formidabili i 70

Post N° 426


Chi mi conosce sa che mi piace scrivere. Di solito scrivo scemenze perchè mi riesce bene. Ma questo non mi impedisce di ricordarmi che le parole sono importanti, possono fare bene e possono ferire, e possono essere pietre. Ecco perchè leggere le dichiarazioni di Rocco Buttiglione, che ha allegramente paragonato politici di sinstra e nazisti, mi preoccupa un po'. Le cose dette con leggerezza possono andare bene quando si fa un barbecue con gli amici, non quando si vuole rappresentare l'Italia al senato e in Europa e ci si spaccia per intellettuali.L'articolo che segue è tratto da "La Stampa" e porta la firma del vicedirettore, Massimo Gramellini. Penso valga la pena di leggerlo. E di pensarci un po' su.Le parole, non ammazzateci le parole. Un sito che si definisce «della famiglia italiana» riporta un’intervista a Buttiglione, nella quale il noto intellettuale cattolico imprestato alla politica (a tasso zero) dichiara testualmente: «I politici di sinistra si stanno comportando oggi con i cristiani come i nazisti fecero con gli ebrei. Il meccanismo è lo stesso: cercano un capro espiatorio per scaricare le loro frustrazioni». Ora, che il meccanismo sia lo stesso è un’opinione, per quanto discutibile. Ma che mangiapreti e nazisti siano sinonimi, e cardinali della Cei e vittime di Auschwitz pure, è una bestemmia. Più grave di quella ascoltata sul palco rosso del Primo Maggio e non soltanto perché a pronunciarla è un uomo di cultura. Le parole hanno un peso, talvolta un senso. Non sono bolle di sapone da far scoppiare in faccia all’interlocutore per puro gusto di stupefazione.Perché qualcuno possa venire definito «come i nazisti» deve aver attuato uno sterminio di massa. Non una proposta di legge sulle coppie di fatto. Stalin era come i nazisti. Pol Pot era come i nazisti. Non è come i nazisti chi si limita ad avere una concezione della società diversa da quella di Buttiglione. E’ talmente ovvio che mi sento quasi stupido a scriverlo. Ma è meglio non dare più niente per scontato, se persino i professori con sei lauree svuotano il linguaggio di ogni autorità morale. E parole che evocano fantasmi terribili diventano gargarismi di uso comune, da gettare in pasto alla polemica per alimentare un clima di crociata che la stragrande maggioranza di laici e cattolici si ostina, per fortuna, a non condividere.