Avere una nipote, sia pure finta, catapultata virtualmente negli anni 70 può essere molto soddisfacente, ma anche oltremodo doloroso. Perchè passino le sedute di Pimpa e Pippi Calzelunghe su Youtube a cui costringe la zietta (la madre -chiamala scema- non ha il computer). Passino le strazianti interpretazioni di Volevo un gatto nero che ci costringe a subire con frequenza trisettimanale (spiace dirlo ma la piccina è stonata come un campanaccio, nonostante le altre zie sostengano sia un usignolo e vogliano spedirla allo Zecchino d'Oro quanto prima). Ma al momento è in pieno trip per La Piccola Fiammiferaia, fiaba culto degli anni 70 in quanto comprendente bambina orfana et moritura cum padre perfido (a noi, se non schiodava qualcuno, le fiabe non piacevano). Ergo, non passa settimana che la sadica piccina non ci attenda al varco con il libro in mano pronta a farsi leggere i dettagli della povera piccola fiammiferaia con i piedi nudi nella neve che cerca di scaldarsi accendendo i suoi fiammiferi. A metà della seconda pagina, le zie sono in genere in piena revival da Remì e singhiozzanti senza ritegno. Lei, la belva, ha già perso ogni interesse nella sorte della piccina e la si può trovare seduta al tavolo con la bocca piena di torta e coca-cola. Quello che si dice un cuore d'oro.