 pubblicato il 04 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

COMUNICATO STAMPA

Lunedì presentazione della campagna “L’amore secondo noi” a Venezia
contro l’omofobia e per il diritto alle differenze di identità


Lunedì 15 gennaio, alle ore 13, a Ca’ Farsetti, si svolgerà una conferenza stampa per presentare la campagna pubblica “L'amore secondo noi”, contro l’omofobia e per il diritto alle differenze di identità e di orientamento sessuale. Interverranno il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, la delegata del sindaco alla Cittadinanza attiva e ai Diritti alla differenza, Franca Bimbi, l’assessore comunale alle Politiche giovanili e Pace, Luana Zanella, la giornalista e scrittrice Delia Vaccarello, la rappresentante della campagna “Tutti diversi, tutti uguali” del Consiglio d’Europa, Rebecca Zini.

La campagna è promossa dal Comune di Venezia, attraverso l’Osservatorio Lgbt (Lesbian, gay, bisexual, transgender) e l’Assessorato alle Politiche giovanili, ed è realizzata con il patrocinio di “Tutti diversi, tutti uguali”, la campagna del Consiglio d’Europa a favore delle diversità, dei diritti umani e della partecipazione dei giovani. “L’amore secondo noi” è stata ideata nel corso di un laboratorio sulle culture delle differenze al Liceo Tommaseo di Venezia e si concretizzerà con l’affissione di manifesti a Mestre e a Venezia.


Venezia, 10 gennaio 2007

 

 

«IO SONO GAY» SU 480 MANIFESTI PARTE LA CAMPAGNA ED è SCONTRO
Venezia, iniziativa pilota del Comune contro l'omofobia An: inutile. La Margherita ( in giunta): altre le priorità
martedì 16 gennaio 2007 , di Il Corriere del Veneto







VENEZIA — « Io sono gay, tu come sei? » . « La mia compagna di banco è lesbica, e allora? » . « Sono omosessuale, non ridere sorridimi » . Tra calli e campielli arrivano grandi manifesti coloratissimi con facce di ragazzi e frasi che stanno attirando l'attenzione dei passanti. Qualche primo gesto di stizza ( alcuni cartelloni sono stati strappati), sorrisi, ma perlopiù commenti.

E' la prima iniziativa di un Comune italiano sul tema dell'omofobia e della cultura alla differenza, s'intitola « L'amore secondo noi » , ed è stata realizzata dall'assessorato alle politiche giovanili del Comune di Venezia in collaborazione con gli studenti di una scuola superiore. Entusiasta l'Arcigay nazionale che applaude la campagna: « Complimenti al Comune lagunare per aver sollevato questo tema » , spiega Fabio Saccà responsabile di Arcigay giovani, « è importante però che questa iniziativa non sia limitata alla sola città di Venezia ma che si estenda ai vari ministeri, a quello della pubblica istruzione in primis » .

Anziché affrontare la questione da un punto di vista politico, come ha fatto per esempio Padova con i pacs, Venezia ha scelto una via culturale. « Ci sembrava importante che questa sensibilizzazione partisse dal basso — ha spiegato l'onorevole Franca Bimbi che per il Comune segue il settore della Cittadinanza attiva e diritti alla differenza — , stavolta infatti l'iniziativa è stata voluta principalmente dai ragazzi delle scuole. Che faranno capire alla città, attraverso frasi semplici e dirette, i modi diversi di amare » . Nata l'anno scorso per un'esigenza degli stessi studenti di confrontarsi sugli « stereotipi di genere » , la campagna sull'omofobia è cresciuta piano piano, attraverso la visione di film, dalla lettura di libri e sfociata poi in lun ghi dibattiti in classe. Che hanno portato a sette frasi- simbolo. Frasi che il Comune da ieri ha incollato per 480 volte sui muri della città ( e per altre 480 volte lo farà, una volta al mese, fino ad aprile). Una campagna decisamente massiccia, costata all'amministrazione solo cinquemila euro ma dai risultati già visibili.

Il dibattito, per esempio.

