Poema narrativo di Roberto Piumini. Storia di un bacio affidato, consumato e riportato, nel tempo dei cavalieri e della cortesia, è un racconto sull’impegno, la sorpresa e la generosità d’amoreIl lettore di questa storia, o l’ascoltatore, giacché voglia Dio che non resti solo parola scritta per solitarie visioni, ma venga anche detta, ripetuta, a piccoli o grandi gruppi di persone, e si possa ricomporre così la bella usanza del raccontare: il lettore o l’ascoltatore si chiederanno come potesse essere spedito, o conservato, un bacio: non la parola, la notizia di un bacio, ma un bacio in sé, sostanziale. Riccio non se lo chiese, e questa volta non per discrezione, perché a quei tempi accadevano cose ed esistevano sostanze che oggi non ci sono o non si riconoscono più: di certe si è perduto persino nome, immagine e ricordo. Il bacio ha ancora un nome, una nozione: ma lo si intende, e pratica, come cosa di rapporto e non sodo evento. Ancora si danno, si mandano baci, ma solo in traslatissimo senso, e nessuno penserebbe di mandarne uno come si manda una cosa. Un bacio era allora, invece, materiale, concreto. Lo si poteva affidare, conservare e portare: così come, allora, si sa, esisteva la pratica di trasformare il ferro in oro. Sembrano cose difficili, scure: l’unica cosa chiara è che, oggi, a noi scarseggia il desiderio e manca la fede.
Il portatore di baci
Poema narrativo di Roberto Piumini. Storia di un bacio affidato, consumato e riportato, nel tempo dei cavalieri e della cortesia, è un racconto sull’impegno, la sorpresa e la generosità d’amoreIl lettore di questa storia, o l’ascoltatore, giacché voglia Dio che non resti solo parola scritta per solitarie visioni, ma venga anche detta, ripetuta, a piccoli o grandi gruppi di persone, e si possa ricomporre così la bella usanza del raccontare: il lettore o l’ascoltatore si chiederanno come potesse essere spedito, o conservato, un bacio: non la parola, la notizia di un bacio, ma un bacio in sé, sostanziale. Riccio non se lo chiese, e questa volta non per discrezione, perché a quei tempi accadevano cose ed esistevano sostanze che oggi non ci sono o non si riconoscono più: di certe si è perduto persino nome, immagine e ricordo. Il bacio ha ancora un nome, una nozione: ma lo si intende, e pratica, come cosa di rapporto e non sodo evento. Ancora si danno, si mandano baci, ma solo in traslatissimo senso, e nessuno penserebbe di mandarne uno come si manda una cosa. Un bacio era allora, invece, materiale, concreto. Lo si poteva affidare, conservare e portare: così come, allora, si sa, esisteva la pratica di trasformare il ferro in oro. Sembrano cose difficili, scure: l’unica cosa chiara è che, oggi, a noi scarseggia il desiderio e manca la fede.