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L'ultimo borgo


S’erano fermati a un tavolo d’osteria. La strada era stata lunga. I sassi. Le crepe dell’asfalto. I ponti più d’una volta rotti o barcollanti. Avevano Le ossa a pezzi. E zitti dalla partenza, cenavano a fronte bassa, ciascuno avvolto nella nube vuota dei suoi pensieri. Che dire. Avevano frugato fratte e sterpeti. Avevano Fermato gente – chiesto agli abitanti. Ovunque solo tracce elusive e vaghi indizi – ragguagli reticenti o comunque inattendibili. Ora sapevano che quello era L’ultimo borgo. Un tratto ancora, poi la frontiera e l’altra terra: i luoghi non giurisdizionali. L’ora era tra l’ultima rondine e la prima nottola. Un’ora già umida d’erba e quasi (se ne udiva la frana giù nel vallone) d’acqua diroccata e lontana. Giorgio Caproni  -  un disegno di Norman Rockwell