Di solito durante le testimonianze sulla deportazione si ricordano la fame, le percosse, le umiliazioni, ecc.. Descrivo tre episodi che dimostrano come si può reagire in quelle condizioni PRIMO EPISODIOPaolo Desana – in “La via del lager” – Ugo Boccassi Editore – 1994 Nota 10) pag. 151: …. Nel campo di Unterlüss il S. Ten. Cucco Gianfranco, fu sottoposto a sanguinose bastonature e percosse da parte di un aguzzino che intendeva distruggergli il cappello alpino (calpestandolo). Ma egli sempre lo riprese e se lo rimise pur sapendo di essere esposto ad altre violenze. Paolo Desana in -“Italiani in piccoli luoghi e campi penali dell’universo concentrazionario nazista” - estratto da “Quaderno di storia contemporanea” 1989, 5 – Edito da Istituto per la storia della resistenza in Provincia di Alessandria.Pag. 17-18: Gianfranco Cucco, quando eravamo entrati nel Lager era stato preso di mira. Non volevano vedere i suo capello alpino. Glielo buttarono a terra, gli calpestarono la penna, lo randellarono perché si ostinava a raccoglierlo rimettendoselo con calma. Poi alla domanda “Voi siete di Badoglio o di Mussolini? Egli rispose per tutti noi: “Nicht Mussolini! Sheisse Mussolini!”. E allora ci picchiarono tutti.Personalmente ricordo la domanda del Kapo: “Sind sie für Badoglio oder für Mussolini?” e la mia risposta “Wir sind für Badoglio, Scheisse Mussolini.” Il Kapo. “Wass?” (Cosa?). Io ripetei la risposta. Il Kapo: “Komm”. (Vieni). Mi fece uscire dalla baracca, chiamò un altro, non ricordo chi fosse, ci diede un segone ordinando di segare un grosso ceppo inzuppato d’acqua con un attrezzo che non tagliava. Da un lato la parete di legno della baracca, dagli altri il reticolato, ma soprattutto l’atmosfera rammentava l’inferno dantesco: cielo grigio nebbioso, grande umidità che bagnava anche gli abiti.Il Kapò rientrò nella baracca, poco dopo uscì e mi fece la stessa domanda ed io la stessa risposta “…………… Scheisse Mussolini”. Mi diede parecchie nerbate sulla schiena col tubo di gomma e rientrò nella baracca. Si ripeté la scena parecchie volte. Stessa domanda, stessa risposta, nerbate sempre più pesanti. Alla fine, forse stanco, mi fece rientrare nella baracca. Ha ceduto il Kapo, io no. Desana chiude con “E allora ci picchiarono tutti”. Non ero presente e penso che quando rientrava nella baracca, dopo avermi bastonato, il Kapo usasse il tubo di gomma per tutti gli altri.Olindo Orlandi in - “Internierter” - riporta la testimonianza di Desana, quindi solo la prima parte dell'episodio.SECONDO EPISODIO 1945. Alt Garge, lavoro coatto:Passando sotto al reticolato ci procuravamo delle patate nei vicini campi, oltre il bosco, che venivano conservate sul luogo di produzione, ai bordi della strada, in una lunga buca, larga circa 2,00 m, profonda 1,50 Sul fondo ed ai fianchi paglia, le patate a mucchio che sporgeva dal piano circa 1,00 m. Il tutto coperto con paglia e sopra uno strato di terra. Facendo un piccolo foro sulla copertura di terra si prelevavano le patate ed il foro veniva richiuso. Se l'operazione veniva eseguita con molta attenzione, non ci si accorgeva della manomissione.Le patate venivano nascoste nel controsoffitto della baracca. Avvenivano spesso delle perquisizioni, ma le guardie non vedevano o facevano finta di non sapere.Durante una perquisizione alla nostra camerata, eravamo una ventina, le guardie hanno trovato uno zaino pieno di patate sotto ad un castello. Qualcuno non le aveva nascoste. Il Lagerführer mi chiama, fungevo da interprete, e mi chiede di chi sono. Rivolgo la domanda ai presenti, ma nessuno risponde. Il Lagerführer si arrabbia, urla, minaccia. Io gli rispondo: “Sono mie”, ma ho subito aggiunto di averle raccolte da terra perché cadute dal rimorchio carico di patate, trainato dal trattore che girava proprio davanti alla nostra baracca per arrivare alle cucine. Altre urla, ma dopo una discussione, sempre in tedesco, se n'è andato non punendo nessuno e lasciando le patate.** Durante gli incontri invito gli studenti ad avere coraggio e fantasia.Così scrive Valentina, una studentessa di terza media di Pavignano (BI): “Il signore ha usato fantasia e coraggio assieme; ci fu un episodio dove usò il coraggio per salvare altre persone e la fantasia per salvare se stesso. E' l'episodio dello zaino di patate rubate ........”TERZO EPISODIO 1945. Alt Garge, inverno. Fungevo da interprete ed avevo contatti col direttore del cantiere H.E.W., centrale termica in costruzione, ing. Müller.Incrocio l'ingegnere nel cantiere, all'aperto ed essendo la temperatura di parecchi gradi sotto zero, tengo le mani in tasca. Lo saluto e proseguo. Mi richiama e mi ordina di togliere la mani dalle tasche. Gli faccio presente che fa molto freddo, discussione, non cedo, mi ordina di consegnargli la tessera per i pasti e la trattiene per un paio di giorni. Non ricordo esattamente la discussione, ma molto bene la conseguenza.
