Trascrizione come Traduzione La trascrizione è il lavoro del compositore il quale deve essere in grado di apprendere una tecnica compositiva attraverso la conoscenza della tradizione. Solo chi può permettersi il lusso di entrare ed uscire dalla storia può guardare avanti nel futuro. Non si pretende di essere stati esaurienti sull’argomento, preciso intento è quello di creare una ipotetica linea di demarcazione tra la semplice variazione acustica di un brano, che ho più volte chiamato trascrizione, ma anche rientrano in questa eccezione le versioni per, le strumentazioni e via dicendo, e dove invece l’autore ha assimilato il pensiero del compositore originario dando una nuova veste e soprattutto una nuova interpretazione all’idea. Abbiamo per altro visto che le nuove versioni di lavori dello stesso autore si prestino a rifacimenti spesso totali dove l’idea originaria viene ampliata restando aperta a nuove possibilità di sviluppo. L’idea di opera aperta richiama il saggio di Umberto Eco e la musica di quegli anni era una realtà continua e cangiante. Ci sono degli artisti che riproponendo e traducendo dei classici ne hanno assimilato il pensiero e ricreato la vitalità. ‘E il caso del poeta Franco Fortini secondo il quale la Imitazione di Giacomo Leopardi è un caso limite: è una poesia di Leoprardi, integralmente sua nel più alto spirito del poeta in confronto al quale l’originale di Arnaux è una piccola canzonetta sentimentale. Questo non avviene, non deve avvenire quando un poeta traduce un altro poeta. Si traduce a volte perché si vuole studiare, attraverso tentativi di appropriarsi di particolari elementi di contenuto o ritmici o sequenze di immagini, come se il traduttore si scavasse un percorso attraverso il testo del poeta tradotto per estrarne un minerale proprio. Gli esiti, i risultati della traduzione, i frammenti radioattivi del suo lavoro si verificheranno in altri momenti, trattandosi spesso di semplici fatti formali. Per Fortini il problema della fedeltà ossia della reperibilità delle corrispondenze non si dà. Per altro una traduzione che conservi il maggior numero di corrispondenze con l’altro testo, è una traduzione di tipo letterale rinunciando perciò ad una certa parte. Nel campo musicale avviene allo stesso modo la rinuncia a tutto un ordine di elementi a favore di altri. Per una buona elaborazione come per una buona traduzione, si tratta di ipotizzare che l’elemento dominante del brano di partenza che risulti per noi il più importante, sia un certo timbro, un certo tono, e si cerchi di mantenersi fedele a questi elementi. nella foto il poeta Franco Fortini
Trascrizione Elaborazione 9
Trascrizione come Traduzione La trascrizione è il lavoro del compositore il quale deve essere in grado di apprendere una tecnica compositiva attraverso la conoscenza della tradizione. Solo chi può permettersi il lusso di entrare ed uscire dalla storia può guardare avanti nel futuro. Non si pretende di essere stati esaurienti sull’argomento, preciso intento è quello di creare una ipotetica linea di demarcazione tra la semplice variazione acustica di un brano, che ho più volte chiamato trascrizione, ma anche rientrano in questa eccezione le versioni per, le strumentazioni e via dicendo, e dove invece l’autore ha assimilato il pensiero del compositore originario dando una nuova veste e soprattutto una nuova interpretazione all’idea. Abbiamo per altro visto che le nuove versioni di lavori dello stesso autore si prestino a rifacimenti spesso totali dove l’idea originaria viene ampliata restando aperta a nuove possibilità di sviluppo. L’idea di opera aperta richiama il saggio di Umberto Eco e la musica di quegli anni era una realtà continua e cangiante. Ci sono degli artisti che riproponendo e traducendo dei classici ne hanno assimilato il pensiero e ricreato la vitalità. ‘E il caso del poeta Franco Fortini secondo il quale la Imitazione di Giacomo Leopardi è un caso limite: è una poesia di Leoprardi, integralmente sua nel più alto spirito del poeta in confronto al quale l’originale di Arnaux è una piccola canzonetta sentimentale. Questo non avviene, non deve avvenire quando un poeta traduce un altro poeta. Si traduce a volte perché si vuole studiare, attraverso tentativi di appropriarsi di particolari elementi di contenuto o ritmici o sequenze di immagini, come se il traduttore si scavasse un percorso attraverso il testo del poeta tradotto per estrarne un minerale proprio. Gli esiti, i risultati della traduzione, i frammenti radioattivi del suo lavoro si verificheranno in altri momenti, trattandosi spesso di semplici fatti formali. Per Fortini il problema della fedeltà ossia della reperibilità delle corrispondenze non si dà. Per altro una traduzione che conservi il maggior numero di corrispondenze con l’altro testo, è una traduzione di tipo letterale rinunciando perciò ad una certa parte. Nel campo musicale avviene allo stesso modo la rinuncia a tutto un ordine di elementi a favore di altri. Per una buona elaborazione come per una buona traduzione, si tratta di ipotizzare che l’elemento dominante del brano di partenza che risulti per noi il più importante, sia un certo timbro, un certo tono, e si cerchi di mantenersi fedele a questi elementi. nella foto il poeta Franco Fortini