Sorto all'istante. Con le critiche che non hanno tardato ad arrivare. Per Raffaele Speranzon, consigliere comunale di An, questa « è una campagna inutile. Gli omosessuali sono pienamente accettati da ogni punto di vista nel tessuto sociale veneziano » . Maria Paola Miatello Petrovich ( Margherita) lancia un dubbio: « Non mi pareva che fosse mai stato indicato come problema emergente quello dell'omofobia. E certamente non fra le priorità » .

Di questa campagna il sindaco di Venezia Cacciari ne tesse invece le lodi ma lancia al tempo stesso un allarme: « Sono iniziative importanti ma bisognerebbe riflettere sul perché i mezzi decisivi di informazione, penso ai film e alla pubblicità, affrontino i problemi legati all'omofobia e alle differenze sempre peggio. L'ambiente in cui viviamo è di una volgarità estrema, questo è il dramma. Pensiamo solo alle email: su 44 che ne ricevo in un giorno almeno 40 sono di carattere pornografico » . Massimiliano Cortivo ( Ha collaborato Martina Zambon) CLIMA
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Piccole e grandi invidie
la destra si divide
luxuria dice sì

Sarebbe interessante sapere quanti soldi ha dato il Comune di Venezia allo studio Tapiro per realizzare la campagna contro l’omofobia. Perché se l’intenzione è lodevole, il risultato lascia quanto meno a desiderare. «Io sono gay, tu come sei?» è uno slogan da pubblicità di un mobilificio (si potrebbe aggiungere, in rima:... e uso cera grey), che dovrebbe fare inorridire non solo gli omosessuali. Questa diversità ostentata sui muri è il contrario di quello che servirebbe, cioè l’accettazione dell’omosessualità come normalità. Sarebbe come mettere dei manifesti con dei tizi che dicono: a me piacciono le bionde; o delle ragazze che sognano di baciare uomini pelati. Così si ottiene l’effetto panda: il gay fa la fine di una specie da proteggere, un esempio di biodiversità. Il Comune di Venezia, che affida il suo marchio a Philip Starck, i suoi ponti a Calatrava, per una campagna così delicata ha scelto Tapiro, uno dei migliori studi di grafica, andando sul sicuro. Ma stavolta l’esito non è stato dei migliori. Stupisce che una associazione come l’Arcigay abbia applaudito l’iniziativa non solo nei suoi intenti (ripetiamo, encomiabili), ma anche nei risultati. Se gli stessi manifesti fossero comparsi sui muri di Treviso, affissi dallo sceriffo Gentilini, si sarebbe forse gridato alla discriminazione. Ma si sa, non tutti sanno prenderla con filosofia. A Ca’ Farsetti tira aria di tapiro. D’oro. (a.i)

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Corriere del Veneto - VENEZIA -

sezione: VENEZIA - data: 2007-01-17 num: - pag: 7

categoria: REDAZIONALE

LACAMPAGNA SULL'AMORE DIVERSO

Luxuria: « Brava Venezia, finalmente la scuola lancia la sfida »



Centrodestra diviso. An: « Si fa confusione » . Mazzonetto: « Giusto aprire il dialogo » VENEZIA — « È una iniziativa molto felice contro l'omofobia. Soprattutto perché pone l'attenzione sul problema della diversità e del sentirsi minacciati dal diverso, per esempio quando si sta vicino a una persona che viene considerata tale » . Si dichiara entusiasta della campagna « L'amore secondo noi » lanciata dal Comune di Venezia con grandi manifesti colorati sui muri della città, l'onorevole di Rifondazione Wladimiro Guadagno, più noto come Vladimir Luxuria, transgender, forse il deputato più chiacchierato del Parlamento. « Si tratta di una tradizione inoltrata, purtroppo, perché si è sempre fatto così, mentre ben vengano campagne come questa, una sfida contro la violenza, contro la discriminazione per orientamento sessuale » .

