«Cenerentola è costretta a lavare e pulire tutto il giorno e Biancaneve offende i suoi amici chiamandoli “nani”». E allora mamma e papà “censurano” le favole. Secondo un sondaggio condotto su 3.000 genitori, un nutrito gruppo di intervistati considera le fiabe politicamente scorrette. «Sono troppo tristi, non le leggiamo più»: così i classici dei fratelli Grimm o di Perrault, finora sempre molto amati, rischiano di sparire dalle camerette dei bambini. “Biancaneve e i sette nani” è una delle storie più contestate. Un genitore su dieci pensa che il titolo della celebre favola, che racconta di una principessa odiata per la sua bellezza dalla malvagia regina e strega Grimilde, non sia politically correct: «Bisogna modificarlo». (Da "La Stampa" - 6 gennaio 2009)A nome di tutti i bambini cresciuti con Remì, incompresi, bambine paralitiche e/o moribonde, ultime nevi di primavera e piccole fiammiferaie, vi prego: fatemi conoscere questi genitori, voglio sapere cosa si prova a vivere senza neuroni. Voglio sapere cosa si prova ad avere come principale scopo nella vita quello di cambiare il titolo della fiaba in "Biancaneve e i sette diversamente alti" o di trasformare Cenerentola in una badante a posto coi libretti e il giorno libero.Certo che sono problemi. Come abbiamo noi potuto sopravvivere ad Heidi che portava l'amica Clara (diversamente abile) nella sua baita su per i bric piena di barriere architettoniche? E a Peline che invece di andare a scuola intrecciava le scarpe con il giunco? E - misericordia - al cacciatore che sbudellava il lupo cattivo per riprendersi la nonna di quella demente di Cappuccetto Rosso? Forse eravamo ragazzini senza cuore e non battevamo ciglio di fronte a tutto questo spargimento di sangue. O forse i nostri genitori avevano qualcosa di lievemente più urgente di cui preoccuparsi.Vorrei davvero conoscerli questi genitori. E conoscere i loro pargoletti per cui tutto dev'essere politically correct e tutto deve avere un lieto fine, fin dalla culla, che se no gli viene il trauma. Abbiamo sotto gli occhi ogni giorno molti splendidi esemplari, di questa generazione. Ragazzini che si buttano dal balcone perchè hanno preso un brutto voto o papino non gli compra il motorino. Casi isolati, ma nemmeno troppo, di persone che non si sono mai sentite dire no e a cui non hanno mai spiegato che nè la vita nè le favole dei fratelli Grimm vanno sempre come noi vorremmo.
Biancaneve e i sette non proprio slanciatissimi
«Cenerentola è costretta a lavare e pulire tutto il giorno e Biancaneve offende i suoi amici chiamandoli “nani”». E allora mamma e papà “censurano” le favole. Secondo un sondaggio condotto su 3.000 genitori, un nutrito gruppo di intervistati considera le fiabe politicamente scorrette. «Sono troppo tristi, non le leggiamo più»: così i classici dei fratelli Grimm o di Perrault, finora sempre molto amati, rischiano di sparire dalle camerette dei bambini. “Biancaneve e i sette nani” è una delle storie più contestate. Un genitore su dieci pensa che il titolo della celebre favola, che racconta di una principessa odiata per la sua bellezza dalla malvagia regina e strega Grimilde, non sia politically correct: «Bisogna modificarlo». (Da "La Stampa" - 6 gennaio 2009)A nome di tutti i bambini cresciuti con Remì, incompresi, bambine paralitiche e/o moribonde, ultime nevi di primavera e piccole fiammiferaie, vi prego: fatemi conoscere questi genitori, voglio sapere cosa si prova a vivere senza neuroni. Voglio sapere cosa si prova ad avere come principale scopo nella vita quello di cambiare il titolo della fiaba in "Biancaneve e i sette diversamente alti" o di trasformare Cenerentola in una badante a posto coi libretti e il giorno libero.Certo che sono problemi. Come abbiamo noi potuto sopravvivere ad Heidi che portava l'amica Clara (diversamente abile) nella sua baita su per i bric piena di barriere architettoniche? E a Peline che invece di andare a scuola intrecciava le scarpe con il giunco? E - misericordia - al cacciatore che sbudellava il lupo cattivo per riprendersi la nonna di quella demente di Cappuccetto Rosso? Forse eravamo ragazzini senza cuore e non battevamo ciglio di fronte a tutto questo spargimento di sangue. O forse i nostri genitori avevano qualcosa di lievemente più urgente di cui preoccuparsi.Vorrei davvero conoscerli questi genitori. E conoscere i loro pargoletti per cui tutto dev'essere politically correct e tutto deve avere un lieto fine, fin dalla culla, che se no gli viene il trauma. Abbiamo sotto gli occhi ogni giorno molti splendidi esemplari, di questa generazione. Ragazzini che si buttano dal balcone perchè hanno preso un brutto voto o papino non gli compra il motorino. Casi isolati, ma nemmeno troppo, di persone che non si sono mai sentite dire no e a cui non hanno mai spiegato che nè la vita nè le favole dei fratelli Grimm vanno sempre come noi vorremmo.