La trascrizione è dunque arte? Come tutte le altre forme di pensiero musicale è in bilico tra compiutezza e superficialità, può essere semplice ma perfetta, può al contrario complicarsi in inutili orpelli; solo quando l’idea di fondo emerge sincera possiamo accettare la nuova veste di un pensiero. Trascrivere dall’orchestra, trascrivere per orchestra, la difficoltà non è data dalla quantità degli strumenti impegnati o dalla riduzione resasi necessaria, il lavoro compiuto deve nascondere l’eventuale provenienza sospetta, come la difficoltà di confrontarsi con l’originale o una richiesta editoriale. Bisogna palesare invece la nuova veste sonora come stimolo dell’ambiguità dell’idea originaria. Il grande poeta Giorgio Caproni diceva che il miglior modo per commentare e quindi tradurre un verso è quello di salvaguardarne il suono originale e forse quindi di non commentarlo. Se ci capiterà di ascoltare un’ elaborazione sarà uno stimolo a ricreare, a elaborare, a trascrivere col nostro pensiero il cammino originale, se lo conosciamo, ad individuare una possibilità di reale, se invece non lo conosciamo. Lo stesso percorso fa l’artista quando si trova a valutare il suo stile attraverso un oggetto sonoro che può essere non il proprio e quindi a rimettere in discussione un’ opera lasciata aperta volutamente o per caso. E se questa opera era considerata conclusa, il fatto di aver trovato un varco per commentarla è già di per se un fatto d’arte, perché bisogna riconoscere ed apprezzare uno degli aspetti più profondi del comporre: il confronto. fine
Trascrizione Elaborazione 10
La trascrizione è dunque arte? Come tutte le altre forme di pensiero musicale è in bilico tra compiutezza e superficialità, può essere semplice ma perfetta, può al contrario complicarsi in inutili orpelli; solo quando l’idea di fondo emerge sincera possiamo accettare la nuova veste di un pensiero. Trascrivere dall’orchestra, trascrivere per orchestra, la difficoltà non è data dalla quantità degli strumenti impegnati o dalla riduzione resasi necessaria, il lavoro compiuto deve nascondere l’eventuale provenienza sospetta, come la difficoltà di confrontarsi con l’originale o una richiesta editoriale. Bisogna palesare invece la nuova veste sonora come stimolo dell’ambiguità dell’idea originaria. Il grande poeta Giorgio Caproni diceva che il miglior modo per commentare e quindi tradurre un verso è quello di salvaguardarne il suono originale e forse quindi di non commentarlo. Se ci capiterà di ascoltare un’ elaborazione sarà uno stimolo a ricreare, a elaborare, a trascrivere col nostro pensiero il cammino originale, se lo conosciamo, ad individuare una possibilità di reale, se invece non lo conosciamo. Lo stesso percorso fa l’artista quando si trova a valutare il suo stile attraverso un oggetto sonoro che può essere non il proprio e quindi a rimettere in discussione un’ opera lasciata aperta volutamente o per caso. E se questa opera era considerata conclusa, il fatto di aver trovato un varco per commentarla è già di per se un fatto d’arte, perché bisogna riconoscere ed apprezzare uno degli aspetti più profondi del comporre: il confronto. fine