La mano lunga della censura fu particolarmente attiva negli anni della Rai monopolista; esisteva infatti un'apposita commissione che ovviamente non si chiamava "di censura" che faceva parecchio fascista, ma più pomposamente "commissione di ascolto preventivo": a farne le spese, fra gli altri, Guccini che nel 1965 osò intitolare una sua canzone "Dio è morto" e Fabrizio De Andrè, il cui canzoniere sembrava fatto apposta per essere censurato in blocco: basta pensare a Via del Campo, o -orrore- a Bocca di Rosa. De Andrè era comunque in ottima compagnia: nel 1972 toccò a Claudio Baglioni e a "Questo piccolo grande amore": le mani sempre più ansiose di cose proibite diventarono "le mani sempre più ansiose e le scarpe bagnate" e pazienza se il verso fa schifo, la virtù era salva.Anche Mina dovette fare i conti con la censura ed ebbe la sua canzone proibita: trattavasi di "L'importante è finire" scritta da Cristiano Malgioglio. Pare che la canzone si intitolasse in origine, L'importante è venire, e che il testo fosse poi stato modificato, ma forse è una leggenda metropolitana... (improbabile che qualcuno agli inizi degli anni '70 pensasse di lanciare un pezzo con un titolo così esplicito, e anche di dubbio gusto). Nel 1973 Francesco De Gregori dovette togliere la parola "cancro" alla sua "Alice non lo sa", ed è incredibile la motivazione addotta: "La gente non vuol sentire parlare di cancri mentre mangia". Sparì anche la Giovanna di "Niente da capire" che faceva, Dio ce ne scampi, "dei giochetti da impazzire". I giochetti diventarono "un ricordo che vale dieci lire". Del resto, persino i pacifici Pooh, si erano visti censurare non molti anni prima "Brennero '66" che parlava di terrorismo in Alto Adige.