Il mio ultimo post, nonostante i propositi di manifestare i simboli di alcuni accadimenti in cui altri possano imbattersi nello scorrere della vita e delle proprie relazioni, non celava abbastanza gli effetti emozionali rilevanti che li stessi accadimenti hanno generato riguardo la mia partecipazione. Questo non è un male, perchè l'assenza dell'aspetto emozionale nelle storie della nostra vita è simbolo di un controllo di una parte di noi, allo stesso tempo però capita che tendiamo ad identificarci con quella emozionalità, quando ci giunge attraverso un racconto di altri, e solitamente a riporla con una modalità personale nei nostri sistemi di credenza, quindi a darle un valore più o meno preciso, valore che può essere caratterizzato tanto da una visione negazionista, cioè di sofferenza fine a sè stessa, tanto da una visione distaccata, scetticismo e scarsa considerazione dell'amore degli altri nei nostri confronti, ma vi sono anche altre sfaccettature. Ad ogni modo questo causa un'attenzione particolare sulla emozionalità e la nostra idea di essa, quindi tende naturalmente a farci vivere sovente in una chiusura o limitazione di questo aspetto, importante del nostro essere, generando un male oggi endemico in una rilevante maggioranza di anime. Il male è l'approccio che si ha verso l'esterno, la nostra incapacità di naturalmente vivere l'emozionalità nelle cose, soprattutto nelle relazioni, ed in particolare nelle relazioni d'amore, con l'intento di non voler più soffrire, ci si sdoppia e si delega ad una parte di noi la gestione delle cose emozionali, quando non anche la si neghi a priori. Questo va esattamente al contrario delle pulsioni intime dei desideri del bisogno che ognuno di noi ha di amare e condividere, è sufficiente fare un giro dei blog per percepire quanta acqua vorrebbe scorrere, cioè emozioni che vorrebbero poter fluire. E' surreale di fatto che ci si neghi per una indefinita paura di soffrire, uno dei desideri più manifestati e potenti, simbolo anche di una pratica d'amore più universale, di cui avremmo bisogno, non solo come limitato piacere terreno o più o meno spirituale, ma di cui abbiamo necessario bisogno per uscire dal vicolo cieco a cui scelte di ragione e di controllo ci hanno portato. La ragione della vita è nel cuore, non inteso in quanto organo, ma quale simbolo del plesso solare, che è il cervello primario, collegato con il cosmo e le sue leggi, il cervello ne è figlio, ed è nato successivamente nell'uomo come strumento per apprendere le caratteristiche della materia presenti qui sulla terra, è ancora limitatamente sviluppato e noi ne abbiamo fatto il simbolo della vita, questo determina ancora oggi la distanza e le percezioni con il mondo reale e con l'Amore Universale nel quale riversiamo le nostre aspettative e le nostre parole, claudicanti nei nostri passi verso di esso. 1 1 2010 che sia una continuazione verso la scoperta delle verità a cui la mente inferiore non potrà mai accedere, che sia la scoperta che alla mente superiore si acceda attraverso il cuore, rinunciando ad inutili sofferenze e appesantimenti mentali attorcigliati in parziali visioni psiconalitiche tendenti spesso a ribadire un controllo del mentale in faccende dell'anima alle quali si accede solo con visioni ampie che integrino il tutto, secondo natura ed in una chiave seria ma leggera.
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Il mio ultimo post, nonostante i propositi di manifestare i simboli di alcuni accadimenti in cui altri possano imbattersi nello scorrere della vita e delle proprie relazioni, non celava abbastanza gli effetti emozionali rilevanti che li stessi accadimenti hanno generato riguardo la mia partecipazione. Questo non è un male, perchè l'assenza dell'aspetto emozionale nelle storie della nostra vita è simbolo di un controllo di una parte di noi, allo stesso tempo però capita che tendiamo ad identificarci con quella emozionalità, quando ci giunge attraverso un racconto di altri, e solitamente a riporla con una modalità personale nei nostri sistemi di credenza, quindi a darle un valore più o meno preciso, valore che può essere caratterizzato tanto da una visione negazionista, cioè di sofferenza fine a sè stessa, tanto da una visione distaccata, scetticismo e scarsa considerazione dell'amore degli altri nei nostri confronti, ma vi sono anche altre sfaccettature. Ad ogni modo questo causa un'attenzione particolare sulla emozionalità e la nostra idea di essa, quindi tende naturalmente a farci vivere sovente in una chiusura o limitazione di questo aspetto, importante del nostro essere, generando un male oggi endemico in una rilevante maggioranza di anime. Il male è l'approccio che si ha verso l'esterno, la nostra incapacità di naturalmente vivere l'emozionalità nelle cose, soprattutto nelle relazioni, ed in particolare nelle relazioni d'amore, con l'intento di non voler più soffrire, ci si sdoppia e si delega ad una parte di noi la gestione delle cose emozionali, quando non anche la si neghi a priori. Questo va esattamente al contrario delle pulsioni intime dei desideri del bisogno che ognuno di noi ha di amare e condividere, è sufficiente fare un giro dei blog per percepire quanta acqua vorrebbe scorrere, cioè emozioni che vorrebbero poter fluire. E' surreale di fatto che ci si neghi per una indefinita paura di soffrire, uno dei desideri più manifestati e potenti, simbolo anche di una pratica d'amore più universale, di cui avremmo bisogno, non solo come limitato piacere terreno o più o meno spirituale, ma di cui abbiamo necessario bisogno per uscire dal vicolo cieco a cui scelte di ragione e di controllo ci hanno portato. La ragione della vita è nel cuore, non inteso in quanto organo, ma quale simbolo del plesso solare, che è il cervello primario, collegato con il cosmo e le sue leggi, il cervello ne è figlio, ed è nato successivamente nell'uomo come strumento per apprendere le caratteristiche della materia presenti qui sulla terra, è ancora limitatamente sviluppato e noi ne abbiamo fatto il simbolo della vita, questo determina ancora oggi la distanza e le percezioni con il mondo reale e con l'Amore Universale nel quale riversiamo le nostre aspettative e le nostre parole, claudicanti nei nostri passi verso di esso. 1 1 2010 che sia una continuazione verso la scoperta delle verità a cui la mente inferiore non potrà mai accedere, che sia la scoperta che alla mente superiore si acceda attraverso il cuore, rinunciando ad inutili sofferenze e appesantimenti mentali attorcigliati in parziali visioni psiconalitiche tendenti spesso a ribadire un controllo del mentale in faccende dell'anima alle quali si accede solo con visioni ampie che integrino il tutto, secondo natura ed in una chiave seria ma leggera.