formidabili i 70

l'intervallo con le pecorelle


Alzi la mano chi non si ricorda il famoso intervallo, lo stacchetto della Rai fra un programma e l'altro in cui al suono di un arpa passavano cartoline bucoliche di posti dimenticati da Dio quasi sempre forniti di pecore: pling pling San Raffele Cimena (Torino) scorcio del vicolo con la panetteria pling pling Apecchio (Pesaro) ponte medievale del secolo XIII e  via così finchè ricominciavano i programmi. All'epoca ci sembrava lunghissimo e soporifero... fino a quando non è stato sostituito dagli stacchi pubblicitari. Oggi personalmente preferirei mezz'ora di pecore, paeselli polverosi e basiliche romaniche ai cavalli golosi e alle amiche stitiche della stitica Marcuzzi.L'arpista si chiamava Anna Palomba ed è scomparsa poco più di un anno fa. Quello che segue è il bellissimo ritratto che ne ha fatto Massimo Gramellini, vicedirettore de "La Stampa".Una vita mai vista (28 maggio 2005)Non ha fatto notizia neppure nell’ora della sua morte, che è stata annunciata il giorno dopo. Eppure poche persone hanno inciso sull’umore del prossimo quanto lei. Si chiamava Anna Palomba e suonava l’arpa nell’«Intervallo», il siparietto a base di pecorelle che nel secolo scorso ha ipnotizzato almeno tre generazioni di italiani davanti a un televisore in bianco e nero. Chi ha più di trent’anni non può aver dimenticato quegli stacchetti soporiferi e soprattutto quella musica, che quasi nessuno sapeva cosa fosse (la «Toccata» di Paradisi) ma che tutti colleghiamo a un’epoca meno urlata di questa, tanto da averne fatto una sorta di colonna sonora della sobrietà.Ma non di malinconie e nostalgie canaglie si vorrebbe parlare qui. Semmai di un sentimento vitalissimo, sia pure controcorrente. L’arpista Palomba dimostra che l’influenza sociale di una persona non sempre è proporzionale alla sua visibilità. Che si può essere grandi musicisti e scrittori (pensiamo agli sceneggiatori), come grandi operai, impiegati, dirigenti, scienziati ed educatori, senza per questo essere riconosciuti dal panettiere all’angolo. Magari nei suoi anni ruggenti la Palomba avrà avuto la tentazione di fermare i passanti per la strada gridando: «Ehi, sono l’arpa dell’Intervallo!». Ma dopo un po’ se ne sarà fatta una ragione. Dietro quel suono senza volto c’era una donna che aveva scoperto il suo talento e, valorizzandolo, dato un senso alla sua vita. L’essenziale, insomma. Il resto è intervallo: roba da pecorelle