Piace a Luxuria il fatto che tutto sia partito dalla scuola, da un laboratorio sulle culture delle differenze al liceo veneziano Tommaseo. « Finalmente un esempio di scuola inclusiva, laica, pubblica. Mentre è proprio nelle aule scolastiche che spesso si verificano atti discriminatori, da parte degli studenti e da parte degli insegnati di religione che escludono chi decide di non farla » . Eppure molti negano la presenza di un reale problema di discriminazione, a Venezia come in tutta Italia. « Se certi politici affermano che un problema non c'è, in realtà lo ignorano. Magari non ci fosse » . E l'onorevole conclude lanciando un appello: « Basterebbe che un giornalista come Fabrizio Gatti si fin gesse gay e camminasse per strada a mano con il compagno. E vorrei proprio vedere se non sarebbe costretto a subire episodi di discriminazione » .

Intanto i 480 manifesti con gli slogan contro l'omofobia continuano a far discutere il mondo politico locale.

« Propongo una campagna per la normalità: io non mi drogo, io non ho mai avuto tendenze gay, com'è bello innamorarsi e metter su famiglia » , ironizza Pietro Bortoluzzi, consigliere di municipalità di An. « Il rischio di queste campagne è quello di ritorcersi contro l'obiettivo e di fare confusione sul significato dei messaggi » , afferma Bortoluzzi. « Il comportamento tradizionale finisce per essere consi derato non completo, come se le persone dovessero vergognarsi o sentirsi a disagio per non avere tendenze omosessuali » . Ma qualche elogio arriva inaspettatamente proprio dall'opposizione: « Mi piace questa campagna perché apre il dialogo su temi ancora oggi considerati tabù - afferma Alberto Mazzonetto, consigliere della Lega Nord - È una campagna efficace che parte dai giovani e li spinge a interrogarsi sulla propria identità in modo positivo » . Docente dell'Istituto Algarotti, 37 anni di insegnamento alle spalle, Mazzonetto le esigenze dei giovani le conosce bene.

Per questo, pur sottolineando di essere uomo di Chiesa e di avere posizioni ben diverse sui Pacs, plaude al coraggio di una campagna che dà voce ai ragazzi. « Su argomenti come l'amore e l'affettività l'istituzione scolastica è spesso latitante: non si affrontano mai serenamente come si dovrebbe e questo perché la società tende ad essere intollerante e discriminante » . Giorgia Iazzetta
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ANTI-OMOFOBIA. MANIFESTI PER LIBERARE L'AMORE
(LIBERI TUTTI 16 GENNAIO)
Di Delia Vaccarello

