La musica è la lingua dello spirito. La sua segreta corrente vibra tra il cuore di colui che canta e l'anima di colui che ascolta.Kahlil GibranIl jazz e l’altra musica Il jazz basa sull’elaborazione motivica il suo cammino musicale. L’elaborazione però cambia da artista ad artista e, nel caso dello stesso esecutore, nelle diverse jam-setion. Il compositore-esecutore spesso non conosce la musica in senso tradizionale, egli lavora su due diverse diretive: il proprio bagaglio culturale che è tradizione e la propria inventiva. L’unione di questi due poli, presente in forma dialettica nei compositori classici, costituisce la base dove il risultato fonico finale non è che una elaborazione del pensiero. Ci troviamo quindi al massimo grado di trascrizione del materiale il quale è già di per sé una trascrizione. Inoltre durante l’esecuzione avviene un’ ulterire elaborazione data dal caso però sempre filtrata dal pensiero. Materiali fonici di breve durata vengono riproposti nel tempo in maniera differente a seconda dello stato d’essere dell’artista o della sua bravura nel contesto rigoroso di rapporti tra i suonatori, il tutto sorretto dal battito interno che diventa sinonimo di pulsazione vitale e mai di mera percussività. Questo battito, che i pigmei del Centroafrica chiamano non a caso “madre”, non fa che ripetere ossessivamente il metro sul quele si combinano le suddivisioni ritmiche. Non dimentichiamo che la base del jazz è la musica africana che nella sua polistrutturalità è la quintessenza dell’elborazione. Il jazz è assimilazione del pensiero e con poche varianti riesce a creare l’atmosfera esatta estrapolando dal contesto il brano originario.
Trascrizione Elaborazione 5
La musica è la lingua dello spirito. La sua segreta corrente vibra tra il cuore di colui che canta e l'anima di colui che ascolta.Kahlil GibranIl jazz e l’altra musica Il jazz basa sull’elaborazione motivica il suo cammino musicale. L’elaborazione però cambia da artista ad artista e, nel caso dello stesso esecutore, nelle diverse jam-setion. Il compositore-esecutore spesso non conosce la musica in senso tradizionale, egli lavora su due diverse diretive: il proprio bagaglio culturale che è tradizione e la propria inventiva. L’unione di questi due poli, presente in forma dialettica nei compositori classici, costituisce la base dove il risultato fonico finale non è che una elaborazione del pensiero. Ci troviamo quindi al massimo grado di trascrizione del materiale il quale è già di per sé una trascrizione. Inoltre durante l’esecuzione avviene un’ ulterire elaborazione data dal caso però sempre filtrata dal pensiero. Materiali fonici di breve durata vengono riproposti nel tempo in maniera differente a seconda dello stato d’essere dell’artista o della sua bravura nel contesto rigoroso di rapporti tra i suonatori, il tutto sorretto dal battito interno che diventa sinonimo di pulsazione vitale e mai di mera percussività. Questo battito, che i pigmei del Centroafrica chiamano non a caso “madre”, non fa che ripetere ossessivamente il metro sul quele si combinano le suddivisioni ritmiche. Non dimentichiamo che la base del jazz è la musica africana che nella sua polistrutturalità è la quintessenza dell’elborazione. Il jazz è assimilazione del pensiero e con poche varianti riesce a creare l’atmosfera esatta estrapolando dal contesto il brano originario.