C'era una volta una forchetta molto lucida, con i denti d'argento. Tutti l'ammiravano, e la volevano in sposa. Arrivò il cavatappi, e facendo un giro di danza girondina, disse: - Bella forchetta lucente, guardami un po': io giro, prillo, tiro, strappo e stappo! Non sono un tipo bello e interessante? Sposami, forchetta, e stapperemo insieme una bottiglia di spumante! La forchetta rispose: - Bello mio, tu stappi, stappi: ma non m'acchiappi! E il cavatappi, deluso, se ne andò nel cassetto. Ed ecco il coltello, lama luccicante ed affilata, che si fece avanti, e mostrandosi di qua e di là, disse: - Forchetta deliziosa, guardami un po'! Io taglio, sego, spello, buco, divido e spartisco! Se mi sposi, sarò come una spada al tuo fianco! E la forchetta: - Bello mio, tu tagli, tagli: ma non mi pigli! E il coltello se ne andò al suo posto nel cassetto. Arriva il cucchiaio, piano piano, col suo testone tondo, e dice: - Eccomi qua, cara forchetta: non ti senti un po' sola? Io ho un bel posto nel cassetto, con uno spazio vuoto... Vuoi venire a stare con me? La forchetta lo guardò: ed ecco che, guardandolo, non vide solo lui, ma la propria immagine, perché anche il cucchiaio era ben pulito, lucido come uno specchio: però non si vide com'era, ma a testa in giù, perché se ci si guarda nella parte concava di un cucchiaio, succede così. La forchetta si mise a ridere, poi girò dall'altra parte e si specchiò: e si vide grassa grassa, perché chi si specchia nella parte convessa di un cucchiaio, si vede così. Allora la forchetta rise forte, e disse: - Non ti sposo per la casa o per le lire, ma perché mi fai divertire! Così forchetta e cucchiaio diventarono le posate sposate, e abitarono nel cassetto: lui in una stanza e lei nell'altra per stare più comodi. Però, spesso, stavano vicini: e vicini oggi, vicini domani, dopo qualche mese nella cameretta più piccola del cassetto, si senti strillare. Chi era arrivato? Un cucchiaino. E dopo qualche tempo, ancora strilli: era arrivata una forchettina. E giocavano insieme, facevano il bagno nella vasca del lavandino, insieme alle amiche posate, nella schiuma profumata. E quando incontravano il coltello o il cavatappi, quelli dicevano: - Cucchiaino, come somigli a tuo padre! E alla forchettina dicevano: - Sei tutta tua madre! E sospiravano tanto, ma tanto, che il detersivo, attorno, faceva grandissime bolle. Roberto Piumini
Le posate sposate
C'era una volta una forchetta molto lucida, con i denti d'argento. Tutti l'ammiravano, e la volevano in sposa. Arrivò il cavatappi, e facendo un giro di danza girondina, disse: - Bella forchetta lucente, guardami un po': io giro, prillo, tiro, strappo e stappo! Non sono un tipo bello e interessante? Sposami, forchetta, e stapperemo insieme una bottiglia di spumante! La forchetta rispose: - Bello mio, tu stappi, stappi: ma non m'acchiappi! E il cavatappi, deluso, se ne andò nel cassetto. Ed ecco il coltello, lama luccicante ed affilata, che si fece avanti, e mostrandosi di qua e di là, disse: - Forchetta deliziosa, guardami un po'! Io taglio, sego, spello, buco, divido e spartisco! Se mi sposi, sarò come una spada al tuo fianco! E la forchetta: - Bello mio, tu tagli, tagli: ma non mi pigli! E il coltello se ne andò al suo posto nel cassetto. Arriva il cucchiaio, piano piano, col suo testone tondo, e dice: - Eccomi qua, cara forchetta: non ti senti un po' sola? Io ho un bel posto nel cassetto, con uno spazio vuoto... Vuoi venire a stare con me? La forchetta lo guardò: ed ecco che, guardandolo, non vide solo lui, ma la propria immagine, perché anche il cucchiaio era ben pulito, lucido come uno specchio: però non si vide com'era, ma a testa in giù, perché se ci si guarda nella parte concava di un cucchiaio, succede così. La forchetta si mise a ridere, poi girò dall'altra parte e si specchiò: e si vide grassa grassa, perché chi si specchia nella parte convessa di un cucchiaio, si vede così. Allora la forchetta rise forte, e disse: - Non ti sposo per la casa o per le lire, ma perché mi fai divertire! Così forchetta e cucchiaio diventarono le posate sposate, e abitarono nel cassetto: lui in una stanza e lei nell'altra per stare più comodi. Però, spesso, stavano vicini: e vicini oggi, vicini domani, dopo qualche mese nella cameretta più piccola del cassetto, si senti strillare. Chi era arrivato? Un cucchiaino. E dopo qualche tempo, ancora strilli: era arrivata una forchettina. E giocavano insieme, facevano il bagno nella vasca del lavandino, insieme alle amiche posate, nella schiuma profumata. E quando incontravano il coltello o il cavatappi, quelli dicevano: - Cucchiaino, come somigli a tuo padre! E alla forchettina dicevano: - Sei tutta tua madre! E sospiravano tanto, ma tanto, che il detersivo, attorno, faceva grandissime bolle. Roberto Piumini