I manifesti che vedete nella foto sono affissi da ieri nelle strade di Venezia
e di Mestre. Nascono dall'incontro tra i ragazzi di una scuola, l'attività
di una istituzione impegnata a seminare la pace e la mia lotta ai pregiudizi
perseguita attraverso i libri e attraverso «Liberi tutti». È un incontro tra
chi cresce, chi interviene e chi comunica, e ha dato alla luce un messaggio
che travalica i singoli settori in cui ciascuno di noi è impegnato: una
campagna pubblica contro l'omofobia. Adesso vi racconto com'è andata.
Venite, entriamo tutti in classe. I ragazzi dapprima tacciono o ridono
piano. Poi una di loro prende la parola: «Insomma parliamo sempre di sesso
tra di noi, ma quando si può parlare ad alta voce, non ne siamo capaci».
Finché iniziano a raccontare l'amore «secondo loro». Emozionati, tra il
«serio» e il «disinvolto» arrivano a definire l'innamoramento uno «stato da
fringuellone», a parlare del compagno bisex, che lo ha detto a un amico di
un amico, dell'altro taciturno avvolto da un alone di mistero, dell'amore
che è imprevisto per tutti, etero o gay. Hanno voluto parlare di
omosessualità e ora si sentono in bilico. Non sanno se mostrarsi sciolti,
tradire le paure, liberarsi dai pregiudizi. Una cosa è certa: se discutiamo
insieme e con semplicità di amore, di sessualità, di un bacio tra maschi, di
una fantasia nascosta, di una compagna lesbica, di un sabato in discoteca
che vede in pista coppie etero e omosex, i ragazzi si illuminano. «È bello
parlare di queste cose in classe». Inizia così il mio viaggio con gli alunni
della scuola Tommaseo di Venezia e con gli operatori dell'osservatorio lgbt.
Mi ha invitato Fabio Bozzato, coordinatore dell'osservatorio sulle
differenze di identità e di orientamento sessuale del comune. «Ti leggiamo
su liberi tutti e adesso c'è "L'amore secondo noi" in libreria che parla di
adolescenti alla ricerca di sé, è forte. Vieni a parlarne in una classe?».
Fabio Bozzato è un fantasista, che innova con ritmo da «mille e una notte».
Sara Cavallaro, coordinatrice dei progetti e psicologa, è una che sente le
vie segrete dell'anima. Il loro obiettivo, sostenuto dalla preziosa
esperienza di Alberta Basaglia, è lavorare sui conflitti. Hanno affrontato
con i ragazzi quelli bellici, del fronte medio-orientale, ma anche i
conflitti tra le generazioni e tra i coetanei. Poi sono approdati al tema
dei generi e i giovani hanno chiesto di approfondire la questione gay. Ed
eccoci in classe, con uno di loro che in un attimo di silenzio confida:
«Questa notte ho sognato di baciare un ragazzo». E un'altra che dice: «Voi
siete grandi, che ne sapete di quello che viviamo noi?». Tutti vogliono
leggere il libro («L'amore secondo noi», Oscar mondadori, che darà il nome
alla campagna). Le storie li riguardano e servono da trampolino. Quando
torniamo indietro in vaporetto ci rendiamo conto che abbiamo sentito
zampillare le emozioni senza filtri, che i ragazzi, ben più degli adulti, su
questo tema sono trasparenti. Appaiono curiosi, rispettosi, vergognosi,
turbati, e desiderosi, una volta rotto il ghiaccio, di esprimere ciò che
sentono davvero. Meglio di loro, chi potrebbe suggerire il modo giusto per
rivolgerci alla città? «E se facessimo una campagna di manifesti per parlare
anche agli adulti?» l'idea scivola tra noi, e si àncora, come un tempo le
navi che approdavano alle rive della grande repubblica marinara.
Un giorno, insieme, scriviamo sulla lavagna alcune frasi e affiora, come un
tesoro sepolto, un decalogo di affermazioni dirette, senza veli. Tutti
parlano, valutano, suggeriscono. È l'incontro più intenso: ci siamo sciolti.
Stiamo lavorando per chi ci vive accanto e come noi all'inizio crede che di
amore (omosessuale o etero, non importa) si possa parlare .. senza
trasformarsi. Il vero inizio è adesso, riflettiamo insieme, fianco a fianco.
Non ci sono più un «noi» e un «voi». C'è un compito. È il top. I manifesti
nascono: «il tuo amore di che sesso è?». «Sono omosessuale, non ridere,
sorridimi». «Ho sognato di baciare una ragazza, ho sognato di baciare un
ragazzo». «La mia compagna di banco è lesbica, e allora?». «Io sono gay, tu
come sei?». I ragazzi sono increduli: «Ma davvero saranno affissi in
città?». A dare la veste grafica sarà, poi, l'agenzia Tapiro. Alberta
Basaglia, responsabile delle partecipazioni giovanili e delle culture della
pace del comune di Venezia - autentica «cometa» dell'intera iniziativa -, ci
dà con pochi cenni il sapore di quello che è successo: «Il senso della
campagna "L'amore secondo noi" è una fusione di due linguaggi, quello dei
ragazzi che parlano in prima persona, come gli adulti non fanno più, e
l'iniziativa gestita grazie al pensiero degli adulti. Gli adulti che hanno
fatto la campagna hanno recepito l'invito alla soggettività che i ragazzi
tengono ben fermo. Così parleremo alla cittadinanza che è fatta di adulti e
di giovani per continuare a costruire la pace, affrontando i conflitti».
Ieri i manifesti hanno iniziato il loro viaggio. Alla conferenza stampa
c'era il sindaco, Massimo Cacciari, che ha sottolineato l'importanza dell'
iniziativa: «Occorre combattere su questi argomenti la volgarità imperante.
Il punto di resistenza è la scuola, continuiamo con progetti esemplari come
"l'amore secondo noi"». Mentre Franca Bimbi, deputata della Margherita e
consulente del sindaco per la cittadinanza delle donne e la cultura delle
differenze, ribadiva: «La campagna coinvolge dal basso e, attraverso
istituzioni vicine ai cittadini, può creare una cultura condivisa capace di
affrontare temi che si ritengono pruriginosi e che invece riguardano la
nostra vita e quella dei nostri figli». E c'erano i ragazzi, emozionati e
partecipi. La comunicazione è nata a scuola, in Comune, sui libri e sul
giornale. La voce è diventata pubblica, è cresciuta. Non finisce qui.
Continuiamo. Il lavoro, quest'anno, ha un obbiettivo chiaro: «Effetto
libertà».
delia.vaccarello@tiscali.it

