Musica è...

Post N° 85


Quando musico una poesia devo avere da una parte l’invenzione e dall’altra la disciplina, eppure non posso separare questi due termini: non può esserci disciplina senza invenzione né invenzione senza disciplina. Se mi lascio trascinare dalla musicalità di una poesia otterrò una musica che non conterrà il ritmo della poesia né l’ aumenterà, il verso verrà spogliato della sua musica interna. Dall’altro lato se uso troppa disciplina e lavoro di cesello su un testo cercando di tradurne in musica la tecnica otterrò una musica spogliata della sua entità. Nel mio cammino musicale ho fatto un lavoro di sola disciplina su “A se stesso” di Leopardi cercando di trasferire nella musica il ritmo e gli enjambements del verso. E’ stato un momento della mia personale ricerca sulle strutture, confluito poi in un lavoro spoglio della voce, solo strumentale. La musica può essere presente dentro la poesia in modi diversi. Io preferisco quando la musica abita la poesia e da questa è abitata in modo rispettoso. Quando voglio entrare dentro la poesia, abitarla con la mia musica, raramente mi colpisce la musicalità di un verso, vengo invece attratto dall’intenzione perché penso io possa dare significanti alla poesia che invece contiene significati. Non credo che un verso pur preciso nel suo significato lo sarà ancora di più una volta musicato, se mai ci sarà una parte semantica più sottolineata. Risulta poi per me molto importante sapere con quali mezzi fonici metterò in musica la lirica. Se avvicinerò alla voce degli strumenti che la accompagnino (ma non siano solo accompagnamento) dovrò considerarli come un’altra voce. Come la poesia entra dentro la voce che la canta e diventa lo specchio dell’anima del compositore che in quel momento interpreta il verso, così lo strumento è parte integrante della poesia stessa. Nei lieder di Schubert, il pianoforte sottolinea il significante del testo, fa un madrigalismo per dirla con un termine per la musica rinascimentale. Lo stesso avviene con le brevi composizioni pianistiche di Schumann in cui la poesia è assente, ma rimane dentro il brano come suggerita ed è quello che ho tentato di fare accompagnando con brevi brani pianistici le letture dei sonetti di Roberto Piumini: è una musica strumentale con attesa della voce, se poi essa non arriva ci sarà una parte di delusione che per me è una delle forze di un brano musicale, quello che lo fa riascoltare. Tra gli scrittori da me musicati Queneau e Campanile hanno lavorato di gioco sul testo e sulla parola, mentre di Roberto Piumini ho composto madrigali su sonetti in endecasillabi con forti valenze semantiche e canzoni per bambini o piccoli brani polifonici per le sue filastrocche e piccole poesie. Piumini ha anche preparato per me libretti per opere da camera per bambini. Non considero estremi questi miei approcci verso la poesia, sono solo modi diversi del mio entrarci dentro. La collaborazione con il poeta Roberto Piumini nasce dal mio amore verso la sua parola, trovata sia nei suoi libri per bambini che nei romanzi o nelle raccolte poetiche. Piumini è poeta in ogni sua riga con una ricerca mai banale del linguaggio e un intelligente coabitazione di forme strutturali. Io ammiro molto chi riesce a far partire la mente in sogni che popolano la nostra personale memoria. Il mio fare musicale è spesso un mélange di generi, sempre trattati in maniera ironica, il che comporta una forte conoscenza e quindi di rispetto di ciò che vado a trattare. Andrea Basevi - La mia musica per la poesia di Roberto Piumini