Tre episodi
Di solito durante le testimonianze sulla deportazione si ricordano la fame, le percosse, le umiliazioni, ecc.. Descrivo tre episodi che dimostrano come si può reagire in quelle condizioni PRIMO EPISODIOPaolo Desana – in “La via del lager” – Ugo Boccassi Editore – 1994 Nota 10) pag. 151: …. Nel campo di Unterlüss il S. Ten. Cucco Gianfranco, fu sottoposto a sanguinose bastonature e percosse da parte di un aguzzino che intendeva distruggergli il cappello alpino (calpestandolo). Ma egli sempre lo riprese e se lo rimise pur sapendo di essere esposto ad altre violenze. Paolo Desana in -“Italiani in piccoli luoghi e campi penali dell’universo concentrazionario nazista” - estratto da “Quaderno di storia contemporanea” 1989, 5 – Edito da Istituto per la storia della resistenza in Provincia di Alessandria.Pag. 17-18: Gianfranco Cucco, quando eravamo entrati nel Lager era stato preso di mira. Non volevano vedere i suo capello alpino. Glielo buttarono a terra, gli calpestarono la penna, lo randellarono perché si ostinava a raccoglierlo rimettendoselo con calma. Poi alla domanda “Voi siete di Badoglio o di Mussolini? Egli rispose per tutti noi: “Nicht Mussolini! Sheisse Mussolini!”. E allora ci picchiarono tutti.Personalmente ricordo la domanda del Kapo: “Sind sie für Badoglio oder für Mussolini?” e la mia risposta “Wir sind für Badoglio, Scheisse Mussolini.” Il Kapo. “Wass?” (Cosa?). Io ripetei la risposta. Il Kapo: “Komm”. (Vieni). Mi fece uscire dalla baracca, chiamò un altro, non ricordo chi fosse, ci diede un segone ordinando di segare un grosso ceppo inzuppato d’acqua con un attrezzo che non tagliava. Da un lato la parete di legno della baracca, dagli altri il reticolato, ma soprattutto l’atmosfera rammentava l’inferno dantesco: cielo grigio nebbioso, grande umidità che bagnava anche gli abiti.Il Kapò rientrò nella baracca, poco dopo uscì e mi fece la stessa domanda ed io la stessa risposta “…………… Scheisse Mussolini”. Mi diede parecchie nerbate sulla schiena col tubo di gomma e rientrò nella baracca. Si ripeté la scena parecchie volte. Stessa domanda, stessa risposta, nerbate sempre più pesanti. Alla fine, forse stanco, mi fece rientrare nella baracca. Ha ceduto il Kapo, io no. Desana chiude con “E allora ci picchiarono tutti”. Non ero presente e penso che quando rientrava nella baracca, dopo avermi bastonato, il Kapo usasse il tubo di gomma per tutti gli altri.Olindo Orlandi in - “Internierter” - riporta la testimonianza di Desana, quindi solo la prima parte dell'episodio.SECONDO EPISODIO 1945. Alt Garge, lavoro coatto:Passando sotto al reticolato ci procuravamo delle patate nei vicini campi, oltre il bosco, che venivano conservate sul luogo di produzione, ai bordi della strada, in una lunga buca, larga circa 2,00 m, profonda 1,50 Sul fondo ed ai fianchi paglia, le patate a mucchio che sporgeva dal piano circa 1,00 m. Il tutto coperto con paglia e sopra uno strato di terra. Facendo un piccolo foro sulla copertura di terra si prelevavano le patate ed il foro veniva richiuso. Se l'operazione veniva eseguita con molta attenzione, non ci si accorgeva della manomissione.Le patate venivano nascoste nel controsoffitto della baracca. Avvenivano spesso delle perquisizioni, ma le guardie non vedevano o facevano finta di non sapere.Durante una perquisizione alla nostra camerata, eravamo una ventina, le guardie hanno trovato uno zaino pieno di patate sotto ad un castello. Qualcuno non le aveva nascoste. Il Lagerführer mi chiama, fungevo da interprete, e mi chiede di chi sono. Rivolgo la domanda ai presenti, ma nessuno risponde. Il Lagerführer si arrabbia, urla, minaccia. Io gli rispondo: “Sono mie”, ma ho subito aggiunto di averle raccolte da terra perché cadute dal rimorchio carico di patate, trainato dal trattore che girava proprio davanti alla nostra baracca per arrivare alle cucine. Altre urla, ma dopo una discussione, sempre in tedesco, se n'è andato non punendo nessuno e lasciando le patate.** Durante gli incontri invito gli studenti ad avere coraggio e fantasia.Così scrive Valentina, una studentessa di terza media di Pavignano (BI): “Il signore ha usato fantasia e coraggio assieme; ci fu un episodio dove usò il coraggio per salvare altre persone e la fantasia per salvare se stesso. E' l'episodio dello zaino di patate rubate ........”TERZO EPISODIO 1945. Alt Garge, inverno. Fungevo da interprete ed avevo contatti col direttore del cantiere H.E.W., centrale termica in costruzione, ing. Müller.Incrocio l'ingegnere nel cantiere, all'aperto ed essendo la temperatura di parecchi gradi sotto zero, tengo le mani in tasca. Lo saluto e proseguo. Mi richiama e mi ordina di togliere la mani dalle tasche. Gli faccio presente che fa molto freddo, discussione, non cedo, mi ordina di consegnargli la tessera per i pasti e la trattiene per un paio di giorni. Non ricordo esattamente la discussione, ma molto bene la conseguenza.