 

questo il positivo commento della rivista di design on line in indirizzo
sull'iniziativa a partire da L'amore secondo noi


http://sdz.aiap.it/home.php

 

La Repubblica del 31 gennaio 2007 in seconda pagina riporta una intervista al sindaco di Venezia Massimo Cacciari che schierandosi a favore dei Pacs cita la campagna "L'amore secondo noi "scaturita dal libro di Delia indicandola come esempio. Il giornale inoltre riporta le foto a colori di tre dei manifesti con gli slogan escogitati da Delia e dagli alunni delle scuole interessate.

 

Link utili

 

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3533
http://it.news.yahoo.com/17012007/135/venezia-partita-campagna-l-amore.html

http://www.arcigay.it/show.php?2362

http://www.pariopportunita.provincia.venezia.it/html/Area.asp?IDMenuP=23&IDMenu=30&isF=2&liv=1&IDInfo=704&TipoLayout=4&AliasP=&Alias=

http://neverland.rsfblog.org/archive/2007/01/26/presentata-a-venezia-la-campagna-l-amore-secondo-noi.html

http://newsletter.comunicatoripubblici.it/newsletter//arc.html?cid=33489831A&mid=594643836M&pid=3972989596N&uid=&exid=


http://sdz.aiap.it/gallerie/7206

hhttp://www.lucioangelini.splinder.com/archive/2007-02ttp://politicaonline.org/forum/showthread.php?t=317208
http://guide.dada.net/donne_che_amano_donne/interventi/2007/01/283683.shtml
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RETE AGATERGON

Post n°27 pubblicato il 02 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

giugno 2009

 

L’amore secondo noi

amoresecondonoiL’amore secondo noi – Ragazzi e ragazze alla ricerca dell’identità.

Delia Vaccarello

Mondadori 2006


Il titolo è abbastanza allusivo da attrarre i giovanissimi e non così esplicito da spaventarli o metterli in imbarazzo.

Il tema è l’amore omosessuale raccontato dagli adolescenti.

E’ un libro che nasce dal lavoro svolto dalla Vaccarello all’interno delle scuole, dal dialogo costante con gli adolescenti sia sui quotidiani che in rete e di questi ragazzi riporta le domande e le riflessioni lasciandoli parlare in prima persona. Ogni storia è seguita dall’analisi dell’autrice esposta con un linguaggio diretto e sincopato che richiama il ritmo degli sms e che si conclude con un accento di speranza o incoraggiamento sotto lo sguardo sornione di Mukkelia.

Sette chiacchierate, sette viaggi verso la consapevolezza.

Alla fine lo “scaffale” : un elenco di film che parlano di adolescenze omosessuali.

Alla Vaccarello riesce bene questo tipo di ricognizione, che le permette di sfruttare le sue doti di giornalista inserendosi in un contesto più ampio e organico rispetto al singolo articolo.

Fatta eccezione per il ruolo di mentore che qui si attribuisce, aveva usato un metodo simile ne “Gli svergognati” (La tartaruga 2002) raccontando storie di adulti che vivono il proprio amore “diverso” scacciando quel sentimento di vergogna che la società vorrebbe loro imporre, e vivendo felici da svergognati appunto.

Adesso aspettiamo un volume che faccia parlare anche giovanissim* trans*, sappiamo che non sarà facile, per questo lo chiediamo proprio a Delia.

 
 
 

D LA REPUBBLICA DONNE

Post n°26 pubblicato il 01 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

D_la Repubblica delle donne

novembre 2007

L'amore secondo noi (nei licei Italiani)


Giuliano Di Caro


In Italia non ci sono ancora progetti come quello britannico, tantomeno nelle scuole elementari. Le uniche iniziative nascono dalla collaborazione tra alcuni comuni e associazioni. È il caso della campagna "L'amore secondo noi" condotta dall'Osservatorio Lgbt sulle differenze del Comune di Venezia.
È nata due anni fa, come ciclo di incontri tra gli studenti del liceo "Nicolò Tommaseo" e la giornalista Delia Vaccarello, autrice del volume che dà il titolo all'iniziativa. "Un libro di storie sulla ricerca dell'orientamento e dell'identità sessuale", racconta.
"Che è diventato vivo in quanto stimolo di discussione con gli studenti. Così abbiamo capito che la loro freschezza avrebbe potuto ispirare una campagna cittadina contro l'omofobia". Sono nati manifesti affissi tra Venezia e Mestre con frasi tipo "il tuo amore di che sesso è?". L'amore secondo noi si è esteso
ad altri istituti superiori veneziani. "È la prima volta che in Italia un'istituzione pubblica crea una campagna insieme agli adolescenti, seguendo i loro percorsi e pensieri e utilizzando le loro parole", dice Fabio Bozzato, direttore dell'Osservatorio veneziano e capofila per la creazione di una rete di città "lgbt friendly" insieme a Torino, Roma e Bologna.
Iniziativa dell'Arcigay, ma sostenuto dal progetto Daphne dell'Unione Europea, è invece "Schoolmates", ciclo di incontri e laboratori contro il bullismo omofobico nelle scuole superiori di Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, Modena e Rimini (oltre che Vienna, Madrid e Varsavia). Fabio Astrobello, ventitreenne dell'Arcigay, ha partecipato alle assemblee studentesche di sei istituti reggiani, a partire dal liceo Aldo Moro, capofila del progetto. "Cerchiamo di sensibilizzare i ragazzi perché facciano da scudo ai bersagli dei bulli. L'accettazione della differenza sessuale deve essere un discorso alla pari, anche
per bypassare i professori imbarazzati dall'argomento".

 
 
 

PIER POUR HOMME

Post n°25 pubblicato il 01 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

Pier pur homme

agosto settembre 2008

Delia Vaccarello, L’amore secondo noi. Ragazzi e ragazze alla ricerca dell’identità. L’amore secondo noi, alternando storie vere di adolescenti a riflessioni della giornalista de “L’Unità”, è una buona sintesi tra la manualistica indirizzata ai giovani gay e le loro testimonianze dirette. Tra le storie quella del diciottenne Giulio, che riflette sull’attrazione per i propri compagni, o Lucetta, sedici anni, che non sa, o non osa, definire il proprio orientamento. C’è poi l’amore-amicizia di Adele e Omar, amici per la pelle di orientamento diverso, e c’è anche spazio per i giovani etero. Dell’autrice merita un accenno anche Sciò. Giovani, bugie, identità (Mondadori 2007), che con fumetti e vignette racconta le illusioni, le carezze, i cambiamenti dei ragazzi alla scoperta della propria identità.
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IL TIRRENO LIVORNO

Post n°24 pubblicato il 01 Luglio 2009 da redazionefuorispazio

Storie di ragazze e ragazzi
il Tirreno — 28 marzo 2006 

LIVORNO. È un libro che parla di ragazzi e di ragazze ed è un libro che parla d’amore. Si intitola “L’amore secondo noi” la nuova opera di Delia Vaccarello, che verrà presentata domani alle 16.30 al Centro Donna del Comune di Livorno (Largo Strozzi 1), con l’organizzazione dell’associazione Evelina De Magistris e dall’Agedo (associazione dei genitori di omosessuali). I protagonisti sono adolescenti alle prese con la scoperta di sé, che si interrogano e se qualcuno li sta ad ascoltare, si raccontano e descrivono cosa è “l’amore secondo loro”. È quello che succede in questo libro, nato da incontri nelle scuole, nelle associazioni, nella Rete, sulle pagine dei giornali, tra centinaia di ragazzi italiani e una scrittrice da sempre molto attenta al mondo dei giovani. Sette storie in prima persona seguite da sette “viaggi” nei territori dell’adolescenza, ricchi di testimonianze e suggestioni, che attraversano temi di grande attualità e profonda delicatezza e approdano alle più diverse descrizioni dell’amore.
Domande, storie, “viaggi” che svelano quell’universo di sensibilità, emozioni, inquietudini nascosto dietro i silenzi dei giovani alle prese con la “seconda nascita”.
Delia Vaccarello, giornalista professionista e scrittrice, è nata a Palermo nel 1960 e vive tra Roma e le colline umbre. E’ laureata in Filosofia con indirizzo antropologico, svolge docenze di “media e orientamento sessuale” presso la scuola di giornalismo di Bologna, conduce da tre anni la pagina “Uno, due, tre... liberi tutti” che esce ogni martedì con il quotidiano l’Unità. È autrice di “Gli svergognati” (La Tartaruga, 2002) e curatrice delle tre antologie “Principesse azzurre” (Mondadori, 2003-2004-2005)
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IL TIRRENO

Post n°23 pubblicato il 01 Luglio 2009 da redazionefuorispazio
Foto di redazionefuorispazio

Dalla parte dei ragazzini
il Tirreno — 16 ottobre 2005

I brizzolati al di là del muro, e loro, i ragazzi, dall’altra. Soli a parlar di amore e sensi di colpa, di omosessualità e cotte, di fede cattolica e voglia di libertà. «Tra le cose che fanno rizzare i capelli ai brizzolati c’è la sessualità», e quindi non resta che confrontarsi nel gruppo. E con Delia Vaccarello, 45enne giornalista e scrittrice palermitana, che svolge docenze di “media e orientamento sessuale” presso la scuola di giornalismo di Bologna.
Suo è “Principesse azzurre”, raccolta di racconti di amore di donne per donne, e suo è questo L’amore secondo noi, ragazzi e ragazze alla ricerca dell’identità ((Piccola Biblioteca Mondadori, pp 248, €8.40), viaggio nel mondo degli adolescenti dove l’autrice si cala in punta di piedi e raccoglie voci, paure e sogni. Linguaggio “vero” quindi e una dichiarata simpatia per questo universo ricco di fermenti eppure disorientato. Un mondo che si incontra nelle scuola, in Rete, in discoteca, nelle piazze e nelle sale giochi.
Ragazzi e ragazze che si cercano, vogliono capire, hanno paura di sbagliare, sbandano al primo dubbio sul proprio orientamento sessuale (e sul tema dell’omosessualità l’autrice insiste molto), si fanno le canne, soffrono per amore e per noia, non vogliono l’omologazione. E crescono: «Prima mi piacevano le fighe, le rimorchiavo per fare colpo sui miei amici. Ora mi piace una che ha cervello. A lei forse interessano anche le ragazze, si sta cercando.... Mi sono venuti i brividi, tra maschi di queste cose non si parla mai». È Marco, 18 anni. 18 anni come Cristian che invece si chiede: «Ma perché la scoperta della propria sessualità è così tormentata?». Giulio lancia un altolà al mondo: «Ho bisogno di parlare di me a voce alta e arrivare fino in fondo, voglio essere abbastanza forte da contrattare con i vecchi...». E l’amore? Anche qui alla fine trionferà. Gay o etero che sia, «follia fucsia (né rosa né celeste)», l’amore è comunque «una poesia». (c.g.)

 
 
 
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